Con Damiano Roncaglioni è subito “Bonneville… la grande sfida”

Cosa può avere a che fare Brescia con la ridente località nel profondo Utah, nelle vicinanze di Wendover? Apparentemente nulla, unicamente quei 9.000 chilometri che le separano, ma in realtà è proprio qui che nell’estate del 2022 il collezionista bresciano Damiano Roncaglioni Caputo sfiderà in una gara di velocità il lago salato più ambito di sempre proprio come fece Anthony Hopkins in “Indian la grande sfida” a bordo di un’hot rod da far perdere la testa!

l’hot rod di Damiano Roncaglioni insieme alla playmate Francesca Bettoni

Intervista a Damiano Roncaglioni Caputo 

Sei considerato uno fra i collezionisti più influenti nel panorama internazionale cosa ti ha condotto a costruire un’hot rod? É un’auto insolita, sbaglio?

Le hot rod (tradotto letteralmente “bielle roventi”) sono automobili notevolmente modificate e spesso molto appariscenti e rappresentano “oggetti” di culto nella cultura americana. Ho desiderato fortemente realizzare la mia hot rod per partecipare alla prossima Speed week sul Bonneville Speedway, un circuito ricavato in un lago salato, situato nello Utah, nelle vicinanze di Wendover. Un circuito celebre in tutto il mondo, negli sport motoristici, per i record assoluti di velocità su terra che vi sono stati conquistati. In realtà questo non è il mio “battesimo” sulla Speedway. Ci provai già nel 2012 a bordo di un’Harley-Davidson preparata per l’occasione e questa nuova opportunità rappresenta una vera e propria rivincita. Correre su un lago salato non è uno scherzo moltissimi fattori convergono per alterare ogni normale capacità di guida. Principalmente si affacciano a questa esperienza solo dei professionisti in quanto le avversità sono davvero notevoli. Questa è una sfida estrema e senza limiti, il luogo è incredibile e mentre corri ti pervade un senso di libertà e di grandissima potenza. 

Da dove nasce questa passione così esasperata?

Sono un cultore appassionato di motociclette, principalmente Harley-Davidson e la parte più estrema di me non poteva che non desiderare di parcheggiare in garage anche un’hot rod da corsa. 

Possedere un’hot rod significa spingersi verso l’estremo, sfidando ogni limite.

Questa automobile è stata assemblata da zero con un telaio di un Ford del ‘32, è stata poi allestita la carena e inserito il motore, nuovo e potensissimo. Il mio braccio destro, il vero esecutore materiale è Giampiero Tagliati, uno tra i meccanici più quotati a livello europeo. Altri quattro artigiani, tra i migliori professionisti del settore motoristico, hanno lavorato a questo progetto, portando alla luce dopo quasi 3 anni di sviluppo, questo bolide.

Estetica e motoristica che ruolo giocano?

L’hot rod è un’auto grezza ma nella sua semplicità è anche bello osservarla. La motoristica è il cuore del progetto e l’anima della vettura. Può arrivare a una velocità illimitata, superando anche i 350 Km/h.

In America queste automobili vengono anche immatricolate mentre in Italia purtroppo no. É possibile guidarle unicamente su piste private.

É già stata provata in pista?

É stata provata in un aeroporto a Carpi e il risultato è stato sorprendente. Rimangono ancora piccole variabili da perfezionare ma è stata un’emozione inimmaginabile.

Esistono dispositivi di sicurezza?

Certamente, estintore e paracadute sono stati installati sulla vettura.

Paracadute?

I freni non vengono utilizzati. Per ottenere meno peso viene installato un paracadute che al momento dell’arresto viene attivato. I freni di queste macchine non consentono di arrestare il veicolo superate certe velocità proprio per questo gioca un ruolo fondamentale il paracadute posteriore.

Dopo Bonneville?

Dopo Bonneville questa hot rod soggiornerà piacevolmente nel mio garage, insieme a tutta la mia personale collezione. Parteciperà a svariate esposizione principalmente all’estero in Svizzera e Germania dove risiedono i più grandi cultori.

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