Il valore della cura, sostenuta dalla continuità, dai grandi risultati e dall’immenso contributo tecnologico.
É questa la mission che guida il Dottor Nicola Canali, il nuovo Primario dell’Unità Operativa Oculistica di Fondazione Poliambulanza di Brescia. Dopo un ventennio a servizio del territorio, nello stesso reparto e con la stessa équipe, il Dottor Canali oggi vive il suo nuovo ruolo da Primario con grande responsabilità e orgoglio riconoscendosi perfettamente nei valori umani e professionali di Fondazione Poliambulanza e fondando il suo futuro sull’eccellenza della cura, sul valore dell’équipe e sulla sua continuità.

Possiamo ritenerla un “figlio d’arte” poichè suo padre Nevio Canali è stato per lungo tempo un grande punto di riferimento nella sua branca medica, appunto l’oculistica? Com’è nata la sua passione verso questa materia? Se la professione e i tanti anni a servizio della cura e del paziente si sono dimostrati elementi narranti una carriera estremamente brillante, il mio ricordo di bambino è sempre stato quello di un papà molto presente che amava circondarsi di tanti amici, soprattutto medici, partecipi nei momenti importanti della nostra vita famigliare. Mio padre e mia madre amavano organizzare cene, feste e noi figli patecipavamo sempre con tanto entusiasmo. Siamo di conseguenza nati e cresciuti in questo clima, un contesto che se da un lato elevava l’importanza della materia, la medicina, in tutte le sue branche, con tutte le sue responsabilità e complicazioni, dall’altro ci permetteva di assaporare anche l’aspetto legato alla condivisione più gioiosa e alla connessione tra persone. Da figlio vivevo una sorta di grande affascinazione verso mio padre. Lo osservavo con estremo rispetto e orgoglio sia quando la sera partiva con urgenza per andare a operare sia durante tutti questi momenti di festa che potevano, seppur per poco, distrarti dall’impegno ospedaliero conducendoti ad accogliere anche gli aspetti più leggeri della vita. Al centro della mia scelta ho sempre riconosciuto la motivazione più nobile, ovvero quella della cura, anche se complessa e ricca di responsabilità, un carico che, come fece mio padre, ho sempre cercato di scandire attraverso momenti più “liberatori” nonostante le fatiche e l’impegno costante che questa professione ti richiede.
Ricerca, tecnologia, esperienza e valore umano. Nell’affrontare la Sua quotidianità in reparto che valore dona a queste quattro componenti? Sono vent’anni che lavoro in Fondazione Poliambulanza, una struttura di matrice religiosa che mi ha sempre incoraggiato a crescere soprattutto dal punto di vista professionale grazie ad una rete valoriale molto profonda. La Fondazione infatti ha una precisa mission aziendale che pone al centro del suo credo la persona ma al contempo l’inesauribile aggiornamento tecnologico. I tanti anni a servizio della cura qui in Poliambulanza, grazie al supporto tecnologico, si sono rivelati fondamentali soprattutto per la mia crescita e la mia maturità professionale. La carriera si fonda su tecnologie estremamente raffinate e noi medici veniamo quotidianamente coinvolti per apportare a nostra volta innovazioni sempre più sofisticate. La nostra materia, l’oculistica, peraltro è ricca di tecnologia. Convive nel nostro quotidiano in reparto, la bellezza di essere un chirurgo non particolarmente afflitto dalla drammaticità, quella circostanza che può compromettere la vita delle persone. L’oculistica, che generalmente non affronta criticità così estreme, ci conduce ad instaurare un rapporto più sereno con il paziente nonostante esistano molte malattie che danneggiano la visione. Questo aspetto empatico è uno dei nostri vantaggi. Non ci affacciamo ad una chirurgia cruenta anche perchè l’utilizzo dei laser di ultima generazione ci ha condotti a operare in maniera meno invasiva, a ridurre le incisioni affinando la nostra tecnica in maniera straordinaria. Il ruolo della tecnologia è estremamente centrale per noi medici e grazie a queste innovazioni anche un giovane medico, con poca esperienza, può ottenere risultati ottimali. Senza dubbio questo traguardo innovativo conduce inevitabilmente ad una significativa evoluzione della cura sostenuta da tutta l’équipe e non solo dai chirurghi più esperti.

Cosa l’affascina maggiormente? Quando sono arrivato in Poliambulanza avevo trentasei anni ed ero considerato un chirurgo molto giovane. In quel momento mancava un chirurgo della retina, una chirurgia molto complessa essenziale per trattare condizioni gravi. Un ambito peraltro molto impegnativo, lento nell’apprendimento e per questo non sempre affrontato dai medici. Mi sono appassionato sostanzialmente alla possibilità di curare malattie anche molto complesse e sfidanti.
Oggi è stato nominato primario nell’Unità Operativa di Oculistica. Cosa significa per Lei dirigere questo reparto? Da un lato è stato motivo di grande soddisfazione personale poichè rappresenta un momento molto importante per la mia carriera. Non l’ho mai ritenuto un fine, poichè per me non è stata una scelta ma una decisione di chi mi ha preceduto e di tutta la dirigenza ospedaliera. Ho sempre cercato di essere un medico preparato dal punto di vista chirurgico impossessandomi di ogni tecnica possibile e credo che curriculum ed esperienza abbiano contribuito a questo cambio di ruolo. Essere succeduto al mio primario, che mi ha sottolineato alla Direzione come medico in grado di reggere l’impegno, ha significato per me, ma anche per tutto il reparto, una garanzia di continuità. A volte, un nuovo primario, proveniente da altre strutture o indirizzi ospedalieri, tende a ribaltare tutta l’organizzazione interna del reparto. Quando invece viene scelto un primario interno è sintomo di una crescita continua. Lavorare in Poliambulanza come primario significa condurre un’unità operativa che conosco molto bene, anche nei suoi limiti, nei suoi meccanismo e in tutto quello che può essere migliorato con piccoli cambiamenti. Sto improntando queste prime fasi proprio sulla crescita tecnologica incoraggiando i giovani ad impegnarsi anche nella chirurgia più impegnativa per essere pronti per la popolazione. Poliambulanza è un grande ospedale e un grande ospedale deve essere pronto a curare la gente del territorio dando una pronta risposta anche dinnanzi a casi difficili.

Quali sono le patologie oftalmiche più frequenti e quali sono le risposte offerte dal reparto che lei dirige? Ci sono branche riconosciute sul territorio per le quali abbiamo un afflusso elevatissimo di pazienti da tanti anni, la cura della cataratta ad esempio, una malattia diffusissima che affligge molti pazienti in età avanzata ma anche molti giovani che soffrono di patologie come il diabete. Sono diverse migliaia le persone che operiamo ogni anno. Questo numero è in costante crescita e nel tempo le tecnologie si sono talmente affinate da poter correggere la miopia, l’astigmatismo, la messa a fuoco da vicino, nella stessa correzione della cataratta. L’offerta tecnologica e l’introduzione di un laser molto performante necessario per togliere la cataratta e sbriciolarla all’interno dell’occhio ha senza dubbio attratto moltissimi pazienti verso Fondazione Poliambulanza rendendolo un luogo di cura estremamente performante e tecnologicamente di primordine. Trattiamo anche la maculopatia, una malattia degenerativa della retina, grazie a farmaci iniettati direttamente nell’occhio, una procedura che solitamente tende a spaventare le persone ma per noi una prassi comune. Questa terapia è in grado di proteggere la vista dei nostri pazienti da ulteriori degenerazioni che potrebbero condurre ad una perdita importante della visione. Interveniamo in tutti i casi di pronto soccorso, trattiamo tutte le urgenze e i traumi all’occhio. Ci occupiamo, come detto prima, di tutta la chirurgia della retina, il distacco, la trombosi e tutta una rete complessa di malattie molto importanti che colpiscono la parte visiva vera e propria. Malattie che affrontiamo e che mettono a rischio la visione delle persone. Trattiamo il glaucoma, ci occupiamo di chirurgia refrattiva, ovvero la correzione dei difetti nei giovani, procedure a cui pochi ospedali si affacciano. In reparto, con il nostro laser, possiamo correggere la miopia, l’astigmatismo, l’ipermetropia, un trattamento chirurgico non sempre riservato alle realtà ospedaliere. Poter accogliere in ospedale certe tecnologie così sofisticate avvantaggia senza dubbio i nostri pazienti proiettandoli in un percorso di cura ospedaliero, in una grande struttura come Poliambulanza, con tutte le sue garanzie.
Quanto è fondamentale il ruolo dell’equipe? La mia nomina e l’essere succeduto al Dottor Miglio, peraltro allievo di mio padre, è stato l’indice di come l’équipe possa rappresentare un valore importante. La Direzione dell’Ospedale incoraggia fortemente il valore di un reparto mettendo in atto tutti i possibili meccanismi volti alla protezione e alla cura dei pazienti. Un’équipe di valore è un team autonomo in grado di curare al meglio il paziente in ogni momento, estate o inverno, sabato o domenica. Ogni componente deve essere in grado di affrontare con grande “qualità” tutte le urgenze, che io sia presente in corsia o che non ci sia. Noi medici non possiamo essere sempre in reparto, spesso ci formiamo, partecipiamo a convegni, aggiornamenti, ci connettiamo ad altri colleghi ed è quindi fondamentale che la qualità ospedaliera possa essere sempre garantita attraverso la preparazione di tutto il personale sanitario.
Ci racconta un caso clinico particolarmente complesso che è riuscito a risolvere? Sono tantissimi, non potrei citarne solo uno. Ogni anno ricordi i casi più complessi, quelli che ti hanno permesso di raggiungere risultati e superare le aspettative poichè spesso un paziente recupera più visione di quella che speravi. La professione ti conduce inevitabilmente ad affrontare il presente con grande responsabilità innescando tensioni e riflessioni che spesso confluiscono anche nel privato. L’obiettivo del medico, ma soprattutto quello del chirurgo ha sempre un unico e grande intento, quello di risolvere il problema anche se a volte non è semplice. Da questo punto di vista, la tecnologia ci aiuta tantissimo e oggi ci permettedi assistere ad una crescita davvero entusiasmante. Esistono poi casi molto emozionanti, quando operi un bambino ad esempio, quando aiuti un paziente a migliorare significativamente la sua visione. Ecco in quei precisi istanti assorbi anche l’ansia delle persone che giustamente si affacciano alla loro paura più grande, quella di perdere la vista.

Quali cambiamenti ha affrontato la professione nell’ultimo decennio soprattutto riguardo alla stretta connessione con l’avanguardia tecnologica? Tecnologia significa eliminare le maggiori azioni chirurgiche attraverso incisioni sempre più piccole, sempre più precise irreplicabili dalla mano umana. Opero con sei, sette laser, non uno solo e tutta l’equipe compresi gli infermieri e i tecnici possiedono una preparazione davvero inimmaginabile. Il Femnto Laser, ad esempio, una tecnologia presente qui in Poliambulanza, è il bisturi più preciso al mondo per l’operazione di cataratta. Un dispositivo in grado di generare un taglio sottilissimo, piatto, regolare, più di quanto riuscirebbe a fare un medico a mano libera. Un’evoluzione senza precedenti.
Esiste un traguardo a cui ambisce? In Fondazione Poliambulanza ogni medico può affidarsi ad una dotazione tecnologica davvero straordinaria. L’obiettivo di oggi è quello di dedicare le nostre cure a più pazienti possibili accrescendo la presenza sul territorio. Apriremo infatti un nuovo centro a Desenzano del Garda, un polo chirurgico che offrirà più assistenza e tutela alla provincia. Dal punto di vista professionale e quindi con uno sguardo puntato verso la ricerca desidero augurare ai lavori sperimentali sulla ricostruzione della retina un futuro brillante. Un passo che potrebbe cambiare il destino di molti pazienti con nuove e positive risposte.
Quali sono i suoi prossimi obiettivi di crescita professionale e quali invece quelli legati al suo reparto? Vorrei che la mia crescita possa identificarsi in una maturità corale che possa coinvolgere tutta l’équipe. Desidero che i giovani facciano un passo in avanti e che possano in breve tempo impadronirsi anche delle tecniche più complesse. Insisterò su questo aspetto indice di professionalità e responsabilità. Dal punto di vista personale, a questo punto della mia carriera, desidero trasferire quanto più possibile nell’ottica della continuità poichè nulla possa essere disperso.