Ascolto, rete, coesione, connessione, entusiasmo e… cambiamento. É così che Roberta Chiesa, Direttore Generale di ASST del Garda ha definito i suoi obiettivi e il senso del suo operato. Un’assidua partecipazione, ormai quasi giunta al suo terzo anno, capace di istituire un modello, il “Metodo Chiesa”, divenuto in poco tempo la “cura” davvero efficace e necessaria che ha “guarito” la salute dei nostri distretti ospedalieri nei settantasei comuni e nei quattro distretti socio-sanitari coinvolti: Garda, Valle Sabbia, Bassa Bresciana Orientale e Bassa Bresciana Centrale.
Intervista alla Dott.ssa Roberta Chiesa, Direttore Generale di ASST del Garda a cura di Annalisa Boni

Ci racconta il suo percorso da medico a manager con grandi incarichi nella Sanità Pubblica? Ritrovarmi alla Facoltà di Medicina non ha rappresentato, come accade per molti, la vocazione della vita, quella “chiamata” che pervade i tuoi obiettivi sin dalla giovinezza, diciamo più l’esito di una serie di circostanze, senza dubbio anche dettate dall’impotenza di noi donne nel poter emergere in altri settori nei primi anni Ottanta. Dopo il liceo infatti il fatidico piano A è sempre stato quello di iscrivermi a ingegneria meccanica, poichè incoraggiata dalla mia naturale curiosità verso il funzionamento delle cose. In quegli anni il Politecnico, pervaso da una proiezione totalmente maschile delle carriere, smontò la mia attrazione, che poco dopo mi orientò verso gli studi in medicina: all’epoca un ambiente accademico privo di un così spiccato pregiudizio culturale. Decisi di candidarmi alla chirurgia storcendo poco dopo il naso poichè ritenuto un ambiente troppo “chiuso”, spesso ostile e quasi invalicabile, che non mi avrebbe di certo permesso di emergere in sala operatoria. Iniziai a fare il ricercatore universitario motivata e comunque attratta dalla branca. Lavoravamo in team sull’eziologia del tumore del fegato, sul virus dell’epatite C (HCV), una delle principali cause dell’epatocarcinoma e per ben dieci anni presso l’Università degli Studi di Brescia mi occupai, come ricercatrice, di screening oncologici e studi sull’epatocarcinoma. Per una serie di situazioni fortuite partecipai al mio primo concorso per ricercatore in Igiene e Medicina Preventiva e lo vinsi. Fui però l’unica a presentarmi (NDR e ride). Dopo 10 anni trascorsi in ambito accademico decisi candidarmi al vero e grande “salto” nel Sistema Sanitario Nazionale. Partecipai al concorso per entrare in ASL a Brescia e lo vinsi nuovamente. Nei quindici anni trascorsi in ASL di Brescia ebbi la possibilità di conoscere tutte le Strutture sanitarie e Socio sanitarie del territorio, nonché tutti gli stakeholder di Brescia e provincia. Ecco che nel 2016 il Dott. Belleri mi presentò una nuova e importante sfida, il posto di Direttore Socio Sanitario agli Spedali Civili di Brescia, ruolo peraltro sconosciuto sino ad allora. Di fatto ebbi la responsabilità di dirigere la rete territoriale, garantendo la continuità assistenziale, la presa in carico dei pazienti cronici e l’integrazione tra servizi sanitari, sociali e terzo settore. Questa esperienza rappresentò un’autentica sfida poichè mi ha letteralmente condotta a costruire un’identità nuova all’interno di un grande ospedale. Dal 2019 al 2023 sono stata Direttore Sanitario in Valcamonica per poi giungere qui a Desenzano per occuparmi di ASST del Garda.
Questo background così profondo e articolato cosa ha rappresentato per lei? Senza dubbio un vantaggio enorme. L’esperienza territoriale ed ospedaliera mi ha insegnato a capire meglio limiti e criticità. Impari a percepire il sentiment che si respira in corsia ma anche le precise esigenze del territorio. Caratterialmente sono sempre stata una donna pragmatica ed estremamente pratica, potenzialmente predisposta al problem solving, e sono sempre stata scortata da uno spirito incline all’osservazione e alla curiosità. Sin dal mio primo insediamento, in Valcamonica e poi qui in ASST del Garda, ho desiderato conoscere e frequentare la corsia, il personale dedicato e tutte le parti coinvolte proprio perchè prima di “correggere” devi comprendere e capire. In passato, il mio direttore di dipartimento presso l’ASL di Brescia, il Dott. Sandrini, mi raccomandò di essere presente all’interno del problema, poichè la reazione peggiore risiede proprio nell’indecisione e nell’incapacità di gestirlo. Un mantra che non dimentico mai. Ho costruito tutto il mio percorso professionale su questo valore che reputo primario soprattutto in un ambito così delicato ed oggi sono in grado di lavorare solo in questo modo, attraverso risposte certe e per quanto possibile immediate.

Ultimamente si parla molto del “metodo Chiesa” poichè è riuscita a ricreare a Desenzano un profondo riavvicinamento verso il distretto ospedaliero. Grazie a quali precise intuizioni è riuscita a costruire valore? A gennaio 2024 il mio esordio qui in ASST del Garda non è stato di certo una passeggiata. Mi sono trovata dinnanzi ad una vera emorragia ospedaliera: una grava carenza di personale sanitario. La fuga di talenti dagli ospedali è una crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale aggravata da una carenza di infermieri, una piaga che ha colpito i nostri dipartimenti. Abbiamo quindi deciso di attuare una politica interna mirata alla fidelizzazione del personale rimasto e attuando piani di welfare aziendale. La capacità di ascolto è stata senza dubbio la prima mossa strategica di un programma che avrebbe dovuto ridisegnare l’attrattività delle nostre strutture. Insieme al Direttore Sanitario ho istituito il “Premio alla gentilezza” riservato al personale sanitario volto a valorizzare l’umanizzazione delle cure riconoscendo l’empatia come forma preziosa di assistenza. Il premio è stato consegnato il 13 novembre 2025. Un altro passo decisivo è stato quello di cercare di stimolare il senso di appartenenza, anche creando una squadra aziendale determinata a rappresentare il nostro team ospedaliero. Un gruppo che partecipa attivamente anche ad eventi e manifestazioni extra ospedaliere, come la Race for the Cure di Brescia, sostenendo il Villaggio della Salute con specialisti per promuovere la prevenzione oncologica. É stato aperto lo sportello psicologico poichè bornout e stress lavorativo rappresentano criticità che spesso influenzano la professione. Abbiamo quindi potenziato percorsi di psicologia clinica e benessere lavorativo dedicati al personale. L’ascolto si è così tramutato in risposte coerenti ai veri bisogni non solo del territorio ma anche dei nostri collaboratori. E’ stato determinante anche l’ascolto delle amministrazioni locali per conoscerei i veri bisogni dei cittadini e collaborare attivamente insieme per una fattiva risposta. Per questo motivo, già all’ inizio del mio mandato ho desiderato incontrare i sindaci dei comuni di riferimento proprio per costruire una rete sinergica fondamentale per ottimizzare le risorse pubbliche, condividere servizi attraverso accordi e promuovere progetti territoriali.
Sappiamo che il terzo settore rappresenta per lei un ambito molto importante, di recente infatti abbiamo osservato la sua attiva partecipazione nei confronti delle varie attività promosse da La Zebra ODV, solo per citarne una… Credo fermamente che le associazioni rappresentino le vere sentinelle del territorio poichè laddove nasce una realtà è indice di un bisogno, spesso inespresso, che non ha trovato risposta. Grazie ai miei quattro Direttori di Distretto e al mio Direttore Socio Sanitario abbiamo deciso di fare rete aprendoci anche a questo tipo di umanizzazione. Esserci oggi è un imperativo, l’ospedale non deve essere impenetrabile bensì aperto e vicino al territorio. I nostri Primari hanno così deciso di non chiudersi nelle loro corsie ma proiettarsi alla cittadinanza anche attraverso numerosi incontri dedicati. La popolazione, sempre partecipe ed entusiasta nei confronti delle nostre iniziative, ha imparato così a conoscerli e a costruire quel serio e motivante percorso basato su credibilità e fiducia nei confronti della propria struttura ospedaliera. Desideriamo essere non solo luogo di diagnosi e cura ma anche motore di salute e prevenzione in maniera innovativa intervenendo attraverso azioni che possano stimolare curiosità e attrattività. Per questo abbiamo deciso di rinnovare completamente la comunicazione aziendale proprio per essere sempre più vicini al cittadino presentando i nostri medici anche sulle emittenti televisive locali e radiofoniche e non solo attraverso gli interventi itineranti sul territorio a bordo del nostro camper. Insomma una sanità aperta e dinamica che esce dall’ospedale e cresce la sua forza attraverso l’alleanza con il terzo settore e le associazioni di volontariato. Non possiamo per questo parlare di autoreferenzalità ma di pura riconoscibilità, un po’ come la “vecchia” fiducia che si dava un tempo al medico di base, un vero riferimento per la salute della famiglia. É proprio questo clima che vogliamo ricreare e respirare. Oggi la popolazione è finalmente tornata a credere in noi, sa che cos’è ASST del Garda, la apprezza, la riconosce come il proprio ospedale e vero punto di riferimento. Se credi nell’ospedale, credi nella cura. La soddisfazione più grande, a corollarrio di questo impegno, è pensare che oggi la popolazione possa rivolgersi a noi con fiducia.
Parlando di futuro, qual è secondo lei la visione ideale dell’ospedale nei prossimi anni a venire, tenendo conto di criticità espresse dal sovraffollamento e vantaggi invece tradotti in alta tecnologia e performance nella cura? Me lo immagino innanzitutto flessibile e il Covid sotto questo punto di vista ci ha insegnato moltissimo. Credo che un’azienda ospedaliera debba dimostrarsi prima di tutto resiliente in termini strutturali e organizzativi rispondendo nella maniera più rapida possibile alle esigenze e alle urgenze. La sostenibilità sarà un altro aspetto imprescindibile per l’organizzazione. Sarà anche necessario, vista la carenza di personale, creare nuovi modelli di cura sfruttando per quanto possibile la telemedicina e adottare soluzioni innovative per l’erogazione dell’assistenza. La nostra visione ci conduce ad immaginare ASST del Garda non solo come un luogo consacrato alla diagnosi e alla cura ma un punto di riferimento per la persona nella sua interezza. Desideriamo quindi dedicarci all’umanizzazione della cura, integrando i bisogni clinici con quelli emotivi, relazionali e sociali del paziente, garantendo ascolto, rispetto della dignità e una comunicazione empatica. Il polo oncologico di Manerbio dal punto di vista strutturale rappresenta per noi un modello in questa direzione. É stato infatti pensato per sostenere il comfort del paziente e di chi lo accompagna e grazie al sostegno di diverse associazioni vengono messe a disposizione dei pazienti numerose attività che rientrano nell’ambito della cosiddetta umanizzazione della cura come il corso di trucco, e il progetto Parrucche che prevede la presenza mensile di acconciatori professionisti offrendo supporto, consulenza e messa in piega gratuita ai pazienti oncologici o i visori per una realtà immersiva molto utile come strumento di cura per le nostre psicooncologhe. A Gavardo invece nell’area dedicata alle vaccinazioni è stato realizzato un bellissimo murales ispirato al mondo del “Piccolo Principe”. Ambienti valorizzati e riprogettati non solo per colmare l’aspetto sanitario, ma per offrire un’esperienza più accogliente e tranquilla, specialmente per i bambini. Le opere sono state donate gratuitamente agli spazi clinici dal gruppo di artisti locali “Con l’arte si par-te”. Ogni tanto, soprattutto la sera, riguardo con orgoglio gli scatti che conservo sul mio smarthphone, momenti che hanno segnato l’esordio e il successo di queste piccole e grandi iniziative che non hanno fatto altro che donare un sostegno a ciò che più ci sta a cuore: la cura, intesa nei suoi molteplici aspetti.

Come si colloca la qualità ospedaliera di ASST del Garda? La popolazione e i dati alla mano hanno confermato una grandissima fiducia. Dal punto di vista degli obiettivi regionali siamo migliorati parecchio rispetto al 2024 e oggi attendiamo dati ancora più valorizzanti e premianti. Gran parte del personale medico e infermieristico, trasferitosi in altre strutture, oggi richiede il reintegro, un dato incoraggiante che ci fa pensare che la nostra struttura sia tornata ad essere attrattiva.
Quali sono le sue priorità oggi? Mantenere queste performance almeno fino al termine del mio mandato ma credere soprattutto che tutti i progetti avviati proseguano anche nei prossimi anni. Solo con progetti duraturi si può davvero generare un cambiamento. Non voglio creare false aspettative nelle persone, ma lottare per definire un modello.
ASST del Garda si è fatto sempre promotore di iniziative extra ospedaliere per la tutela e il sostegno dei propri pazienti. Una tra queste è stata “ParkinsOnLake” il primo corso di vela rivolto a persone affette da Malattia di Parkinson. Come nascono queste iniziative e quanto è fondamentale per voi l’aspetto umano della cura? ParkinsOnLake è un progetto innovativo promosso dalla Neurologia dell’ASST Garda e dall’Associazione Hyak APS «ParkinsOnLake», un percorso voluto e immaginato dal Dr. Massimo Biacca (Neurologo ASST Garda) al fine di sfruttare lo sport e il territorio per stimolare l’equilibrio e la plasticità cerebrale. La vela dunque come terapia ed il nostro splendido lago come spazio di cura all’aria aperta. Ho sempre voluto sostenere i progetti innovativi e talvolta sfidanti del personale sanitario in ASST del Garda, incoraggiandoli a trovare nuove “forme di cura” per i nostri pazienti. Esperienze peraltro che vengono ripagate con l’entusiasmo dei nostri pazienti. Insieme alla dottoressa Ventimiglia invece siamo riusciti a creare “Bussola della Disabilità”, la mappatura sul territorio di tutti i centri di aggregazione, comprese società sportive e oratori, in grado di accogliere la persona con disabilità, accompagnandola nei diversi momenti del percorso di vita e sollevando almeno per qualche ora l’ardua presenza dei familiari. Credo che sostenere il nostro personale sanitario di fronte a iniziative di questo tipo rappresenti uno dei nostri obiettivi più importanti.

Oggi ASST del Garda è il vero cuore e motore ospedaliero del territorio. Copre un bacino importantissimo e soprattutto durante l’estate diviene il punto di riferimento anche per i migliaia di turisti che soggiornano sul Garda. Il turismo è uno dei grandi motori dell’economia gardesana. Proprio per questo, L’ASST Garda, in collaborazione con Visit Desenzano, ha ampliato il progetto “Salute e Turismo”. Il programma include il noto servizio Dialisi Vacanza, per permettere ai turisti dializzati e ai possessori di seconde case di non interrompere i processi di cura attraverso l’attivazione di un terzo turno dialitico. Abbiamo inoltre potenziato Il nostro servizio di interpretariato e attivato un numero dedicato riservato agli operatori di Visit Desenzano per la prenotazione di visite specialistiche/diagnostiche in solvenza per i propri ospiti, erogabili entro i termini della presenza del turista in modo da non sovraffollare oltremodo il nostro Pronto Soccorso e rendere l’accesso più fluido per tutti.