CINZIA GRASSO

Passione, sincerità e sinergia

“Lavoriamo in squadra con pari opportunità perché questo è l’unico modo per essere vincenti nel rispetto delle reciproche competenze e saperi”

Cinzia Grasso, Psicologa, Psicoterapeuta, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari di Brescia

Quali sono gli aspetti caratteriali che definiscono la tua personalità?

La curiosità ha sempre caratterizzato la mia indole, la mia sete di conoscenza relativa al mondo, a luoghi diversi, ma soprattutto alle persone di tutti i ceti sociali ed età. Amavo guardare la realtà attraverso la mia lente speciale: ora non lo direbbe nessuno, ma ero timidissima, un aspetto forse celato dalla mia forte esuberanza. Certamente la mia caratteristica, o forse dote, più evidente è l’empatia, la capacità di sentire gli altri in modo profondo e deciso, qualità che mi ha permesso di esercitare la mia professione di Psicologa e Psicoterapeuta per tutta la vita con grande passione. Qualche volta potrei sembrare autoritaria, ma è semplicemente un mio modo di rispondere all’arroganza delle persone e mi esprimo con ironia o assertività. 

Quando decidi di dedicarti alla psicologia?

Decisi di studiare psicologia anche su sollecitazione del mio Professore di filosofia che, stimandomi, mi suggerì di seguire la mia indole e approfondire le tecniche frequentando una scuola per esprimere al meglio la mia sensibilità.A trent’anni compresi che inconsapevolmente avevo aiutato una compagna di scuola a superare una crisi depressiva e, in qualche modo, lo lessi come un segno del destino. Non ho mai capito come calcolare le percentuali, invece di pancia ho sempre colto l’umore delle persone a me vicine nel benessere e nel malessere; una dote che ho trascurato per anni, ma un privilegio di cui adesso sono consapevole e che è utile ascoltare.

Quanto ha influito la tua famiglia nelle scelte professionali?

Fin da piccola ho respirato in famiglia, e con le amiche del Liceo, l’attenzione verso i bisogni degli altri; mio padre era un Ingegnere, nacque in Libia, e grazie alla sua conoscenza della cultura araba, viaggiò molto anche in territori depressi. Da dirigente pubblico rispettava ed ascoltava le istanze dei dipendenti e ricordo che era stimato per questo motivo. Mia madre nacque in Olanda, figlia di profughi polacchi; fu ferita emotivamente dalla guerra che la segnò nella sua fragilità e reagì assistendo le madri bisognose supportandole. Il mio primo incontro in un centro per disabili motori fu all’età di quattordici anni: ricordo ancora il mio rientro attraversando Milano in tram, vedevo dal finestrino un’atmosfera di guerra a seguito delle lotte studentesche con i lacrimogeni. Ricordo che pensai che i giovani disabili avevano espresso il bisogno di comunicare e relazionarsi altri giovani perché loro si sentivano chiusi lì dentro; noi eravamo liberi di muoverci e spostarci eppure la nostra era un’epoca alla ricerca di libertà.

Quali figure sono state d’ispirazione nella tua vita, professionale o privata?

I miei genitori sono stati la mia principale ispirazione. Nel positivo e nel negativo sono state le mie prime importanti esperienze di vita: l’esperienza infantile dei miei genitori mi hanno insegnato a confermare con consapevolezza l’importanza di supportare i bambini, i minori nell’ambito famigliare e sociale in generale. Tant’è vero che ne ho preso più consapevolezza quando ho svolto la mia attività di Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minori: è stata l’esperienza professionale formativa più importante della mia carriera, oltre ai tanti corsi di aggiornamento sull’adozione, l’affido, sul consultorio, la procreazione assistita. Indubbiamente ho avuto una formazione poliedrica che mi ha portato a capire quanto, nelle coppie conflittuali, la mediazione sia importante e quanto sia utile studiare e approfondire sempre tutti i temi sociali.

Ti occupi da oltre trent’anni di temi legati alla fragilità con riferimento proprio alla tutela dei minori, le donne e la famiglia… 

Come ti dicevo questi incontri mi hanno decisamente illuminato sull’importanza di dedicarmi alle fragilità e alla loro cura e poi, come ormai ben noto, mi appassionai ai temi della tutela e della prevenzione del disagio nelle donne, nei minori e in famiglia.L’esperienza e la consapevolezza sono stati due cardini della mia professionalità. L’esperienza professionale, l’ascolto, la condivisione, la supervisione e aggiornamenti continui per arrivare alla consapevolezza di chi fossi io attraverso l’ascolto delle persone che si rivolgevano me. Dico sempre che ho imparato tantissimo dai miei pazienti. La frase che mi ha colpito di più è stata quella di una paziente che, sofferente, affermava che “le lacrime, se non escono, sarrugginiscono le tubature e quindi ci si ammala”. Una bella metafora per dire che comunque il pianto fa bene e che trattenere le emozioni ammala anche il corpo.

Assistenza alla famiglia in rapporto alla donna come madre all’interno di un nucleo familiare, quali i supporti previsti?

Parto da lontano dicendo che la legge, nel 1975, dispose il decentramento dall’Ospedale ai Servizi territoriali con l’istituzione dei Consultori, ovvero organismi territoriali di assistenza alla famiglia. In particolare l’attenzione si spostò sull’educazione e sull’assistenza psicologica al parto con la precipua finalità, sancita ed avallata con leggi successive, di provvedere al potenziamento degli interventi di assistenza alla donna ed al bambino per favorire lo sviluppo armonico delle relazioni familiari. Gli psicologi delle Aziende Sanitarie, nei vari distretti, utilizzano tecniche di rilassamento e conduzione di gruppo, per far acquisire alla donna una consapevolezza delle proprie potenzialità in relazione alla maggior sicurezza di sè anche nel confronto con altre donne. Gli operatori vengono coinvolti per aggiungere conoscenza con aspetti teorici e pratici: ostetriche, assistenti sanitarie e sociali, pediatri e ginecologi, una squadra impegnata nella conoscenza e nella prevenzione.

Genitorialità un tema più che mai sentito. Quali riflessioni sulla situazione attuale?

Credo che ci troviamo in un tempo dove si rende indispensabile ascoltare e promuovere un percorso di accompagnamento che permetta di sviluppare nuove modalità di incontro e di consapevolezza da parte dei genitori. Crescere un figlio significa aderire ad un progetto familiare che necessita della condivisione di una sorta di patto di corresponsabilità e gestione della crescita.É evidente che, ora più che mai, la genitorialità necessita di supporti attraverso interventi specifici che partano proprio dall’informazione, dal supporto e dall’assistenza da parte delle figure professionali coinvolte.

Ascolto e autorevolezza con i figli, sei d’accordo?

In tanti anni di carriera il concetto dell’ascolto e la condivisione dei progetti, sia in famiglia che sul lavoro, è stato fondamentale, rispettando le idee di ogni identità, ma con i figli in particolare. Io penso che la genitorialità sia collegata all’assertività di cui accennavo essere un elemento importante nella mia vita. L’autorevolezza occorre agli adolescenti e non va confuso con l’autoritarismo, come ad esempio un atteggiamento violento delle Autorità e non serve perché alimenta il desiderio di trasgressione tipico degli adolescenti. Quindi dobbiamo essere assertivi, con regole ben chiare che non vanno trasgredite. Se vengono trasgredite ci sarà un rivolto decisionale da parte dell’adulto che sarà comunque quello che determina le regole necessarie per proteggere i figli: anche se non piacciono le regole devono essere acquisite e rispettate.

Come vivi a tua volta l’essere genitore; si può sempre imparare oppure la tua lunga esperienza ti evita molte sconfitte da questo punto di vista?

Sicuramente tengo sempre un occhio vigile alla letteratura della psicologia infantile che, con il Professor Winnicott e il Professor Petter ed altri, ha segnato la mia attenzione ai bisogni dei bambini. Certo è che quando diventi genitore devi essere attento… nel mio caso, avendo avuto dei gemelli, a non fare differenze, anche se con uno o l’altro figlio è più facile dialogare. Indubbiamente con il più complesso, e il più simile a te, devi gestire anche l’emozione legata alla ferita narcisistica che un figlio nei suoi fallimenti ti presenta. L’atteggiamento più importante che ho assunto, il comportamento vincente, è stato – e l’ho sempre detto – riunirsi a tavola, ascoltare e parlare. Tutt’oggi quando ci si incontra, e i miei figli hanno trent’anni, c’è un dialogo che è nato sin da piccoli. Non c’era la televisione mentre eravamo a tavola, e nemmeno altri disturbi che potessero essere il cellulare o persone che potessero interferire nel nostro spazio di vita quotidiana. Mi riferisco ai pasti serali, all’accompagnamento alla notte, alle favole da piccoli, all’accompagnamento e la ripresa dalla discoteca da adolescenti, all’ammettere di avere sbagliato, il discutere pur mantenendo fermi i propri principi per tutelare la crescita e l’educazione dei figli.Non ho mai avvertito il sentimento della sconfitta nel mio processo educativo verso miei figli, ma se in ambito professionale non raggiungevo l’obiettivo di benessere, non trovavo le strategie giuste per comunicare quanto fosse importante ascoltare le proprie emozioni. Per quanto riguarda i miei figli ho cercato sempre di non entrare in simmetria con le loro esigenze: se era un “no” poteva diventare “sì”, ma con una riflessione sul perché si arrivava a quest’idea congiunta. Quindi l’idea di ascoltarsi sempre è fondamentale cogliendo le emozioni sottese.

Quanto è importante l’impegno nel raggiungimento degli obiettivi?

L’impegno familiare sia in coppia che l’impegno genitoriale ed educativo, oltre le linee operative professionali e di collaborazione con le varie componenti che fanno parte sia dell’ambito lavorativo, che nell’associazionismo. L’impegno riguarda proprio la capacità di mantenere la linea dell’obiettivo che si vuole raggiungere, ma intervenendo con cautela e con strategie di comunicazione che, se sono vincenti, portano di sicuro all’obiettivo. Al contrario, entrare a gamba tesa senza usare strategie di leadership, conduce di certo alla sconfitta. Dico sempre che l’amore e la bellezza salveranno il mondo se ci si impegna in squadra coesi, guardando e ascoltando quello che ci circonda con rispetto per tutto e per tutti.

Ti sei fatta promotrice di moltissimi progetti, hai curato delle pubblicazioni e segui da anni il Forum delle Associazioni Familiari di Brescia di cui sei attualmente Presidente. Di cosa vi occupate nello specifico?

Il Forum delle Associazioni Familiari è una realtà nazionale con articolazioni locali, come appunto nel caso di Brescia, e ha lo scopo di valorizzare temi di ordine generale come la salvaguardia dei valori e dei diritti della famiglia. In particolare ci occupiamo di sostenere e promuove la partecipazione attiva e responsabile delle famiglie alla vita culturale, sociale e politica del territorio; condividere iniziative di promozione umana e di servizi alla persona attraverso forme associative con vari progetti concreti.

Quali i valori, i temi che ti hanno accompagnato nella carriera e nella vita?

Sia in famiglia che nell’ambito associativo ho sempre usato la strategia dell’ascolto e ascoltare vuol dire cercare di condividere i progetti e le idee di ognuno nel rispetto di ogni identità. I temi che mi hanno accompagnato fin dall’infanzia e che sono parte del mio operato quotidiano, sia in famiglia che nella mia vita di relazione con le persone, sono stati l’onestà, la volontà, la fiducia in me stessa, la fede in Dio e, seppur vacillante tante volte, la pazienza. La virtù della pazienza riconosco essere un pregio su cui continuo a lavorare poichè risulta essere vincente nel matrimonio, nella genitorialità e nell’associazionismo.

La pazienza, come diceva mio padre, è la virtù dei forti.

Secondo te, dal tuo punto di vista in qualche modo privilegiato, come sono i giovani di oggi? Quale consiglio daresti loro per affrontare il futuro?

I giovani di oggi, così come i giovani di ieri, hanno bisogno di esplorare. Diversamente dai giovani della mia generazione, hanno subito delle indicazioni poco introspettive, vivere una società critica sul piano educativo, troppo fluida senza progettualità e soprattutto senza l’ascolto. Dare ai giovani un’attenzione alle loro battaglie è importante e soprattutto abbiano delle idee da portare avanti, ma credo che così com’è stato rilevato anche da persone autorevoli, i giovani attualmente non hanno il supporto della famiglia che è ingaggiata sul piano della soddisfazione dei bisogni economici e consumistici. 

La crisi finanziaria dà risposte superficiali con l’illusione alle famiglie e agli adolescenti di superare la frustrazione attraverso la soddisfazione di un bisogno effimero: seguire i social, dipendere dal cellulare, inseguire false illusioni. Senza una progettualità d’impegno e di fatica non si raggiunge nessun obiettivo. Questo lo possiamo sostenere noi adulti, ma è difficile perchè se non riusciamo a sperimentarci, non ci fortifichiamo e non superiamo le frustrazioni che vengono dal vivere quotidiano. Ad esempio se noi genitori prendiamo le difese dell’adolescente o del  ragazzo a scuola, non lo aiutiamo, non lo sproniamo a mettere in atto delle strategie personali per superare la frustrazione. Tutti noi non amiamo la frustrazione, il dolore, la fatica però se lo anticipiamo e cerchiamo di evitarlo ai figli non li attrezziamo adeguatamente rispetto alla capacità di affrontare i dolori che comunque saranno inevitabili nella vita. La vita è fatta di un percorso che ha una fine e viviamo nelle relazioni: non siamo isole in mezzo al mare, ma siamo tutti collegati. La capacità di accettare il dolore della morte, della fatica, della separazione da un legame è fondamentale perchè elaborare la separazione da un amore che non può proseguire è la capcità di capire e rispettare se stessi e distinguersi dall’altro. Se non insegniamo ad essere più introspettivi gli uomini di domani non saranno in grado di rispettare nè se stessi nè gli altri: il dialogo è la regola prima del benessere individuale di coppia e sociale.

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