Cristina Fogazzi è l’Estetista Cinica

Sono le 14 e ho un appuntamento con Cristina Fogazzi alias Estetista Cinica. Arriva con il suo fare, come lo chiamo io, “scazzè”, sotto gli occhi “disturbati” di una Brescia “pausa-pranzo” che, in quel momento, amerebbe troppo farsi gli affari nostri. Invidia? Quella buona? Quella che non sa di rivalità ma di ambizione. Felicità? Quella rara? Quella che ti consente di intervistare coloro che tu stessa reputi modelli? Familiarità? Quella vera? Quella che ogni giorno condividi insieme a lei sotto il suo profilo instagram. Cristina Fogazzi è davvero la “donna che vorrei” o per lo meno quel modello che con fierezza brilla sulla nostra città. 

Come Cristina Fogazzi è diventata l’Estetista Cinica?

Ci sono arrivata a “rotoli”, ovvero, rotolando su tutto quello che mi è capitato. In realtà questo business, sin dalle sue fasi embrionali, non si è mai sorretto su un progetto architettato nei minimi dettagli, tutto è avvenuto e cresciuto in maniera inaspettata senza obiettivi da raggiungere o un piano d’azione. Anche gli analisti di mercato si sono trovati davanti a un qualcosa di inatteso. Probabilmente proprio il fatto di non dover fare i conti con progetti, business plan e piani strategici scanditi da tempistiche stressanti ha reso tutto più rilassante. Vivevo in un limbo di spensieratezza, una mixology di divertimento e leggerezza e tutto è stato semplicemente “wow” dall’inizio. 

Oggi è tutto diverso, continuo a divertirmi follemente ma l’azienda è sostenuta da impegno, determinazione e strategia.

Sinceramente non ho intenzione di mentirti, raccontandoti aneddoti di una vita segnata da sacrifici e privazioni, sono stati anni faticosi ma dorati, un approccio lavorativo molto soft rispetto alla vita di mia madre che ha sempre fatto l’operaia.  

Ho semplicemente fatto quello che mi veniva meglio fare, parlare alle donne sui social network come se fossero sdraiate sul lettino dell’estetista. 

Un approccio estremamente pulito, opportuno, ma anche inopportuno, una confidenza amichevole ma soprattutto reale e leale. Probabilmente se non fosse stato per questa predisposizione fisiologica l’Estetista Cinica non sarebbe mai esistita. 

Il tuo pubblico non è unicamente gremito a livello numerico ma è composto da tanti tipi di donne…

Si è vero, mi seguono donne diversissime. 

É una community unita da molti valori, è super trasversale, fai veramente fatica a inquadrarla perfettamente.

É un pubblico che ogni giorno mi dimostra tanta partecipazione e sostegno rendendo il lavoro che faccio piacevole e divertente. L’unica debolezza rimane il peso della notorietà che, soprattutto in questi ultimi anni ha seriamente alterato la mia privacy. Mentre su instagram sei tu a decidere quando postare una storia o condividere un momento di vita vera quando passeggi per la strada tutta questa popolarità tende a limitare le tue azioni.  

Hai presente quando senti la necessità di andare a bere l’aperitivo “sfogone” al bar insieme ad un’amica perchè hai litigato con qualcuno?  

Ecco in quel momento diventa un po’ complicato gestire la notorietà. Mi è capitato anche di piangere al tavolino di un bar ed essere immediatamente rincuorata  da una follower seduta accanto letteralmente travolta dai miei problemi. In determinate situazioni di sfogo sentimentale la casa oggi rimane il mio miglior rifugio.

Poi ci sono situazioni straordinarie, come il Festival di Venezia e moltissime altre ancora, occasioni in cui la vicinanza delle tue followers è vitale. Sarebbe bello poter dosare la popolarità in un certo senso. 

Parlando di “casa”, quale luogo geografico ti viene in mente?

Mah… complicato. Ti risponderei Brescia ma in realtà anche Milano e un po’ Roma. É un concetto a cui non mi sento così tanto legata. Brescia rimane pur sempre la mia terra anche se nell’ultimo anno l’ho vissuta poco. Al mare, ad esempio, torno sempre per rifugiarmi e la casa di Portovenere che sento follemente mia è stata la prima casa che ho acquistato. Amo questo luogo soprattutto fuori stagione e ci vado davvero molto spesso. Quando esco di casa e passeggio per i suoi strettissimi carrugi incontro tantissime “fagiane”, pensa che quest’estate, era davvero pieno, sarà stato merito dei miei post su instagram?

Tra i tuoi genitori qual è stata la figura di riferimento? O che ti ha condizionato maggiormente?

No, nessuno dei due. Ho avuto la “fortuna” di nascere in una famiglia disgregata e questa condizione mi ha resa molto libera. Spesso i figli vengono inconsciamente caricati dalle aspettative dei genitori, soffocando determinati istinti, per non rischiare di deluderli. I miei genitori non si sono occupati molto di me e se questa condizione in età infantile ha generato molto dolore al contempo ha fatto sì che ascoltassi più me stessa rendendomi libera. Ogni giorno mi confronto con amiche estremamente condizionate dal giudizio della famiglia, dalle loro aspettative, totalmente annebbiate dal futuro che si sarebbero scelte e dal tipo di donna che avrebbero potuto essere. A volte guardandole mi domando che tipo di donne sarebbero potute diventare senza quel calco di aspettative sempre addosso.  Le famiglie disgregate, pur lasciandoti molte cicatrici dolorose, ti lasciano tanta autonomia. 

Una grande soddisfazione?

Ce ne sono state tantissime. In questi anni mi sono tolta mille sassolini dalle scarpe, ogni tanto rido da sola a pensarci. C’è una cosa che però per me rappresenta un grande valore: per anni sono stata lavoratrice dipendente di persone che ti inculcavano uno storytelling assurdo. Un’imprenditoria basata sulla speculazione delle persone, spoglio di meritocrazia e di alcun tipo di fiducia sul sistema Italia, sotto ogni punto di vista.  Tutti concetti che ho sempre additato come grandi minchiate. 

Io credo in una leadership circolare e non piramidale. Credo in un team che lavora con dignità sempre insieme e che va in vacanza insieme, che festeggia i successi insieme e che affronta i problemi insieme.

Credo soprattutto che si possa fare impresa pagando le persone il giusto, assumendole con contratti regolari, assicurandole, saldando le tasse senza fare 1 euro di nero, tutto questo in Italia. 

Probabilmente avrò messo via meno soldi di chi queste persone le ha sempre sottopagate però la grande soddisfazione è sapere che questo si può fare. Si può avere una leadership circolare e godere della stima, del rispetto ma anche dell’amicizia di queste persone che poi non sono altro che la tua azienda.

L’avere tanto e l’avere troppo è una condizione che non mi appartiene, di quello che guadagno già non so più cosa farmene ma sapere che chi lavora per me viene retribuito mediamente con il 20% in più rappresenta una condizione che mi fa star bene.  

Ogni persona che entra nella mia azienda riconosce il profondo legame che ci unisce, non è una sceneggiata quella che vedete sui social, è tutto vero, sono fermamente convinta che il rispetto che un lavoratore possa avere per il suo titolare non debba essere tenuto a “distanza”. La nostra è una condivisione continua la stessa che ha accresciuto il successo della mia azienda. 

Aumentare una fetta di utile rosicando sul personale rappresenta una condizione che non appartiene al mio modo di essere. Mi piace pensare che chi mi sta accanto ogni giorno non si possa sentire sfruttato ma parte di un grande progetto. 

E poi ti dico un’altra cosa… questi lavori se non vengono sorretti da una squadra, da una grande squadra, non ti condurranno mai al successo a meno che non ti chiami Beyoncè.

Brescia probabilmente è sempre stata la patria del laurà e del padrù, non proprio lo specchio di un’imprenditoria illuminata non siamo di certo la Silicon Valley.

Come ti “ricompensi” per un traguardo raggiunto?

Quando hai due soldi ti compri la prima borsa di Chanel della tua vita, l’oggetto che hai sempre desiderato ma il minuto dopo capisci che non ti ha cambiato la vita. Un tipo di entusiasmo che non mi ha nemmeno fatta dimagrire (e ride). 

Se c’è una cosa che amo è organizzare feste incredibili. Diciamo che spendo tutto in feste. Oggi, dopo due anni di paralisi dettata dalla pandemia, il mio obiettivo è quello di organizzare una bellissimo party per Natale, ho un ufficio eventi totalmente dedicato per questi progetti e so già che per il mio scialacquare il mio direttore generale si metterà le mani nei capelli. 

Desidero orchestrare un’esperienza senza precedenti anche perchè è doveroso riprendersi gli anni perduti.

A volte mi ricompenso anche con un bel viaggio. Oppure mangiando, anche se quello è davvero un problema. Ma diciamo che anche se viaggio mangio quindi il cibo nella mia vita rimane una costante. 

Nella tua vita professionale gli uomini sono stati: un modello, un sostegno o un ostacolo?

Nè uno nè l’altro. Diciamo che ne sono scarsamente interessata. Ho la fortuna di operare in un settore molto femminile quindi ufficialmente “gioco in casa”. 

Hai mai vissuto la sensazione di vivere una discriminazione per il fatto di essere donna, in qualche circostanza?

No assolutamente mai.

Hai invece avuto la sensazione di possedere una carta in più proprio perché sei una donna?

Di questo invece ne sono assolutamente convivnta. 

Sostengo che le leadership femminili siano molto meglio di quelle maschili al netto di quei casi in cui le donne assumono comportamenti maschili e su questo ogni tanto ci “lavoro” anche io. 

Noi donne, pur di impossessarci di un po’ di credibilità siamo costrette a fare gli uomini, non dovremmo ma purtroppo siamo creesciute con quel tipo di consapevolezza.

A volte per avere credibilità dobbiamo fare gli uomini cosa che invece non dovremmo fare ma siamo cresciute con quel modello. Mi sto impegnando nel non seguire quel tipo di modello sarebbe meglio piuttosto pensare ad esautorarlo. Mi fido sempre di più delle donne competenti piuttosto che degli uomini competeneti, in fondo il nostro sentimento è molto onesto. Quel “pelo” che ci manca probabilmente si trasforma in sentimento, una componenete emotiva che fa parte della vita e in determinate circostanze ti guida a condurre al meglio certe situazioni.

Come è composta la tua famiglia?

Siamo io, Massimo e il cane. Mia mamma abita sopra di me e mio papà a Montichiari. Chiusa la famiglia.

Qual è l’impegno più faticoso nel mantenere una carriera professionale e una famiglia?

Massimo, mio marito, è un appassionato di supermercati, ha proprio una vocazione. Io sono anni che non faccio la spesa. Nel mio bilancio famigliare il costo “badanti” è quello che influisce maggiormente. I miei hanno ottantanni e sono particolarmente acciaccati quindi badanti, infermieri e fisioterapisti fanno parte del nostro quotidiano. Oggi fortunatamente posso permettermi questi agi ma anni fa da sola giravo il Civile da capo a fondo. 

L’obiettivo della tua vita oggi qual è?

Abbiamo millemila progetti. Uno degli obiettivi è consolidare, l’altro è andare all’estero, una parte dei propositi vira sul bilancio sociale e sul diventare una B Corp. Vorrei inoltre fondare una Fondazione che si occupi di lavoro femminile, insomma ci sono tante iniziative in corso. 

Cristina sei un personaggio davvero molto amato e quando parlo di te la gente ti considera un idolo sotto tanti punti di vista…

Mah, forse perchè parlo alle donne sui social network come se fossi all’interno della cabina del centro estetico, in fondo io sono così. Amo infondere alle donne i principi della coerenza e dell’obiettività  non del disagio.

Dal mio profondo disinteresse per il sesso maschile ho sempre pensato che il fare la fatalona sia stato fuori gioco per me, non mi sento Barbie passione… (il resto non posso scriverlo) sono una che probabilmente scivolerebbe su una banana, questa consapevolezza pluri esternata ha da sempre messo le altre donne in una situazione di relax nei miei confronti. 

Doversi relazionare con una predatrice farebbe scattare quella competizione che diversamente con me non vivresti mai. Io mi faccio le foto con i pantaloni di cartene, con le bende e in situazioni veramente borderline per la mia reputazione di femme fatal.

Certo che, a volte, anzi sempre più spesso, guardo instagram e mi ritrovo dinnanzi a, chiamiamole circostanze,  

super creepy e mi domando: “perchè”? 

Ma poi mi rispondo come direbbero i ragazzini: 

“Hey Boomer”. 

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