Beatrice Ippolito. Il gusto dell’equilibrio

L’inizio di un nuovo periodo dell’anno è spesso un momento di riflessione: ci fermiamo, osserviamo come stiamo, come viviamo, e sentiamo il bisogno di ritrovare equilibrio ed energia. Concluse le festività, con i loro ritmi lenti e le tavole più generose, parlare di alimentazione non significa semplicemente parlare di calorie o di peso, ma di benessere, lucidità mentale, prevenzione e qualità della vita. Come ci sentiamo quando ci svegliamo al mattino? Quanta energia ci serve per affrontare le giornate e sostenere il nostro corpo? É proprio in questo contesto che il cibo torna a essere ciò che è davvero: non un nemico da combattere, ma uno strumento potente per prenderci cura di noi stessi. “Quello che scegliamo di mangiare è quello che poi siamo”, ci racconta Beatrice Ippolito “la scelta quotidiana che facciamo sul cibo si riflette in come stiamo, quanta energia abbiamo, quanto siamo lucidi e presenti nella nostra vita”. 

Biologa nutrizionista con una formazione in Farmacia e Scienze dell’Alimentazione all’Università di Firenze, impegnata nella pratica clinica, nella ricerca e nei progetti di educazione al benessere. “Se dopo aver mangiato siamo stanchi, affaticati, senza slancio, forse è il caso di fermarci un attimo e guardare che tipo di scelta abbiamo fatto”. Non è un caso, del resto, che in moltissime condizioni – dal diabete all’ipertensione, dalla sindrome metabolica ai disturbi gastrointestinali – il primo consiglio sia sempre lo stesso: attenzione a ciò che mangiamo. Non per privarci, ma per ritrovare l’equilibrio. Da questo rientro alla quotidianità nasce il nostro incontro con la dottoressa Beatrice Ippolito per raccontare come l’alimentazione, giorno dopo giorno, costruisca davvero la salute. Perché il benessere non è una parentesi dopo gli eccessi, ma uno stile di vita.

Intervista a Beatrice Ippolito

Quando oggi parliamo di alimentazione, spesso la riduciamo a una questione estetica. Dal punto di vista scientifico, quanto incide il cibo sulla salute complessiva di una persona?Il peso è sicuramente un campanello d’allarme, perché è da sempre un fattore di rischio da attenzionare, tuttavia il cibo è molto di più. Fare attenzione a ciò che mangiamo significa prendere il controllo della nostra salute. C’è una frase che amo ripetere: “siamo quello che mangiamo”; le scelte quotidiane che facciamo a tavola si riflettono sulla nostra energia, la lucidità mentale e la forza fisica. Se dopo aver mangiato ci sentiamo stanchi, appesantiti, senza energia, è un segnale chiaro: qualcosa in quella scelta non ha funzionato. E infatti l’alimentazione è il primo fattore da attenzionare in tantissime patologie: diabete, obesità, ipertensione, sindrome metabolica, gastrite e via dicendo.

In alcuni periodi dell’anno, come dopo le festività, le abitudini alimentari cambiano. Quali segnali ci manda il corpo quando ha bisogno di ritrovare l’equilibrio?Pesantezza, sonnolenza e stanchezza sono i primi segnali che ci avvisano che, molto probabilmente, abbiamo un po’ esagerato. Ma attenzione perché tornare in equilibrio non significa punirsi. L’alimentazione che fa stare bene non è privazione, è integrazione. Anche un dolcetto può avere il suo spazio, se sappiamo gestirne frequenza e quantità. Dobbiamo rientrare in armonia con noi stessi, non in guerra!

Molti associano il “rimettersi in forma” a sacrifici. Qual è invece l’approccio più intelligente?Frequenza e quantità sono i miei capisaldi. Non togliere tutto, ma imparare a dosare. Il corpo non ama la rigidità, ma la continuità. Quando entriamo in un meccanismo di privazione, prima o poi arriva l’esagerazione. L’equilibrio, invece, è sostenibile sempre.

Quali sono le prime scelte concrete a tavola per ritrovare energia e leggerezza?Il primo consiglio è l’idratazione; bere acqua è fondamentale per eliminare le tossine, migliorare la concentrazione e sentirsi meglio. Bisogna anticipare la sete e arrivare a bere circa due litri d’acqua al giorno. Poi un pasto bilanciato: verdure per le fibre, proteine, e carboidrati da mangiare per ultimi. Questo aiuta anche l’equilibrio ormonale; non serve la perfezione, piuttosto la struttura.

Quali sono gli errori più frequenti che vedi fare quando qualcuno “cerca” di mangiare sano?La demonizzazione dei carboidrati e la privazione sono in assoluto gli errori più diffusi. Nessun alimento va demonizzato, se non ci sono patologie specifiche. La privazione crea fissazione e porta all’eccesso, mentre l’equilibrio, invece, porta risultati concreti e duraturi.

A proposito di false credenze. Uova e colesterolo: vanno davvero evitate?No, è un falso mito. Le uova contengono naturalmente una sostanza, la fosfatidilcolina, che aiuta a prevenire l’accumulo di lipidi nel fegato e dunque a combattere il colesterolo. Si possono consumare tranquillamente 6–8 uova a settimana, anche in caso di colesterolo alto. Quello che va evitato piuttosto sono i cibi ultra-processati.

Qual è la difficoltà più grande che i tuoi pazienti incontrano nel seguire uno stile di vita sano?Il tempo. Tutti mi dicono: “Dottoressa, non ho tempo”. Io rispondo che la soluzione è l’organizzazione, trovare anche dieci minuti al giorno per prepararsi qualcosa fa la differenza. Pasta e riso ad esempio, se cucinati prima in quantità e conservati in frigo, hanno anche un impatto glicemico più basso. Lo stesso vale quando i pazienti riferiscono di fare la spesa in poco tempo e quindi di scegliere sempre le stesse cose. É fondamentale leggere le etichette dei cibi per scegliere quelli più sani e corretti per noi. Detto questo non è necessario trascorrere ore al supermercato, ma ritagliarsi qualche minuto ogni volta per imparare a conoscere un alimento nuovo. La salute si costruisce a piccoli passi!

Proprio perché il tempo è una delle difficoltà maggiori, mi raccontavi che lavori ad un progetto molto interessante che permette alle aziende di offrire ai propri dipendenti pasti sani già pronti, senza additivi né conservanti. Entriamo nello specifico di questo progetto innovativo?Come dicevamo, partendo da questa difficoltà concreta è nato un progetto che mi sta molto a cuore:  NAM – Nutri, Allena, Medita.Nelle aziende che aderiscono viene inserita una macchina che contiene dei pasti confezionati, sia primi che secondi, ma sono pasti bilanciati, dove si attenziona la materia prima e anche la preparazione. Non ci sono additivi né conservanti e sono pensati per la pausa pranzo, per dare energia senza appesantire. La cosa più comoda è che si trovano direttamente in azienda: basta un microonde e il pasto è pronto.In più, il pasto può essere prenotato tramite un’app, così non c’è la corsa al piatto preferito: anche chi fa la pausa più tardi sa che il suo pasto lo sta aspettando. Nell’app ci sono anche le informazioni nutrizionali, le indicazioni per eventuali intolleranze e le recensioni dei piatti, che permettono di condividere gusti e preferenze tra persone di aziende diverse, creando una vera rete intorno al cibo sano.È una macchina proattiva, perché all’interno c’è anche un QR code con domande sulla salute e la possibilità di scrivermi direttamente, l’obiettivo è semplice: rendere la scelta sana più facile, anche quando il tempo è poco.

Oltre all’alimentazione, che ruolo giocano sonno, movimento e gestione dello stress nel mantenere un metabolismo sano e un buon livello di benessere?Lo stile di vita sano è un sistema, non una somma di pezzi. L’alimentazione è centrale, ma sonno, movimento e gestione dello stress sono pilastri altrettanto importanti. Dormire bene non è un lusso: è una necessità biologica. Cercare di dormire almeno otto ore e mantenere orari regolari è fondamentale per il cuore, il metabolismo, il sistema immunitario e per l’equilibrio emotivo. Nel sonno il corpo si rigenera, ripara i tessuti, elimina tossine e consolida la memoria. Poi c’è il movimento ed è davvero per tutti: bambini, giovani, adulti, anziani. Ognuno secondo la propria età, il proprio stato fisico e le proprie condizioni di salute. Il corpo umano è fatto per muoversi, e quando lo fa regolarmente funziona meglio: migliora il controllo del peso, la forza muscolare, la salute delle ossa, la circolazione e l’umore.Infine lo stress. Muoversi aiuta a gestirlo perché stimola la produzione di endorfine, neurotrasmettitori che riducono dolore, ansia e tensione e migliorano l’umore. Sono una sorta di antidolorifico naturale prodotto dal nostro corpo. Per questo dico spesso che ritagliarsi tempo per muoversi non è un dovere, ma un atto d’amore verso se stessi.

Dalla prevenzione al quotidiano: quanto conta investire nella cultura della salute — e quindi dell’alimentazione — già dalle prime fasi della vita?Conta tantissimo. I bambini sono il nostro tesoro, il nostro futuro! Trasmettere ai bambini la cultura dell’alimentazione non significa “metterli a dieta” o imporre regole rigide: significa regalargli uno strumento che li accompagnerà per tutta la vita. La parte più bella è che per loro non sarà una fatica; noi adulti spesso viviamo la scelta come un sacrificio, mentre per i bimbi non sarà così se li abitueremo a un certo tipo di normalità. Un esempio semplice ma potentissimo: quando un bambino aspetta la cena, noi per abitudine apriamo un pacchettino di crackers. Se invece gli offriamo del finocchio tagliato a pezzettini, lui lo mangerà e si abituerà a quella scelta, non perché qualcuno lo ha obbligato, ma perché quella è la sua quotidianità.Dobbiamo investire nella cultura dell’alimentazione anche a scuola, nelle famiglie, nella comunità: equilibrio è la parola chiave per far crescere un bambino con un’educazione positiva al cibo. 

Un messaggio conclusivo. Se la salute fosse davvero una direzione costante – non un traguardo intermittente – quale sarebbe il primo passo, quello che cambia la traiettoria da subito?Direi questo: dedicare tempo alle nostre scelte alimentari significa prendere il controllo della nostra salute. La salute è una responsabilità verso noi stessi, certo, ma anche verso gli altri: verso chi ci ama, chi vive con noi e soprattutto verso chi ci guarda e ci prende come modello. È un atto d’amore. Scegliere cosa mangiare è una scelta quotidiana che facciamo tutti i giorni e possiamo farla in modo consapevole, senza rigidità o estremismi. Alla fine la verità resta una: non è fortuna, non è genetica. È una scelta quotidiana e quella scelta, se la facciamo davvero, cambia tutto!

beatrice.ippolito@gmail.com – Instagram: nutrizionista.bea

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