“Al di là dei ruoli, ciò che mi guida è una convinzione personale: le imprese, i territori, le associazioni, le comunità crescono davvero quando crescono le persone. Il mio desiderio è contribuire alla crescita di ecosistemi femminili capaci di collaborare in modo autentico, anche tra ambiti diversi. Quando le donne fanno rete partendo dalle persone prima che dai ruoli, si rafforzano il coraggio imprenditoriale, la qualità delle decisioni e la capacità di generare un cambiamento sostenibile e inclusivo, a beneficio dell’intero territorio”. Intervista a Anna Pasotti.
Scrive Annalisa Boni

Qual è stato il suo background e come si è avvicinata al mondo dell’imprenditoria e della sostenibilità d’impresa? Ho iniziato a lavorare molto giovane, in un contesto in cui la sostenibilità non era ancora un tema centrale e in cui il mondo professionale, soprattutto in alcuni settori, era prevalentemente maschile. I miei primi passi sono stati nelle relazioni, nell’organizzazione, nella gestione delle responsabilità e delle persone. È proprio in quegli anni che ho compreso quanto il valore di un’impresa possa risiedere prima di tutto nelle persone che la guidano. Ho incontrato professionisti esigenti, imprenditori concreti, manager rigorosi che, con il loro esempio più che con le parole, sono stati per me mentori e punti di riferimento. Da loro ho imparato il senso della disciplina, la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, la responsabilità verso il proprio lavoro e verso gli altri. Ogni esperienza è stata una tappa di crescita non solo professionale ma anche personale. Ho capito che l’autorevolezza si costruisce nel tempo e che la vera leadership nasce dall’ascolto e dalla capacità di assumersi responsabilità. È da questo percorso che ha preso forma la mia visione: la sostenibilità non come concetto astratto, ma come evoluzione naturale di un’impresa guidata da persone consapevoli.
Qual è stata la sua visione? Il suo sogno imprenditoriale? Sicuramente rendere la sostenibilità una leva manageriale concreta per generare efficienza soprattutto per le Piccole Medie Imprese, non un tema di comunicazione o di adempimento formale, ma un vero sistema di governo dell’impresa. Un sistema basato su processi, responsabilità e dati, in grado di supportare le decisioni strategiche. Il mio obiettivo è quello di aiutare le aziende a trasformare principi e valori in scelte operative misurabili, con particolare attenzione, oggi più che mai, anche al pilastro sociale, centrale anche per la crescente difficoltà di reperire e trattenere competenze.

Ci spiega nel dettaglio di cosa si occupa? Quali servizi offre alle aziende? Sostenibilità d’Impresa affianca le aziende in un percorso strutturato di integrazione dei criteri ESG all’interno della strategia e dei processi aziendali. Ci occupiamo di Assessment ESG, per valutare il livello di maturità dell’organizzazione, individuare rischi, opportunità e priorità di intervento, e di definizione di roadmap di sostenibilità, costruite su misura e orientate a obiettivi concreti e misurabili. Supportiamo le imprese nella rendicontazione di sostenibilità, garantendo coerenza, tracciabilità e verificabilità delle informazioni, e le accompagniamo nei percorsi di certificazioni etiche e sociali, nonché nella trasformazione in Società Benefit, quando questa scelta è coerente con la visione aziendale. Un altro ambito centrale è la comunicazione sostenibile, intesa non come marketing, ma come restituzione corretta e responsabile di ciò che l’azienda fa realmente, supportata da dati e risultati. Il nostro approccio integra governance, pilastro sociale e strumenti di misurazione per accompagnare le aziende nello sviluppo di una governance sostenibile matura e consapevole, in cui la sostenibilità non sia un’iniziativa isolata ma un principio guida delle decisioni strategiche e operative.
Cosa significa oggi coniugare l’imprenditoria alla responsabilità sociale e ambientale? Oggi coniugare imprenditoria e responsabilità sociale e ambientale significa fare impresa in modo consapevole e strutturato, integrando la sostenibilità nelle scelte strategiche e nella gestione quotidiana. Non come iniziativa “a margine”, ma come parte del modello di business. In pratica vuol dire governare impatti e rischi (ambientali, sociali e di governance) con la stessa logica con cui si governano qualità, sicurezza o performance economica: obiettivi chiari, responsabilità definite, KPI, monitoraggio, tracciabilità e verificabilità delle informazioni. Sul fronte ambientale, significa misurare e ridurre consumi, emissioni e sprechi, e rendere più efficienti processi e risorse. Sul fronte sociale, oggi sempre più decisivo, significa investire in salute e sicurezza, benessere organizzativo, formazione e sviluppo competenze, perché la carenza di persone qualificate e la difficoltà di retention sono diventate un tema competitivo. Sul fronte governance, significa trasparenza, etica, compliance e capacità di rendicontare in modo credibile. Questo approccio oggi è ancora più rilevante perché la sostenibilità incide su continuità operativa, reputazione, posizionamento di filiera e accesso al credito. Le imprese che dimostrano con dati ed evidenze di saper gestire questi aspetti sono più solide e più attrattive per mercato e finanza.

Qual è la mission di Sostenibilità d’Impresa e quanto è indispensabile oggi per le aziende? La mission di Sostenibilità d’Impresa risiede nell’aiutare le aziende a trasformare la sostenibilità in un sistema di gestione basato su processi strutturati, indicatori e dati affidabili. Oggi è indispensabile perché le imprese affrontano sfide molto concrete: evoluzione normativa, richieste delle filiere, aspettative dei clienti e, sempre di più, requisiti del sistema bancario. Le banche, in linea con le indicazioni dell’EBA, valutano il rischio e la solidità delle imprese anche attraverso informazioni ESG tracciabili e verificabili. Un approccio strutturato diventa quindi un fattore di accesso al credito e di competitività.
Come le politiche di sostenibilità aziendali si pongono come vantaggio per le aziende? Le politiche di sostenibilità diventano un vero vantaggio competitivo quando sono integrate nella strategia e governate con metodo, non quando restano iniziative isolate. Obiettivi chiari, KPI, monitoraggio continuo, responsabilità definite e dati tracciabili permettono alle aziende di prendere decisioni migliori, ridurre i rischi e aumentare la solidità complessiva. Un sistema ESG strutturato migliora il posizionamento verso clienti, filiere e sistema bancario, perché rende l’impresa più trasparente, affidabile e comparabile. In particolare, sul pilastro sociale, investire in sicurezza, benessere, formazione e sviluppo delle competenze significa aumentare attrattività e retention, ridurre turnover, inefficienze e costi nascosti, e rafforzare la capacità di affrontare il cambiamento. In questo senso la sostenibilità non è un costo, ma una leva di competitività e resilienza, soprattutto per le PMI che vogliono rimanere solide nel medio-lungo periodo.
Come si misura la sostenibilità aziendale? La sostenibilità si misura attraverso dati, KPI e un sistema strutturato di controllo. Il primo passo è definire il perimetro di analisi e svolgere un Assessment iniziale, che consenta di costruire una baseline affidabile e individuare priorità, rischi e opportunità. Successivamente, le priorità vengono tradotte in obiettivi misurabili e in indicatori coerenti con l’organizzazione, con responsabilità chiare e strumenti adeguati alla raccolta, la tracciabilità e la verificabilità delle informazioni. Questo approccio permette di garantire qualità del dato, coerenza nel tempo e possibilità di verifica, elementi oggi centrali anche per la rendicontazione e per il dialogo con filiere e sistema finanziario. Sul pilastro sociale, ad esempio, si monitorano KPI su salute e sicurezza, formazione, sviluppo delle competenze, benessere organizzativo, inclusione, turnover, assenteismo e capacità di attrarre persone qualificate. Misurare, in questo modo, significa rendere la sostenibilità credibile, governabile e comparabile, e trasformarla in un reale strumento di supporto alle decisioni.
A livello di sostenibilità, quando un’azienda diventa attrattiva? Un’azienda diventa attrattiva quando dimostra coerenza tra ciò che fa e ciò che comunica, e quando questa coerenza è supportata da dati, evidenze e informazioni verificabili. Oggi non è sufficiente “fare sostenibilità”: è fondamentale saperla comunicare in modo etico e responsabile, evitando claims generici o non dimostrabili e costruendo un racconto basato su fatti, risultati e miglioramenti reali. Le persone scelgono aziende che offrono qualità dell’ambiente di lavoro, opportunità di crescita, attenzione al benessere e una cultura organizzativa autentica. L’attrattività riguarda anche il rapporto con il sistema finanziario: le aziende strutturate dal punto di vista ESG, capaci di rendicontare e comunicare in modo chiaro e affidabile, rispondono meglio ai requisiti richiesti dalle banche e risultano più solide e credibili agli occhi degli investitori nonchè dei loro clienti.
Prevenzione, benessere, salute e sicurezza delle persone: a che punto siamo e come arriveremo al 2030? La consapevolezza su prevenzione, salute e benessere è cresciuta sia a livello istituzionale sia tra molte imprese, ma la sfida principale resta passare da un modello reattivo a un modello attivo – e idealmente predittivo – di gestione dei rischi. In Italia è stata recentemente approvata la Strategia Nazionale Salute e Sicurezza sul Lavoro 2026-2030, che mira esplicitamente a spostare il baricentro dalla gestione delle conseguenze alla prevenzione strutturata e integrata dei rischi, coinvolgendo istituzioni, imprese, parti sociali e territorio in un percorso coordinato di miglioramento continuo. La strategia si allinea anche alle migliori pratiche europee, dove strumenti specifici monitorano dati e trend sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, a testimonianza che la prevenzione non è solo un valore etico ma un elemento misurabile e confrontabile. Verso il 2030, le organizzazioni che sapranno integrare prevenzione, salute e benessere nei processi aziendali, con indicatori, responsabilità e sistemi di monitoraggio, saranno quelle più sicure e solide. Questa evoluzione non riguarda solo la riduzione degli infortuni: riguarda la qualità del lavoro, la capacità di attrarre competenze qualificare e la resilienza organizzativa, temi che stanno assumendo sempre più centralità nei piani pubblici ed aziendali.
Siamo davvero pronti al cambiamento? Negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti e la direzione intrapresa è quella giusta: è cresciuta la consapevolezza e molte aziende hanno iniziato a integrare la sostenibilità nei propri processi. Detto questo, la piena prontezza al cambiamento richiede ancora un salto di qualità, soprattutto in termini di competenze, strumenti e capacità di misurare e governare i dati. Il contesto attuale, tra Omnibus, che introduce semplificazioni e gradualità nell’applicazione di alcuni obblighi, e uno scenario economico incerto, potrebbe indurre alcune imprese ad attendere. In realtà, fermarsi oggi rappresenta un rischio: le aziende che interrompono i percorsi di strutturazione ESG rischiano di perdere competitività, di trovarsi meno preparate rispetto alle richieste di filiera e del sistema bancario e di dover rincorrere in futuro ciò che poteva essere costruito in modo progressivo. Il cambiamento non riguarda solo la compliance, ma la capacità di rafforzare il modello organizzativo e la solidità dell’impresa nel medio-lungo periodo.
Qual è il ruolo della digitalizzazione? La digitalizzazione è un abilitatore fondamentale della sostenibilità perché rende possibile ciò che altrimenti resterebbe teorico: la raccolta strutturata dei dati, il monitoraggio dei KPI e la tracciabilità e verificabilità delle informazioni. Gli strumenti digitali permettono di trasformare la sostenibilità in un sistema di gestione, integrato con i processi aziendali, capace di supportare decisioni, individuare criticità e misurare i miglioramenti nel tempo. Questo è particolarmente rilevante oggi, perché dati affidabili e confrontabili sono sempre più richiesti da filiere, banche e stakeholder. Senza digitalizzazione la sostenibilità rischia di rimanere un insieme di buone intenzioni; con i dati e i sistemi adeguati diventa invece una leva concreta di governo, efficienza e competitività.
Qual è il ruolo dell’informazione nella cultura della prevenzione? L’informazione ha un ruolo strategico perché trasforma la prevenzione da obbligo a comportamento condiviso. Non si tratta solo di comunicare regole, ma di rendere le persone consapevoli del perché delle scelte, dei rischi e dei benefici, coinvolgendole in modo attivo. Promuovere una vera cultura della prevenzione significa comunicare in modo chiaro, continuo ed etico e partecipativo. Quando le persone vedono dati, indicatori e miglioramenti concreti, la prevenzione smette di essere percepita come un adempimento e diventa parte integrante della cultura organizzativa.
Se le dico empowerment femminile, a cosa pensa? Penso prima di tutto a competenze, determinazione e accesso reale. L’empowerment femminile non è una concessione, ma un processo che valorizza il merito e amplia la qualità delle decisioni. Quando le competenze vengono riconosciute e messe nelle condizioni di esprimersi, le organizzazioni diventano più equilibrate, più innovative e più capaci di affrontare la complessità. In questo senso, l’empowerment femminile è anche un fattore di crescita per le imprese.
In un contesto manageriale ancora prevalentemente maschile, come riesce a emergere una donna? Emergere richiede preparazione, visione e capacità di costruire alleanze, oltre a una forte determinazione. La mia esperienza, iniziata molti anni fa in un contesto fortemente maschile, mi ha insegnato che la competenza è la base imprescindibile, ma che serve anche la capacità di tenere la rotta nel tempo. C’è ancora molto da fare sul piano culturale e organizzativo, ma il cambiamento accelera quando le donne fanno rete, condividono esperienze e lavorano in squadra, contribuendo a creare contesti più inclusivi e orientati al valore.
Qual è il suo ruolo in Confapi? In Confapi ricopro un ruolo in Giunta, che comporta oneri e doveri importanti in termini di responsabilità, rappresentanza e contributo alle scelte strategiche dell’associazione. Confapi ha rappresentato per me anche un percorso di crescita personale e imprenditoriale molto significativo: un contesto di confronto, ascolto e responsabilità che mi ha permesso di ampliare la visione, rafforzare competenze e comprendere ancora meglio le reali esigenze delle PMI. Per le aziende, Confapi è un’opportunità concreta sotto diversi profili: rappresentanza verso le istituzioni, supporto nei momenti di cambiamento, accesso a competenze, informazione e rete. È un luogo in cui le imprese non sono sole, ma possono crescere, orientarsi e affrontare le sfide, in modo più strutturato e consapevole. Credo profondamente nel valore delle relazioni, della fiducia e della collaborazione come leve di sviluppo.
Promuovere sostenibilità e ruolo delle imprenditrici: quali strategie? Il Direttivo del Gruppo ConfapID Brescia e il Comitato per l’Imprenditorialità Femminile di Brescia, di cui con grande orgoglio faccio parte, lavorano per valorizzare l’imprenditoria femminile attraverso iniziative di, formazione, confronto e dialogo con le istituzioni e il territorio, con l’obiettivo di favorire percorsi imprenditoriali più strutturati, consapevoli e inclusivi. Lavoriamo con l’obiettivo di promuovere iniziative per lo sviluppo e la qualificazione della presenza delle donne nel mondo dell’imprenditoria. In questi contesti contribuisco portando la mia esperienza e il mio impegno sui temi della sostenibilità e del fattore umano. Al di là dei ruoli, ciò che mi guida è una convinzione personale: le imprese, i territori, le associazioni, le comunità crescono davvero quando crescono le persone. Il mio desiderio è contribuire alla crescita di ecosistemi femminili capaci di collaborare in modo autentico, anche tra ambiti diversi. Quando le donne fanno rete partendo dalle persone prima che dai ruoli, si rafforzano il coraggio imprenditoriale, la qualità delle decisioni e la capacità di generare un cambiamento sostenibile e inclusivo, a beneficio dell’intero territorio.