ELISA RECCAGNI, ERIKA PARZANI E BENEDETTA PARZANI

BER-PA S.R.L. tre generazioni a confronto

Un incontro tutto al femminile nell’Head Quarter di BER-PA s.r.l. che ha visto protagoniste tre generazioni di donne a confronto: Elisa Reccagni Socia Fondatrice e matriarca della famiglia; Erika Parzani che fa parte della Direzione, Responsabile delle Risorse Finanziarie e Risorse Umane; Benedetta Parzani Responsabile Marketing e membro del Reparto Vendite.

Intervista alla metà al femminile (espressione loro!) di BER-PA S.R.L. 

Una società a conduzione familiare che nasce quarant’anni fa, oggi leader nel suo settore. Di cosa si occupa BER-PA s.r.l.?

Erika. BER-PA è un’industria che produce O-ring e guarnizioni; l’O-ring é una tipologia di guarnizione, in generale la più venduta e la più semplice. Si tratta di prodotti 100% Made in Italy realizzati con mescole, o meglio elastomeri, ad alte prestazioni. Forniamo ormai da quarant’anni la maggior parte dei settori industriali: navale, automobilistico, petrolifero, alimentare, oleodinamico, idraulico, pneumatico e chimico. Oltre all’O-ring produciamo moltissime altre guarnizioni dal disegno tecnico complesso, soprattutto su richiesta del cliente, e guarnizioni realizzate con materiali che garantiscono delle performance elevate e, anche questo, ci contraddistingue rispetto alla concorrenza. 

Come nasce l’azienda.. mi racconti brevemente la storia?

Elisa. Parto un pò da lontano, ma sono davvero orgogliosa di raccontare le origini della nostra attività. Ai tempi io e mio marito lavoravamo come dipendenti; io in un’azienda tessile, mentre mio marito lavorava come metalmeccanico. Suo fratello, che aveva già iniziato a lavorare in questo settore, ci raccontò che il lavoro era molto e ci propose di provare. 

Ci avrebbe prestato due macchine con cui partire a fare la produzione di guarnizioni. Una volta, se ti davano l’energia elettrica, potevi iniziare persino in uno scantinato. Decidemmo insieme che mi sarei licenziata io per provare ad intraprendere quest’attività, lui mi avrebbe aiutato facendo dei turni, e così iniziammo in una cascina che avevano preso i miei suoceri… Facevamo saltuariamente delle ore per essere sempre coperti, fino a giungere a due turni di lavoro. A quel punto dovevamo inserire nuovi dipendenti, l’avventura era iniziata!

Il lavoro aumentava, erano davvero anni d’oro se così si può dire, in cui il lavoro arrivava di continuo. 

Mio marito decise che era il caso di cercare qualcosa di più grande, quindi  accese un mutuo in banca per comprare un capannone a Paratico; erano trascorsi circa due anni dall’inizio dell’attività.

Erika. Una volta diplomati, io e mio fratello, entrammo subito in azienda. Dopo un pò di sana gavetta, forti delle nostre valutazioni e dell’esperienza maturata, decidemmo che era giunto il momento di esportare il nostro prodotto all’estero. 

Oggi siamo leader nella produzione di O-ring e guarnizioni e il nostro mercato, come dicevamo prima, si rivolge a numerosi settori in Italia e all’estero. Un’intraprendenza presa anche da mio padre che tuttora è sempre pronto ad investire: mia madre lo frena, è lei che controlla ancora i conti!

Elisa. Confermo che lo spirito imprenditoriale di mio marito va tenuto a freno, seguendo lui chissà dove saremmo! Scherza. Lui si alza già al mattino con nuove idee e quando lo metto davanti ai conti replica: “se avessi ascoltato te, adesso non avrei neanche la metà di quello che abbiamo raggiunto”.

Erika, da ragazza sapevi che avresti lavorato in azienda o avevi altri progetti?

Come credo avvenga per la maggior parte delle aziende familiari bresciane, una volta preso il diploma, ho iniziato immediatamente a lavorare in azienda. 

In qualche modo già la scelta della scuola era stata fatta in funzione della mia carriera in azienda, naturalmente senza alcuna pressione da parte dei miei genitori, ma comunque una scelta dettata dall’opportunità. 

Com’è lavorare con la propria madre e, viceversa, la propria figlia, in azienda?

Erika. I primi anni non è stato semplice. All’inizio avevo un’altra testa, non ero abbastanza matura per accettare quei preziosi consigli che ai tempi vedevo piuttosto come rimproveri. Poi invece comprendi che ne hai bisogno, spesso ti senti sola dinanzi ai problemi; ti rendi conto che l’esperienza di chi lavora da una vita è impagabile per risolvere dubbi e problemi. Mia madre è diventata una consigliera per me, anche se spesso significa portarsi i problemi a casa, il lavoro a casa. Ogni tanto abbiamo anche dei piccoli battibecchi, ma credo sia assolutamente normale. Apparteniamo a generazioni diverse, lo vedo a mia volta con mia nipote Benedetta, capita di avere idee diverse anche sul modo stesso di lavorare, ma il confronto è importante e permette a tutti di crescere.

Elisa. Io sono contenta perché se non ci fossero i miei familiari, chi porterebbe avanti il nostro lavoro? Io e mio marito abbiamo costruito quest’attività da zero e per noi è una grandissima soddisfazione pensare che continuerà grazie ai nostri figli e ai nostri nipoti.  

Benedetta sei entrata in azienda da qualche anno. Qual è il tuo ruolo?

Io mi occupo di vendite estero e marketing, anche se in questo periodo sto lavorando soprattutto in ambito marketing ad un progetto di re-branding che potrebbe allargare gli orizzonti della nostra azienda e posizionarla diversamente sul mercato. Lavoro qui da un paio d’anni; inizialmente mi ero iscritta all’Università, ma poi ho deciso di venire in azienda perché lo studio non mi dava altrettanta soddisfazione. In realtà quando ero più giovane non pensavo che avrei fatto questo lavoro, non lo sentivo mio, ma poi ho deciso di mettermi in gioco e vedere cos’avrei potuto realizzare. Oggi ne sono felice, ho il mio spazio e credo di aver fatto la scelta giusta.

Donne imprenditrici. Come conciliare gli impegni lavorativi con la vita privata?

Erika. Sorride. Direi donna, moglie e mamma perché ho due figli di 15 e 18 anni che mi impegnano molto. Per riuscire a far tutto è necessario organizzarsi e imparare a delegare; non sempre si riesce a fare tutto, però si cerca di farlo nel migliore dei modi. Molto spesso si porta a casa il lavoro e viceversa. 

Elisa. Il lavoro ti dà grandi soddisfazioni! È bello lavorare, io sto bene in azienda, sono sempre stata entusiasta di lavorare e non avrei mai potuto stare con le mani in mano. Certo bisogna avere il carattere, non tutti amano fare questo lavoro.  

Erika. Rispetto a questo, credo che la mia esperienza di figlia di imprenditrice, mi abbia spinto a trovare un diverso modo di organizzare il tempo privato. Io cerco di passare qualche ora in più coi miei figli; quando posso mi tolgo qualche ora il pomeriggio e li accompagno a fare sport, oppure cerco di condividere con loro certi momenti.

Qualche rimpianto? 

Elisa. Il mio rimpianto è di non aver avuto abbastanza tempo da dedicare ai miei figli, spesso li lasciavo a casa perché io e mio marito facevamo turni diversi. Li ho lasciati spesso soli, eravamo a distanza di cinque minuti naturalmente, ma hanno dovuto abituarsi ad arrangiarsi in fretta. E del resto io ho iniziato a lavorare a 15 anni in una filatura a Palazzolo e ricordo che iniziai proprio con i turni di notte. Oggi sarebbe impensabile!

Erika. Ammetto di aver sentito la mancanza dei miei genitori eppure, quando paragono la mia vita a quella dei miei figli, penso che forse è stata meglio la mia. Ho imparato a fare tante cose da sola, mi sono conquistata la mia autonomia da subito… mi arrangiavo, cosa che oggi sarebbe impossibile chiedere ai nostri figli. 

Quali sono le problematiche che deve affrontare un’imprenditrice? 

Erika. L’eco sostenibilità in primis alla quale bisogna far fronte; periodicamente ci troviamo con dei professionisti che ci stanno aiutando a raggiungere quest’obiettivo. Un altro aspetto fondamentale riguarda l’adeguamento alle normative che diventano sempre più numerose e puntuali e spesso è difficile orientarsi rispetto all’andamento di un mercato che corre veloce. Le leggi cambiano e così anche le necessità dei nostri interlocutori.

Progetti futuri. Vi state dedicando a qualcosa in particolare? 

Erika. Siamo in fase di studio e realizzazione, ormai da qualche anno, di un nuovo sito che riunisca in un unico comparto uffici e produzione, un investimento importante fatto nell’ottica di riunire la diverse fasi lavorative o un futuro ampliamento. 

BER-PA è un’azienda che investe costantemente per migliorarsi e strutturarsi in ambiti quali la sicurezza, la formazione delle risorse umane, la gestione finanziaria, lo sviluppo di strategie di marketing, l’uso di macchinari ad ispezione visiva per il controllo dimensionale, lo sviluppo di software innovativi e customizzati ad uso interno ed esterno. A tal proposito il nuovo sito internet dell’azienda sarà disponibile dal mese di marzo con aggiornamenti, informazioni e servizi studiati ad hoc per BER-PA.

Cosa pensi dei giovani di oggi? 

Erika. Onestamente credo che “quelli giusti”, che ho avuto la fortuna di trovare in azienda,  possano dare davvero tanto dal punto di vista lavorativo e umano. Diversamente ammetto di essere rimasta abbastanza sconvolta a seguito di una serie di colloqui fatti per ricercare due figure da inserire in azienda. Sono rimasta delusa da ragazzi che si sono presentati per lavorare con l’estero e non sapevano una parola d’inglese; se l’erano scordato dopo sei mesi dal termine della scuola, oppure non intendevano sostenere nemmeno una breve conversazione per verificare il loro livello linguistico. Giusto per fare qualche esempio. 

Mi sono trovata spiazzata anche dal fatto che, i pochi ragazzi che passavano la selezione, mi rispondevano che avrebbero dovuto valutare bene prima di decidere. Non mi era mai successo in tanti anni. La risposta che mi sono data è che i ragazzi vogliono scegliere e non sentirsi scelti, io l’ho interpretato così. Arrivata a casa ne ho parlato con i miei figli e ho detto loro che devono sempre mettersi in gioco con passione, senza timore, con la voglia di fare bene. 

Elisa. Io penso che i giovani abbiano a disposizione tante belle possibilità, basta avere la volontà di coglierle senza paura. Per quanto mi riguarda ho iniziato a lavorare a 15 anni,  cosa che oggi sarebbe impensabile naturalmente, tuttavia penso che sia giusto che i ragazzi si confrontino con la realtà e si mettano in gioco anche per capire il loro valore. Il mio consiglio è di voler fare, d’intraprendere qualsiasi strada perché le risorse ci sono e loro hanno la fortuna di poter scegliere.

Benedetta, tu cosa diresti a giovani che si approcciano al lavoro? 

Io consiglio sempre di seguire il proprio cuore, poi capisco le osservazioni fatte da mia zia e mia nonna. Io credo che i giovani sappiano ciò che desiderano, ma non sempre le aspettative coincidono con la realtà di un determinato lavoro o incarico e, qualche volta, questo può generare insicurezza da entrambe le parti. In questo senso l’esperienza è importante per mettersi alla prova, quando si fanno delle scelte bisogna metterci tutto il proprio impegno e solo questo potrà portare a raggiungere risultati soddisfacenti. Io ho avuto la fortuna di avere un posto già pronto in azienda, e forse per questo motivo mi sento sicura di osare, ma credo davvero che l’impegno faccia la differenza. Io sono stata molto fortunata, l’ho sempre pensato. 

Tre generazioni di donne. Quante donne ci sono in azienda e cosa pensate più in generale della donna oggi?

Erika. L’azienda ha 76 dipendenti e circa il 25% sono donne; la maggior parte lavora in amministrazione o al commerciale, ma abbiamo anche donne impegnate in produzione nella fase di selezione del prodotto. Con grande sorpresa ultimamente le donne chiedono anche di lavorare in produzione – quella vera e propria! – e abbiamo notato che l’introduzione di queste figure femminili fa bene. Pare che le prestazioni siano migliori in un ambiente misto. Pertanto, se c’è disponibilità di inserire altre figure femminili, noi siamo assolutamente favorevoli.

Elisa. Io penso che la situazione delle donne sia molto cambiata negli anni. Ai miei tempi le donne erano messe in secondo piano, relegate a ruoli minori, mentre adesso sono perlopiù libere di scegliere cosa fare. Io sono una sostenitrice delle donne, credo sia giusto che si mettano in gioco perché hanno molto da dire!

Benedetta. Io penso che le donne abbiano una grande forza. Nel caso di mia nonna, seppur sia sempre stata una donna abbastanza riservata, che preferiva non comparire, ha fatto moltissimo per questa azienda. Ha sempre lavorato un pò nell’ombra, magari anche sminuendosi, ma tutti noi conosciamo il suo valore e possiamo solo immaginare quanto sia stato difficile portare avanti tutto questo insieme alla vita privata.

Erika. Io credo che molte donne si diano da fare, ma purtroppo non sempre trovano un sostegno dall’altra parte, una giusta comprensione. In particolare sul lavoro, certi ambienti sono prettamente maschilisti, è inutile nasconderselo, e le donne vengono considerate poco o niente. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre cercato di dare sostegno alle donne che lavorano qui, noi per prime possiamo capire quali siano le esigenze di una madre, una moglie e una lavoratrice. 

Essere donne non è semplice, ma può dare grandi soddisfazioni e lo stiamo vedendo proprio qui… tre generazioni di donne!

BER-PA SRL

Capriolo (BS), Via Faletti 16

Tel. +39 030 746109

E-mail: info@ber-pa.it

Sito: www.ber-pa.it

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