Benedetta e Renato Gnutti, tradizione nella tradizione

Benedetta e Renato Gnutti, ph. ©Publimax

Benedetta: “La 1000 Miglia di quest’anno è stata una bellissima emozione. Le giornate calde e soleggiate ci hanno concesso qualche ora in più di luce per guardarci intorno e ammirare il nostro meraviglioso Paese. Centri storici, piccoli borghi, la campagna… Un senso di libertà incredibile, specie per la serenità che finalmente possiamo provare dopo un anno di pandemia in cui molto ci è stato precluso, specie la possibilità di sognare. Una 1000 Miglia davvero magica che ha ricordato a tutti di non dare nulla per scontato, soprattutto l’opportunità di stare in mezzo alla gente, viaggiare, respirare un pò di serenità”.

Renato: “Questa 1000 Miglia è stata speciale, come tutte del resto! Credo che ogni viaggio ci riservi nuove sorprese e quest’anno le giornate soleggiate ci hanno permesso di vivere un’esperienza unica. Un tempo meraviglioso… se fosse possibile manterrei la gara a giugno. Si soffre un po’ il  caldo, ma ne vale la pena perché hai un’ora di luce in più, soprattutto per quelli che partono con numeri alti”

Prima 1000 Miglia insieme nel 2015… 

B. Questa è la mia sesta 1000 Miglia effettiva con mio padre. La prima auto con cui abbiamo gareggiato è stata una Ferrari, poi una Fiat e successivamente sempre Porsche; quest’anno una 356 Speedster cabriolet del 1954. Mio padre è un collezionista Porsche e, di conseguenza, ha contagiato anche noi con questa passione! Sorride. Chissà se riuscirò ad avere anch’io una Porsche, magari ibrida se si può sognare. 

R. Io ho fatto diverse 1000 Miglia, la prima nel 2000, gareggiavo sempre con un carissimo amico. Poi, quando lui ha deciso di farla con sua moglie, a quel punto è subentrata Benedetta che era l’unica disponibile! 

Scherza divertito.

Diciamo che la sinergia funziona, mi fido molto di ciò che fa, quando lei è sicura io parto tranquillo e mi rilasso. Io amo guidare, lo faccio da sempre, ma tutto il resto è sulle spalle di mia figlia che da subito si è mostrata molto attenta e precisa.

Solo Porsche?

R.. Ho preso la mia prima Porsche quando avevo vent’anni e da allora ho scelto Porsche, magari cambiando modello. Mi sono sempre trovato bene, sono auto stupende e facilmente gestibili… in famiglia siamo tutti “porschisti”, è un po’ come la fede calcistica, non si cambia mai…

Prevedete qualche new entry, più contemporanea? – assist per Benedetta –

Benedetta ride.

Renato sorride. No, forse no. Magari per i cinquant’anni…

Fascino, folklore ma anche fatica…

B. Ci prepariamo un mesetto prima, ma senza esagerare. Diciamo che mio padre è estremamente dotato nello sport e in special modo per la guida, io invece faccio da codriver e sdoppio. Per quanto riguarda la 1000 Miglia è stancante; per quattro giorni sei completamente assorto dalla gara, dormi appena, mangi pochissimo, sei costantemente sovrastato dalle emozioni. Aggiungo che la facciamo seriamente, infatti, nonostante un basso coefficiente di partenza, riusciamo sempre a posizionarci sotto la 40a posizione e questo credo sia indicativo del nostro impegno.

R. È dura ma bellissima, appena arrivo avrei già voglia di ripartire! È un’esperienza meravigliosa che auguro a tutti di provare, almeno una volta nella vita, se possibile va fatta!

Moltissime ore fianco a fianco, di cosa parlate?

B. È certamente un modo inusuale di stare insieme, conoscersi meglio, scoprire divertenti aneddoti passati; mio padre è un uomo estremamente interessante!

E poi naturalmente ci sono dei bellissimi e profondissimi silenzi che per me hanno un grande valore. Non bisogna avere l’ansia di riempire ogni istante di parole, ma essere insieme, semplicemente.

R. Parliamo un pò di tutto, soprattutto della famiglia, di lavoro non direi. Siamo abbastanza presi da ciò che succede in gara, scherziamo su alcune situazioni che si possono creare tra partecipanti, ci informiamo sul nostro andamento…

Qualche aneddoto della 1000 Miglia 2021?

B. Ricordo ancora divertita la  scena, durante una prova speciale a seguito di una brusca frenata di mio padre. Risultato, ci siamo ritrovati una quantità (mi sembrava non finissero mai) di bottigliette d’acqua che da dietro ai sedili si sono “catapultate” davanti… io che cercavo di rimetterle apposto. Ho riso moltissimo!

R. C’è molta competizione durante la 1000 Miglia ma, per quanto ci riguarda, cerchiamo di fare del nostro meglio, senza essere ossessionati come altri!

Tanto per capire lo spirito di alcuni… un giorno abbiamo avuto qualche problema con il rubinetto della benzina o almeno così pensavo. Ho chiamato il meccanico perché sistemasse l’auto, ma l’indomani “la macchina continuava ad andare a tre e fare dei saltelli”. 

Se il problema non era la benzina, doveva essersi staccata una pipetta così quando siamo arrivati al riordino a mangiare, abbiamo richiamato il nostro meccanico che avrebbe sistemato l’auto più tardi, perché non aveva accesso a quella zona. 

Così decido di scendere e aprire il cofano per controllare – premetto che non sono un grande meccanico – e sento un anziano meccanico con un amico dire: “ma hai visto che furbo questo qua, ha staccato una candela, così quando va a mangiare è sicuro che non gli portino via la macchina!” Dopo aver risposto che non avevo certo staccato io la pipetta, ho guardato Benedetta e siamo scoppiati a ridere. E del resto penso sia importante qualche volta non prendersi troppo sul serio. 

Il momento più emozionante?

B. Ci sono molti momenti indimenticabili, ma in particolare ricordo l’arrivo sul lungolago di Salò; eravamo praticamente arrivati a casa e siamo stati accolti dall’affetto delle moltissime persone presenti ad aspettarci… un’emozione incredibile.

R. Penso anch’io il passaggio sul lago. Forse perché eravamo a casa, c’erano amici che ci fermavano per un saluto… è stata una bellissima festa.

Tra voi concorrenti c’è amicizia, solidarietà? 

B. Partire nei primi 100 equipaggi fa la differenza… Se posso fare una richiesta a mio padre, il mio sogno sarebbe affittare una macchina anteguerra per partire davanti e provare un’esperienza del tutto diversa. Sono molto più difficili da condurre, sono vecchie e dunque più delicate, ma penso riservino delle emozioni
uniche.

R. Non so fino a che punto… magari con me c’è solidarietà perché sanno che non hanno niente da temere. Sorride. Quando invece si compete per le prime posizioni la situazione cambia decisamente!

Quest’anno hanno vinto due bresciani, Vesco e Salvinelli… 

R. Vesco si è già aggiudicato diverse vittorie, sempre con lo stesso modello di auto, e quest’anno ha gareggiato insieme al co-pilota Fabio Salvinelli, un grande regolarista. Io penso che Andrea Vesco ad oggi sia uno dei top driver, se non il migliore. Poi c’è anche Giovanni Moceri, un pilota siciliano bravissimo… 

1000 Miglia un evento internazionale, qualche suggerimento?

B. Mi piace ricordare, specie a quanti faticano a comprendere questa passione, che negli anni ’20 il Futurismo si basava sul concetto di velocità e l’automobile era una figura iconica; la rappresentazione estetica della relazione uomo-mezzo che sfida la capacità limitata dell’essere umano di poter andare così veloce. Un movimento poi riconosciuto in tutto il mondo che si regge su un’identità solida, un fenomeno culturale per noi italiani che ci fregiamo dei marchi storici Ferrari, Lamborghini, Alfa Romeo, Fiat… 1000 Miglia è stata recentemente candidata a Patrimonio UNESCO perché è una gara che rievoca un passato glorioso di motori, aerodinamica e tanta passione.

R. Ritengo che la 1000 Miglia sia un evento unico per molti aspetti. Al momento non ho suggerimenti da dare perché è organizzata davvero bene, ogni anno vengono introdotte delle piccole novità pur conservando sempre lo spirito originario della competizione. Tutti gli anni vedo concorrenti arrivare da ogni parte del mondo; dal Giappone all’America, dalla Russia o dal Sudafrica. A mio parere è una manifestazione che deve conservare la sua tradizione per continuare ad essere la corsa più bella del mondo.

Intervista di Paola Rivetta

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