Ci sono storie che nascono in modo semplice e che, con il passare del tempo, acquistano la dimensione di un’eredità culturale. “La Brescia–Napoli: Classica in moto d’epoca” appartiene a questa categoria. Tutto inizia nel 2016, quando due amici — Mario Gaburri e Paolo Pezzotti — decidono di affrontare un viaggio in moto verso Napoli, scegliendo non motociclette moderne e performanti, ma due modelli d’epoca carichi di fascino e storia. Un gesto spontaneo, nato dal desiderio di vivere la strada con lentezza e autenticità che si è trasformato in una manifestazione capace di unire diversi mondi: lo sport e la tradizione, la passione e la responsabilità collettiva. Dieci anni dopo la Brescia–Napoli non è più soltanto un itinerario da percorrere su due ruote, ma un’occasione di incontro, un appuntamento che celebra l’amicizia e la condivisione e, al tempo stesso, la necessità di riflettere su temi sociali. L’edizione 2025 ha testimoniato con forza questa crescita: ventisei squadre, oltre cento motociclisti e sette auto d’epoca a supporto, hanno percorso più di mille chilometri attraversando città e paesi della nostra splendida Italia. La Brescia–Napoli non è una competizione; rappresenta piuttosto un viaggio che fonde all’emozione della guida, l’entusiasmo, il rispetto delle regole e l’impegno verso le nuove generazioni. Tre elementi hanno reso unica l’edizione decennale: primo naturalmente la dimensione sportiva, con il piacere della guida e il richiamo alla memoria storica delle motociclette d’epoca. L’iniziativa “La Brescia Napoli e la sicurezza stradale in teatro” ha portato in scena degli spettacoli nelle scuole, offrendo a migliaia di studenti l’occasione di confrontarsi con testimonianze autentiche e dibattiti stimolanti. Non da meno l’”Expo Vantini” ha dato voce ad uno spazio dedicato alla bellezza e alla storia: moto, arte e scenografie naturali hanno dialogato tra loro, dando forma a un’esperienza immersiva elegante. In questa occasione speciale Gaburri e Pezzotti ci hanno raccontano come sia nata l’idea, i valori che sostengono la manifestazione e cosa significhi aver raggiunto il traguardo del decennale. Un dialogo che mette al centro la passione per i motori e rivela il desiderio di consegnare alle nuove generazioni un messaggio di responsabilità e rispetto.

Intervista a Mario Gaburri e Paolo Pezzotti
Partiamo dall’inizio: come è nata l’idea della Brescia–Napoli? Nel 2016 non c’era alcuna strategia, alcun piano strutturato, ma soltanto due amici e il desiderio di partire per Napoli. La scelta di usare le moto d’epoca fu naturale perché volevamo sentire la strada in un modo diverso, con il respiro lento delle cilindrate di un tempo che raccontano la storia. Non avremmo mai immaginato che quel viaggio si sarebbe trasformato in un progetto riconosciuto e sostenuto da Istituzioni e comunità.
In dieci anni, da un viaggio privato siete arrivati a una manifestazione strutturata. Qual è stato il segreto di questa crescita? Forse il segreto è proprio il nostro entusiasmo autentico. La manifestazione è cresciuta perché ha incontrato la voglia di condividere passioni, riscoprire territori e parlare ai giovani. Ogni edizione ha portato qualcosa di nuovo e così l’iniziativa si è ampliata, fino a diventare un punto di riferimento non solo per gli appassionati di moto storiche, ma anche per chi crede nei valori della responsabilità e della memoria.
Cosa rappresenta per voi il decimo anniversario? Di certo un traguardo emozionante! Non è soltanto il numero che conta, ma ciò che questo numero racchiude: centinaia di persone coinvolte, decine di Istituti scolastici, migliaia di chilometri percorsi, un’idea che da personale è diventata collettiva. Significa per noi aver dato vita a una tradizione che, seppur giovane, ha già radici solide. Questa per noi è stata la conferma che vale la pena credere nei sogni perché, se sono autentici, diventano contagiosi.
Uno degli elementi distintivi di quest’anno è stato il progetto teatrale dedicato alla sicurezza stradale. Perché avete scelto proprio il teatro come linguaggio? Il teatro ha la forza unica di coinvolgere ed emozionare e, allo stesso tempo, trasmettere contenuti profondi. Parlare di sicurezza stradale ai giovani non è semplice perché il rischio è di apparire “didascalici” e un po’ noiosi. Invece, attraverso le storie messe in scena, abbiamo visto studenti ascoltare in silenzio, emozionarsi, partecipare e questo ci ha dimostrato che si può educare con empatia e autenticità.

Quali sono i valori che, secondo voi, fanno della Brescia–Napoli un’esperienza diversa rispetto ad altre manifestazioni? Alla base c’è l’amicizia e la fiducia reciproca, diversamente sarebbe difficile portare avanti un’iniziativa così impegnativa. Poi c’è la passione che è il motore di tutto. Oltre agli aspetti personali c’è il senso del rispetto per le regole della strada, rispetto per chi viaggia con noi e per i territori che attraversiamo.
L’Expo Vantini è stato uno dei grandi protagonisti del decennale: perché inserire una mostra nel cuore della manifestazione? L’Expo Vantini ha rappresentato un ampliamento naturale del progetto per non limitarsi alla dimensione sportiva o teatrale, ma offrire un’esperienza culturale che potesse attrarre un pubblico più vasto. Esporre motociclette d’epoca accanto ad arredi vintage, opere d’arte e scenografie naturali ha creato un contesto raffinato e immersivo, in grado di raccontare non solo la bellezza dei motori, ma anche il loro legame con la storia e il design. È stato un modo per dimostrare che la passione motociclistica può dialogare con linguaggi diversi, dal collezionismo alla creatività contemporanea.
La Brescia–Napoli è anche un viaggio attraverso territori e comunità. Che rapporto avete costruito con le città che vi accolgono? È forse l’aspetto che ci ha sorpreso di più; quando entriamo in una città o in un piccolo paese, la manifestazione non è percepita come un evento esterno, ma come qualcosa che appartiene alla comunità stessa. Riteniamo che il vero successo non si misuri nei numeri, ma nell’impatto umano che lasciamo lungo il percorso, quel legame che negli anni si è consolidato e che per noi è un motivo di orgoglio.

Spesso sottolineate l’importanza dei giovani. Perché li considerate così centrali? Perché sono i protagonisti del futuro. Se vogliamo che la cultura della strada cambi, dobbiamo partire da loro. La sicurezza non può essere un obbligo imposto ma deve diventare un’abitudine interiore, un valore acquisito. Coinvolgerli con spettacoli teatrali, con incontri diretti, con testimonianze reali significa dare loro gli strumenti necessari per essere cittadini consapevoli. Al tempo stesso significa riconoscere che i giovani hanno una voce importante.
Quanto pesa la dimensione organizzativa di un evento di queste proporzioni? È una macchina complessa, che richiede mesi di preparazione e la collaborazione di decine di persone. Non nascondiamo che ci sono momenti di difficoltà e imprevisti ma la qualità dello staff e la fiducia reciproca rendono possibile superare ogni ostacolo. Ci sostiene la consapevolezza che non stiamo lavorando solo per una manifestazione, ma per un progetto che ha un valore educativo e sociale.
Cosa significa per voi avere il sostegno di Istituzioni, sponsor e associazioni? Significa riconoscimento, ma soprattutto responsabilità. La decima edizione ha confermato il sostegno di Regione Lombardia, dei Comuni attraversati, di associazioni come l’AIFVS e “Condividere la strada della vita”, così come degli sponsor che hanno creduto in noi. Non si tratta solo di un aiuto economico o logistico, ma la dimostrazione che esiste una rete che condivide i nostri valori. Questo ci incoraggia e ci spinge a fare sempre meglio, perché non rappresentiamo soltanto noi stessi, ma un’intera comunità di realtà che hanno deciso di fare questo viaggio accanto a noi.
In un mondo che corre veloce, cosa rappresentano le moto d’epoca per voi? Le moto d’epoca non sono semplicemente dei mezzi di trasporto: sono custodi di storie, testimoni di epoche in cui viaggiare era un’esperienza diversa, fatta di tempi più lunghi, di rapporti diretti con la strada. Portarle oggi lungo un itinerario come la Brescia–Napoli significa restituire dignità al passato, ma anche insegnare a guardare al futuro con rispetto. Sono un ponte tra generazioni: i più giovani scoprono un mondo che non conoscevano, mentre gli adulti ritrovano un pezzo della propria storia.
Qual è stata la soddisfazione più grande di questi dieci anni? Vedere gli occhi dei ragazzi. Quando, dopo uno spettacolo o un incontro, ci dicono che hanno capito l’importanza di rispettare le regole, che non serve correre per divertirsi, che la vita ha valore… ecco, in quei momenti ci rendiamo conto che il nostro lavoro ha un senso profondo. Certo, c’è l’orgoglio per la manifestazione, per i numeri raggiunti e la visibilità, ma ciò che resta davvero è aver contribuito a seminare valori che potranno accompagnare le nuove generazioni.
Guardando avanti: cosa ci sarà dopo questo decennale? Il prossimo appuntamento è già fissato: il “Viaggio Mare 2026” che ci porterà tra Corsica e Sardegna. Sarà un nuovo capitolo con scenari inediti e sfide diverse ma, al di là della geografia, ciò che ci interessa è continuare ad unire motori, cultura, amicizia e solidarietà. Il decennale ha rappresentato un traguardo e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza. La vera eredità di questa esperienza è un messaggio chiaro: la passione può essere veicolo di una cultura condivisa, uno strumento di responsabilità e rispetto.