Christian Fagetti, la forza della danza

La danza, per Christian Fagetti, è arte e poesia. Ballerino solista del Teatro alla Scala di Milano è ammirato per gli slanci dinamici della sua tecnica, il carisma e la capacità di dare spessore ai ruoli che interpreta, ma anche per  l’architettura euritmica delle sue linee, le fibre muscolari veloci e l’intensità dello sguardo. L’abbiamo incontrato a Brescia grazie al suo amico Nicola Bianco Speroni e ci ha raccontato la sua storia, la sua esperienza di artista e di uomo del suo tempo, ricalcando l’importanza di realizzare i sogni e gli obiettivi con pazienza, gentilezza d’animo e determinazione

Christian Fagetti ph courtesy  Raffaele Ingegno
Christian Fagetti ph courtesy  Raffaele Ingegno

Mi permetto di farti subito una domanda molto personale ma ho visto che tu ne hai parlato sui social nelle ultime settimane. Mi riferisco all’intervento chirurgico che hai affrontato. Innanzitutto come stai ora? E poi se vuoi raccontarci di questo momento difficile che hai affrontato. 

Chi mi segue sui miei profili social, sa quello che ho vissuto e mi sento di condividerlo anche con voi. Lo scorso marzo, ho affrontato un intervento maxillo facciale, per l’esattezza una osteotomia bimascellare, ovvero mi hanno spostato le ossa delle due arcate dentali per sistemare il morso inverso che mi accompagnava da anni. Era diventato un problema funzionale che mi ha portato grossi problemi e tensioni alla schiena che adesso sicuramente diminuiranno. È stato un post operatorio abbastanza complicato ma tutto sostenibile con miglioramenti quotidiani. Ovviamente sapevo a cosa sarei andato incontro, ma le difficoltà sono durate poco più di un mese per fortuna e adesso è tutto in discesa. Oggi, a distanza di quasi cinque mesi, sto bene, mi sono sgonfiato molto e riesco a mangiare tutto, anche i cibi più duri. Presto tornerò a danzare con più tranquillità e con questa situazione risolta, sarà tutto più semplice.

Per un ballerino danzare alla Scala di Milano è il top. Tu quando ti sei reso conto davvero di aver raggiunto l’ambito traguardo?

Io vivo nell’ambiente Scala dal 2002, entrai quell’anno alla Scuola di ballo, mi diplomai nel 2006 e subito dopo iniziai a lavorare come danzatore nel corpo di ballo del Teatro alla Scala. Per me questo ambiente è la mia casa da quasi vent’anni e a volte mi è difficile comprendere esattamente quando io abbia raggiunto il traguardo, forse perché in realtà passiamo tutta la carriera a cercare di raggiungere il massimo delle nostre potenzialità, ma dato che non si finisce mai di lavorare e imparare, forse il mio traguardo non l’ho mai raggiunto o forse l’ho raggiunto quando sono diventato Ballerino Solista della Compagnia nel 2018. Diciamo che dipende dai punti di vista, ma io personalmente non mi sento ancora arrivato, perché sono sempre alla ricerca del meglio di me.

Che ricordo hai del tuo primo ruolo importante? 

Il mio primo ruolo importante fu “l’oscurantismo” nel Balletto “Excelsior”. Ricordo ancora il giorno che uscirono le liste dove noi danzatori leggemmo cosa avremmo danzato nel balletto e mai mi sarei aspettato di leggere il mio nome nei ruoli dei protagonisti. Diciamo che ci ho impiegato un po’ a far capire il mio valore e questa fu una vera occasione arrivata dopo anni in stand bye,  per dimostrare a me stesso, e non solo,  quanto valessi.

E ora quali sono invece i tuoi ruoli preferiti che non ti stancheresti mai di interpretare?  

I miei ruoli preferiti al momento sono: Rothbart de “Il lago dei cigni”, Espada in “Don Chisciotte” entrambi nella coreografia di Rudolf Nureyev. Mercuzio in “Romeo e Giulietta” e Lescaut in “L’histoire de Manon” entrambi nella coreografia di Kenneth MacMillan.

Guardandoti indietro oggi cosa pensi che ti abbia dato la danza e cosa ti ha tolto?

La danza mi ha aiutato a credere di più in me stesso e nelle mie possibilità. Quando ero un ragazzino pieno di sogni, pensavo che non fossi all’altezza del mondo che avevo scelto senza rendermi conto che in realtà non siamo noi a scegliere di diventare danzatori, ma è la danza che ti sceglie. Anche le delusioni ti insegnano qualcosa, ad esempio a me hanno aiutato a non mollare mai e a spingermi sempre oltre. Non posso assolutamente dire che la danza mi abbia tolto o privato di qualcosa, anzi mi ha arricchito.

Quando si sale sul palco anche se teoricamente si racconta di altri in realtà si racconta molto di se stessi, in particolare, credo, per voi ballerini che dovete comunicare con i vostri movimenti ed il vostro corpo. Come vivi questa situazione?

Interpretare e “vivere” i caratteri e le storie dei vari personaggi è una delle cose più stimolanti che il nostro mestiere ci regala. Ti da veramente la possibilità di metterti in gioco e a volte di scoprire lati nuovi di se stessi. Dobbiamo essere un po’ “attori” ma la nostra parola è il movimento, e in alcuni casi è molto complesso e bisogna fare un grande lavoro insieme ai nostri maitre.

Il corpo per voi è fondamentale e sempre sottoposto anche a grande tensione e sforzi. Com’è la tua giornata tipo?

Mi sveglio e come prima cosa mi prendo cura delle mie piante. Poi faccio colazione, e scappo in teatro ed iniziamo la lezione con sbarra, centro e salti alle 10 del mattino. Dopo la lezione iniziano le prove che durano fino alle 17:30 con pausa pranzo di 40 minuti. Quando abbiamo spettacolo che solitamente è alle 20, il pomeriggio è libero e quando ho ruoli importanti e faticosi da affrontare, torno a casa e dormo almeno un’ora e mezza per rigenerare il corpo e le energie per far sì che io possa dare il meglio di me nello spettacolo della sera. 

E la dieta?

Io personalmente ho deciso di farmi seguire da un nutrizionista tre anni fa. Gli anni passano e il corpo cambia ed io mi sono fatto fare un regime alimentare per aumentare un po’ la massa muscolare e per avere le giuste energie durante tutta la giornata. Mi trovo molto bene, ma ovviamente ho dei periodi in cui sgarro. Non voglio vivere questa “dieta” come una “galera”. Me la vivo serenamente e se ho voglia di mangiare dei biscotti alla nutella, lo faccio senza pentirmene.

Negli ultimi anni forse anche per certi format televisivi mi pare che vi sia stato un maggior interesse del pubblico alla danza. Sei d’accordo? E cosa pensi si potrebbe fare per avvicinare i giovani? 

Si, devo dire che rispetto a quando ero piccolo, molti giovani si sono avvicinati al nostro mondo ed è una cosa molto bella. Io credo che i format televisivi hanno aiutato questo processo. Ovviamente la televisione è diversa dal teatro, ma con questa brutta pandemia, c’è stata la possibilità di vedere più spettacoli di teatro in tv e questa secondo me è una cosa molto buona perché dà la possibilità anche alle persone che non si sono mai avvicinate al teatro, di assaporare il nostro mondo. Io comunque penso che il mondo della danza è molto vario e credo che un ragazzo possa comprendere anche grazie a questi “talent show” da che parte vogliano collocarsi.

La Scala è certamente il tempio della danza classica, che rapporto hai tu con la danza contemporanea?

Mi definisco da sempre un ballerino moderno. Amo moltissimo la danza contemporanea ed è molto stimolante cimentarsi nei diversi stili dei coreografi con cui abbiamo la fortuna di lavorare. Sicuramente è una danza più “liberatoria” rispetto alla danza classica che è legata ad alcune regole rigide e ferree che bisogna rispettare. Ho comunque la fortuna di essere un ballerino versatile.

Scusa il gioco di parole ma vuole essere una domanda seria, il ballerino solista è anche “solo” nel corpo di ballo? In altre parole quanto pesa la competizione tra voi “colleghi”?

Se non ci fosse la competizione nel nostro mestiere, mancherebbero gli stimoli. A me personalmente non pesa, anzi mi aiuta a dare il meglio di me quando vedo un mio collega impegnato magari nello stesso ruolo che sto danzando. Bisogna conoscere bene le proprie capacità e se ne sei consapevole, vivi bene anche la competizione, perché deve essere sana, altrimenti si finisce per vivere male la scena ma soprattutto quello che danziamo. E comunque no, non siamo soli, io poi ho molti amici tra i miei colleghi, sono fortunato.

Guardando al futuro c’è ancora un ruolo che non hai mai interpretato e che rimane come un sogno da realizzare?

Assolutamente si, ma non lo dico per scaramanzia. Gli unici indizi che posso dare: è un ruolo/balletto che si può danzare anche a fine carriera, in molti grandi nomi della danza l’hanno voluto danzare come passo d’addio. Non è un balletto classico e…basta! Altrimenti si capisce.

Se potessi fare un “Fagetti and Friends” con chi ti piacerebbe danzare?

Che bella domanda, non ci ho mai pensato in realtà. Ho ballato con quasi tutti i miei colleghi scaligeri, tra i grandi nomi ho avuto anche la fortuna di danzare con Polina Semionova, Roberto Bolle e Massimo Murru, insomma già potrei finirla qui. Ogni volta che ci penso mi sembra di aver vissuto dei sogni, ma poi mi rendo conto che è tutto vero. Comunque tornando a noi, sicuramente un danzatore che stimo tanto e con cui vorrei danzare un duo è il mio amico Claudio Coviello (Primo ballerino del Teatro alla Scala). E poi mi piacerebbe danzare con Elena D’amario (professionista del talent show “Amici”) è una danzatrice moderna strepitosa che ho sempre apprezzato. La sua energia buca lo schermo e credo abbia molto talento sia come danzatrice che come coreografa. Non so, è un’idea che mi piace, diversa dagli standard teatrali. Lei non credo che sappia chi sono, ma spero un giorno di conoscerla.

I teatri hanno subito drammaticamente la pandemia. Come hai vissuto questo periodo? E per il prossimo futuro che programmi hai?

Questa pandemia ha rovinato il mondo in tutti i settori e come è ben risaputo i teatri sono stati i primi a risentirne. Abbiamo trascorso dei periodi davvero difficili. Diciamo che al primo lockdown abbiamo cercato di essere molto positivi e uniti anche da casa. Sotto consiglio di una amica ho iniziato a fare delle dirette Instagram che ho chiamato “sbarra in compagnia” per allenarmi e sentirmi meno solo interagendo con alcuni miei colleghi ed altre persone che mi seguono sui social. È stato un diversivo stimolante per non sprofondare nella demotivazione più totale ed ha funzionato. Poi piano piano abbiamo ripreso in Teatro e grazie al protocollo ferreo al quale siamo tuttora sottoposti, abbiamo ripreso. Poi ancora a casa per il secondo lockdown e lì c’è stato un crollo emotivo, fino a quando  abbiamo iniziato a fare spettacolo streaming e da lì sembra che piano piano stiamo ritornando alla “normalità” con il pubblico in sala. Diciamo che comunque siamo stati i più fortunati d’Italia a continuare a danzare e a fare spettacoli nonostante la pandemia.

Programmi per il futuro? 

Amo la danza e non potrei farne a meno, ma la nostra carriera, anche se intensa, è breve. Ho nuovi pensieri e interessi nella mia mente e quando e se dovessero diventare concreti, chi mi segue sui social lo saprà. Quindi seguitemi! 🙂

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