ALESSIA PINTOSSI

Alessia Pintossi, immagine di Andrea Zaupa

Bresciana doc, è una delle nuove fantastiche voci emergenti dell’Opera italiana. Nell’edizione 2020 della Riccardo Muti Opera Academy è stata Nedda nell’opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, sotto la direzione del Maestro Riccardo Muti mentre nell’ambito della XXX edizione del Ravenna Festival, ha debuttato – con successo di pubblico e della critica – nel ruolo di una sexy Frasquita nella Carmen di George Bizet, diretta da Vladimir Ovodok, con la regia di Luca Micheletti

Riccardo Muti dirige una selezione di brani da Cavalleria Rusticana e Pagliacci Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Immagine di Zani-Casadio

Il tuo primo approccio al canto e alla musica in generale rispecchia quella di tanti giovani con la band dal vivo e la musica pop, poi com’è stato che hai cambiato genere?

Il mio primo vero approccio con la musica è stato con il pianoforte all’età di sei anni, percorso che ho poi portato a termine ottenendo il diploma di compimento inferiore da privatista in Conservatorio. Ma parlando nello specifico del canto, la mia prima esperienza è stata con la musica pop. Stavo ore intere davanti a quello che una volta veniva chiamato “Canta tu”, un apparecchio che si collegava alla televisione e che tramite un cd riproduceva delle basi musicali. Me l’aveva regalato “la mia Santa Lucia” e io ne andavo fierissima. Ho iniziato così a fare i primi concorsi di canto pop all’età di 11 anni e con grande sorpresa sia mia che dei miei genitori, li vincevo tutti. Non sono mai stata una persona competitiva ne invidiosa, penso che ognuno di noi abbia la sua strada. Ho iniziato così a prendere in considerazione l’idea vera e propria di fare la cantante pop. Ricordo la mia prima band: due chitarristi, un bassista, un tastierista, un batterista, due coriste e quattro fiati. E il pubblico? Nessuna paura. Adoravo stare sul palco ma col passare del tempo non mi bastava più: iniziavo ad annoiarmi, non vedevo nel canto pop una difficoltà, tutto mi riusciva semplice. Non c’era soddisfazione nel raggiungere dei risultati. Così, per caso, mi iscrissi ad un corso di coro al Conservatorio (io lo bazzicavo per via del pianoforte). Il professor Ghiglione mi sentì e mi propose di iniziare a studiare canto lirico, avevo 15 anni. Io lì per lì rifiutai dicendo: “è roba per vecchi”, ma lui mi convinse che mi avrebbe aiutato nella tecnica. E così fu fatta. Il mio primo amore? Mozart. 

Il canto lirico è sempre immaginato come un percorso molto impegnativo di studio e di pratica. 

Per chi come te già sapeva cantare è stato ugualmente impegnativo?

E’ stato impegnativo sì e lo è tutt’ora. Purtroppo il grande scoglio del canto lirico è saper trovare l’insegnante più adeguato per la propria persona, che ti segua man mano nel percorso e che ti possa aiutare ad intraprendere una sana carriera. Perché sana? Perché senza una tecnica ben salda si rischia di fermare il proprio lavoro sul palco in giovane età. Potremmo paragonare un cantante lirico ad un atleta. Se i muscoli non sono ben allenati, prima o poi ci abbandonano. Un altro passo importante nella vita di un cantante è quello di scegliere un repertorio adatto alle proprie corde. Cosa vuol dire? Dato che il paragone con lo sport mi sembra sempre molto adeguato, è come se un centometrista si mettesse a gareggiare per una maratona. Sono due mondi completamente diversi, due tecniche diverse, una preparazione diversa. Scegliere il giusto repertorio per un cantante significa indirizzarlo verso la strada più giusta per lui, per la sua voce e per la sua carriera.

Oggi che hai già raggiunto il successo così giovane a chi ti senti riconoscente artisticamente?

Non ritengo di aver ancora raggiunto il successo, e mai forse lo penserò di me stessa ma ho tante persone a cui essere riconoscente. In primis direi alla mia prima insegnante di canto lirico: Nadia Engheben, artista del coro al Teatro alla Scala di Milano. Lei, oltre a farmi muovere i primi passi all’interno del repertorio operistico mi ha insegnato ad essere sempre umile e che ogni persona porta con sé delle nozioni preziose. Tocca a te farne tesoro e saperle riutilizzare. Ma, fermi tutti: il mio primissimo insegnante di canto in realtà fu mio nonno Giulio. Di ritorno dalla casa in montagna mi dilettavo a cantare a squarciagola Maledetta Primavera, sulla sua Montesa bianca, avevo solo sette anni, un sorriso sdentato e una grande energia. C’è Cristina Pastorello, l’insegnante che mi ha portato a conseguire la Laurea in Canto Lirico al Conservatorio Luca Marenzio di Brescia. Venivo da un trasferimento tumultuoso dal Conservatorio di Milano, una vera e continua lotta contro la mia indipendenza, ero circondata da persone che non credevano in me. Lei è stata come un faro nella notte, mi ha guidato dolcemente ad una riconquista di me stessa. Un’altra persona che mi ha dato tanto dal punto di vista musicale è il baritono Claudio Desderi che assieme a Matelda Cappelletti, regista, sono riusciti a trasmettermi il vero e proprio approccio allo spartito sia dal punto di vista musicale che scenico, perché ricordiamoci: un cantante lirico deve essere anche un attore molto credibile. Per ultima ma non per importanza voglio ringraziare la mia attuale insegnante, Patrizia Orciani. Senza di lei non sarei chi sono oggi. Lei mi ha preso in un momento della mia vita molto delicato in cui ero un bocciolo che rischiava di non sbocciare mai. Passo dopo passo, le lacrime erano frequenti, ho imparato cosa significa credere in me stessa e ho scoperto una delle cose essenziali di questo mestiere: la costanza e la tenacia.

Invece se dovessi indicare alcuni cantanti 

a cui ti ispiri?

Mi hanno posto diverse volte questa domanda ma purtroppo non ho mai avuto un vero e proprio cantante a cui ispirarmi. Credo che questo derivi dal fatto che sono molto eclettica e camaleontica. Credo di avere diverse personalità, questo si deduce anche dalla mia grafia che cambia ogni giorno. Magari oggi potrei ispirarmi a Maria Callas, l’indomani a Lady Gaga. 

Come è stata l’esperienza a Ravenna sotto la direzione del Maestro Muti?

Un’esperienza che porterò sempre nel cuore. Il Maestro ha una personalità sconvolgente. E’ come essere in una centrifuga di emozioni. Credo sia stata una delle esperienze più istruttive della mia vita. Ho imparato che non si smette mai di imparare. E questo lo insegna lui, che all’età di 79 anni, ogni volta che deve dirigere un’opera, la riprende da capo, studiandola passo dopo passo per carpirne segreti che magari, in una delle letture precedenti, non aveva saputo cogliere. La curiosità spinge l’uomo al progresso. 

Se potessi scegliere con la bacchetta magica i tuoi prossimi ruoli e i tuoi prossimi partner quali sono i tuoi desideri?

Proprio per assecondare ogni parte della mia personalità, mi piacerebbe cantare Norina nel Don Pasquale di G. Donizetti, ma al tempo stesso Tosca nella Tosca di G. Puccini. Credo che un cantante possa risultare credibile sia in un ruolo fresco e ironico che in un ruolo drammatico, la vera difficoltà è saper vivere le emozioni che quel ruolo comporta. Mi piacerebbe sperimentare un repertorio diverso con l’Orfeo di Gluck per esempio, avendo come Orfeo Francesca di Sauro, mezzosoprano dalla voce brunita. Sarebbe un mix perfetto di sensualità, erotismo, bellezza. Adoro “il bello” nella vita e soprattutto nell’arte.

A Brescia ci ricordiamo nell’ambito della Settimana della Musica di Nuvolera nel Parco del Palazzo Bianco Speroni il memorabile concerto davanti a oltre 500 invitati. Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Uno dei miei primi concerti lirici, lo ricordo con tanta gioia, è stata anche l’occasione di conoscere Nicola Bianco Speroni ed è una amicizia che dura tutt’ora, ma lo ricordo anche con una lacrima sul viso: sono già trascorsi ben dieci anni! Mi piace il calore delle persone, mi piace la diversità e l’unicità di ogni persona che in quel momento viene accumunata a tutte le altre da un grande sentimento condiviso: quello che cerchi di trasmettere loro. E credo che sia il fine ultimo di ogni artista. La comunicazione. La speranza che con la tua voce tu possa passare quella barriera e possa arrivare direttamente al cuore delle persone. C’è da evidenziare una differenza, e devo dire che un po’ questo mi manca. La differenza di pubblico. In un concerto pop le persone sono più portate a trasmetterti il calore delle loro emozioni, anche quando tu stai cantando. In un concerto lirico purtroppo è molto ampio il distacco, forse dettato da regole sociali costruitesi nel tempo, forse dettato dal repertorio che esige un tipo di ascolto e attenzione diversi. Sogno un giorno di poter inventare un format di concerto che possa avvicinare le persone all’opera, magari inframezzando anche qualche brano di Nina Simone o Etta James, perché no! 

Nell’immaginario più diffuso della cantante lirica tu sei particolarmente snella, come ti mantieni in forma?

Credo che una cantante lirica al giorno d’oggi si debba modernizzare e debba perdere quello stereotipo che tutti ci affibbiano. Si sopravvive meglio ad un’opera che ha una durata media di 2 ore se si fa del sano esercizio fisico e si segue una dieta equilibrata. Sono convinta che ogni persona debba star bene con il proprio corpo. Io, personalmente sono più sicura di me stessa quando mi voglio bene. E volermi bene vuol dire anche tenermi in forma. Come? Prima di questo maledetto Covid che sta affliggendo tutti noi andavo in palestra e facevo pesistica… mi rilassa molto dopo una giornata stressante. In mancanza di pesi alleno i miei muscoli a corpo libero facendo dei circuiti, alternando il cardio all’isotonico. Inoltre, adoro fare trekking in montagna e ammirare il panorama che ti si presenta dopo una gran salita: che soddisfazione!

Esiste una qualche correlazione fra la potenza della voce e la prestanza fisica?

No assolutamente, esiste una correlazione tra il timbro della voce, l’estensione e come siamo predisposti geneticamente. Ma sarebbe come dire: tu hai gli occhi azzurri e io verdi. Non decidiamo come li avremo, li abbiamo punto e basta. La potenza della voce si sviluppa man mano che si acquisisce una tecnica solida. Mi viene solo da dire che ci può essere una persona più predisposta di un’altra, come in tutto, ma ho visto nel tempo che la potenza non è una delle cose più importanti. L’intelligenza musicale invece ha portato voci considerate “piccole e flebili” nei più grandi teatri di tutto il mondo.

Eppure gira voce che tu sia anche golosa ma non si direbbe, è vero?

Ahiahiahi, chi te l’ha detto? Mannaggia sì! Adoro qualsiasi tipo di dolce, adoro cucinarli ma soprattutto adoro mangiarli. Tante volte penso che se non facessi così tanto sport probabilmente sarei molto più in carne. Ecco, i dolci sono una delle cose belle della vita, non saprei mai rinunciarvici. D’altronde, quando nasci con una mamma cuoca e un papà pizzaiolo doc è impossibile non amare la cucina in tutte le sue forme!

Per curiosità, quando sei in auto che musica ascolti?

Quando sono in auto posso dire che non ascolto quasi mai opera? Accidenti! Quando sono in auto solitamente ascolto vari generi musicali. Adoro personalmente il funky e il soul ma ascolto spesso anche il rock e il pop. Ho bisogno durante la mia giornata di avere stimoli diversi per nutrire la mia creatività e la mia fantasia. 

Ogni momento ha la sua musica

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