Protagonista indiscusso della scena nazionale e internazionale, Vincitore della Medaglio d’Oro all’Architettura Italiana del 2012 e candidato al Mies Van Der Rohe 2026, l’Architetto Camillo Botticini è oggi Direttore Creativo per l’Architettura in DVArea, il gruppo guidato da Armando Casella, all’undicesimo posto nella classifica Guamari 2025 delle migliori società italiane di architettura. É qui che expertise, talento, valori condivisi divengono espressione progettuale sfidante. Un modello in grado di competere non solo a livello nazionale ma anche globale forte di una crescita esponenziale e di un passato ricco di successi e grandi interventi.

Intervista a Armando Casella Architect Co-founder and CEO DVArea e Camillo Botticini Director, Architectural Concept Dept. DVA Quali sono i valori che oggi condivide con DVArea e quali gli aspetti che hanno guidato la sua appartenenza al gruppo? In DVArea sono riuscito a riconoscere un terreno comune ricco di valori e obiettivi ampiamente condivisi, ci spiega Camillo Botticini oggi Creative Director del Gruppo.Il valore più importante risiede nella nostra profonda convizione che il progetto possa identificarsi come un fondamentale strumento per la trasformazione del mondo in cui viviamo. Il riuscire ad individuare gli elementi chiave di cui possa nutrirsi questo progetto è il grande motore che connette tutte le nostre expertise. Con DVArea, attraverso la grande esperienza di tutti i professionisti che collaborano nel gruppo, riusciamo senza dubbio a valerci di strumenti che possano davvero cambiare il mondo, migliorandolo. É grazie anche alle contemporanee tecnologie che oggi riusciamo ad analizzare al meglio la realtà e restituire dei modelli che possano essere interpretati. Questo è lo straordinario contributo che una struttura così organizzata come DVArea può donare al territorio, un know how che oggi si fonde quasi naturalmente alla mia personale esperienza, quella ricerca sull’architettura intesa come disciplina ma anche come arte e grande forma di sensibilità. L’incontro tra queste due dimensioni che dialogano incessantemente tra loro, diviene un caposaldo per un approccio ancora più profondo, a livello strutturale, professionale ma anche culturale, una linfa insostituibile per operare sia nel contesto italiano che internazionale.
Di cosa si occupa DVArea? DVArea nasce nel 2015 da sei soci fondatori, tutti architetti, racconta Armando Casella, co-founder di DVArea. Ci occupiamo di progettazione integrata mediante un approccio transdiscilinare, una visione proiettata alla ricerca e allo studio mediante l’utilizzo di modelli digitali. La lunga esperienza, la complessità delle istanze che il mondo contemporaneo ci sta via via ponendo, soprattutto nella nostra filiera professionale, l’architettura, non ha unicamente forgiato una grande consapevolezza ma ha incoraggiato un nuovo pensiero ovvero quello di pensare al progetto come atto collettivo e multidisciplinare. Ecco che oltre all’architettura e all’approccio digitale abbiamo desiderato accogliere all’interno del nostro gruppo di lavoro tutte le altre discipline connesse. DVArea si è così trasformato in un atto corale, la sintesi di più discipline che nello stesso ambiente di lavoro condividono gli stessi valori, gli stessi strumenti e la medesima vision. In soli dieci anni siamo riusciti a costruire un gruppo coeso che oltre all’architettura abbraccia tutte le expertise connesse e complementari al fine di proiettarsi verso un’architettura che possa incidere positivamente e con grande qualità sul paesaggio, relazionandosi al meglio con il mondo e con le persone stesse che le vivono ogni giorno. Per noi i concetti legati al benessere e alla sostenebilità rappresentano di fatto il nostro tempo e chi leggerà fra cento anni le architetture che stiamo costruendo troverà questi elementi chiave anche dal punto di vista dell’espressione e del linguaggio. Ecco che l’incontro con Camillo Botticini, avvenuto quasi casualmente, si è rivelato una grande opportunità poichè riteniamo che l’aspetto espressivo e di metodo trovino una perfetta sintesi nel costruito.
Vincitore della Medaglio d’Oro all’Architettura Italiana del 2012 e candidato al Mies Van Der Rohe 2026 è oggi un protagonista decisivo nel panorama internazionale grazie ad una carriera costellata da premi e riconoscimenti. Quale sarà il suo principale obiettivo in DVArea? L’obbietivo principale, spiega l’Architetto Botticini, è quello di dialogare con una realtà complessa e strutturata, un incubatore di talenti e di figure in grado di portare avanti con grandissima qualità e professionalità il progetto. In DVArea oggi ho l’opportunità di trasmettere l’esperienza, e la competenza maturata negli anni, accrescendo l’identità complessiva del Gruppo, formando al contempo un talentuoso gruppo di collaboratori e avviando quella continuità fondamentale per istituire e restituire valore.

Ha recentemente descritto la sua intesa con DVArea come una condivisione di intenti. “Non un palcoscenico per firmare opere, ma un vero laboratorio dove costruire processi attraverso più discipline”. Crede che questa felice liaison possa segnare le tappe per un ancora più glorioso futuro? Sono qui proprio per questo. Per offrire il mio contributo in una vision proiettata al successo, il successo di un gruppo. Oggi in Italia esiste una sorta di separazione delle carriere. Ritroviamo da un lato il professionista singolo associato con altri architetti e dall’altro le società di ingegneria. Questa separazione conduce inevitabilmente ad un isolamento progressivo della figura dell’architetto che si riduce a compiti molto specifici e limitati mentre le società di ingegneria semplificano il loro ruolo divenendo “macchine” che gestiscono processi e non progetti. Il tema è quello di mettere insieme queste due esperienze e tracciare una visione complessa e dettagliata in grado di affrontare al meglio, come prima spiegava l’Architetto Casella, la complessità di un mondo che non è semplicemente interpretabile con pochi mezzi limitati. É necessario mettere a sistema tutta una serie di competenze poichè l’ambito è complesso ed esteso, come sono complesse le normative. É dunque fondamentale connettere più expertise per potersi impossessare di una una conoscenza universale. La possibilità di elaborare tutto questo sapere in un incubatore che può essere DVArea credo possa ritenersi lo strumento migliore per affrontare la complessità di oggi. Una visione, che credo, in un futuro non troppo remoto, diventerà un modello per tutti i professionisti.
Come esprime DVArea questa complessità di expertise? DVArea è un grupoo di 160 professionisti che operano nelle due sedi, a Brescia e a Milano, racconta l’Architetto Casella. Brescia è da sempre il nostro headquarter e sempre lo rimarrà proprio per sottolineare la nostra appartenenza, le nostre solide radici. Nel 2019 siamo riusciti a resistere alla forza centripeta milanese decidendo di rimanere volutamente a Brescia poichè crediamo fortemente nella possibilità di lavorare a livello globale anche da una realtà come la nostra, una città che sta crescendo e che non deve impoverirsi di talenti. All’interno dello studio accogliamo professionisti provenienti da ogni angolo del globo (ben tredici nazionalità differenti) che apportano culture differenti e un approccio al lavoro che si integra perfettamente con la nostra vision. Ciò che la brescianità ci ha fisiologicamente tramandato è senza dubbio la grandissima voglia di fare e non la scopriamo di certo oggi, è una caratteristica che scorre nel nostro DNA. Oggi con DVArea scopriamo una doppia visione, quella incoraggiata dalla traiettoria per raggiungere l’obiettivo e quella dell’applicazione, dell’abnegazione e della voglia continua di mettersi in discussione. All’interno del gruppo questo approccio sta apportando risultati importantissimi. Siamo partiti dieci anni fa, gestendo un solo e unico cliente e siamo arrivati ad oggi coordinando oltre ottanta progetti all’anno con un fatturato di 13,4 milioni di euro nel 2025. I nostri servizi sono trasversali e complessi e accompagnano il committente in tutte le fasi di progetto e di cantiere. Siamo fortemente convinti che, per come sta cambiando il mercato e per il livello di complessità crescente che il nostro settore dovrà gestire, realtà come DVArea potranno emergere rispetto al singolo soprattutto in un’ottica internazionale. Pensiamo soltanto al tema dei software necessari oggi per sovrintendere ogni fase di progetto, o all’ingresso prepotente dell’intelligenza artificiale che necessariamente bisogna saper gestire. Oggi è fondamentale investire in questi strumenti che noi definiamo “superpoteri”, lo è per l’architetto, lo è per l’ingegnere ma è comunque necessario possedere un’organizzazione e una massa critica che consentano di lavorare a questi livelli. Non è più vera la formula piccolo e bello se non in determinate nicchie, oggi se vuoi partecipare e incidere sulle trasformazioni del territorio devi ragionare in termini di grandi strutture. La scelta che ha condotto l’Architetto Botticini nel mettersi a disposizione di DVArea, vista la sua stimata carriera che ha seguito la traiettoria dell’autorialità, è un atto di grande generosità ma anche un’opportunità che permette di capitalizzare la sua grande esperienza in una chiave nuova verso sfide ancora più importanti. Essere parte di DVArea è per me un’occasione importante di ulteriore crescita, spiega l’Architetto Botticini. Già in questi primi mesi all’interno del gruppo ho potuto riconoscere la grande virtuosità di una “macchina” potente come DVArea, strutturata in maniera attenta soprattutto dal punto di vista delle varie professionalità che convergono: tanti talenti, tantissime competenze. Diciamo che qui coesiste una dimensione imprenditoriale finalizzata alla produzione di qualità e la reale possibilità di firmare grandi progetti da una posizione privilegiata: un dialogo diretto in grado di coinvolgere tanti “attori”, professionisti in grado di apportare ognuno una grande expertise.
Esiste un progetto firmato da DVArea che meglio rappresenta la vostra vision? DVArea ha partecipato a numerosissimi progetti di valore, dal foglio bianco al cantiere ma anche come partner di straordinarie imprese nel globo. A questo proposito vorrei citare la progettazione della facciata del Grand Egyptian Museum al Cairo, uno dei più importanti musei archeologici al mondo inaugurato a novembre del 2025. In un momento storico complesso per gli architetti, quando il settore edilizio era ancora segnato dalla crisi, siamo stati chiamati a collaborare alla progettazione costruttiva delle facciate del museo. Abbiamo affrontato la progettazione delle coperture, dei controsoffitti e delle facciate di tutta l’opera e lo abbiamo fatto all’interno di un gruppo di lavoro internazionale con un management americano. Grazie a questa esperienza abbiamo avuto la possibilità di mettere a frutto le nostre competenze utilizzando i prototipi digitali. Per la prima volta ci siamo confrontati con un articolato protocollo BIM, che prevedeva l’uso di Revit, mentre il nostro team era abituato ad Archicad. La sfida dell’interscambio dei modelli è stata l’occasione per sperimentare concretamente le potenzialità della progettazione parametrica, comprendendo come l’informazione potesse diventare parte integrante del modello tridimensionale. Può facilmente immaginare cosa possa aver significato per noi lavorare in questo contesto, così profondamente connesso alla storia, è stata senza dubbio una delle esperienze più emozionanti della nostra vita che affonda le sue radici nell’umanità. C’è questa sensazione di sdoppiamento di vivere il passato ma essere pienamente connessi al presente. Siamo profondamente legati anche ad una seconda opera, un progetto ancora in corso, l’Extremely Large Telescope (ELT), un manufatto destinato a diventare il più grande telescopio ottico al mondo che l’azienda Cimolai di Pordenone ci ha commissionato per la progettazione delle opere civili e architettoniche del basamento del telescopio, oltre che delle passerelle di manutenzione all’interno della cupola (dome) che una volta completata sarà più alta della Torre di Pisa. A Milano invece, abbiamo da poco inaugurato un nuovo cantiere con la posa della prima pietra. “Inspire UpTown” è un complesso residenziale di 428 unità abitative composto di cinque edifici: due torri rispettivamente da 20 e 24 piani, e tre linee da 13 e 11 piani che poggiano su un giardino pensile centrale di 3.805 mq, che accoglier̀à le amenities per i residenti. Con questo progetto abbiamo voluto interpretare tutto il nostro sapere in termini di progettazione integrata partendo proprio dalle fasi preliminari e arrivando oggi al cantiere. Parliamo, come in questo caso, di opere che superano i 100 milioni di euro, progetti importanti che ci vedono impegnati anche per parecchi anni.

C’è invece un progetto “nel cassetto” che potrebbe al meglio interpretare il vostro know how? I progetti nel cassetto sono davvero tantissimi, spiega l’Architetto Casella. Senza dubbio uno dei nostri desideri è quello di poter valorizzare la nostra città, un sogno che condividiamo anche con l’Architetto Botticini già “padre” di una delle opere più identificative, il nuovo Teatro Borsoni a Brescia. L’impatto del Teatro Borsoni è stato grande in termini positivi e la strada tracciata potrebbe dimostrarsi un faro. Attraverso questo intervento, racconta l’Architetto Botticini, ci si è resi consapevoli che con gli stessi ingredienti, economici e tecnologici e grazie al contributo di Brescia Infrastrutture e senza dubbio grazie al fascino del progetto, siamo riusciti ad accogliere in città un’opera in grado di sottolineare il potere dell’architettura capace di trasformare e riqualificare l’identità di un’area. Opere che diventano un pezzo di vita della città. La sfida dell’architettura è proprio quella di comprendere che il mondo può cambiare, può migliorare. Assistiamo sempre più spesso ad una male interpretanzione nei confronti del cambiamento, frainteso con timore e negatività. Una linea di pensiero iperconservativa. Questo non vuol dire che la memoria non debba essere perfettamente conservata, è indiscutibile, ma che all’interno delle trasformazioni urbane ci possano essere oggi delle capacità di ridentificare dei luoghi, come le aree critiche o quelle industrali dismesse, deve essere interpretato come segno di miglioramento e valorizzazione, virtù del resto, vantaggiose per tutti. A Brescia, ad esempio, moltissimi sono i quartieri e le aree che meriterebbero una chance. Luoghi che possono essere trasformati e che potrebbero tradursi nei nuovi luoghi della vita del ventunesimo secolo. Ridare vita a spazi non vissuti significa donare nuovo valore e oggi finalmente abbiamo gli strumenti per costruire luoghi di grandissima qualità. DVArea è in grado di portare avanti questa sfida ambiziosa per valorizzare questo grande patrimonio comune con una competenza articolata e complessa.