Un’impresa storica per la giovane atleta bresciana Angela Andreoli che con un’incredibile performance a corpo libero, ha scritto una nuova pagina dello sport italiano assicurando alla squadra delle azzurre la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Parigi. “Non ci credo ancora. Anni di sacrifici e di rinunce, ma lo rifarei altre mille volte”, racconta Angela “Ero felice anche solo di partecipare, chiaro che una volta che gareggi lo fai per vincere. Dedico questa medaglia alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta, alla mia città e all’Esercito di cui sono da poco entrata a far parte”.

La tua esperienza sportiva inizia molto presto, come ti avvicini alla ginnastica artistica?Mi sono avvicinata alla ginnastica artistica quando ero molto piccola, avevo poco più di cinque anni. Ne rimasi affascinata guardando una famosa trasmissione televisiva che raccontava la vita di alcune ginnaste, mi appassionai moltissimo e chiesi a mia mamma di poter iniziare al più presto. Mi iscrisse dapprima ai corsi base della Delfino, una palestra della Brixia, la Società per cui mi alleno tuttora. Dopo circa due mesi mi spostai al PalAlgeco, l’Accademia internazionale di Ginnastica Artistica che ha sede a Brescia.
Quali sono le tue specialità? Sono la trave e il corpo libero. In particolare il corpo libero perché mi piace, mi diverto quando lo faccio! Io sono bassa di statura e quindi negli esercizi a corpo libero riesco ad esprimermi al meglio perché rimbalzo, faccio tutti i miei elementi e… mi diverto proprio!
È importante continuare a divertirsi nello sport anche agonistico?Assolutamente. Ovvio che all’inizio si trattava quasi di un gioco, poi quando ho iniziato a fare gare più competitive si è trasformato nella mia vita. Penso comunque che sia giusto mantenere una certa dose di divertimento nello sport, anche quando lo pratichi in modo agonistico e devi dare il massimo per raggiungere i tuoi obiettivi.

“Anni di sacrifici e di rinunce, ma lo rifarei altre mille volte” hai commentato poco dopo la vittoria. La vita di una ginnasta richiede un grande impegno al di là del momento della competizione. Mi racconti una tua giornata tipo?Le settimane sono praticamente tutte uguali. Mi sveglio alle sette del mattino e mi preparo; mia madre mi porta in palestra alle otto e mezza e inizio il primo allenamento che termina alle tredici. La mia pausa pranzo è di circa un’ora e alle quattordici ricomincio il secondo allenamento che termina alle sedici. Dalle sedici e trenta fino alle diciannove e trenta faccio scuola perché sto finendo le superiori. Funziona così tutti i giorni. Ovviamente capisci che il tempo non c’è! Il sabato invece mi alleno solo al mattino e da quel momento, a meno che non ci siano delle gare, il sabato pomeriggio e la domenica sono libere quindi posso uscire con le mie amiche e vivere una vita normale diciamo.
Cosa ti manca maggiormente, c’è qualcosa che vorresti fare ma non puoi?Premetto che la vita che faccio mi piace tantissimo, però se ci penso mi viene da dire che mi piacerebbe provare a frequentare una scuola, avere una classe di compagni… Per quanto mi riguarda i professori vengono in palestra da noi, siamo in due a fare lezione e mi manca la sensazione di stare in una classe. Non frequento la scuola pubblica dalle elementari e quello mi manca. Però diciamo che sono contenta così, sono felice di ciò che faccio e quindi la mia vita non mi pesa.
Nello sport puoi sempre contare sulla tua squadra… La ginnastica è uno sport individuale però quando gareggi in squadra, come è successo a Parigi, quando abbiamo vinto l’argento di squadra, è davvero bellissimo… tu fai la gara, ma è come se tutte la facessero con te. Certo la ginnastica non è proprio come gli sport in cui giochi insieme, come la pallavolo o la pallacanestro, però quando una di noi fa l’esercizio in qualche modo è come se lo facessero tutte con lei. Il sostegno ti arriva, proprio come se succedesse in contemporanea. Parigi a livello di squadra è stata un’emozione incredibile!

L’Italia non saliva sul podio olimpico dal 1928 ad Amsterdam. La vostra medaglia d’argento a Parigi è stata un vero e proprio trionfo! Tu in particolare sei stata l’ultima a gareggiare; il tuo contributo è stato determinante per la squadra. Come ti sei sentita quando è arrivato il tuo momento di gareggiare?Magari per chi non fa ginnastica, o comunque uno sport, è difficile capire la responsabilità che si ha quando sei l’ultima a chiudere una gara. Se le tue compagne hanno fatto bene devi cercare di mantenere la linea, mentre se magari hanno “sporcato qualcosa, un esercizio,” devi cercare di recuperare. Diciamo che non è facilissimo! Nel mio caso, quando è arrivato il momento di gareggiare, sapevo che era tutto nelle mie mani, ero io l’ago della bilancia: sostanzialmente se avessi fatto bene potevamo arrivare all’argento, meno bene magari c’era un bronzo o persino niente. In quel momento ho sentito una grande responsabilità, però mi alleno da dodici anni per questo momento, è un minuto e mezzo che sogno da una vita e quindi ho dato il 200%. Poi gli allenatori ci hanno messo in condizioni di saper gestire queste emozioni; è ovvio che l’Olimpiade è l’Olimpiade, quindi le emozioni sono triplicate, però ho pensato solo a dare il massimo. Gli allenatori mi hanno incitato tantissimo, le mie compagne mi hanno sostenuto dall’inizio alla fine e io ho pensato soltanto a fare il mio meglio.
Quando hai capito che ce l’avevi fatta, cos’hai provato? Non ci sono parole per descrivere ciò che abbiamo provato quando ci siamo rese conto di essere medaglia d’argento… Credo… Non lo so, il sogno di una vita! È stato davvero emozionante. All’inizio eravamo persino incredule e, a dirla tutta, anche adesso fatichiamo a crederci. Scherza.
Hai vinto moltissime competizioni a livello italiano ed europeo prima di questa Olimpiade. Come ti carichi prima di una gara? Ci sono dei riti scaramantici o qualche cosa che ti dà energia… Io ho tantissimi riti scaramantici! Ascoltare musica invece no, mi distrae e basta; credo di essere l’unica persona sulla Terra che non riesce ad ascoltare la musica prima di una gara! Io ho altri riti come magari fare tutto nell’ordine esatto che decido; mettere sempre gli stessi elastici nei capelli; le stesse quattro mollette che avevo fin da piccola, dalla mia prima gara, e che ormai hanno perso perfino il colore. Ho attaccato alla mia borsa un portachiavi con cornetti portafortuna e oggettini vari. Le ciabatte che devo mettere in pedana prima di salire per fare l’esercizio devono essere sempre perfette, mai sfalsate. E potrei andare avanti all’infinito, sono davvero tantissimi. Sorride. Più che altro si tratta di una questione di tranquillità!
Quali sono le caratteristiche che un’atleta deve avere a livello umano per riuscire a raggiungere traguardi importanti?Sicuramente la passione per lo sport che pratica. Oltre a quella sono necessarie determinazione e caparbietà, essere sempre concentrati sul proprio obiettivo. Quando le cose vanno male non bisogna mollare, ma ricordare il perché ci si allena e magari sperare in quel pizzico di fortuna. Parole chiave determinazione e caparbietà e, ovviamente, passione che non deve mai mancare nella vita.
Sei rientrata con la medaglia d’argento al collo e Brescia era pronta ad accoglierti con gioia e con tutti gli onori che meriti. Quant’è importante sentire il sostegno della famiglia e della tua città?Alla mia famiglia devo praticamente tutto, in particolare a mia mamma, che mi dedica moltissimo tempo ogni giorno quando fa avanti e indietro per prendermi e portarmi. Niente supera il sacrificio della famiglia nel seguirti. Mi hanno sempre sostenuto in ogni scelta, mi hanno capita e aiutata senza mai vietarmi nulla, ma rispettando le mie decisioni. Devo dire grazie soprattutto a loro se oggi sono arrivata fin qui. Naturalmente sentire la mia città vicina è bellissimo perché è anche grazie a Brescia, alla meravigliosa palestra dove mi alleno – e abbiamo costruito i nostri esercizi, se abbiamo potuto vincere un argento. Quando sono rientrata ho avuto una bellissima sorpresa anche dal mio quartiere in festa, un’emozione davvero speciale.
Sei recentemente entrata a far parte dell’Esercito Italiano come caporale dei bersaglieri…Mi ha sempre affascinato la divisa, sin da piccola, e quando ho avuto quest’opportunità ho deciso di accettarla e di entrare a far parte dell’Esercito. Ringrazio molto l’Esercito che ci sostiene sempre e ci aiuta in tutte le nostre gare. Ne sono davvero felice. Diciamo che questo è stato un anno pazzesco!
C’è un episodio nella tua esperienza che ricordi con particolare affetto?Forse l’abbraccio con le mie compagne al termine dell’esercizio a corpo libero, quando abbiamo capito di essere in medaglia. Abbiamo coronato il sogno di una vita.
Racconti di esserti ispirata a Vanessa Ferrari, un’altra grande atleta bresciana, ma anche tu sei e sarai d’ispirazione per altre ragazze. Che messaggio vorresti dare loro da atleta con la tua esperienza? Io penso che sia fondamentale praticare uno sport che piace, che si ama. Metterci sempre passione, felicità e divertimento senza mollare mai, qualunque cosa accada. Non si deve mollare per nessuna ragione! Quando ho iniziato a fare ginnastica ho avuto anch’io degli alti e bassi, ma la passione e l’amore che ci metti è fondamentale. Dedicarsi con convinzione e perseveranza porta a grandi risultati che, in alcuni casi, mai ci saremmo immaginati.
I tuoi obiettivi futuri? Il mio prossimo obiettivo è quello di rimettermi in forma dopo le vacanze – perché ci siamo concesse qualche giorno di stacco, e prepararmi per le prossime gare. Piano piano, passo dopo passo, continuare lungo la mia strada per raggiungere nuovi traguardi.