La sanità occupa un ruolo chiave nelle nostre vite e da bene primario e garantito, oggi come oggi, rischia di presentarsi a noi cittadini come bene effimero per tanti motivi. Il mondo è cambiato e i ruoli sono stati stravolti da una presa di coscienza, quella di noi pazienti, forse troppo “saccente”. Il comparto soffre a causa di dispersione delle risorse economiche e di personale medico, le liste d’attesa si allungano e gli ospedali soffrono il sovraffollamento. La medicina di base, quella di famiglia che un tempo rappresentava la prima risposta alle nostre sofferenze viene quasi snobbata a “favore” di quella specialistica e la conseguenza è un’inevitabile ricaduta su quel sistema sanitario che oggi necessita di una riformulazione. Affrontiamo tante tematiche insieme al Dott. Germano Bettoncelli, neoeletto Presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia, figura di spicco particolarmente apprezzata e stimata dalla comunità medica per i trascorsi professionali e per l’impegno ordinistico pluriennale soprattutto nella Commissione Cultura e Aggiornamento.

Intervista al Dott. Germano Bettoncelli, Medico di Medicina Generale e Specialista in Malattie dell’apparato respiratorio. Presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Brescia
Qual è stato l’obiettivo che più di ogni altro ha sostenuto la Sua candidatura? L’obiettivo principale consiste nel perseguire quella continuità espressa dallo straordinario lavoro del Dott. Ottavio Di Stefano, che nei suoi undici anni di Presidenza ha lasciato un’impronta e uno stile particolarmente apprezzati. Un risultato che ha valorizzato la professione ed è stato riconosciuto non solo tra le istituzioni bresciane. Questo mandato rappresenta quindi un impegno e una grande responsabilità che non intendo tradire e sarà mia premura mantenere una continuità pur nel rinnovamento. In particolare, uno degli obiettivi principali che ci siamo prefissati risiede nella difesa dei principi istitutivi dell’Ordine dei Medici quale garante della professione nei confronti dei pazienti. Nei loro confronti abbiamo il dovere di operare per garantire il diritto all’accesso alle cure necessarie. Da questo obiettivo scaturiscono una serie di azioni secondarie come, ad esempio, la promozione dell’attività culturale dedicata ai professionisti e la vigilanza sugli aspetti deontologici della professione.
Quali sono i punti cardine sui quali si concentrerà maggiormente il suo lavoro? Dalle premesse appena elencate discendono una serie di importanti attività, con al primo posto la difesa e la promozione del Servizio Sanitario Nazionale, un impegno da sempre fondante del nostro Consiglio e anche oggi un obiettivo ampiamente condiviso da tutti i suoi componenti. Mai come oggi il Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno di essere tutelato, quale emanazione dell’articolo 32 della Costituzione, che recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. La promozione dell’attività culturale rappresenta per noi da sempre un obiettivo primario. Durante l’anno organizziamo una quarantina di eventi (clinici e scientifici) con la possibilità di potervi partecipare anche in streaming, in tal modo allargando notevolmente la nostra platea. Si tratta di un aggiornamento e di una formazione indipendente, che punta principalmente ad accogliere tutte le espressioni della Sanità bresciana in maniera ampiamente partecipata e spesso con il contributo di figure di alto profilo e di rilevanza nazionale. Durante questi appuntamenti formativi, che coinvolgono i nostri professionisti, raccogliamo il loro punto di vista e le loro opinioni sia riguardo nuove tematiche della medicina che sulle questioni ancora di incerta gestione a tale scopo presentate e discusse durante gli incontri. La nostra programmazione, che si concentra principalmente sui bisogni culturali della professione, non si limita esclusivamente all’ambito tecnologico ma interessa anche gli aspetti organizzativi, allo scopo di alleggerire l’intasamento dei servizi che oggi sta condizionando la nostra sanità. La tecnologia inevitabilmente penetra intensamente la nostra professione e al giorno d’oggi la influenza con grande velocità, si pensi all’utilizzo della tecnologia robotica e al grande tema dell’Intelligenza Artificiale. Queste tecnologie d’avanguardia verranno necessariamente ad ispirare tutto il sistema sanitario, non solo per quanto riguarda gli aspetti innovativi dei sistemi di cura ma in generale per tutto quello che concerne la gestione dei dati inerenti la storia clinica del paziente.
Cosa si può fare invece per alleggerire la pressione economica sul Sistema Sanitario Nazionale e garantire l’equa accessibilità alle cure? Sono stato medico di medicina generale per molti anni e durante il mio lungo percorso professionale ho acquisito la specialità in malattie dell’Apparato Respiratorio, operando all’interno della mia società scientifica, la Società Italiana di Medicina Generale di cui sono stato Segretario Scientifico e Responsabile Nazionale dell’area respiratoria. In questo ruolo ho conosciuto e frequentato molte società scientifiche specialistiche, in particolare pneumologiche, cercando sempre di costruire un ponte tra la medicina di famiglia e quella specialistica. Se questa strada è ancora in divenire, credo che molto sia migliorato, considerando ad esempio che l’antico gradiente gerarchico tra il medico generale e lo specialista ospedaliero si è progressivamente ridotto e ancor di più lo sarà in futuro. Moltissime sono comunque le difficoltà che i medici di famiglia incontrano sul loro percorso, ad esempio, le numerose innovazioni burocratiche che si richiede ai medici di implementare, con conseguenti grandi difficoltà interpretative e applicative. Tali attività occupano una parte considerevole del tempo medico, sottraendolo al rapporto con il paziente. Uno degli obiettivi del mio mandato sarà quello di favorire l’integrazione ospedale-territorio. Questo richiede la costruzione di un dialogo efficace tra gli specialisti e i medici di famiglia. Una valida comunicazione può essere oggi favorita dai moderni sistemi informatici, questi possono contribuire a ridurre gli accessi non indispensabili in ospedale e negli ambulatori specialistici.La questione principale è riconoscere che i pazienti portatori di patologie croniche, condizioni che riguardano il 30% della popolazione e che assorbono più del 70% della spesa sanitaria, devono essere assistiti per la maggior parte sul territorio, riservando l’accesso alle cure ospedaliere alle acuzie e ai casi di particolare impegno clinico.Negli ultimi anni si sta cercando di riorganizzare l’assistenza territoriale, attraverso l’utilizzo dei fondi del PNRR, con l’istituzione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, nelle intenzioni un modello organizzativo dell’assistenza territoriale di prossimità. Ai medici di medicina generale viene richiesta una collaborazione nella presa in carico dei propri pazienti cronici, attraverso l’elaborazione dei Piani Assistenziali Individuali (PAI). In tale contesto i sistemi informatici saranno uno strumento di aiuto nel velocizzare e rendere efficiente il servizio, migliorando le criticità che ancora oggi gravano sui professionisti e di conseguenza sui pazienti.

Mancanza di personale e fuga di medici all’estero, di cosa ha bisogno ora la nostra Sanità? La professione medica negli anni recenti ha perso attrattività per tanti motivi: l’impegno gravoso, le tante responsabilità, le scarse prospettive di remunerazione economica, con l’aggiunta dei rischi cui oggi è esposta la professione. A ciò si aggiunge anche una significativa perdita di ruolo sociale della professione rispetto al passato. Al medico oggi (in particolare al medico di famiglia) è richiesta un’interpretazione della propria professione non limitata esclusivamente agli aspetti clinici, ma capace anche di tener conto degli aspetti socio-economici del paziente. In questo è particolarmente importante il rapporto con i Servizi Sociali dei Comuni in cui si opera. Tale necessità si è resa particolarmente evidente durante la tragica vicenda della pandemia Covid.
Com’è cambiata la professione? Negli oltre quarant’anni della mia attività ho avuto modo di constatare la trasformazione della professione medica, non solo per gli aspetti scientifici. Le trasformazioni della nostra società hanno determinato anche un diverso approccio con il medico da parte del cittadino. Oggi incontriamo persone più consapevoli e determinate nel sostenere il proprio punto di vista, legittimo, per ciò che riguarda la propria condizione di salute. In questo tipo di interazione il medico deve possedere nuove capacità comunicative, che nel tener conto del punto di vista del paziente evitino l’accensione di conflitti, molto spesso generati proprio dalla sottovalutazione degli aspetti relazionali.Aspetti che rientrano nel più ampio concetto di umanizzazione della cura, una componente delicatissima e fondamentale, uno dei capisaldi della medicina. Si tratta dell’attenzione alla persona nella sua totalità, fatta di bisogni organici, psicologici e relazionali. Il non tener conto di tutta questa complessità spesso determina un fallimento delle intenzioni di cura. Si pensi che oggi i dati indicano che un paziente cronico assume solo il 50% della terapia prescritta, con le inevitabili conseguenze negative sul controllo della propria patologia. Naturalmente, nel tener conto del punto di vista del paziente, il medico non può abdicare alla responsabilità professionale derivante delle competenze che il clinico è tenuto a rispettare.
Un’altra piaga è contraddistinta dalle liste d’attesa con tempi prolissi. Un fenomeno percepito dai cittadini e dai pazienti come una forte criticità e una sistematica costrizione che porta a nel rivolgersi al privato. Cosa pensa si possa fare al riguardo? Esiste un serio problema di organizzazione dei servizi, di cui le lunghe liste d’attesa sono una testimonianza. Il “mercato” ne approfitta e di conseguenza sta offrendo una serie di “soluzioni”. Negli ultimi tempi vengono aperti presidi sanitari privati a pagamento che si pongono in parallelo con i servizi pubblici tradizionali. Tale offerta, quando rispettosa delle regole che l’Ordine e le istituzioni deputate sono tenuti a fare osservare, è legittima, pur ponendosi di fatto in concorrenza con i servizi pubblici o privati accreditati esistenti. Una delle strade per tentare di ridurre le tempistiche di accesso ai servizi sanitari è rafforzare il territorio dal punto di vista dell’offerta di accertamenti diagnostici. Centrale è quindi l’organizzazione delle cure primarie. Una medicina generale ben organizzata, dotata di personale, strumentazioni diagnostiche di primo livello, che utilizzi la telemedicina, capace di lavorare in team con gli altri professionisti sanitari, compresi gli specialisti, costituisce una possibile soluzione. Esiste da alcuni anni a Brescia l’esempio di un sistema snello e ben organizzato, gestito dagli ematologi degli Spedali Civili, che hanno costituito un “Help Desk” rivolto al medico di medicina generale ed al paziente per la cura delle patologie oncoematologiche. Un esempio di gestione integrata tra personale medico ed infermieristico capace di offrire in tempi accettabili le risposte di cui il paziente necessita. Un servizio efficace che potrebbe diventare un modello anche per altre branche della medicina ospedaliera. Questa soluzione si può oggi efficacemente rapportare con la riorganizzazione del territorio, ovvero con le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità, quali punti cardine per la presa in carico dei pazienti cronici e per l’adeguamento dell’assistenza domiciliare. In questa prospettiva sono molto importanti gli interventi di prevenzione, che pure necessiterebbero di maggiori investimenti da parte del sistema sanitario.
Fatti di cronaca, recentissimi, annunciano anche la piaga legata alla violenza in corsia, un tema cruciale, cosa auspica al riguardo? Come sarà possibile in futuro garantire un ambiente sicuro e meno stressante? É appena uscita al riguardo la legge del 18 novembre 2024 n.171 recante misure urgenti per contrastare i fenomeni di violenza nei confronti dei professionisti sanitari, sociosanitari, ausiliari e di assistenza e cura nell’esercizio delle loro funzioni, nonchè di danneggiamento dei beni destinati all’assistenza sanitaria. A tal proposito si tende ad adottare un atteggiamento punitivo senza cercare di interpretare le motivazioni che possono stare alla base di questi fenomeni. Una testimonianza in realtà di come sia venuto deteriorandosi il rapporto fra curante e persona malata. Oggi spesso assistiamo infatti all’evidenza di una ferita nella relazione medico-paziente, da un lato con una perdita di riconoscimento del ruolo del medico e dall’altro con l’incapacità del medico di comprendere le aspettative della persona che soffre e di quanti le stanno vicino. Anche questo è in realtà un tema attinente al percorso complessivo di formazione del medico.
Invece per quanto riguarda la digitalizzazione e l’introduzione di nuove tecnologie? Quali saranno le sfide suggerite dai cambiamenti? L’intelligenza artificiale è una risorsa importante non solo per l’ambito ospedaliero ma anche per i medici di medicina generale e per tutto il comparto delle cure primarie. Questa tecnologia d’avanguardia, ad esempio, è infatti in grado di leggere i profili di rischio del paziente, guidando il medico nella proposta di un percorso di prevenzione personalizzato. Di analizzare i database delle cartelle cliniche suggerendo percorsi diagnostico-terapeutici non solo corretti ma anche personalizzati in base alle caratteristiche e ai desideri del paziente. Ci si domanda se in futuro l’intelligenza artificiale potrà sostituire completamente il medico. In realtà resta imprescindibile – e verosimilmente lo sarà sempre – quel rapporto umano e quella relazione speciale che si crea tra medico e paziente, un’esigenza che non potrà mai venir meno al cospetto di una persona che soffre. Tale prerogativa non si ritiene oggi possa essere sostituita dalla macchina o dai sistemi di intelligenza artificiale. Recentemente in una intervista rilasciata all’Ordine dei Medici di Brescia Federico Faggin, innovatore nel campo della tecnologia informatica, ha affermato che il limite delle macchine sarà costituito proprio dall’incapacità di sviluppare una coscienza simile a quella umana.
Qual è la sanità che vorrebbe? Vorrei un nuovo patto alla base del rapporto medico paziente, con una medicina capace di leggere i bisogni dei malati non solo in termini di competenze tecnologiche, ma anche dal punto di vista umano. Rispettosa del bisogno del paziente di essere rassicurato, aiutato, accompagnato, in sostanza vorrei un recupero di tutto ciò che va sotto il nome di umanizzazione delle cure. La scuola e in generale le attività formative devono occuparsi necessariamente di questo aspetto. In questa prospettiva l’Ordine è da sempre impegnato ad offrire occasioni di riflessione e di crescita professionale. Vorrei un sistema sanitario che abbini un’alta specialità ospedaliera con una rete di servizi territoriali capace di intercettare i bisogni della popolazione con efficaci interventi di prevenzione e cura a domicilio.Vorrei una professione che torni ad essere attrattiva per i giovani medici, sia per gli aspetti scientifici che umanistici, sia per gli aspetti remunerativi. Il rinnovamento e la valorizzazione del nostro sistema sanitario potrebbero costituire un fattore incentivante l’ipotesi di rientro da parte dei tanti giovani che negli ultimi anni sono andati a lavorare all’estero. Non per ultimo vorrei una sanità aperta al Terzo settore, agli invisibili e agli emarginati. Una popolazione che ogni giorno ci sfiora e che abbiamo la responsabilità di aiutare. L’Ordine deve lavorare con le istituzioni per intercettare i bisogni di salute di tutti, interpretando così appieno il proprio ruolo.