Eugenio Massetti: “Il made in Italy siamo noi”

“Consapevolezza in ciò che siamo e in quello che ben sappiamo fare”. Il valore del made in Italy e del nostro territorio è un patrimonio che abbiamo il compito di tutelare e accrescere così come quell’artigianalità che attraverso una sfida valoriale (e non solo) dobbiamo sostenere, proteggere e sorvegliare per renderci competitivi e ancora protagonisti dell’economia. Eugenio Massetti, imprenditore, Presidente di Confartigianato Unione di Brescia, Presidente regionale lombardo dal 2013, Vice Vicario Nazionale e Presidente di Visit Brescia percorre insieme a noi, con grande responsabilità, cognizione e concretezza, una lucida e consapevole sintesi sulla situazione socio-economica che il nostro territorio sta attraversando presentando risposte realistiche ed efficaci. 

Intervista di Annalisa Boni

Intervista a Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Unione di Brescia, Presidente regionale lombardo dal 2013,  Vice Vicario Nazionale e Presidente di Visit Brescia

Ci racconta quali sono stati i passi e le esperienze più significative della sua vita?L’esperienza più significativa la vissi da ragazzo, quando, ancora studente, durante le vacanze estive, mi proposi al mondo del lavoro proprio come si usava fare all’epoca.Lavorai in una tipografia di Orzinuovi e mi innamorai immediatamente di quella professione tanto da renderla la strada che caratterizzò la mia vita, la mia professione.Questa esperienza orientò davvero tutte le mie scelte.Anche la politica occupò un ruolo importante e la passione incoraggiò la mia partecipazione a livello locale. Non perdurai però a lungo poichè quell’ambiente ha la capacità di assorbire completamente tutta la tua vita e nonostante la passione e l’interesse dovevo mettere al primo posto il lavoro e la famiglia.Nell’Associazione di categoria e quindi in Confartigianato ritrovai i presupposti giusti per esprimere quello stesso trasporto e slancio riconoscendo un ambiente ideale per poter esprimere le mie vision e fare l’interesse delle imprese.Quella dimensione mi completò davvero.Iniziai dal basso avvicinandomi a Confartigianato a livello locale per poi ottenere qualche incarico provinciale e infine assumendone la Presidenza sia per Brescia che per la Lombardia. Mi appassiona tantissimo ricoprire questo ruolo e lo considero una grande responsabilità in quanto sono le imprese a fare la differenza nel nostro Paese.Quando le aziende lavorano e quando riescono ad esperimersi al meglio tutta l’Italia ne beneficia ma purtroppo oggi stiamo vivendo anni in cui le imprese, soprattutto le piccole medie imprese, non vengono riconosciute e prese nella giusta considerazione. Si tende infatti tanto a legiferare per le grandi aziende (oggi peraltro ridotte al 2%) omettendo le necessità delle PMI che devono per forza attenersi ad un sistema legislativo inadatto.   É una battaglia di riconoscimento la nostra.Lottiamo purchè ci possano identificare e legiferare in maniera corretta e non comparandoci a colossi dai volumi sproporzionati. Le PMI hanno affrontato una pandemia, hanno dimostrato una resistenza incredibile salvando letteralmente questo Paese e proprio per questo chiediamo un giusto riconoscimento tradotto in tasse calmierate, una burocrazia semplificata e più infrastrutture. Desideriamo solo questo poichè al resto ci pensiamo noi, piccoli imprenditori e artigiani, da sempre impegnati per sostenere le imprese oggi concentrati sulla competitività per non essere assorbiti dal resto del mondo. 

Come stanno le Piccole Medie Imprese bresciane?Stanno bene ma sopravvivono in un clima estremamente difficile tra mancanza di consapevolezza e carenza di forza lavoro.Noi bresciani possediamo requisiti unici. Sì, siamo quelli del tondino, una caratteristica di cui ultimamente si parla con accezione negativa ma siamo anche molto, molto altro. Siamo orgogliosi delle nostre tradizioni industriali ma dimostriamo un valore competitivo affiancandone altre come il turismo, l’enogastronomia, il territorio. Non rinneghiamo il passato perchè è quello che ci ha permesso di sedimentare un certo benessere. La sfida di oggi è quella di trasformare Brescia del tondino nella Brescia della cultura, del turismo e dell’enogastronomia, ambiti in cui eccelliamo veramente nei confronti di tutto il resto dell’Italia. Oggi rispetto a ieri non manca più nulla, abbiamo tutto ed è proprio per questo motivo che è necessario alzare l’asticella della sfida riconoscendo nell’alta qualità dell’offerta il caposaldo della nostra economia. Come? Puntando sulla formazione e su quella manodopera specializzata oggi sempre più carente.

Quali possono essere le strategie?Oggi stiamo scontando, purtroppo, la denatalità degli ultimi vent’anni. Mancano all’appello un milione e mezzo di giovani perchè non sono nati. Le aziende ne hanno bisogno ecco perchè diventa necessario guardare al futuro con un approccio diverso anche nei confronti di quell’immigrazione che da scontro politico potrebbe trasformarsi in una reale risorsa. Le imprese oggi hanno bisogno di persone che abbiano voglia di lavorare occupandosi di quei mestieri che i nostri giovani non vogliono più fare.Questo gli imprenditori lo sanno bene.Nel settore dell’edilizia, nel comparto casa, tanto per farle un esempio, è un vero disastro, così come nel settore della ristorazione dove vige ormai da anni una crisi sulle risorse umane praticamente inesistenti. 

Ma i nostri giovani sono davvero pronti ad inserirsi nel mondo del lavoro?Non sempre poichè sono figli del benessere. Oggi certi mestieri non vengono più presi nemmeno in considerazione, ragion per cui è necessario intravedere nell’immigrazione una chiave di lettura a favore della nostra economia proprio come fece l’America tanto tempo fa. Stiamo vivendo nient’altro che una situazione che altri hanno vissuto prima di noi. Non c’è proprio nulla di nuovo.

Di recente ad un convegno su “Regole e fiscalità a sostegno dell’economia per una nuova Europa” al fine di tutelare le Piccole Medie Imprese ha parlato di opportunità e non di vincoli per una legislazione che pensi al piccolo e che non sia così limitante. Cosa si aspettano oggi i piccoli imprenditori e gli artigiani? É stata approvata una legge, la “Small Business Act”, la principale iniziativa politica dell’UE a favore delle PMI, il primo tassello di quel riconoscimento di cui parlavamo prima.Attraverso la Small Business Act la Commissione intende sottolineare l’importanza delle PMI in quanto creatrici di posti di lavoro e protagoniste nella corsa al benessere delle comunità locali e regionali.Oggi è necessario dare atto a questa legge sostenendo quel riconoscimento da noi, piccole medie impresa, da tanto, troppo tempo, invocato. Servono gli strumenti per lavorare e arrivare a fine anno con soddisfazione, questo significa avere infrastrutture, togliere vincoli burocratici e tassazioni poco favorevoli alla competitività del nostro mercato.In poche parole, lasciarci sopravvivere.

Fatte queste splendide premesse che hanno il sapore di invocazioni si riuscirà ad arrivare al dunque?Chi crede nell’Europa unita crede nella nostra capacità di  fronteggiare quella competitività portata avanti oggi dalle grandi potenze come Cina e America. Noi come Europa rappresentiamo un “argomento” scomodo per questi colossi ma proprio perchè possediamo qualcosa difficile da replicare: la nostra cultura. Dobbiamo solo rendercene conto. É proprio in quella consapevolezza che si custodisce quel patrimonio di eccellenze: noi italiani e il nostro made in Italy. Quando si parla di made in Italy si parla di noi, delle nostre abitudini, di quello che mangiamo, di come ci atteggiamo e i dati del turismo la dicono lunga sulle aspettative dei turisti. Le nostre amatissime eccellenze non riguardano unicamente alta moda e supercars fiammanti ma mirano al nostro modo di vivere quotidiano. In quelle statistiche che analizziamo stagione dopo stagione ritroviamo tra gli elementi di maggior attrattività per il pubblico straniero le feste di paese e i nostri mercati settimanali. Cosa significa questo? Sicuramente che i turisti provenienti dall’estero amano il nostro modo di vivere con i suoi pregi e difetti. Chi crede all’Europa crede proprio a questo valore. Non dobbiamo cedere alle lusinghe degli sfascisti sempre pronti a farci cadere nel mirino della paura per qualche voto in più. Dobbiamo essere consapevoli di cosa rappresentiamo e quanto valiamo e valorizzare questa nostra “materia prima” di valore. 

In un momento di grave carenza di capitale umano quale pensa possa essere la formula ideale per attrarre i giovani? Pensa che i social network abbiano cambiato quella consapevolezza giovanile di fatto consacrata alla “gavetta” o all’apprendistato?L’apprendistato è stato una grande invenzione del passato purtroppo poi massacrata dai sindacati poichè passibile di sfruttamento. Io stesso sono stato un apprendista formato da un artigiano esperto e proprio grazie a quel periodo ho potuto assorbire un bagaglio di sapere e di esperienza fondamentale per la mia crescita. Non ho mai considerato l’apprendistato come una forma di sfruttamento nemmeno quando mi facevano pulire l’officina.Adesso, sotto altre sembianze e denominazione, è stato rivalutato ma mancano i giovani. Sono arrivate però quelle che tutti amano definire startup, le imprese sostenute da giovani bene o male promettenti.Niente di nuovo, io stesso dopo sei anni di apprendistato, diventato un professionista, ho capito che era arrivato il momento di aprire un’azienda tutta mia.

E quindi dov’è la differenza?La differenza, direi sostanziale, si cela in quel bagaglio di esperienze che probabilmente solo l’apprendistato o la gavetta o chiamatelo come desiderate può davvero donarti.Oggi tanti giovani si buttano letteralmente in queste startup senza sapere cosa c’è dietro. Più del 50% di queste aziende emergenti non supera il secondo anno di vita assistendo al crollo dell’impresa. L’improvvisazione o la sperimentazione non può generare climi differenti, se mancano le basi il business crolla. I social, dal canto loro, incoraggiano un approccio fulmineo, in tutti gli ambiti della vita, quello del “tutto e subito” che però con il mondo del lavoro poco si identifica. Ci sono esempi che lo dimostrano, pensiamo a Sinner, pensiamo a tutte quelle storie di tenacia, sacrificio, di abnegazione allo studio e alla fatica. Ecco che ritroviamo le risposte da consegnare ai nostri giovani. Così era ieri così è oggi. 

Chi potrebbe aiutarli quindi a riconoscersi in quei mestieri oggi poco ambiti?I media e i social fanno sicuramente la differenza poichè si allineano al loro stesso linguaggio.Mi piacerebbe, ad esempio, che nelle serie televisive tanto amate dai giovani, si parlasse più di infermieri piuttosto che di medici rampanti, avvocati di grido o professionisti di Wall Street. Sono ambizioni positive senza dubbio ma realmente non fanno parte di quell’humus quotidiano in cui siamo abituati a vivere. A livello nazionale come Confartigianato abbiamo promosso seguendo questa direzione la trasmissione “Linea Verde Start” condotta da Federico Quaranta. Il racconto dell’Italia attraverso paesaggi suggestivi, biodiversità e sapienza degli artigiani. Un’occasione importante per presentare soprattutto ai giovani il valore di certe professioni portate avanti con grande soddisfazione e con una rimunerazione appagante. Un cambio di paradigma e un approccio culturale differente che non mira unicamente a promuovere ambizioni a volte troppo chimeriche. 

Oggi l’intelligenza artificiale è sulla bocca di tutti ma è necessario consegnare un determinato valore a quella che invece è l’intelligenza artigiana ovvero la formula che ha trainato l’economia del nostro Paese a che tipo di salto generazionale stiamo assistendo oggi?É una conseguenza logica. L’intelligenza artificiale non è altro che la conseguenza del digitale ed è la continuità della ricerca. L’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro è positiva perchè ci permette di affrontare tante situazioni.Prima abbiamo esposto la problematica che affligge gli imprenditori ovvero la mancanza di figure professionali da inserire nelle aziende ecco che l’intelligenza artificiale supplisce questo monte di tanti posti di lavoro vacanti. La ricerca è intervenuta in nostro aiuto riguardo un tema fortemente fragile. L’intelligenza artificiale, per concludere, non “ruba” posti di lavoro poichè quegli stessi ruoli non li occuperebbe nessuno li ha solo differenziati. Non bisogna aver paura dell’innovazione poichè dipende sempre dall’uso che se ne fa. 

Dirottandoci invece sul turismo e sul suo ruolo di Presidente di Visit Brescia quali sono oggi i suoi ideali per una promozione vincente e avvincente?Oggi è necessario riconoscere il giusto valore alle nostre eccellenze e alzare il livello del turismo. In provincia di Brescia siamo fortunati e questo lo dicono proprio i numeri: durante l’anno abbiamo più turisti noi rispetto alla Sicilia. Un dato quasi incredibile se ci si pensa. Questa considerazione non deve riempirci solo di orgoglio ma incoraggiarci a dare il meglio, rendendoci competitivi.Il lago di Garda lamenta delle difficoltà, pensiamo alla Gardesana e ad alcune infrastrutture, problematiche già ampiamente lamentate da molti tour operator internazionali. Quanti anni sono che parliamo della Gardesana e ancora non è stato fatto niente? La soluzione deve arrivare dalle istituzioni preposte. Le nostre località affacciate sul lago durante i mesi estivi fanno registrare un “over tourism” non sempre positivo. Talvolta gli stessi territori presi d’assalto dai turisti risultano impraticabili anche per una semplice passeggiata e comunque troppo affollati. É necessario alzare il livello, riformulare la proposta per modificare la risposta e questo può avvenire soltanto grazie alla formazione. I protagonisti della nostra economia del turismo devono rendersi competitivi, padroneggiare almeno la lingua inglese e proporre un’ospitalità sempre più flessibile e accogliente. L’impegno di tutti è fondamentale e ognuno deve fare la sua parte. Se da una parte ritroviamo un lago di Garda già saturo dal punto di vista turistico dall’altra abbiamo una bassa bresciana particolarmente desolata e poco presa in considerazione. Parlo di territori straordinari, dall’alto potenziale che meriterebbero unicamente di essere valorizzati e riconosciuti attraverso delle experience ben organizzate come il tour dei Castelli solo per citarne una. Mi piacerebbe molto ampliare l’offerta del territorio rivolgendomi a quei luoghi non scontati e che meriterebbero se non altro un’opportunità. É necessario quindi credere in noi stessi e in quello che abbiamo a disposizione con la consapevolezza che non sarà così per sempre. In giro per il mondo ci sono Nazioni che stanno crescendo ad una velocità pazzesca e noi dobbiamo renderci competitivi adesso e allinearci su un segmento dell’eccellenza sfruttando quel turismo quattro stagioni che ci identifica e che rappresenta una grandissima fortuna.    

Quale sarà l’obiettivo dei prossimi anni? Gli obiettivi non sono altro che l’evoluzione di un lavoro ben fatto. Noi bresciani facciamo bene il nostro dovere e questo rappresenta già un ottimo punto di partenza. La serietà ci contraddistingue così come le ambizioni. L’obiettivo è quello di trasformare le nostre qualità in successo. 

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