BRUNO ROMEDA un artista visionario

Brescia celebra l’opera di Bruno Romeda, scultore di fama internazionale, ma soprattutto uomo illuminato del suo tempo, attraverso l’esposizione dell’ampio repertorio artistico. Suggestive sculture bronzee di forma geometrica: cerchi, quadrati, triangoli ed esagoni che fungono da cornici per definire e trasformare lo spazio circostante.  “Oggi parlare dell’arte che cerca un rapporto primigenio con la natura e con il mondo delle origini, con la pace e l’Interiorità, è un tema quasi alla moda”, ci racconta Francesca Bazoli, Presidente della Fondazione Brescia Musei “ma lui lo vide allora, con grandissimo anticipo. La cosa che più mi colpisce e commuove è l’idea che la sua arte in qualche modo si ponga in un rapporto di “servizio” rispetto alla valorizzazione delle meraviglie che abbiamo intorno; cannocchiali che inquadrano i paesaggi lasciandoli entrare dentro nell’opera in un connubio diretto con lo spettatore che può ampliare in questo modo la sua visione del mondo”. Primo incipit della valorizzazione dell’arte di Romeda l’esposizione “Bruno Romeda. Le geometrie della materia” inaugurata nelle suggestive sale della Biblioteca Comunale Costanzo Ferrari di Sale Marasino che sarà aperta al pubblico fino al 31 maggio 2025.

TESTO DI PAOLA RIVETTA

Intervista a Francesca Bazoli  Presidente Fondazione Brescia Musei

“Bruno Romeda. Le geometrie della materia” una mostra inaugurata a Sale Marasino, con Lectio Magistralis della professoressa Elena Di Raddo, per celebrare l’opera di un grande scultore di fama internazionale. Un primo passo per la valorizzazione della sua opera da parte di Fondazione Brescia Musei?Questa mostra rappresenta un incipit, diciamo così, del progetto strettamente legato alla personalità, all’arte e al lascito dell’artista Bruno Romeda. Com’è noto Romeda lasciò la sua eredità a Fondazione Brescia Musei nel 2017 con un duplice mandato: da un lato valorizzare la sua opera e quella del compagno, l’artista newyorkese Robert Courtright; dall’altro contribuire a sostenere l’arte contemporanea. La valorizzazione dell’arte di Romeda come artista vede un punto di snodo fondamentale nel catalogo di tutte le sue opere a cui stiamo lavorando; un lavoro antologico importante anche dal punto strettamente scientifico. Dopodiché ci sono i progetti di natura più divulgativa, come quello inaugurato a Sale Marasino, che rappresenta appunto un incipit, la parte iniziale dell’esposizione dell’opera artistica di Romeda che inauguriamo nel suo paese natale. La mostra è in tal senso un grande omaggio ad uno scultore di fama internazionale: sarà possibile apprezzare opere che lo rappresentano in tutto il suo percorso artistico e poetico, in un luogo meraviglioso affacciato sul lago d’Iseo. Qui le opere inquadrano il lago, incorniciano il paesaggio e vi si fondono secondo una visione molto precorritrice dei tempi; la natura entra nell’arte e l’arte entra dentro la natura stessa, l’opera diventa così una sorta di cornice che ingloba tutto quello che vede l’occhio dell’uomo. Le sculture sono qui collocate meravigliosamente e riescono ad esprimere nel modo più appropriato e profondo la poetica dell’autore. 

Un progetto ampio e corposo che proseguirà con una lunga serie di appuntamenti interessanti. Mi racconti qualcosa?Il grande progetto su cui stiamo lavorando da anni vedrà la realizzazione di un Parco di Sculture di Romeda nel Castello di Brescia, sopra le balze olearie. Un’idea ambiziosa a cui abbiamo dedicato tempo e passione; abbiamo chiamato anche l’architetto Marcus Scherer per aiutarci a realizzare questo camminamento in un luogo molto strategico dal punto di vista ambientale e scenografico come sono appunto le balze olearie del castello. L’obiettivo è trovare il panorama giusto a questi inquadramenti delle opere di Romeda con un progetto permanente nel tempo. Tra l’altro, in occasione delle indagini necessarie per verificare le collocazioni, dal punto di vista archeologico, sono emersi i resti di un Tempio romano straordinari, interessantissimi. Il ritrovamento è ancora in approfondimento, ma si tratta dei resti di un Tempio perfettamente allineato al Capitolino, a creare una linea immaginaria di congiungimento tra la città bassa e la città alta. In questo senso è ancora più bella e significativa l’idea di valorizzare questi resti che abbiamo trovato collocando le opere di Romeda; si aprirà in questo modo un dialogo non solo con la natura, ma anche con l’antichità che per l’artista rappresentava una fonte d’ispirazione continua e dichiaratamente ricercata. Pare quasi sia stato evocato quel luogo ancora prima di sapere che cosa avremmo trovato.

Bruno Romeda, origini bresciane, scultore di fama internazionale…Un artista le cui opere sono oggi parte di prestigiose collezioni private e pubbliche rinomate in tutto il mondo – tra gli altri il Metropolitan Museum di New York, il Musée d’Art Contemporain di Nizza, il Kasama Nichido Museum of Art di Tokyo, la Andrew Crispo Gallery di New York, la Kouros Gallery di New York e la Galerie Jean Jacques Dutko di Parigi oltre che nella collezione della Cantina Ca’ del Bosco di Erbusco.Ha vissuto in giro per il mondo e poi ha trascorso l’ultima parte della sua vita a Sud della Francia, in Costa Azzurra, dove ha creato una sorta di casa museo in un convento Cinquecentesco, decorato da lui e Courtright. Un vero e proprio laboratorio d’artista, un posto un po’ magico dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita con Robert Courtright in una simbiosi artistica ed umana. Un grande visionario per il suo tempo: adesso parlare dell’arte che cerca questo rapporto primigenio con la natura e con il mondo delle origini, con la pace e l’interiorità, è un tema alla moda, ma lui lo vide con grandissimo anticipo. In particolare ciò che mi colpisce e commuove è l’idea che la sua arte in qualche modo si ponga a servizio delle meraviglie che abbiamo intorno, offrendo dunque cornici, cannocchiali che inquadrano i paesaggi. In questo modo le opere diventano un medium che consente allo spettatore di ampliare la sua visione del mondo ed insieme di entrare in una relazione di intimità con lo stesso. 

In questo senso Romeda trasforma il concetto tradizionale di scultura in tratti sottili che delimitano uno spazio caratterizzato dall’assenza di materia. La sua è stata definita una poetica del vuoto…Poetica del vuoto perché lascia entrare tutto quello che sta fuori. Mi ha fatto ripensare a una lezione tenuta qualche giorno fa da Michelangelo Pistoletto che parlava dei suoi specchi: lo specchio è qualcosa che non offre un’immagine di sé, ma accoglie tutto, è uno spazio totalmente vuoto perché accoglie tutto ciò che si riflette dentro. Lo stesso vale anche per Romeda e la sua poetica, perché accoglie tutto quello che, attraverso questo vuoto, si riesce a vedere ed esprimere senza imporre un punto di vista ma riflettendo tutta la realtà che ci circonda. 

Per quanto riguarda la volontà di Romeda di sostenere l’arte contemporanea, quali i progetti di Fondazione Brescia Musei? Un altro grande capitolo che questo lascito ci ha consentito di sviluppare è l’attenzione per l’arte contemporanea, anche come strumento di illuminazione e attualizzazione dell’arte antica. I grandi progetti di Emilio Isgrò, Fabrizio Plessi, Francesco Vezzoli – che abbiamo chiamato “Palcoscenici archeologici”, ovvero l’esposizione di artisti contemporanei in dialogo diretto con l’antico. Gettano nuova luce sul patrimonio grazie alla voce del contemporaneo. Tutti questi progetti sono stati portati avanti anche grazie al lascito di Bruno Romeda.

Una volontà che testimonia l’amore di Romeda per l’arte contemporanea, ma non da meno un omaggio alla sua città di origine. Assolutamente sì. Trovo commovente che questo grande artista abbia inteso rendere gratitudine alla sua città natale lasciando le sue opere e i mezzi per aiutare a valorizzare il contemporaneo. É un gesto di notevole generosità nei confronti di un pubblico a lui sconosciuto, composto da quanti hanno accesso ai musei. In Francia, nel paese dove viveva donò numerose opere, segno di un’attenzione al pubblico che coltivò anche in vita. 

Brescia viene da sempre definita “una città prettamente industriale” eppure dal punto di vista artistico mi sembra abbia altrettanti argomenti a suo favore. Ne sono testimonianza i numerosi artisti bresciani noti in tutto il mondo per le loro opere. Pensi che si possa parlare a questo punto anche di “tradizione artistica bresciana”?Sono d’accordo ed è un segno di questo anche la presenza in città di grandi galleristi e collezionisti. D’altra parte la tradizione artistica bresciana ha avuto grande vivacità ed insieme forti elementi di originalità.  Nella nostra città, per esempio, il Rinascimento ha avuto caratteristiche del tutto particolari, come faremo vedere nella mostra che stiamo preparando per l’autunno, peculiarità che lo differenziano dal Rinascimento nel resto d’Italia, con dei campioni straordinari come Romanino a Moretto. Pensiamo poi al grande Giacomo Ceruti che si è inventato una modalità di rappresentazione dei poveri, che prima non erano mai stati dipinti nella storia con l’empatia della partecipazione al loro destino. La storia dell’arte ci testimonia che a Brescia c’è sempre stato uno spirito creativo e innovativo, anche nel campo dell’arte. Sono convinta che la creatività abbia moltissime facce: anche l’imprenditoria è una forma di creatività. Il fatto che ci siano imprenditori creativi per me è connaturato al fatto che ci siano creativi nel mondo dell’arte. Mi pare si possa dire che Brescia è un luogo creativo a trecentosessanta gradi. 

Fondazione Brescia Musei è da sempre attenta a valorizzare quelli che sono i punti di forza legati alla nostra cultura…Da questo punto di vista stiamo portando avanti un importante progetto culturale con la Provincia di Brescia dal titolo “Una generazione di mezzo” presso gli spazi espositivi di Palazzo Martinengo. L’obiettivo è valorizzare artisti contemporanei residenti o nati a Brescia, o in provincia, che abbiano già ottenuto riscontri critici a livello nazionale ed internazionale; tra gli altri Paola Pezzi, Maurizio Donzelli, Gabriele Picco. Il prossimo appuntamento sarà dedicato a Bonomo Faita che secondo me è un artista bresciano davvero notevole.Si tratta di un lavoro molto interessante perché come Fondazione Brescia Musei abbiamo pubblicato i cataloghi di queste mostre per conservare e documentare. Il catalogo è ciò che resta di una mostra e quindi abbiamo pensato di creare una piccola biblioteca dedicata a questi artisti bresciani più o meno conosciuti ma di grande valore. Queste pubblicazioni sono state possibili grazie anche al contributo del lascito di Bruno Romeda.

Quali i prossimi progetti?Per parlare di arte contemporanea, nel mese di luglio si aprirà una monografica dedicata a Giuseppe Bergomi e sarà veramente un appuntamento notevole.Un’antologica che esplorerà tutta la sua carriera anche con dei pezzi creati appositamente per la mostra. Si svilupperà tra il Castello, nelle sale sopra il Museo del Risorgimento, per tutte le opere che non possono stare all’aperto e i Chiostri di Santa Giulia che ospiteranno le sculture all’esterno. Una mostra dislocata in due luoghi diversi che li riunisce in un’unità ideale, un omaggio a un artista bresciano consacrato come uno dei grandi del ‘900 italiano. 

Qualche anticipazione della grande mostra dedicata al Rinascimento bresciano?Una mostra bellissima che inaugurerà ad ottobre al Museo di Santa Giulia. Non saranno moltissimi pezzi, ma tutti capolavori che illustreranno le opere di Maestri come Savoldo, Romanino e Moretto e racconteranno la vita nella nostra città in un’epoca di rinascita straordinaria. Sono numerosissimi i cambiamenti avvenuti negli anni che vanno dal terribile Sacco di Brescia del 1512 al 1552 con la morte di Fortunato Martinengo, rappresentato in un noto quadro del Moretto conservato alla National Gallery di Londra che avremo il piacere di ammirare a Brescia. Un grande signore cinquecentesco, un illuminato, un letterato, che condusse una vita esemplare con questa sua dedizione ai più svariati campi. In quei quarant’anni Brescia cambiò forma avviando l’evoluzione verso i tempi moderni. Una mostra molto interessante che metterà in scena l’animo umano, la storia e l’identità di Brescia attraverso i lavori della sua più grande stagione pittorica.

©Bruno Romeda. Le geometrie della materia ph. Nicolò Benedetti, credits Fondazione Brescia Musei

BRUNO ROMEDA. LE GEOMETRIE DELLA MATERIA

Biblioteca Comunale Costanzo Ferrari  Sale Marasino (BS) – 24 maggio 2024 – 31 maggio 2025

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