Capretti, una famiglia ad alto tasso di motori e sport

Una storia, lunga quasi un secolo nel mondo dei motori e una forte passione per la montagna e per lo sci, dove oggi la quarta generazione Capretti gioca le carte per un futuro da vincenti!

Massimo Capretti insieme ai suoi ragazzi

Motori e sci, il binomio che contraddistingue la famiglia Capretti a Brescia…

I miei figli sono la quarta generazione di una grande famiglia che ha dedicato un’intera vita al mondo dell’automobile. Mia figlia Carlotta, la più grande, già lavora con me in azienda e dovrebbe, un domani, proseguire l’attività di famiglia.

Fu mio nonno a gettare le basi per il futuro aprendo la sua prima autofficina già nel 1929, seguendo la sua grande passione per i motori e le automobili, a quel tempo innovativo mezzo di trasporto.

Il nonno portò avanti la sua attività sino alla metà degli anni cinquanta, momento in cui i suoi figli, iniziarono a coadiuvarlo nell’attività. Dapprima lo zio Enzo, poi mio padre e infine il più giovane, Gianfranco. Nel ‘72, mio padre, decise di congedarsi dall’attività di famiglia per iniziare una nuova avventura con Marcello Romano, figlio di un’altra famiglia storica nel mondo dell’auto bresciana, nella gestione della Romauto, prima concessionaria Renault per Brescia e provincia. Quella fu una scelta di persone e non di marchio, una felice trade union tra due famiglie appassionate. 

Allora Fiat, Alfa Romeo e Lancia detenevano di fatto la totalità o quasi del mercato italiano e Renault fu uno dei primi marchi ad affacciarsi insieme a pochi altri, soprattutto francesi, nel nostro panorama, iniziando la strada ad un successo che si palesò negli anni successivi.

Negli anni ottanta, in pieno boom economico, sotto la pressione di Renault, che voleva espandere la sua rete di vendita, mio padre e il suo socio si separarono dando vita, il primo ad Autobase, il secondo proseguendo con Romauto. 

Nel frattempo all’inizio degli anni novanta, feci anch’io il mio ingresso lavorativo nell’azienda di famiglia.

Arrivando a tempi più recenti, tra il 2010 ed il 2012, periodo segnato da una profonda crisi finanziaria, ci trovammo a dover fare delle scelte drastiche, sopravvivere convivendo con le altre concessionarie Renault sul territorio provinciale, ben sei o azzardare la scelta di portare in scena dei marchi nuovi ed innovativi. 

La scelta fu quella di commercializzare due marchi, uno Coreano ed uno Giapponese dotati di ambizione e volontà d’espansione sul mercato italiano, con prodotti e visione strategica che al tempo ci impressionò. Scommettemmo sui Marchi Hyundai, Mazda e molto più recentemente aggiungendo alla nostra offerta anche un altro marchio Coreano, Ssangyong, specializzato nei Suv. Chiaramente traspariva la loro volontà di conquistare il nostro mercato attraverso un innalzamento della qualità, con una grande spinta all’innovazione tecnologica, cosa confermata oggi attraverso l’elettrificazione dei nostri prodotti.

Venendo ora al secondo argomento, quello sportivo nell’ambito della montagna e dello sci, sia io che mia sorella, grazie alla passione tramandataci da mio padre, abbiamo sempre frequentato le nostre montagne e lo sci divenne lo sport preferito, praticandolo anche a livello agonistico.

Fu quindi naturale orientare anche i miei figli verso il mondo della montagna, dello sci, questa nostra grande passione, dirigendoli con entusiasmo al mondo dell’agonismo

Qual è l’organizzazione di un genitore nel seguire costantemente i figli che praticano agonismo?

In un certo senso vuol dire “non avere più una vita”. Il mio tempo libero è cadenzato dalle priorità date dagli impegni sportivi, dalla preparazione fisica, alle uscite di allenamento sulla neve estate ed inverno e tutto il resto che comporta praticare lo sci agonistico.   

Io ne ho tre di figli, che praticano sport invernali a livello agonistico, quindi immaginate un pò…

Tommaso, il più grande, ha diciassette anni e quest’anno essendo passato nella categoria Giovani, sta facendo competizioni giovanili internazionali, Rebecca ha 15 anni e fa parte della squadra del Comitato Trentino Sport Invernali di snowboard, mentre Rachele, la più piccola, di 13 anni, pratica sci alpino come suo fratello. 

Noi viviamo a Brescia ma è a Madonna di Campiglio che abbiamo eletto la nostra base per l’attività dei ragazzi, avendo casa lì, fortunatamente, mio padre, quel “sant’uomo”, a 84 anni mi supporta sia qui in città come dicevo prima che nei trasferimenti tra Brescia e Madonna di Campiglio. Per farle un esempio, ieri sera è arrivato in montagna per darmi il cambio per stare con le ragazze, che essendo atlete di interesse nazionale in questo momento, possono fortunatamente allenarsi, in base al DPCM, nell’unico impianto aperto, proprio per gli agonisti a Pinzolo. Tommi nel frattempo è partito da Campiglio per andare all’Alpe di Lusia dove si svolgeranno delle gare nei prossimi giorni.

Quali risultati hanno ottenuto?

Tommaso è nel momento più delicato, passato in una categoria con avversari molto più grandi ed esperti di lui, si sta facendo le ossa, Rebecca nella sua specialità di snowboard, il Boarder cross, una competizione di snowboard in cui una batteria di atleti (solitamente quattro) parte contemporaneamente su un percorso gareggiando per raggiungere il traguardo battagliando anche fisicamente con gli avversari, sport in cui eccelle la bergamasca Michela Moioli, detentrice di tre Coppe del Mondo, è arrivata seconda in Coppa Italia e quinta ai Campionati Italiani della sua categoria. 

Rachele nell’ ultimo Criterium Nazionale Cuccioli, nel 2019, finale Nazionale della sua categoria, è arrivata terza e sesta nelle due specialità. 

Diciamo che posso ritenermi orgoglioso dei risultati ottenuti dai miei ragazzi. 

Ritengo lo sport svolto al loro livello una vera e propria scuola di vita, con ripercussioni anche sulla loro crescita personale. A tal proposito devo dire che nonostante il loro sport sia ad alto impegno e porti via tanto tempo, i miei ragazzi si impegnano con dedizione anche nella scuola e ritengo che questa capacità sia data proprio dal fatto che sanno cos’è l’impegno ed il sacrificio.

Come avete affrontato la pandemia dal punto di vista sportivo nel sostenere competizioni e allenamenti?

I miei ragazzi Hanno la fortuna di praticare uno sport a livello agonistico, quindi, rispetto ai loro coetanei e compagni di scuola a Brescia, hanno il vantaggio di riuscire a frequentare la loro comunità. Escono la mattina prestissimo e vanno ad allenarsi, stanno insieme ai compagni di squadra e riescono quindi ad alimentare la loro socialità, ovviamente nella cautela di DPCM, colori e tamponi. Purtroppo da questa pandemia non si scappa, ne siamo tutti coinvolti e travolti.

La pandemia ha pregiudicato degli obiettivi in questo senso?

Diciamo che tutto il mondo dello sport giovanile e non professionistico è oggi in stand by o relegato quasi all’improvvisazione. 

La speranza è che, questi ragazzi, che ogni giorno, a colpi di allenamento, si stanno sacrificando come pazzi, non debbano vedere spegnersi obiettivi e traguardi. 

La vita dell’agonista è una vita di privazioni e rinunce. Il sacrificio si corona con l’obiettivo raggiunto del risultato nella competizione e questa attitudine ti accompagna già in giovane età. Si svegliano la mattina non più tardi delle 7, quando si allenano sugli sci, anche il giorno di Natale, quando invece devono partire per le gare, che sono soprattutto nei fine settimana, la sveglia suona alle cinque e mezza, sei, salgono sui pulmini dei loro allenatori e partono per i luoghi dove si svolgono le gare.

Il contributo dei genitori in questa fase è basilare, dobbiamo sapergli trasmettere stimoli senza pressarli. Oggi, affrontando un momento così destabilizzante è fondamentale fornire loro tutto il nostro contributo psicologico. Devo comunque ritenermi soddisfatto perchè la stessa verve, estremamente equilibrata e caparbia nello sci, come dicevo precedentemente, la stanno trasferendo anche negli studi, è uno stile di vita che ormai fa parte della loro esistenza.

La didattica a distanza per loro, ad esempio, è stata positiva perchè permette loro di poter seguire le lezioni anche quando si trovano fuori Brescia per gli allenamenti o competizioni.  

Vivendo assiduamente questa realtà, come sta sopravvivendo il comparto “montagna” dinnanzi a questa disastrosa perdita dettata dalla pandemia in una stagione, solo metereologicamente, fortunata?

La situazione è durissima. Noi frequentiamo una località turistica non secondaria, uno dei posti più belli al mondo, Madonna di Campiglio. Gli albergatori, i proprietari dei negozi storici e dei bar in questo momento, ingiuriando come facciamo tutti, se ne fanno una ragione e cercano di pensare in positivo confidando che tutto passi. Per i lavoratori è invece un disastro; pensate solo agli stagionali, senza contratto di lavoro e non protetti da ammortizzatori sociali, così come per i commessi dei negozi, per i camerieri negli alberghi e per gli impiantisti. 

Ieri ero a Madonna di Campiglio, in un negozio di articoli sportivi di un amico, normalmente coadiuvato da tre o quattro persone, era vuoto e ad attendere i clienti c’era unicamente lui e sua moglie. Peraltro confidandomi incassi giornalieri di qualche decina di euro. 

Beffa ulteriore erano anni, se non decenni, che non si vedeva una neve del genere, ma in ogni caso anche per le attività montagna è stato un vero collasso.

Obiettivi, o meglio, speranze per il 2021…

Vivere alla giornata in realtà. 

Ormai ogni giorno può succedere qualcosa. 

Tommaso ha iniziato con le sue gare a fine novembre e ha intrapreso questa nuova avventura a livello internazionale, per lui oggi l’importante è crescere e migliorare. 

Rebecca e Rachele devono solo mantenere la costanza dei loro risultati.

Non esiste più una programmazione, siamo in mano a disposizioni regionali, nuovi DPCM, zone rosse e zone gialle e condizioni metereologiche che spesso intervengono per dare la mazzata finale annullando gare per questo o quel motivo.

Per gli atleti, in questo caso ragazzi, è senza dubbio massacrante. Il fascino della neve di questi giorni in realtà per loro è problematico, in condizioni metereologiche avverse le gare vengono annullate e quindi tutto diviene un grande imprevisto.

Siamo però abituati, in casa, a vedere il bicchiere mezzo pieno, lo prendiamo come un grande ostacolo ma non come un ostacolo insormontabile.

In questo momento ci sono due cose che stanno enormemente condizionandoci a causa del covid: il mondo economico, visto da imprenditore privato, che sta andando a rotoli ed il futuro dei nostri ragazzi, compromesso dalla mancanza di socialità e libertà nell’apprendimento, con un’ accelerazione verso il digitale esagerata, spinta. Ambizioni e obiettivi personali nelle professioni, come nello sport, sono oggi subordinati alla soluzione del problema sanitario. Auguriamoci di venirne fuori al più presto…..

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