ELENA LANCINI

intraprendente con passione

“Essere un’imprenditrice oggi significa avere molta passione per il tuo lavoro, guardare al mercato globale e avere il coraggio delle proprie scelte. Molto spesso la vita lavorativa e quella professionale si intrecciano fino ad essere difficilmente distinguibili, ma non bisogna trascurare la famiglia e i propri affetti”.

Elena Lancini, Head of Quality and Regulatory Affairs Manager presso L.M. Medical Division

L.M. Medical Divion, una realtà nata da un’intuizione, competenza e tanto coraggio: di cosa si occupa la tua azienda?

La mia azienda si occupa della progettazione e costruzione di dispositivi medici ed elettromedicali per strutture ospedaliere e degenze in tutto il mondo. Nasce come azienda di carattere artigianale a conduzione familiare; in particolare nel 2001 io e mio fratello abbiamo fondato la prima azienda di cablaggi elettrici e, dopo una decina d’anni, abbiamo deciso di spostare l’attività sui dispositivi medicali. Siamo partiti da zero inteso come zero dipendenti, zero fatturato, zero di tutto! Oggi contiamo oltre cinquanta dipendenti e il nostro fatturato si attesta intorno ai quindici milioni di Euro.

Che ruolo hai all’interno dell’azienda? 

Potrei definirmi un socio fondatore. Sorride. Nel senso che avendola creata daccapo con mio fratello ho ricoperto un pò tutte le cariche partendo persino dalla produzione, intesa nel senso più concreto del termine, ho seguito le diverse fasi di crescita e necessità dell’azienda. Attualmente, dopo tanti anni, mi sono specializzata come Responsabile degli Affari Regolatori, ovvero mi occupo di studiare quelle che sono le leggi e le normative relative ai prodotti che esportiamo nei diversi Paesi del mondo. I nostri prodotti infatti necessitano di essere registrati per essere venduti visto che si tratta di dispositivi medici. Questo vale per tutti i Paesi del mondo come in Italia, dove dobbiamo registrare i prodotti presso il Ministero della Salute a tutela e garanzia della conformità e della sicurezza di ciò che produciamo.

Essere un’imprenditrice, un desiderio che coltivi da quando eri bambina oppure avresti voluto fare altro?

Sono nata in una tipica famiglia bresciana di imprenditori, quindi praticamente avevo già il destino segnato! Trascorrevo le mie estati in ufficio nell’azienda dei miei genitori per aiutare con la contabilità e i preventivi già da quando ero una ragazzina. Una volta ottenuto il diploma, diciamo il giorno successivo – scherza, avevo già una scrivania pronta ad attendermi nell’azienda dei miei genitori. Quindi sono cresciuta con questa mentalità, non ho minimamente mai pensato di fare altro. Successivamente, quando ne ho avuto l’opportunità, con la mia formazione di studi e l’esperienza maturata sul campo, ho potuto accedere a due Master in Affari Regolatori dei dispositivi medici e della qualità dei dispositivi medici e mi sono specializzata in quell’ambito. 

Una famiglia di tradizione imprenditoriale che ti ha trasmesso i valori del fare e della concretezza… 

Grazie ai miei genitori ho sempre pensato che avrei dovuto “mettermi all’opera” da subito, darmi da fare partendo proprio dall’esperienza familiare. Quando si è presentata l’occasione io e mio fratello non ci siamo tirati indietro; ci siamo staccati dai nostri genitori per proseguire un percorso con le nostre forze, con capacità e idee più vicine a noi e al nostro tempo. Poi i miei genitori hanno chiuso l’azienda perché mio papà è andato in pensione e l’azienda era a nome suo, mentre mia madre collabora ancora con noi in azienda.

Ripensando al passato credo che fossero altri tempi, non è semplice fare determinate scelte, ma l’importante è sentire le cose, esserne felici, cosa che dico a mia volta alle mie figlie: cercate di intraprendere un lavoro che vi gratifichi economicamente da un lato, ma che vi renda felici e vi faccia vivere serene. 

Cosa vuol dire oggi essere una donna imprenditrice?

Non avere tempo neanche di mangiare. Sorride. Oltre che imprenditrice sono anche una madre single con due figlie adolescenti e quindi mi devo arrangiare in tutto. La mia mattina inizia presto accompagnando le ragazze a scuola o in stazione, si corre in ufficio, ritiro figlie per pranzo o sport e attività… Insomma bisogna giostrarsi fra tanti ruoli diversi, tutti  nella stessa persona! Rispetto all’azienda invece diventa spesso difficile percepire l’azienda come staccata dalla famiglia, sono realtà che spesso si intrecciano come un’unica entità.

Quali caratteristiche deve avere una donna per poter essere un’imprenditrice di successo, cosa fa la differenza? 

Sicuramente penso che sia indispensabile avere una marcia in più! Molti mi definiscono una donna forte, in realtà sono fatta così e non potrei essere diversa, non so come dire,  altrimenti avrei fatto altre scelte! Però se dovessi dirti quali caratteristiche sono necessarie chiamerei in campo l’intuizione che è indispensabile e di certo il coraggio, perché non ci sono mai certezze. Un imprenditore accetta di farsi carico di moltissimi rischi legati alla produzione, all’esposizione finanziaria, dev’essere in grado di comprendere le opportunità e, non da ultimo, saper gestire tante persone diverse di cui è responsabile.

C’è una figura di riferimento da cui hai tratto ispirazione nella tua vita?

Non so se ispirazione sia la parola più giusta, l’esempio familiare è stato fondamentale, ma diciamo che, proprio per com’è andata la mia carriera, ho sempre avuto vicino mia mamma. Una donna forte, forte davvero all’ennesima potenza, potrei dire che lei è la vera imprenditrice della famiglia che ha trasmesso a me e a mio fratello i valori importanti della vita. A mia volta naturalmente ho cercato di reinterpretare quegli insegnami per renderli parte della mia vita, che è diversa rispetto a quella della mia famiglia di origine; come dicevo prima per un imprenditore spesso è difficile scindere il lavoro dalla vita, ma con filosofia, grazie anche alla mia esperienza di mamma, sto cercando di rendere il lavoro meno impattante rispetto alla mia vita personale.

Intuizione. Nel 2001 parti da zero con un’azienda di cablaggi elettrici e diventi fornitore stesso dell’azienda di famiglia. Come e perché decidi di convertire l’attività al settore medicale?

Abbiamo intrapreso l’attività di cablaggi elettrici da zero e l’abbiamo sviluppata fino a quando abbiamo compreso che lo spazio per conto terzi che facevamo era ormai senza margini. Siamo andati in sofferenza economica, non riuscivamo a lavorare bene e così abbiamo deciso che non avremmo chiuso, ma avremmo reinvestito le nostre energie, i  nostri sforzi e i soldi personali puntando sul prodotto elettromedicale. Era il 2010 e abbiamo fatto un salto – non dico nel vuoto perché avevamo approfondito e valutato molti aspetti, ma in un qualche modo abbiamo accettato il rischio di lanciarci in un settore totalmente diverso.

Un salto che vi ha portato ad essere leader nel settore delle unità di alimentazione per ospedali e reparti medici. Mi racconti qualcosa?

Sono stati fatti molti salti in avanti da allora, devo ammettere. Oggi la nostra sede legale è a Palazzolo sull’Oglio, la nostra prima azienda era ad Adro, sempre in provincia di Brescia. La produzione è ancora concentrata in Italia, mentre abbiamo aperto molte filiali estere. Dal 2018 ci siamo allargati costituendo nuove società: la nostra azienda partecipa per la maggioranza con dei partner esteri in Russia, a Singapore, in India, a Dubai. Ci tengo a precisare che la produzione viene sempre fatta in Italia perché lo ritengo un punto d’orgoglio; logisticamente invece ci avvaliamo di show-room e uffici commerciali esteri per la commercializzazione tramite dei distributori. 

Qual è l’andamento del vostro mercato di riferimento in Italia e all’estero? 

Noi abbiamo pensato di spostarci dall’Italia nel 2010 quando iniziavano a chiudere i reparti di lunga degenza e di terapia intensiva preferendo mandare a casa le persone subito dopo, o poco dopo, gli interventi. Di conseguenza, quando abbiamo rilevato questa tendenza alla chiusura dei reparti, abbiamo compreso che non avremmo raggiunto i numeri per fare azienda. La volontà di guardare all’estero non è stata dettata tanto dalla differenza nella gestione delle strutture, che è pressoché la stessa, ma proprio per i numeri, dovevamo ampliare il mercato. Siamo partiti con l’Europa e ovviamente per l’Europa la nostra sede era sufficiente, ma negli ultimi anni ci siamo espansi ulteriormente: attualmente lavoriamo per più di 50 Paesi nel mondo, non solo dove abbiamo le sedi, ma abbiamo una serie di distributori e di agenti in tutto il mondo… in Sudamerica, in Australia, Giappone e via dicendo. 

Com’è cambiato il settore a seguito del Covid, specie dopo l’esperienza italiana? 

Durante il periodo del Covid ci siamo adoperati per supportare l’esigenza estrema di posti letto che mancavano; abbiamo fatto tantissimi lavori in Italia, in qualche modo preferendo e privilegiando il nostro Paese che è stato così pesantemente colpito. Un lavoro duro che sembrava non finisse mai: dobbiamo ringraziare i nostri dipendenti senza i quali non avremmo potuto far fronte alle infinite richieste. Abbiamo istituito due turni di lavoro, anziché uno, l’azienda era sempre aperta anche il sabato e la domenica. Ammetto di essere orgogliosa di quanto è stato fatto, abbiamo dato tutto ciò che potevamo ed è stato apprezzato anche da Regione Lombardia da cui abbiamo ricevuto dei premi. 

Ricerca e Sviluppo. Quanto è importante nel settore dei dispositivi medici? 

È fondamentale perché dobbiamo sempre stare al passo con le esigenze di un mercato in continua evoluzione. Innanzitutto dobbiamo garantire una sicurezza estrema perché i nostri prodotti erogano ossigeno, gas per anestesia ecc. e quindi sono prodotti che impattano sulla vita dei pazienti, delle persone. All’interno del nostro ufficio tecnico un’intera sezione è dedicata allo sviluppo dei prodotti e anche alla ricerca dei componenti migliori; anche la qualità dei singoli componenti concorre a raggiungimento del massimo livello del prodotto finito. 

Progetti futuri o in fase di studio? 

Sorride. Non ci fermiamo mai, abbiamo sempre moltissimi progetti, legati all’evoluzione dei nostri prodotti o all’ampliamento dell’offerta legata al nostro settore, ma per il momento non vorrei dare anticipazioni particolari. In generale si tratta di progetti volti ad ingrandire l’azienda a livello dimensionale, ma anche ad implementarne l’offerta qualitativa. 

C’è qualcosa che non sei riuscita a realizzare o ti rimproveri di non aver fatto?

Ti direi decisamente di no. Qualche anno fa – forse – ti avrei risposto di sì, ma adesso sono giunta alla conclusione di aver fatto sempre tutto ciò che potevo, al massimo delle mie capacità. Sono contenta, ammetto di essere soddisfatta dei traguardi raggiunti e di come mi sono comportata dal punto di vista imprenditoriale e personale.

Come concili il ruolo di madre con tutti i tuoi impegni?

Penso di essere una mamma molto presente, ma non decido per le mie figlie – ovviamente non mi riferisco alle decisioni determinanti, quelle sì, però penso sia sbagliato sostituirsi a loro. Bisogna stare vicino ai propri figli, essere pronti ad aiutarli, ma poi lasciarli crescere da soli. Io punto moltissimo sull’indipendenza delle mie figlie che spero riusciranno a trovare una loro autonomia. Essere mamma oggi significa spronare i figli a fare le loro esperienze, viaggiare e interagire al di fuori dei confini sicuri della nostra città, dell’Italia, senza precludersi nulla.

Ci sono molte preoccupazioni da affrontare…

In realtà io la vedo un pò diversamente, non mi preoccupo tanto. I pericoli ci sono e sono “più veloci” rispetto ad una volta, ma ci sono sempre stati, c’è solo un modo diverso di poterne essere vittime. Ovviamente i social giocano un ruolo importante con i loro pro e i loro contro, lo stesso vale per la possibilità di viaggiare praticamente ovunque! 

I lati positivi di questa velocizzazione del mondo è che ti permette di crescere prima e ti mette a disposizione molti strumenti, però, allo stesso tempo, ti fa bruciare delle tappe. Bisogna stare attenti e cercare di comprendere come muoversi e quali scelte fare. In quello la famiglia è determinante.

A proposito dei giovani, cosa pensi dei ragazzi di oggi?

Si tratta di un’altra generazione, nel senso che anche io quando ero giovane ero diversa rispetto ai miei genitori, forse anche loro mi “avranno vista” più lazzarona, con meno voglia di fare rispetto a loro, e forse il discorso si ripropone oggi per noi. Detto questo i nostri giovani hanno a disposizione degli strumenti che prima non c’erano: la tecnologia dei telefonini, internet, i social e tutte queste cose che li portano a vivere una vita che sembrerebbe da “ragazzi stanchi”. Il mondo cambia e quindi loro si stanno soltanto adattando, stanno vivendo con gli strumenti che conoscono e che sono potentissimi  anche se forse non se ne rendono conto. Se pensi che con un messaggio possono raggiungere l’altro capo del mondo… è davvero incredibile ed era inimmaginabile quando noi eravamo giovani!

Cosa consiglieresti a un* ragazz* che volesse approcciarsi al mondo dell’imprenditoria? 

Innanzitutto mi fa molto piacere pensare che ci siano dei ragazzi giovani che hanno voglia di intraprendere questo mestiere, questa avventura. Il primo passo è prendere questa decisione per passione e non col presupposto di guadagnare molto perché non sempre l’impegno è commisurato al successo di un’impresa!  Penso che ci sia tantissimo spazio per chi lo desidera, moltissime professioni che stanno nascendo e che nasceranno proprio perché il mondo si evolve di continuo e velocemente. Le necessità delle persone cambiano, non diminuiscono, ma naturalmente è bene fare delle pianificazioni e delle analisi che conducano a scelte imprenditoriali attente, che rispondano ad esigenze reali del mercato per evitare delusioni e fallimenti. La prima motivazione resta comunque sempre la passione e la voglia di fare.

LM Medical Division s.r.l.

Headquarter

Palazzolo sull’Oglio (BS) 

Via Brigate Alpine, 9

info@lmmedicaldivision.com

Ph. +39 030 7453357

Total
0
Shares
Previous Article

SQUARE PERSONAL FITNESS

Related Posts
Leggi di più

Patrizia Chiari

“SONO UN’ENTUSIASTA. PER ME LA ViTA RAPPRESENTA OGNI GiORNO UN’AVVENTURA DA ViVERE CON iMPEGNO, MA PUR SEMPRE CON…
Processing...
Thank you! Your subscription has been confirmed. You'll hear from us soon.
ErrorHere