Francesco Bettoni: sport invernali, lavoro e passione

Origini bergamasche, bresciano nel sangue, Francesco Bettoni è vice Presidente del Consiglio nazionale della Federazione Italiana Sport Invernali. Dottore commercialista con un importante studio in provincia di Bergamo e una sede a Brescia, siede nei Consigli di Amministrazione di numerose società tra cui un importante gruppo industriale che conta oltre trecento persone. Una caratura di carattere amministrativo, finanziario e gestionale che gli permette di spaziare trasversalmente in differenti settori, non da ultimo di seguire la sua grande passione, gli sport invernali.

A proposito di sport invernali sei stato in primis un atleta… Diciamo che sono stato uno scarsissimo atleta. Sorride. Scarso quanto? Scarso nel senso che non sono mai andato in nazionale, ma ho partecipato a gare non certo ad invito, non per tutti, dove alcuni che erano lì hanno vinto la Coppa del mondo. Ero lì, li ho visti, li conosco e poi naturalmente è tutto relativo. Supponiamo che nel momento migliore io possa essere stato 200º o 300º in Italia, forse nel calcio sarei stato un buon giocatore di serie A, ma lì non ero nessuno.  Detto questo la mia grande passione per lo sci ha fatto sì che rientrassi in questo mondo. In breve tempo sono diventato Presidente del Comitato provinciale di Brescia della FISI e, dopo sei anni di mandato, quando ho ritenuto che il mio tempo fosse compiuto a Brescia, anche per ambizione personale, mi sono candidato a livello nazionale.  Oggi sono vice Presidente nazionale ed è una grandissima soddisfazione innanzitutto perché mi piace, si tratta infatti di una carica onorifica a titolo gratuito, quindi un aspetto fondamentale è proprio l’amore e la passione. Non mi occupo dell’ambito sportivo vero e proprio perché non ho un background di questo tipo, salvo aver fatto un pò l’atleta, ma seguo la parte organizzativa e giuridico-economica della Federazione.  Un ruolo che rimane sempre e comunque centralissimo nel senso che, gira e rigira, passano tutti di lì.

Federazione Italiana Sport Invernali, qualche numero per inquadrare questa realtà? Inizio dicendo che è la Federazione olimpica più importante d’Italia; a livello di Olimpiadi estive e invernali ci sono 416 medaglie d’oro olimpiche di cui 83 sono di competenza della FISI. A seguire per importanza la seconda è la Federazione Italiana Nuoto dove ci sono 49 medaglie e la terza è l’atletica leggera con 46 medaglie.  Giusto per dare un ordine di grandezza. In termini di comunicazione e quant’altro non è paragonabile al calcio piuttosto che alla pallavolo, naturalmente, ma dal punto di vista olimpico la FISI esprime discipline per 83 medaglie olimpiche su 416, numeri esatti e aggiornati all’altro giorno.

Quali le discipline di competenza della FISI?  La Federazione si occupa di 15 discipline di cui 11 olimpiche, perché non c’è solo lo sci alpino che è il più conosciuto, ma comprende anche sci nordico, sci alpinismo, slittino, il bob e lo skeleton, il biathlon, il salto e tutte le discipline del freestyle come lo snowboard. Sono 11 discipline con 83 medaglie olimpiche in gioco e tieni conto che le Olimpiadi invernali sono circa 110 – 120 medaglie olimpiche. Il resto afferisce alla FISG, la Federazione Italiana Sport Ghiaccio che comprende ghiaccio, velocità, short track nelle varie gare maschili e femminili, a squadre e poi c’è il curling… questo è un pò il quadro. 

Come si colloca Brescia all’interno della FISI? Brescia ha certamente un peso importante perché rappresenta largo circa il 5% dei tesserati a livello nazionale ed esprime il 4% dei voti esprimibili in assemblea, che per essere una provincia è tanto. Si colloca in successione alle due Province autonome e alla Provincia di Torino che è quella con i maggiori numeri a livello di iscritti. Dunque, se escludiamo le Province autonome che per la loro collocazione geografica evidentemente sono quelle considerate più sportive d’Italia, che esprimono il più alto numero di tesserati rispetto alla popolazione, Brescia ha di certo il suo peso. 

Quanti sono i tesserati FISI a Brescia?  Nel 2022 erano 3020 tesserati e sono cresciuti perché quando sono arrivato nel 2016 erano circa 2000 su 70.000 tesserati italiani. Il tesseramento è per noi motivo di orgoglio, di appartenenza alla Federazione e, attraverso il tesseramento, finanziamo tutta l’attività regionale e provinciale. La FISI ha una differenza sostanziale rispetto ad altre Federazioni perché l’attività nazionale di alto livello è tutta incentrata sulla Federazione stessa. Mi spiego meglio… se noi prendiamo il ciclismo ad esempio, ci sono le squadre professionistiche e la Federazione interviene per i campionati europei, mondiali o le Olimpiadi. Nel caso degli sport invernali invece tutte le manifestazioni sono fatte su base nazionale; quindi se tu vuoi accedere alle gare di Coppa del Mondo non puoi accedere con la tua squadra, ma lo fai come atleta della squadra nazionale di sci. Tutto questo è gestito dalla Federazione così come la preparazione atletica, quindi noi abbiamo circa 300 allenatori fra tutte le discipline della nazionale. Gestiamo un movimento a livello federale che non è minimamente paragonabile a quello delle altre realtà.

Quanto sono sportivi gli italiani? Diciamo che dai nostri dati una percentuale tra il 70 e l’80% della popolazione italiana è sportiva almeno nell’animo e soltanto un 20% è assolutamente disinteressato allo sport. Nella maggior parte dei casi le persone praticano sport, lo seguono oppure come me lo organizzano. Le ragioni che ti spingono verso queste discipline possono essere pratiche, di passione, legate al tempo o alle attitudini personali. Tra gli appassionati ci sono anch’io che pratico ormai poco, ma organizzo di più. Lo sport è un ambito importante e oggi finalmente, oltre ad essere stato introdotto a livello costituzionale attraverso una serie di provvedimenti e interrogazioni parlamentari, cosa che quantomeno formalmente era necessaria – oltre che nella sostanza ovviamente, ha raggiunto un riconoscimento per la sua valenza educativa. 

Sport e scuola, esiste una regolamentazione? Le norme vigenti in materia di scuola prevedono che l’assenza per motivi sportivi documentati non costituisca assenza per lo studente, perché ne viene riconosciuta la valenza come alternativa alla formazione scolastica. Purtroppo all’atto pratico non sempre funziona così perché il corpo docenti è ancora abbastanza restio a considerare lo sport come studio. Certo è vero che lo sport non dev’essere inteso come divertimento; i nostri atleti quando vanno in giro si alzano alle quattro del mattino, anche d’estate quando magari gli altri sono già in vacanza, affrontano molti sacrifici come il freddo, l’acqua, i piedi che si ingrossano e fanno male, il ghiacciaio a 3500 metri dove si respira a fatica… Aggiungo che è provato scientificamente che il rendimento lavorativo di uno studente che è stato atleta è del 20 – 30% superiore a chi non lo è stato. In termini di efficienza lavorativa, di capacità di apprendimento e di sintesi del tempo. 

Sciare non è per tutti. Ritieni lo sci uno sport elitario, oggi?  Lo sci è uno sport oneroso, è innegabile. Detto ciò io non lo considero uno sport elitario; dobbiamo però uscire dall’idea – questo a titolo personale ma che sto facendo sposare anche alla Federazione,  che sia uno sport popolare. É uno sport con dei costi elevati che non può essere popolare quindi, anche se stiamo lavorando per renderlo più accessibile, dire che sia popolare è un’altra cosa. 

Come avvicinare i giovani agli sport invernali?  Innanzitutto la Provincia di Brescia, alcune parti della Provincia di Brescia sono state le prime in Italia ad applicare il progetto “Free Ski” con la Val Camonica, poi esteso alla Val Seriana e l’Alto Sebino, con cui i ragazzi fino ai 16 anni possono andare a sciare gratis nelle stazioni del comprensorio. Questo è stato poi mutuato anche dalla Valtellina. Tra l’altro, se ci pensi, lo sci è l’unico sport che porta risorse sul territorio, gente che arriva da fuori e mangia, beve, soggiorna negli alberghi. Aggiungo che c’era la volontà, che poi non si è tradotta in pratica, di Regione Lombardia di far diventare lo sci uno sport regionale con la possibilità per tutti i ragazzi di sciare gratis. Non siamo ancora riusciti a centrare l’obiettivo, le risorse non erano sufficienti, ma ci stiamo lavorando. Inoltre sono numerose le iniziative a livello scolastico per far iniziare lo sci a costo zero, con noleggi a costo calmierato e quant’altro.

L’obiettivo che ti sei dato con quest’ incarico nazionale?  Direi far tornare lo sci uno sport per tutti, che non vuol dire uno sport per tutte le tasche, ma una disciplina che non si autoreferenziale. Se guardiamo gli atleti oggi sono tutti figli di atleti, di allenatori o di grandi appassionati ed è una cerchia che si sta stringendo sempre di più.  Una volta, quando c’era Alberto Tomba, tutti volevano andare a sciare, tutti volevano fare le gare di sci.  Oggi non è più così, è difficile trovare un bambino che voglia provare a sciare o fare dell’agonismo se non è il genitore a spingerlo.

Sport invernali come cultura?  Esatto! E come ottenere quest’obiettivo? Cercando di avere la consapevolezza che non è uno sport per tutte le tasche e avendo un grande campione che tira. In Italia la storia insegna, serve per capire il passato, comprendere il presente e prevedere il futuro. Da noi è successo soltanto due volte, con Gustav Thöni e Alberto Tomba. Quindi, fino a quando non ci sarà un atleta con una rilevanza di questo tipo, purtroppo mancherà il traino… Dal punto di vista economico invece le persone pensano che lo sci costi troppo – che è vero, ma è vero in senso relativo e non in senso assoluto. Lo sci costa molto meno oggi che negli anni ’80, ma il problema è che la capacità di acquisto delle persone è diminuita. Negli anni ’80 e ’90, un paio di sci da gara costavano 2 milioni e mezzo di lire, mentre oggi gli atleti prendono gli sci da gara a 500 Euro e sono passati quarant’anni, non c’è paragone. Sono molti i fattori da considerare: le possibilità delle famiglie, il fatto che i consumi si siano spostati, le esigenze che sono cambiate e così la volontà di spendere per andare a sciare.

Il prossimo appuntamento importante?  Se riesco, andare a vedere la Coppa del Mondo a Cervinia! Sorride. A parte questo, a livello di organizzazione, abbiamo degli obiettivi lusinghieri perché la Federazione nazionale partecipa anche alle Federazioni internazionali. Dal punto di vista dell’organizzazione delle gare significa partecipare in qualche modo alla distribuzione delle gare che sarà fatta così: le gare del ghiaccio si svolgeranno a Milano; le gare del freestyle in Valtellina, quindi snowboard, freestyle e quant’altro a Livigno; tendenzialmente le gare di sci alpino femminile saranno a Cortina, mentre quelle maschili a Bormio. Restavano escluse le gare degli sport ghiaccio, quindi lo slittino, il bob e lo skeleton sostanzialmente, per cui era stata individuata la costruzione di una pista a Cortina.Purtroppo il progetto non è andato a buon fine, al bando di gara pubblica non ha partecipato sostanzialmente nessuno perché si tratta di progetti molto onerosi. Sarà necessario individuare un’altra struttura e poi si vedrà.

Lo sport è un investimento? Assolutamente, lo sport è un investimento soprattutto a livello sociale. Le opere pubbliche vanno fatte, le risorse vanno spese per fare degli investimenti che portino benefici nel tempo al nostro territorio.

Spostiamoci sulle prossime Olimpiadi…  Olimpiadi 2026… che dire? L’aspetto positivo è che sicuramente sarò al traguardo a guardarle! Sorride. E poi ci saranno le elezioni. In effetti non ci stiamo ancora lavorando, abbiamo iniziato da un anno e abbiamo davvero tante cose da fare. Un anno è il tempo minimo che serve per comprendere come funziona una Federazione, inoltre le programmazioni di lungo termine sono davvero moltissime e le dinamiche abbastanza complicate. Un mondo affascinante. 

Carriera, Federazione di cui abbiamo ampiamente parlato… Passioni?  Ho una famiglia numerosa, relativamente numerosa, così tra lavoro, famiglia e Federazione resta poco tempo per il resto, anche per dormire. Grandi soddisfazioni ma anche molto impegno! Ovviamente il mio sogno da bambino era di poter diventare un campione di sci, avere qualche risultato negli sport invernali, cosa che per scarsità mia non ho raggiunto. Detto questo ho una figlia dotata che, nonostante abbia affrontato un anno difficile, spero possa arrivare a realizzare questo meraviglioso obiettivo. Già l’anno scorso è stata vice campionessa europea under 16 di gigante, super gigante e penso che sia una bella soddisfazione.

Chi è il tuo sciatore di tutti i tempi?  Non è il più forte di tutti i tempi ma quello che è stato più significativo per me, certamente Alberto Tomba. Il motivo? Perché era italiano, non arrivava dalle montagne, aveva una capacità comunicativa e un’intelligenza sportiva senza precedenti. L’intelligenza sportiva è differente dall’intelligenza di tutti i giorni o da quella scolastica, è molto diversa. É stato il primo a seguire una preparazione atletica di un certo tipo: dicevano che non si allenava ma non era vero, è stato il primo ad avere un preparatore atletico, è arrivato prima degli altri. Banalmente oggi si usa il casco da sci, il casco da sci l’ha inventato Alberto Tomba! Il casco si usava in discesa libera, ma non nello slalom gigante e quando lui si presentò col casco risero tutti. Oggi è obbligatorio! Era un personaggio avanti, aveva delle capacità straordinarie. Poi, il più grande di tutti i tempi è stato Ingemar Stenmark, uno svedese degli anni ’70 – ’80 che è stato battuto solo da Mikaela Shiffrin, l’atleta più vincente nella storia della Coppa del Mondo di sci alpino. Il secondo più grande, anche perché collocato in tempi molto diversi, è l’austriaco Marcel Hirscher che si è ritirato qualche anno fa. Oggi la sciatrice più mediatica è senz’ombra di dubbio Sofia Goggia, questo non significa che sia più forte di Federica Brignone, ma di certo ha capacità comunicative più evidenti. La mia sciatrice di tutti tempi invece, in senso assoluto, è Mikaela Shiffrin. 

Lo sci di fatto è uno sport complicato, arrivare è difficile…  È uno sport molto difficile perché è l’unico sport che si basa su un’infinità di variabili esogene. Nel nuoto il più forte vince, lo stesso per la maratona, salvo che non succedano cose straordinarie il più forte vince. Nello sci il più forte probabilmente vince la Coppa del Mondo, ma poi la singola gara può non vincerla, anzi è più facile che la perda piuttosto che la vinca. I fattori sono davvero molti:  l’estrazione del pettorale, la tracciatura degli attrezzi, la visibilità, il tempo… Si gioca sui centesimi di secondo, parliamo di differenze infinitesimali e il più forte può non vincere. 

Secondo te cosa manca a questo sport? Secondo me manca una visione d’insieme… un pò come per la medicina di oggi, manca qualcuno che ti indirizzi quando non sai che cos’hai. Abbiamo dei grandissimi allenatori, così come dei grandi medici, eppure capita spesso che ciascuno veda soltanto il proprio angolino perdendo la realtà nel suo complesso più ampio.

Cosa pensi dei giovani di oggi?  I giovani di oggi sono molto fortunati perché, rispetto ai giovani di dieci anni fa, hanno le praterie davanti, parlo dal punto di vista professionale più che sportivo. Nel senso che oggi, per una serie di fattori, abbiamo una fortissima domanda di capacità dal punto di vista del lavoro e una scarsissima offerta, nel senso di scarsità e scarsezza. Sono andati in pensione gli anni ’50 e sono entrati un quarto, o un terzo, degli anni ’90; i famosi “boomer” sono gli anni ’50, gli anni del boom. In questo momento c’è una grandissima necessità di giovani, ma penso anche che i giovani di oggi abbiano dei principi molto diversi rispetto a quelli della nostra generazione; noi anteponevano il lavoro al resto, loro assolutamente no. Pertanto credo che con un pò di volontà e di capacità oggi ci siano delle grandissime opportunità, ma tante tante!

Tu hai tre figli… che consiglio daresti ai ragazzi?  Ai miei figli dico che devono avere la voglia di mettersi in gioco. Basta. Oggi quando esci dall’Università, da qualsiasi Università, il giorno dopo hai un posto di lavoro, te lo posso garantire. Devi avere voglia! Io non ho mai visto in passato tante opportunità come adesso e seguo parecchie aziende, dalle piccole alle grandi, tutte stanno cercando personale. Lo stesso vale per lo sport o comunque per i propri interessi; oggi sono molti gli strumenti messi in atto per garantire opportunità e sostegno ai giovani, ma è importante affrontare gli obiettivi con passione e perseveranza.  E aver sempre un piano di riserva.

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