“L’impegno come parte naturale di ciò che sono”. É così che Camillo Petruzzi, nuovo Presidente di Croce Bianca, accoglie il suo nuovo ruolo, interprete di un sentimento profondo di appartenenza e di responsabilità verso la comunità, senza identificarlo in “tempo sottratto”, ma occasione che restituisce valore. Un messaggio forte di chiara e coesa vicinanza, un legame profondo ricco di significato e forte di quegli ideali autentici consacrati alla solidarietà più vera.
SCRIVE ANNALISA BONI, IMMAGINI DI UMBERTO FAVRETTO

In una recente intervista ha attribuito il suo ruolo di Presidente di Croce Bianca al coronamento di un sogno. Sappiamo che suo padre Cesare è stato vicepresidente e comandante e che tutta la sua famiglia è impegnata in questa missione virtuosa a servizio della brescianità. Ci racconta cosa le ha trasmesso suo padre anche in età giovanile? Mio padre Cesare non mi ha trasmesso solo l’impegno verso la Croce Bianca ma un modo di stare al mondo: il rispetto per gli altri, la disponibilità ad aiutare senza aspettarsi nulla in cambio e il valore del lavoro fatto con serietà e umiltà. Ricordo che mi parlava spesso dell’importanza di esserci, sempre, nei momenti di bisogno, anche quando può rivelarsi difficile o scomodo. Più che un obbligo, è diventata una scelta consapevole, maturata negli anni, fino a trasformarsi in quello che oggi considero davvero il coronamento di un sogno: poter continuare, con responsabilità e orgoglio, un impegno che affonda le radici nella mia storia familiare e nei valori in cui credo profondamente.
Qual è il sentiment che l’ha condotta, al di là di una fisiologica eredità morale trasmessale da suo padre, ad avvicinarsi a questo impegno e a sentirsi soprattutto così coinvolto? Più che un senso del dovere ereditato, è stato un sentimento profondo di appartenenza e di responsabilità verso la comunità a guidarmi. Fin da subito ho percepito che questo impegno non poteva unicamente essere interprete del “fare volontariato”, ma definirsi parte attiva di qualcosa di più grande, capace di incidere concretamente sulla vita delle persone. È un’esperienza che ti insegna e ti restituisce molto più di quanto dai. A questo si aggiunge un forte legame con il territorio e con il valore che rappresenta. Sentirsi parte di una realtà che opera per il bene comune, condividendo spirito di squadra, solidarietà e umanità crea un coinvolgimento autentico e duraturo. In fondo, ciò che mi ha spinto e mi spinge ancora oggi è proprio questo: la convinzione che esserci, con serietà e dedizione, abbia un senso profondo. E quando lo capisci davvero, l’impegno non pesa, ma diventa una parte naturale di ciò che sei.
Cosa significa oggi essere alla guida di Croce Bianca, qual è la sfida più importante? Essere oggi alla guida di Croce Bianca significa prima di tutto assumersi una grande responsabilità ovvero quella di custodire una storia importante e, allo stesso tempo, accompagnarla nel futuro. Vuol dire rappresentare centinaia di volontari e dipendenti, persone che ogni giorno dedicano tempo ed energie agli altri, garantendo qualità, affidabilità professionalità e umanità in ogni servizio. La sfida più importante è proprio questa: riuscire a coniugare i valori fondanti del volontariato – solidarietà, spirito di servizio, vicinanza alle persone – con le esigenze sempre più complesse di un sistema sanitario e sociale in continua evoluzione. Oggi servono organizzazione, formazione continua, capacità di innovare e di attrarre nuove generazioni di volontari. In sintesi, guidare Croce Bianca oggi significa trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, senza mai perdere di vista ciò che conta davvero: mettere la persona al centro. Sempre.
Qual è invece il suo grande motivo di orgoglio? Il mio più grande motivo di orgoglio è vedere, ogni giorno, la dedizione e lo spirito di servizio delle persone che fanno parte della Croce Bianca. Volontari e operatori che, spesso in silenzio, con professionalità e cuore, riescono a fare la differenza nella vita degli altri. Mi rende orgoglioso sapere che questa realtà continua a essere un punto di riferimento per il territorio, capace di rispondere ai bisogni con competenza ma soprattutto con umanità. Dietro ogni intervento c’è un impegno autentico, una presenza concreta che va oltre il semplice servizio. A livello personale, sento anche l’orgoglio di poter portare avanti un percorso che affonda le radici nella mia storia familiare, cercando di esserne all’altezza e di contribuire, insieme a tutta la squadra, a far crescere ulteriormente questa missione.

Che ruolo gioca oggi la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica nella vostra missione di soccorso e quali sono gli obiettivi? Oggi la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica giocano un ruolo sempre più centrale nella nostra missione di soccorso. Non sono un fine, ma strumenti fondamentali per essere più tempestivi, coordinati ed efficaci negli interventi. Pensiamo, ad esempio, ai sistemi di gestione delle chiamate e delle emergenze, alla geolocalizzazione dei mezzi, alla digitalizzazione dei dati sanitari: tutte soluzioni che permettono di ridurre i tempi di risposta, migliorare il coordinamento con le centrali operative e garantire una maggiore precisione nelle informazioni a disposizione degli equipaggi. Anche sul fronte della formazione, la tecnologia ci offre opportunità importanti: piattaforme digitali, simulazioni e aggiornamenti continui consentono ai volontari e agli operatori di mantenere standard sempre più elevati. La sfida, però, è trovare il giusto equilibrio tra innovazione e dimensione umana. La tecnologia deve supportare il nostro lavoro, senza mai sostituire ciò che resta essenziale: il contatto diretto, l’empatia, la capacità di prendersi cura delle persone. Per il futuro, l’obiettivo è quello di continuare a investire in strumenti che migliorino efficienza e qualità del servizio, rendendo i processi sempre più integrati e veloci, ma senza perdere la nostra identità. Vogliamo essere un’organizzazione moderna, capace di evolversi, restando però profondamente ancorata ai valori che da sempre la guidano.
Rispetto al passato invece, oltrepassando epoche, trasformazioni sociali e generazionali qual è il panorama del volontariato qui a Brescia? Come è possibile crescere ulteriormente oggi e secondo quali valori? Rispetto al passato, il volontariato a Brescia ha vissuto una profonda evoluzione. Se un tempo era sostenuto soprattutto da un forte senso di appartenenza e da legami molto radicati nel territorio, oggi si confronta con una società più dinamica, con ritmi di vita diversi e nuove priorità, soprattutto tra le giovani generazioni. Questo non significa che sia venuto meno lo spirito solidale ma è cambiato il modo di esprimerlo. Oggi le persone cercano esperienze di volontariato più flessibili, compatibili con lavoro, studio e vita privata, ma allo stesso tempo desiderano sentirsi parte di un progetto autentico, concreto, caratterizzato da un impatto reale. A Brescia il volontariato resta comunque un pilastro fondamentale della comunità, con una rete associativa viva e attiva, capace di rispondere ai bisogni del territorio. La vera sfida è riuscire a rinnovarsi senza perdere identità. Per crescere ulteriormente oggi è necessario investire su alcuni aspetti chiave: coinvolgere i giovani, parlando il loro linguaggio e offrendo percorsi formativi e di crescita; valorizzare le competenze, perché il volontariato moderno richiede sempre più preparazione e responsabilità; fare rete, collaborando tra associazioni, istituzioni e realtà del territorio; comunicare meglio, anche attraverso i canali digitali, per far conoscere davvero ciò che si fa ogni giorno. I valori, però, restano gli stessi di sempre: solidarietà, senso civico e rispetto della persona. Sono questi i pilastri su cui costruire il futuro del volontariato. In definitiva, crescere oggi significa saper unire tradizione e cambiamento, rimanere fedeli a ciò che siamo, ma con la capacità di parlare al presente e, soprattutto, alle nuove generazioni.
Parlando di Croce Bianca spesso erroneamente ci si limita a considerare l’aspetto unicamente legato all’emergenza e all’attività di soccorso. Croce Bianca invece è molto altro. É trasporto sanitario per case di riposo, servizi sociali, ambulatori, consegna di farmaci a domicilio e supporto alle famiglie in difficoltà attraverso il Banco Alimentare e le Cucine Economiche che dagli inizi del ’900 distribuiscono pasti ai più bisognosi. Ecco che ogni cittadino e possibile volontario potrebbe riconoscersi in un ruolo, al di là del soccorritore. Ci parla delle tante attività di Croce Bianca? È vero, spesso si associa Croce Bianca esclusivamente all’emergenza e al soccorso, ma in realtà la nostra attività è molto più ampia e profondamente radicata nel tessuto sociale del territorio. Soprattutto in passato, a Brescia, quando si sentiva una sirena di un’ambulanza, si diceva “passa la Croce Bianca”. Accanto al servizio di emergenza-urgenza, che resta centrale, svolgiamo quotidianamente un’importante attività di trasporto sanitario: accompagnamenti da e verso ospedali, ambulatori e strutture come le case di riposo, a supporto soprattutto delle persone più fragili e anziane. È un servizio fondamentale, perché garantisce continuità di cura e vicinanza al territorio. Organizziamo corsi di formazione per BLSD laico. Inoltre svolgiamo attività di motosoccorso e bicisoccorso per raggiungere più rapidamente le zone di intervento. C’è poi tutto il mondo dei servizi sociali, meno visibile ma altrettanto essenziale. Penso, ad esempio, alla consegna di farmaci a domicilio, al supporto alle famiglie in difficoltà e alle attività legate al Banco Alimentare e alle Cucine Economiche, che rappresentano una tradizione storica di solidarietà e che, ancora oggi, offrono un aiuto concreto a chi si trova in situazioni di bisogno. Molto importante anche il servizio di telesoccorso; gestiamo un centinaio di utenti, dei quali abbiamo le chiavi di casa, che in caso di allarme, vengono raggiunti dai nostri volontari. Queste attività dimostrano come Croce Bianca sia una realtà capace di intercettare bisogni diversi, non solo sanitari ma anche sociali, mettendo sempre al centro la persona. Ed è proprio qui che emerge un aspetto molto importante: c’è spazio per tutti. Non è necessario essere soccorritori per dare il proprio contributo. Ognuno può trovare il suo ruolo, in base alle proprie capacità, al tempo disponibile e alla sensibilità personale: dall’assistenza nei servizi sociali, al supporto organizzativo, fino alle attività logistiche. In questo senso, Croce Bianca è davvero una comunità nella comunità: un luogo in cui ogni cittadino può riconoscersi e diventare parte attiva, contribuendo in modo concreto al benessere collettivo.
“Brixiana mente succurrit” (la bresciana mente soccorre), “aiuta e soccorri senza nulla chiedere”, questo è il vostro motto. Donarsi come impegno umano. Cosa dona invece, alla persona, l’essere volontario? Cosa cambia nella sua vita vivere e crescere secondo i principi di solidarietà? Essere volontario, prima ancora che un impegno verso gli altri, è un’esperienza che trasforma profondamente la persona. Si entra magari incoraggiati dal desiderio di aiutare, ma nel tempo ci si accorge che si riceve molto di più di quanto si possa donare. Quello che cambia è innanzitutto lo sguardo: si impara a vedere gli altri con maggiore attenzione, a riconoscere i bisogni, anche quelli meno evidenti. Si sviluppa una sensibilità diversa, più autentica, che conduce a dare valore alle cose semplici e a ridimensionare molte delle preoccupazioni quotidiane. Dal punto di vista umano, dona molto in termini di relazioni. Si creano legami forti, basati su valori condivisi, su esperienze vissute insieme, spesso anche intense. È una comunità che ti accompagna e ti sostiene, dentro e fuori dal servizio. Ma forse il dono più grande è quello interiore, una forma di arricchimento che non è materiale, ma profonda. Il sentirsi utili, il sapere di esserci stati per qualcuno in un momento importante, lascia un segno duraturo.
Come riesce a conciliare il suo impegno professionale, famigliare, sociale e di Presidenza in Croce Bianca? Conciliare tutti questi ambiti non è semplice e richiede, prima di tutto, una forte organizzazione e chiarezza nelle priorità. Non esiste una formula perfetta, ma nel tempo ho imparato a gestire gli impegni con equilibrio, cercando di dedicare a ciascun ruolo la giusta attenzione. Un elemento fondamentale è la capacità di fare squadra. In Croce Bianca, come nella vita professionale e familiare, nulla si porta avanti da soli: poter contare su collaboratori, volontari e persone di fiducia permette di condividere responsabilità e rendere tutto più sostenibile. Il supporto della famiglia è determinante. Senza comprensione e condivisione, sarebbe difficile portare avanti un impegno così importante. Sapere di avere accanto persone che comprendono il valore di ciò che fai dà forza e motivazione. Tutta la mia famiglia è coinvolta in Croce Bianca.
Cosa pensa si possa migliorare oggi e come si potranno attrarre i giovani verso il volontariato in Croce Bianca? Credo che oggi ci sia ancora molto spazio per migliorare, soprattutto sul piano della capacità di parlare alle nuove generazioni e di adattare il volontariato ai cambiamenti della società. Per attrarre i giovani è fondamentale, prima di tutto, ascoltarli davvero: capire cosa cercano, quali sono i loro tempi, le loro aspettative e anche le loro preoccupazioni. Oggi i ragazzi hanno vite molto dinamiche e spesso faticano a prendere impegni rigidi e continuativi; per questo è importante offrire forme di partecipazione più flessibili, senza però perdere serietà e qualità. Un altro aspetto chiave è la comunicazione. Dobbiamo essere più presenti sui canali che i giovani utilizzano, raccontando in modo autentico cosa significa fare volontariato: non solo il sacrificio, ma anche il valore umano, le esperienze, le relazioni che si creano. Far capire loro che è un percorso che arricchisce, anche a livello personale e professionale è fondamentale. È poi importante investire nella formazione: i giovani vogliono sentirsi preparati, competenti, messi nelle condizioni di dare un contributo reale. Offrire percorsi strutturati, che permettano anche di acquisire competenze utili, è un elemento molto attrattivo. Allo stesso tempo, è necessario creare un ambiente in cui ci si senta accolti e valorizzati. Il senso di appartenenza nasce quando le persone percepiscono di essere parte di qualcosa di importante, dove il loro contributo conta davvero. Infine, credo sia importante trasmettere un messaggio chiaro: il volontariato non è “tempo sottratto”, ma tempo che restituisce valore. Se riusciamo a far passare questa idea, unita a esempi concreti e testimonianze reali, allora sarà più naturale per molti giovani avvicinarsi e scegliere di restare.
Perchè è importante oggi più che mai sostenere Croce Bianca Brescia? Oggi sostenere Croce Bianca Brescia è più che mai importante perché la società e i bisogni delle persone stanno cambiando rapidamente, e le richieste di supporto sanitario e sociale crescono di anno in anno. Inoltre, sostenere Croce Bianca significa investire nei valori della solidarietà e della cittadinanza attiva: non è solo un aiuto concreto, ma un modo per rafforzare il senso di comunità, l’attenzione verso gli altri e la cultura del volontariato, elementi che rendono Brescia una città più coesa e responsabile. In sintesi, oggi sostenere Croce Bianca significa permettere a tutti di poter contare su un servizio efficiente, umano e sempre pronto a rispondere, trasformando la solidarietà in azione concreta.
Ci sarà una nuova sede a San Polo? Ci siamo resi conto che la sede attuale di San Polo, oltre a non essere antisismica, è totalmente inefficiente in termini di isolamento termico e disposizione degli spazi. Un intervento di riqualificazione sarebbe troppo oneroso e poco efficace. Negli anni ‘80 questa sede poteva avere una ragion d’essere, oggi non più. In questo senso a Maggio 2025 abbiamo aperto un bando pubblicato anche dagli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti di Brescia ricevendo contestualmente numerosissime manifestazioni di interesse da parte di progettisti provenienti da tutta Italia. Il consiglio precedente ha provveduto ad una scrematura passando al nuovo consiglio entrante le possibili soluzioni. Ci auguriamo quindi di poter portare a termine questo ambizioso progetto.