EQUIVOCI. Le Salon des Refusés. Brescia, Gare 82 Gallery 20 aprile – 18 maggio 2024

“Quante sono le voci in sala?”. Si apre con una domanda la mostra “EQUIVOCI, le Salon des Refusés”, una proposta espositiva ideata dal gallerista Ettore Marchina per Gare 82 Gallery, curata da Paola Rivetta e Federica Picco. Oltre cento gli artisti che proveranno a rispondere attraverso le proprie opere; nessun tema predeterminato a cui riferirsi, se non la volontà espressiva di aprirsi a un dialogo spontaneo tra loro, e con lo spettatore, per parlare di arte nel senso più ampio e profondo.

Il rimando più evidente della mostra è al Salon des Refusés che inaugurò a Parigi nel 1863, un’opportunità che l’Imperatore francese Napoleone III diede agli artisti per esprimersi liberamente, al di là dei rigorosi canoni estetici tradizionali valutati dall’Académie des Beaux-Arts de Paris. Se al tempo “rifiutati” significava non essere scelti e spesso derisi, comprendiamo bene quale valenza positiva acquisisca oggi: andare oltre ai confini di ciò che una vista ristretta offre per esprimere se stessi e la propria arte a tuttotondo. Questa forza vitale regalò al mondo opere dal valore inestimabile come “Colazione sull’erba” di Édouard Manet o “Ragazza in bianco” di James McNeill Whistler, nonché i lavori di artisti quali Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Camille Pissarro… Gli equivoci [o le equi voci] un po’ allo stesso modo richiamano qualcosa che può essere interpretato erroneamente, ma altresì all’ambiguità di ciò che si presta a differenti significati egualmente corretti. 

Un’etimologia che ha origine dal latino aequivŏcus formato da aequus cioè “uguale” e dalla radice vocare ossia “chiamare” utilizzata per riferirsi a situazioni, espressioni o semplicemente ad un termine che può essere equivocato. L’ambiguità in tal senso risulta attraente all’animo umano che, se da un lato ne coglie il disagio come possibile ostacolo, dall’altro intravede l’opportunità creativa di significati, interpretazioni e molteplici rimandi. 

Ogni opera ha la capacità di rappresentare al tempo stesso non una, ma numerose ipotetiche verità e lo spettatore, nel momento dell’interazione con essa, trarrà le inferenze che gli permetteranno di riempire gli spazi bianchi lasciati dall’artista. Se la realtà non è dunque univoca, in quanti modi è possibile vederla ed esprimerla?Obiettivo della mostra è generare significato a partire dall’interazione tra artisti e visitatori, amplificare il volume di una voce che merita d’essere ascoltata, una riflessione sull’arte contemporanea o più semplicemente il tentativo di percepire la realtà con uno sguardo meno sfocato.

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