“Affronto tutti i casi, li studio incessantemente e non rinuncio mai a niente soprattutto se ho di fronte una vittima” Intervista all’Avvocato Maria Cristina Tramacere


Una guerriera, una donna tenace che a testa alta e con sguardo inflessibile tutela e protegge i fragili proprio come farebbe una tigre con  i suoi cuccioli difendendoli con ferocia da qualsiasi minaccia percepita. Maria Cristina Tramacere, avvocata affermata, ha dedicato la sua vita proprio a questo, a quel senso di tutela più nobile valorizzato da un percorso di studi, di ricerca e di approfondimento incessante, un valore assolutamente distintivo che ha desiderato mettere a servizio del prossimo anche grazie a DifendiAmo ONLUS, l’associazione di cui è fondatrice e Presidente che difende e tutela tutte le persone che sono state vittime di violenza. L’obiettivo principale dell’associazione è quello di assistere e sostenere i soggetti vulnerabili, vittime di maltrattamenti e di violenze di genere, anche all’interno delle mura domestiche, e/o nelle forme di bullismo, cyberbullismo e body shaming.

Già dai primi anni di professione maturati nei più noti studi legali di Brescia ha sempre dimostrato una propensione verso tutte quelle tematiche legate al diritto della famiglia e delle persone. Quali sono stati i momenti significativi della sua vita e della sua carriera e perchè ha dirottato le sue ambizioni, anche professionali verso ambiti così sensibili? Il diritto di famiglia è una materia che mi ha sempre affascinata. Lo studio e l’approfondimento nel corso di questo trentennio dedicato alla professione mi hanno permesso di prestare il mio ruolo a difesa e a tutela delle vittime di violenza, soggetti fragili e vulnerabile che ho sentito l’esigenza di sostenere e quasi proteggere. La passione, l’assidua dedizione e la partecipazione a convegni e corsi di approfondimento verso questo ambito mi hanno condotta a sviluppare competenze specifiche importanti, una preparazione che nel 2019 ho deciso di donare al prossimo costituendo DifendiAmo, l’associazione che presiedo e che si impegna giorno dopo giorno a tutelare i soggetti vulnerabili, le vittime di maltrattamenti e di violenze di genere subite anche tra le stesse mura domestiche, laddove può celarsi il vero “mostro”.

L’ambito sociale è sempre stato per Lei un focus fondamentale, tant’è che nel 2011 ha fondato e presieduto la sede territoriale bresciana di CamMiNo, la Camera Nazionale Avvocati per la persona, per i minorenni e per le Famiglie, l’associazione riconosciuta dal Consiglio Nazionale Forense. Ce ne parla? In quegli anni, proprio durante un convegno conobbi Maria Giovanna Ruo, avvocato, specializza in diritto di famiglia, minorile, responsabilità civile e in diritti umani. Instaurai con lei un rapporto di stima reciproca tant’è che poco dopo la stessa mi propose la Presidenza della sede territoriale di Brescia di CamMino. Accettai l’incarico con grande entusiasmo, grinta e determinazione, connettendomi per la prima volta al mondo dell’associazionismo. Quella rappresentò un’esperienza molto forte e altrettanto impegnativa. Organizzavo convegni anche grazie alla partecipazione di illustri professori ed esperti in materia, sviluppando tematiche dedicate ai soggetti vulnerabili, sempre in ambito famigliare e numerosi convegni formativi per i colleghi avvocati. Dopo ben sei anni e mezzo di presidenza e un impegno molto gravoso da affrontare decisi di chiudere questa bellissima e ambiziosa parentesi dimettendomi dall’Associazione ma perdurando come membro esterno per l’organizzazione di eventi formativi. 

Grazie all’esperienza maturata anche negli anni successivi ha potuto sviluppare una significativa sensibilità nei confronti dei dolorosi drammi famigliari legati alla violenza prestando la sua assistenza e professionalità legale pro bono agendo come volontaria. Queste esperienze come hanno modificato il suo modo di vedere la vita e quali risvolti personali hanno generato essendo lei stessa madre? Penso di essere nata con questa indole volta all’ascolto e all’aiuto verso il prossimo. Sono volontaria da ben diciotto anni presso una comunità di Palazzolo occupandomi e assistendo gli ospiti dal punto di vista legale. Non ho mai, pertanto, desiderato un riconoscimento, poichè mettere a disposizione del prossimo la mia professionalità e il mio aiuto rappresenta un gesto che mi gratifica fortemente e che svolgo con grande passione e impegno. Anche in studio, durante la professione, quotidianamente mi confronto con situazioni drammatiche, estremamente pesanti. Frangenti che ho imparato, necessariamente, ad affrontare con grande concretezza e pragmatismo attuando una sorta di “distacco” seppur talvolta difficile da instaurare appieno. Cerco sempre di non lasciarmi coinvolgere ma la materia è talmente profonda e complessa che inevitabilmente un segno te lo lascia.    

Nel 2019 nasce DifendiAmo ONLUS associazione neocostituita, senza scopo di lucro, formata da professionisti Avvocati e Psicologi che si occupano da anni di tutelare soggetti vulnerabili e deboli. L’associazione assiste non solo di donne che sono state vittime di violenza fisica e psicologica, di stalking, di maltrattamenti, ma anche di tutti quei soggetti, bambini, ragazzi che hanno subito qualsiasi tipo di violenza come il bullismo e il cyberbullismo. Ci racconta la genesi di questa fondazione, la mission e gli obiettivi? Dopo aver “prestato” la mia professionalità a CamMino e dopo aver collaborato con varie associazioni decisi di costituire qualcosa di mio, qualcosa che potesse nuovamente “servirsi” delle varie competenze acquisite in anni di studio e di ricerca. Nel 2019 fondai DifendiAmo ONLUS, l’Associazione che presiedo con infinito amore. É un’Associazione che si occupa di tutelare tutte le persone che sono state vittime di violenza, di bullismo, di maltrattamento e stalking, non solo donne ma anche uomini e ragazzi. Il format nonchè la genesi dei nostri obiettivi ci conduce a entrare nelle scuole e a mettere in atto un vero percorso di prevenzione. Per rendere ancora più attrattivo l’incontro con i ragazzi, nel 2023 abbiamo deciso di realizzare un cortometraggio di dodici minuti, un breve film ma ricco di significato in grado di tradurre al massimo i mali che, soprattutto in questo periodo, stiamo attraversando e la pericolosità che da essi ne consegue.    Una pellicola capace di porsi in maniera assolutamente realistica e accattivante, in grado di catturare l’attenzione dei ragazzi narrando loro il profilo del narcisista patologico. Un progetto che ho desiderato moltissimo peraltro premiato anche a Venezia. Dopo la visione della pellicola e ad un primo dialogo con lo psicologo intervengo esponendo ogni aspetto legale, dall’importanza del codice rosso a tutti i segnali utili per individuare casi di violenza. Offriamo ai ragazzi una panoramica più che completa dando loro anche la possibilità di interagire con professionisti.  Più di una volta, infatti, molte ragazze si sono aperte a me raccontandomi le proprie esperienze, momenti di grande ascolto e di dialogo che hanno dimostrato l’efficacia di questo intervento. La nostra missione non è solo quella di ascoltare, spiegare e indirizzare ma anche quella di sostenere gli studenti qualora sussista un eventuale problema per affrontarlo. Oggi siamo impegnati nella realizzazione di un nuovo cortometraggio, questa volta incentrato sul bullismo e sul cyberbullismo, una forma di prevaricazione e violenza, ripetuta nel tempo, che avviene attraverso i mezzi digitali come social network, messaggistica istantanea ed e-mail.

Come viene gestita una eventuale richiesta di aiuto da parte dei ragazzi durante uno dei vostri incontri negli istituti scolastici? In un primo momento ascoltiamo i ragazzi offrendo loro un sostegno psicologico ma anche legale qualora volessero intraprendere un percorso differente come la denuncia.

Si è sempre così predisposti alla denuncia?Purtroppo no. La realtà è molto diversa. La paura di una ritorsione, la mancanza di fiducia nel sistema giudiziario e il timore di essere perseguitate frena la denuncia. Accolgo in studio donne letteralmente massacrate incapaci di colpevolizzare attraverso la denuncia il loro carnefice. In quei frangenti solo grazie a un lungo momento di ascolto, di dialogo e di sostegno in un clima di accoglienza, rispetto e fiducia è possibile avviare un percorso che porterà anche alla denuncia.

E per evitare il peggio? Cosa consiglio? Non andate mai all’ultimo appuntamento. Quello può essere fatale. 

Durante questa sua “crociata” solidale ci sono stati eventi che hanno minato o pregiudicato la continuità? Parlo di situazioni difficili, di momenti densi di dolore molto spesso per lei stessa difficili da affrontare. Mi definisco una guerriera. Affronto tutti i casi, studio e non rinuncio mai a niente soprattutto se ho di fronte una vittima.  Cerco di dare il meglio di me stessa e aiutare la vittima in tutti i modi e con tutti gli strumenti che ho a disposizione.  Non nego di essermi ritrovata, come professionista, dalla parte opposta, a difesa della “carnefice”. Molti anni fa mi venne affidato un caso, poi diventato mediatico, molto drammatico e gravoso. Assistetti pro bono una ragazza nella battaglia per l’affidamento dei piccoli non giusitificando mai il suo atto di violenza ma combattendo per i suoi bambini. É stata dura immedesimarmi in una nuova prospettiva, molto lontana dalle mie corde, è stato complesso sostenere questo caso, in molti probabilmente avrebbero rinunciato.  Riuscii, nonostante la complessità, soprattutto morale, a  ottenere l’affidamento. La vita, durante il suo decorso, ti pone dinnanzi a situazioni che, seppur rare, rappresentano un banco di prova importante. Non ho mai nemmeno pensato di rinchiudermi nell’incertezza ma ho sempre affrontato ogni congiuntura con grande coraggio e tenacia e oggi, dopo trent’anni di professione mi sento più forte che mai.

Quali sono le tematiche oggi più sensibili in materia?La società di oggi è molto malata e racconta piaghe sociali enormi. Se tutti dovessimo fare un solo e unico piccolo gesto verso gli altri probabilmente non ci troveremmo in questa situazione.  Pensiamo alla genitorialità. Non sempre oggi la famiglia possiede le basi corrette per educare il proprio figlio, proiettato al mondo odierno. Osservo, da madre, tanti giovani allo sbando, annebbiati dai social network, lusingati da un mondo senza regole, senza rispetto e da una vena di violenza molto marcata. Manca il rispetto del genitore che trasforma il suo ruolo e diventa amico, la cosa più sbagliata. Vediamo tanti ragazzi soli che non comunicano più rinchiudendosi dietro al monitor di uno smartphone. Questa è la prima causa di una grandissima solitudine che può generare un vero dramma. 

Parlando invece di relazioni sentimentali? Nelle relazioni il rispetto non esiste più.  Ancor oggi, stupefatta, osservo un maschilismo dominante e una donna subordinata. Con questa affermazione sarò sicuramente vittima di numerose critiche ma è un aspetto che purtroppo emerge in ogni dove. Tantissimi sono gli aspetti di una violenza, fisica, psicologica ma anche economica, il volto meno noto della violenza di genere. La violenza economica è una forma di abuso in cui il controllo delle risorse economiche viene utilizzato come mezzo per esercitare controllo e sopraffazione. La donna viene gestita in maniera totalitaria dando avvio ad una sudditanza estrema. 

Come vede invece la situazione bresciana? Brescia purtroppo annovera molti casi di violenza. Nell’ambito delle separazioni invece nell’ultimo anno, ma ancor più, in questi ultimi due mesi ho notato un’evoluzione repentina dei casi. Affrontando quotidianamente la materia colgo aspetti molto somiglianti come l’assoluta intollerabilità, la mancanza di rispetto e purtroppo l’infedeltà. Ci si separa al primo problema e la maggior parte delle volte per la scoperta di relazioni extra coniugali indistintamente attribuibili ad entrambi, marito o moglie che sia. C’è una libertà incredibile e davvero molta, moltissima leggerezza. Una leggerezza che penalizza in primo luogo i figli, spettatori fragili di rapporti giunti al termine. Una condizione che nuoce psicologicamente agli stessi generando non poche problematiche. 

Recentemente DifendiAmo ONLUS è stato protagonista di un grande evento ce ne parla? L’evento del 13 settembre organizzato a Villa Lechi a Erbusco si è rivelato un grande successo. Abbiamo potuto godere della partecipazione di numerorissimi ospiti e tanti amici provenienti dal mondo dello spettacolo. Il pubblico ha partecipato attivamente contribuendo al progetto di quest’anno, ovvero sostenendo il nuovo cortometraggio sul bullisimo e cyberbullismo che successivamente verrà proiettato durante i nostri appuntamenti formativi nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi. Ogni anno infatti, i fondi raccolti, vengono utilizzati per progetti mirati e autogestiti. Lo scorso anno, grazie al sostegno di un Don e alla moglie di Iván Ramiro Córdoba, i proventi sono stati devoluti per sostenere ventidue oratori in Colombia, centri di recupero dedicati ai più giovani in grado di avviarli ad un mestiere tenendoli lontani dalla malavita.  Sono progetti che seguiamo in maniera diretta monitorandone l’evoluzione.

Quali sono i suoi obiettivi futuri come donna, come professionista e come portavoce attiva delle cause dei fragili? L’obiettivo è sempre e uno solo: affrontare questa situazione con grande grinta e con lo spirito che mi contraddistigue in tutte le battaglie di cui mi sono fatta portavoce. Insieme al team di professionisti di DiefendiAmo scenderemo sempre sul campo per aiutare tutti coloro che avranno bisogno di noi.

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