“Bellezza che oltre ad essere estetica è anche funzione… è questo il dovere dell’architettura”

La bellezza è la voce narrante della nostra vita. La ricerchiamo, la perseguiamo, la facciamo nostra. La bellezza è l’armonia in cui ogni parte è legata alle altre, così che non si possa aggiungere o togliere nulla senza rovinare l’insieme, questa è la regola di Leon Battista Alberti, uno dei massimi ingegni del Rinascimento italiano. Oggi ne parliamo con l’Architetto Roberto Spinoni, figura di spicco nello scenario bresciano, specializzato in edilizia residenziale, ripristino e restauro di edifici antichi e monumenti.

A cura di Annalisa Boni

Se parliamo di bellezza, in architettura, è possibile ridursi unicamente alla funzione estetica? Penso proprio di no. L’architetura non celebra unicamente l’estetica poichè il suo “dovere” è molto più complesso. Non è un superficiale e oggettivo vezzo ma l’espressione profonda dell’armonia tra forma, funzione e contesto. Ecco perchè la bellezza va rispettata durante tutte le fasi, dalla progettazione al risultato finale poichè è essa stessa il risultato di una genesi costruttiva.  Rogers lo sintetizza con una frase che condivido profondamente: «l’architetto è colui che crea la sintesi tra il mondo dell’utile e quello della bellezza».

Grandi maestri dell’architettura hanno spesso evidenziato come la società moderna abbia spesso ridotto la bellezza a un concetto frivolo. Bellezza come profondo equilibrio tra etica, funzione e rispetto del contesto ritiene possa meglio configurarsi nel suo ideale di bellezza e quindi nell’opera architettonica? Cito Alberti, nel De re aedificatoria, ribadisce che la casa nasce dalla necessità, ma aggiunge che la bellezza contribuisce alla comodità e perfino alla durata dell’edificio. Non c’è conflitto tra eleganza e necessità: c’è una sinergia. Il “giusto ordine” e la “giusta misura” sono la chiave per coniugare ciò che serve e ciò che emoziona. É proprio questo concetto a guidare l’architetto poichè l’edificio diventa bello quando diventa funzione. É proprio in quel momento che si giunge alla qualità.  Il progetto viene valutato sotto molteplici aspetti e il decoro non deve essere misurato come parte dominante ma come la conseguenza di un accurato esercizio costruttivo. Diciamo che la bellezza per un architetto si fonda su una cultura personale costruita nel tempo, su una maturità, sulla conoscenza dei materiali, sulla ricerca. Quando si progetta è necessario valutare attentamente soprattutto ciò che non si vede. Un edificio deve essere bello anche dentro.  Bisogna quindi partire dalla solidità, da quella cultura iconica che permette ad ogni opera di vincere il tempo, di durare affrontando continue evoluzioni. I materiali, ad esempio, rappresentano una scelta sostanziale per contrastare il deperimento e accrescere bellezza. Ho recentemente ammirato un bagno dell’Ottocento completamente rivestito in marmo, un’opera unica in grado di competere contro oltre duecento anni di storia e innovazione. Possedeva quella bellezza eterea ben distante da molti esempi contemporanei probabilmente oggi troppo dominati da mode e materiali incapaci di reggere la sfida del tempo. 

Bellezza quindi non solo come gusto personale e istintività dell’architetto ma anche come ricerca… La ricerca dei materiali, del loro contrasto e della loro unione è fondamentale. Lo studio architettonico nasce proprio da una serie di vincoli e di scelte che permettono di giungere ad un risultato armonico. Il bello non deriva unicamente dalla singola scelta ma da un’attenta valutazione tra luce, ombra e proporzione. É un discorso complesso, noi progettisti abbiamo a che fare con molte variabili che in un certo senso governano le nostre scelte affinché il risultato possa considerarsi ottimale. Solo così è possibile leggere l’architettura in modo diversi.

La bellezza salverà il mondo, celebre frase di Dostoevskij, per molti un luogo comune che realmente non va a toccare l’essenza del problema, come può essere interpretata in architettura?  Viviamo in un Paese che custodisce una bellezza unica.  È un patrimonio che abbiamo assorbito fin da bambini, che ci forma e ci rende felici. Eppure le nostre città oggi faticano a esprimerla. Molti centri storici si sono svuotati, trascurati, frammentati. Le scelte urbanistiche degli ultimi decenni non hanno privilegiato la conservazione, e intervenire dopo anni di abbandono è estremamente complesso. Questa perdita di continuità culturale ci ha condotti a vivere città meno identitarie, meno armoniche. Recuperare quel passato sarà difficile, ma necessario.

Come riesce Lei da Architetto a scorgere l’ideale di bellezza del suo committente? La progettazione è molto mia sebbene l’ascolto possa ritenersi fondamentale per scorgere i gusti e le esigenze di chi mi sceglie. Accolgo nel mio studio una committenza che ha potuto confrontarsi con le mie opere e che pertanto condivide il mio personale gusto e quella sensazione di diversità rispetto ad altri. Il dialogo, l’ascolto e la partecipazione al progetto mi permette di connettermi con il cliente per poi affrontare un percorso insieme. Non vorrei mai perdere la mia essenza perchè è lei che guida la progettazione delle mie opere.

Dove riconosce Lei architetto Spinoni la bellezza oggi? Nella natura, nelle figure, nella moda. Amo la pulizia e l’essenzialità di Giorgio Armani: eleganza senza eccessi, linee che durano, che non stancano. Riconosco la bellezza nei materiali, nelle pietre, nelle lastre che tocco, e anche nella tecnologia, nelle automobili, negli oggetti che uniscono funzione ed estetica. La bellezza è ciò che resiste, ciò che non ha bisogno di gridare. È il dovere dell’architettura Adolf Loos diceva che «l’architetto è un muratore che conosce il latino»: un artigiano che costruisce, ma che sa leggere, interpretare, dare senso.  È in questa doppia natura, tecnica e poetica, che nasce la bellezza dell’architettura.

Spinoni Architettura Piazzale Arnaldo, 8 – Brescia – Tel. 030 9719044 – Cell. 338 7829358 – www.spinoniarchitettura.com

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