Alberta perseverare col sorriso

“La nostra forza consiste nel fare rete laddove le risorse sono sempre scarse e dobbiamo riuscire a ottimizzarle. Io sono una fautrice della rete da sempre, in tutti gli incarichi che ho ricoperto, perché è lì che puoi fare la differenza, devi essere un punto di riferimento per far dialogare tra loro realtà anche molto diverse al fine di raggiungere i traguardi prestabiliti”. Intervista ad Alberta Marniga

Se dovessi descriverti con tre aggettivi?

Paziente, tenace e poi sorridente, una caratteristica che mi viene spesso riconosciuta dagli altri, magari perché li approccio con il sorriso e riesco a metterli a proprio agio. Per quanto riguarda la pazienza penso che oggi sia necessario averne moltissima, specie nella gestione delle relazioni e quindi evitare di essere impulsivi – sebbene ognuno di noi un pò lo sia, saper attendere sovente ti permette di prendere decisioni più consapevoli. Mio padre mi ripeteva sempre: “Respira, prima di parlare”, un saggio consiglio. “Perseverante” invece perché chiunque mi conosca, o comunque entri in relazione con me, riconosce la mia tenacia nell’affrontare le situazioni che la vita mi propone. Mi riferisco alla vita privata, ma anche a quella professionale; nei diversi incarichi pubblici che ho rivestito, non ho mai lasciato cadere una questione nel dimenticatoio, anzi, se mi prendo un impegno lo porto sempre a termine. Quando ci sono dei progetti che rimangono lì, magari un pò fermi, li prendo in mano io e pian piano arrivo alla meta “come la goccia che scava la roccia”, sorride. Ricordo che raccontarono questo di me anni fa, al termine di un lungo progetto che portai a compimento. In effetti la concretezza che mi contraddistingue è tipica dei lumezzanesi, il mio Comune di nascita, diciamo che è una nostra caratteristica!

Fondazione della Comunità Bresciana, di cui sei Presidente, si occupa di raccogliere fondi a sostegno di numerosi progetti di utilità sociale. In occasione di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, quali le vostre iniziative?

Fondazione della Comunità Bresciana si occupa da sempre di cultura un pò come tutte le Fondazioni, in particolare le nostre aree di intervento riguardano la cultura, come appena detto, la salvaguardia del Patrimonio artistico e culturale, l’istruzione e il sociale. Per quanto attiene al progetto Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, abbiamo partecipato come Enti fondatori insieme a Fondazione Cariplo per la creazione di un Comitato preposto alla gestione dei fondi, senza tuttavia entrare nell’operatività che è rimasta in mano alla cabina di regia, ovvero i due Assessorati. Quando è stato assegnato a Bergamo e Brescia il titolo di Capitale della Cultura abbiamo iniziato a ragionare in anticipo rispetto a quella che è poi è stata la vera e propria programmazione. Lì abbiamo deciso di lanciare una provocazione al mondo della cultura attraverso una modalità che già utilizzavamo nel sociale: l’abbiamo chiamata “Call Cultura”. Invece di indire un Bando tradizionale, abbiamo messo a disposizione delle diverse Associazioni Culturali una determinata quantità di denaro, stabilita in quattrocentomila Euro, affinché lavorassero insieme con l’obiettivo di produrre qualcosa di nuovo e così è stato. Il carattere di novità della nostra proposta risiede nel fatto di coinvolgere direttamente varie tipologie di segmenti della popolazione; non si tratta del classico spettacolo o mostra, ma possono essere ad esempio dei laboratori, piuttosto che teatro partecipato o comunque proposte alternative, per far sentire davvero in tutta la provincia di Brescia che la cultura appartiene a tutti. In questo modo siamo riusciti a rendere protagonisti dell’iniziativa anche quei paesi o quelle parti del nostro territorio che generalmente vengono lasciate un pò da parte. Se è vero che le due città interessate sono Bergamo e Brescia, lo è altrettanto che noi abbiamo una Provincia enorme ed è giusto che tutti si sentano parte integrante di questa grande opportunità.

Parlando di salvaguardia del Patrimonio artistico, avete promosso l’intervento di restauro delle tele più grandi al mondo di Giambattista Tiepolo che tornano finalmente visibili nella Basilica di San Lorenzo a Verolanuova. Come nasce questa proposta?

Questo è uno straordinario progetto che non è arrivato tramite Bando, bensì è venuto da uno dei nostri 83 Fondi. Fondazione della Comunità Bresciana ha infatti al proprio interno 83 fondi tematici che possono essere intestati ad una famiglia, quindi a persone scomparse o all’azienda che fa capo alla famiglia; oppure sono fondi tematici nati a fini specifici come ad esempio il Fondo NEMO per la presa in carico di persone affette da malattie neuromuscolari, il Fondo Poliambulanza e via dicendo. In questo caso la famiglia Fidanza, che è uno dei nostri Fondi recenti, ha voluto fare questo regalo a Verolanuova; per festeggiare cinquant’anni di matrimonio dei genitori.Queste due magnifiche tele del Tiepolo erano davvero ammalorate e loro hanno messo a disposizione parecchi fondi per il restauro, il rilancio e l’organizzazione di tutta una serie di eventi collaterali che andranno avanti fino a maggio. Sulla scorta di quest’iniziativa, ricordandomi di aver visto da giovane delle opere del Tiepolo a Bergamo, ho avuto l’idea di far rientrare questo progetto nelle proposte legate alla Capitale della Cultura costruendo un cammino ideale che coinvolgesse Brescia, Bergamo e le rispettive provincie. É nata in questo modo “La via dei Tiepolo” che ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Brescia ed è rientrata a pieno titolo nelle iniziative per la Capitale della Cultura 2023.

Attualità e sociale. Ad un anno dallo scoppio del conflitto in Ucraina avete presentato il rendiconto delle attività del Fondo “Brescia Aiuta Ucraina” che non solo ha sostenuto economicamente i rifugiati, ma ha permesso di accoglierli concretamente sul territorio. Quanto è importante sostenere l’autonomia nel sociale?

Nel caso del progetto “Brescia aiuta Ucraina” siamo intervenuti su quella che era la sostenibilità nel tempo dell’accoglienza perché, se in un primo momento sono partite Associazioni come la Caritas o la Croce Rossa, cosa che noi non siamo strutturati a fare, una volta che queste persone sono state accolte a Brescia, si è reso necessario renderle in qualche modo autonome nel tempo. Un altro aspetto importante è il sostegno psicologico e l’organizzazione del tempo libero per i bambini per cercare di integrarli sul territorio attraverso un sostegno ludico, ricreativo e anche linguistico.

Donne, madri e lavoratrici. Anche in questo senso sono molti i progetti portati avanti in questi anni a sostegno della donna come portatrice degli stessi diritti di un uomo. Un canale sempre aperto per Fondazione della Comunità Bresciana…

Diciamo che per quanto riguarda la Fondazione il sostegno alle donne viene dato in gran parte attraverso le attività collaterali come ad esempio la gestione del tempo che i ragazzi impiegano dopo la scuola. Questo perché se una donna non riesce ad avere un lavoro part-time e non ha una rete di protezione familiare, bisogna provvedere attraverso le Associazioni. In tal senso teniamo sempre aperta nel nostro Bando sociale una linea di finanziamento alle Organizzazioni che si occupano di attività integrative. Si tratta ovviamente di Onlus senza scopo di lucro, ormai sul territorio sono sempre più o meno le stesse, ma cerchiamo di premiare i progetti più innovativi che ci vengono proposti. La nostra forza consiste nel fare rete laddove le risorse sono sempre scarse e dobbiamo riuscire a ottimizzarle. Io sono una fautrice della rete da sempre, in tutti gli incarichi che ho ricoperto, perché secondo me è lì che puoi fare la differenza, devi essere un punto di riferimento per far dialogare tra loro realtà anche molto diverse al fine di raggiungere i traguardi stabiliti.

Come hai vissuto l’essere donna in un ambiente prevalentemente maschile?

Sono sempre stata fortunata, credo. Mio papà ha avuto tre femmine e ha strutturato l’azienda in maniera snella proprio perché pensava che non saremmo mai andate avanti con il suo lavoro e invece… io ho deciso di proseguire e l’azienda che è partita con mio papà con un corrispondente che oggi sarebbe di circa di venti milioni di fatturato, ora ne fa cento; prima eravamo in tre persone, mentre oggi siamo quarantacinque. Ammetto inoltre di non essere una sostenitrice della donna al comando, preferisco lavorare insieme! Pensa che ho sconosciuto mio marito quand’ero all’Università e non capivo nulla di economia perché avevo fatto il Liceo Linguistico. Ricordo che fin da giovane giravo l’Europa per l’azienda di mio papà perché nessuno parlava le lingue straniere, quindi facevo da traduttrice. In qualche modo ho sempre masticato il mondo dell’Impresa e ho avuto anche la fortuna – perché la vita è anche fortuna – di incontrare questo ragazzo, che è diventato mio marito, e iniziare un percorso di vita insieme. Eravamo ancora fidanzati quando mio padre mi chiese – tramite mia madre, da buon lumezzanese, se fossi interessata a continuare la sua attività con il mio fidanzato. Se ci penso ora… io non riuscirei a farlo con altrettanta leggerezza con mio figlio! Evidentemente mio padre è stato lungimirante, ha visto in noi ragazzi delle potenzialità che al tempo non vedevamo nemmeno noi. Quindi nessuna problematica particolare – ride, a parte il fatto che mio padre non mi ha mai dato un ufficio tutto mio in azienda, forse se fossi stata un maschio, lo avrei avuto dall’inizio!  Lo stesso discorso vale per Confindustria dove sono stata la prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente della Piccola Industria, una seconda università dico io, perché sono stati quattro anni in cui sono stata catapultata – seppur frequentassi già il mondo di Confindustria, a rappresentare le piccole Aziende di Brescia nella Confindustria, in Giunta a Roma. Lì ho conosciuto tutti gli imprenditori più importanti d’Italia, poche donne tra cui Emma Marcegaglia con cui ho condiviso gli anni trascorsi in Giunta. Devo dire che anche in quel caso non ho avuto difficoltà, anzi, forse per la novità di avere una donna Presidente, non saprei. Mi sono sempre dedicata alle cose con passione senza pensare al mio tornaconto personale, ma perseguendo i miei obiettivi seriamente e forse è questo che le persone hanno visto in me, indipendentemente dal fatto di essere donna o uomo.

Come concili tutti questi impegni lavorativi con la tua vita privata? 

Sono stata fortunata perché ho un marito con cui sono cresciuta e che non si è mai risparmiato nel darmi una mano laddove serviva. Con mio figlio ho un ottimo rapporto, gli sono sempre stata  vicina nonostante fossi molto impegnata e spesso fuori casa. Per me la famiglia è fondamentale, non l’ho mai sacrificata per essere presente o visibile; non mi interessa la visibilità, l’importante è portare avanti i miei impegni con serietà, per il resto la famiglia è un punto. Le tensioni ovviamente ci sono, quando gli impegni sono numerosi e incalzanti non è semplice, ma devi assolutamente mantenere un certo equilibrio nella tua vita. E poi adesso c’è anche la mia mamma che, da quando è diventata vedova, si è trasferita a vivere a Brescia e quindi ce l’ho vicina… e la mamma è sempre un bell’aiuto. Sorride.

Giovani e territorio. “Premio Giulia Minola per la Moda” e “#nonsoloscienza”… sono soltanto alcuni dei numerosi progetti dedicati ai giovani, una risorsa per il futuro…

Il Fondo “Giulia Minola” è uno dei nostri 83 Fondi che ha come obiettivo quello di dare un premio ai ragazzi che si sono contraddistinti nel campo della moda, il settore in cui studiava Giulia che è mancata prematuramente in un brutto incidente. Un riconoscimento e un sostegno concreto a favore degli studenti che verrà proposto con cadenza annuale presso il Convitto Vescovile San Giorgio.Lavoriamo tantissimo sui giovani anche con le risorse che vengono messe a disposizione a livello nazionale; abbiamo vinto parecchi Bandi e siamo capofila, quindi sono numerosi i progetti che seguiamo più o meno direttamente. Il Progetto DAD ad esempio che si concluderà entro la fine di quest’anno e si è occupato dei “Differenti Approcci Didattici”. L’obiettivo è di prendere in carico i ragazzi, soprattutto nella fase adolescenziale tra la scuola media e i primi due anni delle superiori, per accompagnarli al fianco delle Istituzioni Scolastiche. Abbiamo lavorato insieme ai Comuni che hanno aderito a questa iniziativa nelle biblioteche o in luoghi di aggregazione, creando dei laboratori per proporre ai ragazzi valide alternative per gestire il loro tempo libero. É importante accompagnare i ragazzi e tenerli per mano, specie dopo la pandemia che ha avuto conseguenze pesanti sulla loro socialità, non per tutti naturalmente ma è importante identificare eventuali disagi prima che culminino in patologie più gravi. In collaborazione con i Comuni e le Associazioni del territorio stiamo cercano di creare delle realtà che siano sostenibili e garantiscano una certa continuità dei percorsi iniziati. Il Progetto #nonsoloscienza nasce con l’obiettivo di avvicinare gli studenti bresciani alle materie scientifiche attraverso il teatro, in collaborazione con il Teatro Grande di Brescia e il sostegno di Banca Intesa che attraverso il crowdfunding raccoglie dei fondi da destinare al territorio. Questi  incontri permetteranno ai ragazzi di entrare in un luogo magico – il nostro Teatro è uno dei più belli in Italia, e avere dei professionisti a disposizione per spiegare loro la matematica e la scienza in una modalità ludica e artistica. Naturalmente c’è tutto un lavoro preparatorio con gli insegnanti prima di farli arrivare nella sala del Teatro e anche successivamente. Un’iniziativa per attivare l’interesse di questi ragazzi, per sviluppare qualche scintilla dentro di loro che li aiuti nelle scelte per il loro percorso scolastico futuro.

Tu cosa pensi dei giovani di oggi? 

Secondo me i giovani sono una grande risorsa seppur vengano spesso sottovalutati. Penso abbiano delle grandi potenzialità, ma dobbiamo saperle cogliere, magari imparando ad ascoltarli. Alcuni ragazzi sono sconfinati un pò nel bullismo e nelle bande, ma ritengo che siano situazioni abbastanza isolate. Noi abbiamo il dovere morale di spronare i nostri giovani e farli uscire dal loro guscio in modo che possano cogliere appieno tutte le opportunità che la vita gli riserverà. Detto questo non dobbiamo nemmeno proporre loro troppe alternative, hanno stimoli da tutte le parti e non dobbiamo certo confonderli. Si tratta di trovare la strada giusta per imparare a dialogare con loro.

Se potessi dare loro un consiglio sulla base della sua esperienza? 

Credo che il consiglio migliore sia credere in loro stessi e nelle loro possibilità, seguire le passioni con entusiasmo e tenacia. Oggi viviamo in un mondo che sembra un pò appiattito, dove le opportunità paiono talvolta svanite rispetto ad una volta, tuttavia i giovani non devono mai aver paura di andare avanti. Noi genitori, per contro, non dobbiamo preparagli il terreno sempre spianato perché mi sono convinta che nella sofferenza escano i talenti e le opportunità. Non intendo dire che sia necessario soffrire per forza in maniera indistinta, ma bisogna sentire un pò il sacrificio per far emergere tutte le potenzialità che abbiamo in noi stessi.

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