É costituita da una profonda rete valoriale la sintesi di un successo, così nella vita come nella professione. É ambizione, è consapevolezza, è predisposizione all’aiuto, è lungimiranza è un insieme di passioni che custodiscono e arricchiscono la completezza dell’individuo. Diego Toscani, CEO di Promotica, riconosce nell’eccellenza la perfetta ricetta d’impresa, una consapevolezza coscienziosa forgiata su asset ben precisi e sapientemente strutturati, una cognizione senza dubbio matura e preparata inevitabilmente conseguenza di una vita vissuta con grande completezza.
Intervista di Annalisa Boni

Che vent’enne è stato lei? Un ventenne sicuramente molto impegnato. Terminati gli studi superiori mi sono iscritto all’Università di Brescia e nel contempo ho iniziato a seguire l’attività politica del mio territorio. Mi sono iscritto al Partito Repubblicano e ho iniziato a frequentare la sezione comunale appassionandomi tantissimo di storia ed in particolare delle basi ideologiche del mazzinianesimo. Al contempo ho studiato per diventare sommellier sostenendo gli esami e lavorando nei fine settimana nei vari locali. Sono diventato pubblicista iniziando a collaborare con le testate locali, testate giornalistiche ma anche televisive. Le passioni hanno sempre tenuto viva la mia vita e terminati gli studi universitari ho finalmente scelto chi volevo essere da grande inseguendo la mia strada con determinazione.
La sua azienda, Promotica, agenzia loyalty specializzata nella realizzazione di soluzioni marketing per aumentare le vendite, nell’autunno del 2020 è stata quotata su Euronext Groxth Milan, il mercato dedicato alle piccole e medie imprese. Quali sono le sue visioni e cosa l’ha incoraggiata alla quotazione? La motovazione principale della quotazione è stata figlia della situazione di mercato che stavamo affrontando. La mia azienda si è trovata ad un bivio, fronteggiando una pattuglia ristretta composta da tre, quattro aziende molto più grandi e un plotone di imprese molto più piccole. In quel momento ho dovuto capire dove posizionarmi, se sfidare il gruppetto in fuga o se lasciarmi assorbire dal codone alle mie spalle, un po’ come in una gara ciclistica. La quotazione è stata la nostra decisione e a novembre del 2020 abbiamo ottenuto l’ingresso al Euronext Growth Milan dedicato alle PMI dinamiche e competitive. La quotazione si è rivelata una grande opportunità. Se da un lato ci ha consentito di ottenere un beneficio economico dall’altra ci siamo impossessati di una sorta di patente di affidabilità che ci ha permesso di porci in maniera differente nei confronti degli stakeholders. Questa strategia senza dubbio ci ha aiutati a crescere.

Quali sono gli “strumenti” che un imprenditore deve possedere? L’imprenditore deve essere molto bravo in una determinata cosa. Credo che gli elementi che determinano il successo di un’impresa siano davvero molto pochi. É necessario senza dubbio possedere tanta preparazione ed emergere per competenza, che si tratti di un singolo prodotto, che una linea produttiva che un tipo di servizio. Devi ritrovare il tuo know how in una specificità, è intorno a quella che poi puoi costruire un ecosistema.
Durante la sua vita moltissime sono state le esperienze che l’hanno coinvolta. É stato Sindaco di Sarezzo, Presidente di ASVT, Assessore, Consigliere Comunale, Presidente di una squadra di calcio, Presidente della Filarmonica della banda del paese, Consigliere d’amministrazione del Museo Diocesano e imprenditore. Esiste un unico filo conduttore che lega tutte le sue imprese? Il filo conduttore è certamente una visione ante litteram della sostenibilità. Credo e dico sempre ai miei figli che un individuo per essere completo deve in qualche modo camminare su quattro gambe: un lavoro o lo studio, nel caso dei ragazzi, un impegno di natura sociale, che si tratti di volontariato, politica o qualcosa destinato al prossimo in maniera disinteressata, un interesse culturale (arte, cinema, teatro, lettura…) e un’attività sportiva. Quattro elementi che a mio avviso completano la persona. Penso che la mia storia sia figlia di questa visione ovvero l’essere sempre attivo in questi quattro campi, solo in quel momento ritrovo la completezza che dà senso alla mia vita.
É notizia recente la prima campagna di fidelizzazione avviata in Australia con il più grande rivenditore indipendente di alimentari Drakes Supermakets. Quanto è fondamentale oggi per un imprenditore l’internazionalizzazione? Voi a che punto siete? Abbiamo lanciato la divisione international nel 2023 con l’obiettivo di andare in break even nel 2024 così da conquistare una contribuzione al conto economico aziendale nel 2025. Siamo appena partiti ma stiamo rispettando la tabella di marcia che ci siamo imposti. L’internazionalizzazione è oggi fondamentale poichè i players con i quali ci confrontiamo, anche in Italia, sulle grandi attività e sulle campagne più strutturate, sono multinazionali. É inevitabile a nostra volta penetrare nei mercati stranieri poichè il rischio è quello di essere schiacciati da altri colossi.
Ha investito di recente un milione di euro sulla sua società. Cosa ha significato questa scelta? Fiducia. Una congiuntura ha creato quell’opportunità che ho deciso di cogliere subito per incrementare la mia quota Promotica incoraggiato da previsioni ottimiste.

Non solo imprenditoria ma anche tantissimo impegno sociale e filantropico. Con Chefs for Life “Cuochi per la vita” ha dato origine ad una grande cordata solidale che fonda cucina a solidarietà. Ci racconta questa avventura? Chefs for Life è un’altra sfida che abbiamo accettato nel 2019. Per amicizia decisi di aiutare Maria Pia Bondioni e Daniela Scotti di La Zebra ODV al fine di supportare l’acquisto di un macchinaio destinato all’Ospedale Civile di Brescia.Il successo si rivelò talmente concreto ed entusiasmante che si tradusse in una vera catena di solidarietà tale da coinvolgere i più grandi chef del Paese che insieme a noi credono nel nobile valore del potere umano verso l’aiuto. Oggi i nostri eventi sono appuntamenti di gran successo organizzati non solo in Italia ma anche all’estero. Di fatto abbiamo creato un’organizzazione che oggi dà vita a sei eventi all’anno, che gode del coinvolgimento di circa duecento maestranze tra cuochi e aiuto cuochi e che ci ha permesso di donare circa 150 mila eruo. Se il programma presentato per il 2025 beneficerà di queste prospettive e con l’aiuto prezioso dei tanti sponsor che hanno deciso di sostenerci pensiamo di superare il mezzo milione di euro in donazioni. Un risultato imortante. Abbiamo di recente creato un nuovo format “pillole di Chefs for Life” che ci consente di realizzare eventi su commissione per privati e aziende, a condizioni particolari e uniche, in cambio di un impegno benefico, da parte del committente, verso un ente di sua scelta che da noi poi verrà verificato.
Osservando i giovani di oggi rivede se stesso o pensa che il salto generazionale abbia forgiato mentalità differenti? Cosa stima in loro e cosa invece la lascia perplesso? Incontrando parecchi giovani, anche in virtù dei miei impegni collaterali con l’Università, mi sento di dire che radunarli tutti con un unico termine è oggi troppo generico. Esistono infatti dissomiglianze molto forti tra generazioni molto vicine. Ci sono gap importanti in termini di valori, ambizioni, aspettative e in questo particolare momento parlare di venticinquenni e diciottenni significa confrontare due generazioni diverse. Esiste pertanto una categoria che appare disorientata che si muove tra il cattivo esempio di una generazione precedente, figlia del benessere, e un clima incerto, in termini di conflitti e cambiamento climatico. L’unico filo conduttore che posso ritrovare nella generazione “giovani” è proprio il disorientamento. Questo aspetto inequivocabilmente descrive ragazzi troppo dediti al “hic et nunc” (qui ed ora) e tutti i suoi aspetti disfunzionali con meno ambizioni e poca capacità di credere in quelli che sono stati i valori della nostra vita, la famiglia, la casa, il bene primario. Ragazzi poco inclini a prendere delle responsabilità e a costruire qualcosa. Da un altro punto di vista invece colgo una rinnovata attenzione al sociale, al futuro, alle tematiche ambientali dimostrazione di un coinvolgimento più consapevole anche se scorgo a volte una propensione al nichilismo. Abbiamo comunque davanti ai nostri occhi generazioni dal grande potenziale che siamo tenuti a supportare affinchè quel patrimonio non si disperda ma possa esprimersi al meglio. La nostra sfida oggi è proprio quella.