Emanuela Perucchini il fascino della longevità vivere bene vivere a lungo

Come stiamo davvero? Come invecchieremo? Dove invecchieremo? Come possiamo rallentare un determinato processo?  La longevità è una tematica che ci sta appassionando sempre di più, un trend, oggi come oggi, decantato dalle star Hollywodiane che anche in Italia si sta ritagliando un ruolo sempre più importante. Ne parliamo con Emanuela Perucchini che con WellAgeing® offre l’opportunità di esplorarsi con l’obiettivo di migliorare le prestazioni fisiche, cognitive, emotive e sociali a ogni età.

Quando e perchè ha deciso di appassionarsi a questa delicata quanto innovativa branca medica? In realtà sono una pioniera perchè la mia passione è partita nel 2000 quando frequentavo il quinto anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Decisi di specializzarmi in geriatria e gerontologia (lo studio degli aspetti sociali, psicologici, cognitivi e biologici dell’invecchiamento) non tanto per dedicarmi, in un prossimo futuro, alla cura di pazienti in età avanzata ma unicamente per capire i meccanismi dell’invecchiamento legati anche a determinate patologie, analizzandoli nella loro genesi e nel loro esordio per poi cercare di prevenirli. Terminata la specializzazione ebbi la consapevolezza che l’Italia mi avrebbe offerto ben poco in geroscience in quanto l’invecchiamento e la longevità non venivano ancora sostenuti da una concretezza clinica. Vinsi un concorso e lavorai al Niguarda in Medicina d’urgenza osservando tutti quei pazienti che al loro “game over” dovevano affrontare la malattia giunta ormai ad uno stadio conclamato. Il mio desiderio principale era quello di analizzare le cause e approfondire proprio la genesi della malattia. Proprio da queste considerazioni decisi di puntare ad una seconda specializzazione, questa volta in radiologia. La radiologia si è rivelata un faro riguardo all’invecchiamento poichè mi ha consentito di analizzare il più possibile gli organi e il loro “declino”. Decisi di frequentare un master in medicina anti aging per poi volare negli Stati Uniti e frequentare i maggiori istituti di ricerca al fine di rendere sempre più performante la mia preparazione. Con un bagaglio di competenze cliniche rilevanti e studi condotti oltreoceano laddove la longevità viene studiata da decenni decisi di dare vita al progetto WellAgeing, Medicina Anti-Aging e Healthy Ageing istituendo il primo ambulatorio a Desenzano del Garda.

Cosa significa medicina anti-aging?  Quando si parla di invecchiamento si tende sempre ad associarlo all’aspetto e quindi alla medicina estetica, una branca della medicina che negli ultimi anni ha davvero espresso i valori del ringiovanimento grazie a trattamenti minimamente invasivi. La medicina anti-aging previene e rallenta l’invecchiamento di tutti gli organi, tra cui la pelle. Oggi come oggi, a nessuno interessa arrivare alla nostra massima aspettativa di vita, che si aggira intorno ai centoventi anni, a tutti interessa arrivare a quegli ottanta-novant’anni in perfetta forma vivendoli con pienezza e in salute. Concettualmente è  proprio da questo aspetto che si instaurano i valori della medicina della longevità. WellAgeing ha l’obiettivo di preservare le nostre funzioni vitali conducendoci ad una maturità in perfetta salute.  Affinchè questo possa tradursi in realtà è necessario approcciarsi ad un protocollo specifico intorno ai quarant’anni al fine di trarne benefici importanti dal punto di vista dell’apparato muscolo scheletrico, delle funzioni cognitive, emotive e dei sensi (vista, udito, gusto e olfatto) le tre grosse aree in cui l’invecchiamento va rallentato.

Cosa chiedono i pazienti? É veramente molto varabile.  Molti pazienti provengono proprio dalla medicina estetica consapevoli dei risultati e desiderosi di poter conquistare beneficio anche su altri organi. Altri pazienti scelgono invece un approccio legato all’alimentazione anteponendo la perdita di peso e associandola ad un concetto di benessere. Tanti provengono incuriositi dalle varie campagne mediatiche volte alla sensibilizzazione sull’argomeno poichè l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il decennio dal 2021 al 2030 come il decennio dell’ Healthy Ageing, l’invecchiamento in buona salute, perchè entro il 2050 un sistema come il nostro non sarà economicamente e socialmente più sostenibile.  Il lavoro dell’OMS ha come obiettivo quello di ridurre le disuguaglianze sanitarie e migliorare la vita delle persone anziane, delle loro famiglie e della comunità in una società destinata ad “invecchiare” con relativi costi insostenibili. L’Italia ad oggi rappresenta un fanalino di coda sotto questo punto di vista perchè poco preparata ad affrontarlo, mi auguro che il trend suggerito dagli USA e dalle tante celebrities che hanno sposato questo tipo di prevenzione possa incoraggiarci a fronteggiare la situazione. Probabilmente nei prossimi anni diventerà un trend anche da noi, nasceranno le prime urban clinic dove eseguire check-up giornalieri ma è necessaria una vera attività ambulatoriale che possa sostenere i pazienti nel tempo.

Oggi porre attenzione nei confronti della longevità significa assicurarsi davvero una buona vita. Quali sono gli step che affronta attraverso il suo metodo WellAgeing? Ho messo insieme un protocollo adattando le competenze acquisite negli Stati Uniti con le reali possibilità che abbiamo in Italia basandomi anche sulle normative dettate dal nostro Paese.  WellAgeing affronta l’invecchiamento indagando, grazie a avanzate tecnologie diagnostiche, lo stato di salute complessivo della persona valutando ossa, muscoli, organi addominali, vasi arteriosi, grasso viscerale e sottocutaneo, livello di infiammazione, stress ossidativo e radicali liberi. Un’ecografia total body traccia lo stato di tutti gli organi, il VO2 Max indaga sulla performance cardio-polmonare-muscolare e sul livello cellulare, un test per lo stress ossidativo, che accellera i processi di invecchiamento, permette di conoscere il nostro livello di radicali liberi, una valutazione a scheletro, ossa e muscoli mi permette invece di indagare non solo la densità minerale ossea ma anche la struttura dell’osso. Oltre a queste valutazioni vengono considerati gli esami del sangue, ormonali, la lunghezza dei telomeri, i test epigenetici e i test genetici.  Detto questo, non vendo servizi o esami, che possono rivelarsi costosi e a volte fuorvianti, ma attraverso determinati “strumenti” indicativi e consigliati in maniera del tutto individuale conduco uno studio approfondito sull’invecchiamento del corpo. Il mio metodo, per intenderci, non conduce il paziente proveniente dall’ambito clinico a “rifugiarsi” in operazioni di marketing. Non vendo servizi, nè esami, nè prodotti nè diete preconfezionate. Il nostro approccio consiste in una valutazione e negli accorgimenti utili a rallentare comuni o specifici processi d’invecchiamento. In un momento in cui la parola “anti-aging” viene perennemente abusata è fondamentale parlare con chiarezza e concretezza fondando ogni valutazione su tesi accreditate. Il mio compito è anche quello di informare il paziente riguardo gli studi e i vari traguardi evidenziando con trasparenza il loro valore, la loro sperimentazione e quindi la loro efficacia. L’idea di WellAgeing è quella di condurre il paziente verso un programma personalizzato di prevenzione (da non confondere con gli screening periodici a cui tutti ci sottoponiamo) e di potenziamento (ossa, muscoli, capacità respiratoria, questioni cognitive) al fine di conoscere punti di forza e situazioni di rischio. 

Qual è il tuo cliente tipo? Il cliente che da questo tipo di valutazione trarrà maggior beneficio è quello tra i quaranta e i cinquant’anni. Il mio modello di visita mi consente di analizzare una moltitudine di parametri. Eseguo un’anamnesi sui familiari, sui sei antenati, esamino tutto ciò che potrebbe minare l’integrità fisica, analizzo le patologie che si accumulano negli anni. Studio com’è stata costruita l’infanzia ottenendo una serie di dati veramente importanti. Esamino alimentazione, digestione, sonno, abitudini, dipendenze, immunità, livello di energia, funzioni cognitive e umore per capire quali neurotrasmettitori il paziente tende a deficitare. É un percorso di consapevolezza che aiuta moltissimo ancor prima della diagnosi.

Affronti la longevità nelle varie fasce di età dei tuoi pazienti… L’ideale sarebbe fare il primo check-up intorno ai trent’anni per osservare qual è il livello di picco di tutti gli organi poichè è proprio a quell’età che si possiede il massimo delle funzioni. Iniziare a “lavorare” per progettare il futuro su pazienti di quarant’anni è quello che auspichiamo.  Seguo anche pazienti di sessanta-settantacinque anni per recuperare le performance fisiche, di concentrazione e di memoria ma anche over settantacinque per non rinunciare a star bene dedicandosi tempo e attenzioni.

La nutrizione ad esempio che ruolo gioca? I pilastri della longevità sono: nutrizione, esercizio fisico, ritmo del sonno, gestione dello stress e attività rigenerative. La nutrizione è uno segli aspetti più importanti. Visito i miei pazienti insieme alla nutrizionista e reputo questo binomio di intenti più che fondamentale. Il nutrizionista infatti, provenendo da biologia, non ha competenze sulle malattie mentre il medico che conosce bene le malattie non conosce le proprietà degli alimenti. Durante l’appuntamento io presento la situazione clinica, il paziente racconta il suo diario alimentare e le sue abitudine e la nutrizionista enuncia le sue proposte che io medio dal punto di vista medico. L’approccio complementare è importantissimo. La visione dell’alimento solo come carburante (calorie) e non come fonte di nutrienti è dannosa se non analizzata da un punto di vista medico.É comunque importante anche in questo caso non lasciarsi affascinare dal marketing. Abbiamo vissuto l’epoca del “light”, quella del “no”, il “no gluten”, “no lattosio”, “no zuccheri”, assimilandoli come una moda anzichè come una necessità oggi invece siamo in piena era protein. I ragazzi giovani in questo ad esempio sono molto più suscettibili. Esistono “sistemi” che ad oggi è quasi impossibile correggere. É necessario sentirsi liberi e affrontare un pecorso di miglioramento sostenuto da concretezza e ascolto. 

Come cumunichi alle persone i pilastri della longevità? WellAgeing è una start up innovativa a vocazione sociale, è stata la prima ad essere stata rilasciata dalla Camera di Commercio di Brescia. La vocazione sociale risiede nel saper diffondere con tutti gli strumenti a disposizione (social network, stampa ecc), a scopo gratuito, i segreti del benessere e della longevità. Attraverso le interviste e attraverso i social desidero comunicare a tutti che anche senza un investimento eccessivo si può investire in salute. Noi medici abbiamo un ruolo importante nella società e la nostra missione che non è quella di riempire i nostri ambulatori dovrebbe il più possibile condurci ad informare i pazienti, guidarli e prospettargli una vita migliore. 

Pensi che questa tematica abbia oggi conquistato la sensibilità delle persone?Sicuramente stiamo assistendo ad un’evoluzione. Inizia ad accattivare anche il senso del controllo poichè l’invecchiamento viene percepito come “destino”.Sensibilizza anche per la sua diffusione all’interno dell’ambito famigliare.Una paziente in cura, se mamma ad esempio, può migliorare le abitudini di chi cresce intorno a lei, intervenendo sull’obesità infantile portando una rivoluzione in termini di benessere in tutta la famiglia.Nelle ultime settimane ho riflettuto anche sul welfare aziendale.Molte aziende investono garantendo un check-up ai propri dipendenti, un benefit ma anche un’importante una risorsa.  Se in quei programmi insieme ai check-up, ai corsi sulla sicurezza e di aggiornamento venisse integrato un corso sulla longevità sarà possibile investire anche sulla produttività delle risorse oggi come oggi impiegate nel lavoro anche oltre i settant’anni. Vorrei iniziare a parlare a certe aziende proprio di questo progetto, per intercettare quella determinata fascia di età facendo educazione affinchè quel tempo di permanenza in azienda possa essere sempre performante.La prossima battaglia con cui dovremo combattere dopo razzismo è proprio l’ageismo ovvero la discriminazione basata sull’età. L’ageismo è un argomento molto vivo soprattutto negli ambiti lavorativi. I sessantenni vengono spesso “minacciati” da team più giovani e questo concetto  deve necessariamente essere scardinato. Oggi un lavoratore ha paura di invecchiare anche per questo motivo. Uno stigma che vorrei togliere e affrontare. Andando avanti con l’età acquisci una memoria biografica più ad ampio spettro, una visione completa e davvero esaustiva. Il giovane invece brilla per attenzione e puntualità. É dunque fondamentale creare un asse verticale che possa completarsi di tutte queste visioni al fine di rendere più performante l’azienda e la sua mission.

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