DANIELA ARRIGONI

cultura imprenditoriale, fascino made in Italy

Raccontare la storia di Daniela Arrigoni in sole cinque pagine è davvero molto, molto limitante. É lei la Signora dell’imprenditoria femminile, una donna pragmatica ma visionaria, autentica ma innovatrice, ancorata più che mai a tutto quello che ci ha resi vincenti nel mondo: il saper fare, naturalmente made in Italy. Nel corso di questi anni, dalla sua prima avventura come imprenditrice nel 1984, come è riuscita a distinguersi nel suo percorso di vita e carriera. Può raccontarci quali sono stati e come ha gestito i momenti chiave che l’hanno resa la professionista che è oggi?

Ero molto giovane quando ho iniziato a lavorare. Una semplice impiegata, la ragioniera di uno studio di commercialisti incoraggiata dalla voglia di fare, incentivata dall’ambizione di creare qualcosa per me stessa dimostrando il mio valore.  I primi anni di lavoro sono stati una palestra ed un training per capire chi volevo diventare e mi hanno sicuramente donato le basi, fondamentali, per la gestione di un’azienda. La visione lungimirante, la fermezza e il supporto di mio marito e della famiglia mi hanno in seguito condotta ad avverare i miei sogni dapprima con Verincolor, poi con ItalMesh e HDA. Il desiderio di autonomia si è rivelata la “linfa” migliore per il mio processo di crescita, da dipendente a imprenditrice. 

Lei è stata capace in questi quarant’anni di affrontare molteplici oscillazioni e il suo percorso è stato sempre in crescita. Com’è riuscita a raggiungere i risultati che ha ottenuto?

Con grande determinazione, impegno, curiosità e voglia di fare.  Non posso non citare la passione che mi lega al mio lavoro, il motore di tutto.  In questi quarant’anni sono anche “inciampata”, non lo nego, il percorso è stato anche piuttosto lungo e abbiamo attraversato cicli estremamente difficili ma non sono mai caduta, ho sempre avuto il coraggio di correggere il tiro con caparbietà e grazie ad una forza e una costanza inimmaginabili.

Prima Verincolor poi ItalMesh e HDA cosa l’ha ispirata durante questa scalata imprenditoriale?

La prima azienda ha rappresentato per me e mio marito una sorta di ingresso nel mondo dell’imprenditoria con l’ambizione di riprendere le redini di un’azienda e farla crescere.  ItalMesh invece si è dimostrata una grande sfida nel voler affrontare un mercato di qualità dominandolo e imporci di conseguenza sui miei competitor. L’estero è stato sicuramente il mio mercato di riferimento in quel periodo. Avevo quarant’anni e dovetti tornare a studiare l’inglese, viaggiare continuamente nei paesi arabi e iniziare un nuovo percorso professionale a Dubai. Non è stato di certo facile ma la perseveranza è stata un’infallibile alleata e un faro per perseguire nuovi business.  Questa verve mi ha così condotta a portare negli Emirati un prodotto nuovo, unico che ha saputo imporsi come nicchia di design made in Italy.

In questo quarantennio ha assistito ad un’evoluzione legata all’innovazione molto importante…

L’innovazione sotto ogni punto di vista fa parte di me, è come se scorresse nel mio DNA. Il futuro è ispirante, direi sostanziale per il processo di crescita non solo di un’azienda ma anche di un individuo. La mia vision proviene da una forte curiosità, da un’attrazione per l’innovativo, dalla voglia di approfondire e indagare aspetti esclusivi ed è proprio da questa particolare attitudine che può nascere un business di successo. Questo aspetto lo comunico sempre ai giovani, spronandoli ad avere costantemente una vision positiva e costruttiva nel futuro. Penso che sia proprio una delle peculiarità che maggiormente mi contraddistingue.Viviamo in un mondo che non ci permette più, come un tempo, di mettere in atto previsioni a lungo termine. La situazione politica, sociale ed economica accecata anche dalle guerre non ci permette più di mantenere un così lungo respiro. La visione deve essere immediata ed è necessario sapersi mettere in gioco con umiltà e senza presunzione. É proprio questa la piaga che attanaglia i nostri giovani, la pretesa di emergere unicamente con una laurea in tasca. La vita professionale è ben altro, è ascolto, è curiosità, è sacrificio ma soprattutto operosità e dinamismo. All’estero la nostra cultura, il nostro senso del bello, la nostra flessibilità ci permette di emergere ed è particolarmente attraente.Noi italiani abbiamo grandissime potenzialità e siamo molto apprezzati. Non lo nego essere italiana negli Emirati Arabi mi ha aiutato tantissimo e i nostri progetti hanno saputo affermarsi da subito per l’altissima qualità che da sempre li ha contraddistinti. Gli architetti e i principali players di settore hanno individuato nella nostra azienda un potenziale enorme per la loro creatività. Amano il nostro prodotto perchè il materiale di cui è composto è talmente duttile e malleabile da prestarsi ad infinite progettazioni e noi amiamo rendere realtà i sogni dei nostri designers. Il punto di forza di ItalMesh è proprio quello di aiutare l’architetto a rendere realtà un progetto mediante l’utilizzo del nostro materiale e del nostro supporto. Possediamo otto brevetti, tecnologie importanti, collaboriamo con le principali Università del mondo tenendo sempre viva la ricerca che non è altro che “sintomo” di miglioramento. Un esempio è il nostro giardino verticale che, ritengo possa diventare un grande must della nostra produzione, infatti in collaborazione con il Politecnico di Milano stiamo eseguendo calcoli e ricerche per attestare e certificare i benefici ed i plus che da esso ne derivano.

Quanto è stato fondamentale il contributo della sua famiglia? Come ha accolto e gestito l’inserimento in azienda dei suoi figli?

I primi trentacinque anni della mia carriera li ho vissuti al fianco di mio marito, e non è sempre stato facile.Le aziende famigliari si distinguono anche sotto questo aspetto.Il famoso passaggio generazionale è avvenuto con grande organizzazione e grazie all’aiuto di professionisti che hanno saputo gestire insieme a me il loro ingresso.Loro hanno apportato una nuova energia ma soprattutto la grande volontà nel continuare nell’impresa con serietà e professionalità.Credo moltissimo nel loro contributo come in quello di tutto il nostro team, il patrimonio più importante delle mie aziende.Mi impegno ogni giorno per migliorare la loro formazione, per costituire un welfare consapevole, rendendoli partecipi e complici dei successi. L’ingresso dei miei figli ha sicuramente portato tantissimo entusiasmo e se io posso ritenermi “l’esperienza” loro sanno di “energia pura”. Oggi hanno conquistato una maturità professionale e noto che la loro vision sta cambiando, sono certa che diventeranno molto più bravi di me, sono dei veri e propri anticipatori. Questo mi rende orgogliosa e anche se affrontano le sfide con meno spregiudicatezza rispetto a me, sento che avranno modo di eccellere ancora di più. 

Le sue aziende in cosa le somigliano? 

Le aziende sono organizzate, proprio come me. L’organizzazione è il mio motto, diversamente non è possibile lavorare bene.Questo aspetto, primario, lo trasmetto da sempre ai miei collaboratori ed  è questo che ci ha pagato nel tempo. Credo nella qualità del lavoro e non nella quantità e ho sempre cercato di conquistare un’ottima reputazione. In fondo è quello che ti contraddistingue.

A proposito di internazionalizzazione come è riuscita a imporre il suo mercato all’estero?

L’idea vincente ha saputo conquistare un mercato sicuramente bisognoso di novità. Questo prodotto ha avuto successo per la sua unicità. Lo capii dapprima durante un viaggio a Dubai osservando quei grandi palazzi esposti a temperature davvero importanti.Il nostro prodotto ha saputo tradurre tutte le necessità della committenza: schermare dai raggi solari, riqualificare facciate attraverso i nostri rivestimenti connotandole in splendidi esercizi di stile e di design e sfruttare al meglio la luce. Questa è stata la nostra idea vincente e al contempo ha sostenuto il grande valore del made in Italy nel mondo.ItalMesh è soprattutto questo, emergere per qualità rispetto ad un mercato meno performante.

Quanto è importante il made in Italy?

L’Italia è il valore principale dei nostri progetti e auspico meno campanilismo tra noi produttori italiani, sarebbe necessario essere più uniti e fare rete, essere più italiani nei confronti dell’estero e quindi più competitivi. Oltre i confini ci apprezzano tantissimo. Ingegneri, architetti e costruttori osservano e stimano la nostra capacità di lavorare secondo ritmi ben definiti e organizzati. 

L’essere donna in un ambito prettamente maschile è stato ostacolante? 

Non è stato facile trovarmi nei consigli d’amministrazione con venti uomini accanto. Sono stata molto fortunata però sotto questo punto di vista potendo contare sul sostegno di imprenditori e manager che si sono rivelati sempre disponibili al confronto per condividere idee, opinioni accettandomi come persona volonterosa di contribuire al meglio.Le stesse visioni, gli stessi valori e lo stesso atteggiamento etico ci hanno coesi in un gruppo. Ho trovato dei colleghi, un team basato su confronti  costruttivi, e sul valore della persona sulla sua esperienza e capacità e proprio questo che ci ha resi uguali nelle scelte e nelle azioni.

Per molte donne imprenditrici è ancora molto difficile conciliare l’aspetto lavorativo con quello famigliare. Lei come ci è riuscita?

Ho cresciuto due figli grazie all’aiuto dei nonni e dei moduli di Excel… l’organizzazione, anche in questo caso, si è rivelata sostanziale.Ho risolto le mille problematiche della quotidianità famigliare grazie alla programmazione, pianificando sempre ogni impegno, dalla riunione alla spesa alla gestione del dopo scuola. Ho sempre portato a scuola io i ragazzi, li andavo a riprendere ogni giorno confidando su quel tempo di qualità, seppur poco, che dedicavo a loro.Quella mezz’ora che trascorrevamo insieme in macchina o la sera, insieme a mio marito per la correzione dei compiti era unicamente dedicato a loro. Sono stata una mamma che ha dato molto ma al contempo una figura molto esigente nei loro confronti. 

Quali sono i valori, le idee e le visioni che ha portato all’interno della sua azienda e di cui è maggiormente orgogliosa?

Sono orgogliosissima dei miei figli. Orgogliosa delle aziende che ho costruito. Quello che oggi mi rende orgogliosa è possedere sempre questa visione positiva e trasformare anche gli imprevisti in grandi opportunità. Sono felice di aver potuto confidare per tanti anni in quella lungimiranza che mi contraddistingue e che come un faro ha guidato tutte le mie avventure imprenditoriali, lo considero un dono.

É Consigliere del Settore Meccanica presso Confindustria Brescia, rappresentante internazionale per l’associazione FIDAPA BRESCIA VITTORIA ALATA, parte attiva della Banca BCC AgroBresciano sin dal 1999, venendo nominata membro del Comitato “Soci e Cultura”. In passato ha anche intrapreso un’esperienza amministrativa pubblica come la nomina di Assessore al Bilancio nel suo comune. Esperienze istituzionali di grande rilievo. Quale aspetto coglie da queste avventure e quale il valore di queste imprese?

Sono sempre entrata in punta di piedi con tanta umiltà, ascoltando e intervenendo al momento opportuno con idee ben definite. Sono state esperienze di crescita e curiosità, momenti stimolanti e validissime occasioni di confronto.  Rapportarmi con il prossimo mi ha spinto ad alimentare sempre la mia conoscenza e in genere mi ritengo soddisfatta unicamente dopo aver imparato qualcosa. Questa deve essere una regola di vita. Finché tu mantieni questo spirito avrai grandi opportunità. Se ti senti arrivato ti sei già bruciato. 

Il sogno della vita?

Il mondo è pieno di bellezze, mi piace viaggiare trovare nuovi stimoli creativi. E desidero trovare il tempo per godermi la mia famiglia e la crescita della mia Nipotina

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ELENA BORDIGA

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