Lo scorso 29 luglio l’avvocato bresciano Francesco Fontana è stato eletto all’unanimità, dal Consiglio di indirizzo della Fondazione Musil, Presidente dell’ente impegnato a realizzare il nuovo Museo dell’industria e del lavoro di Brescia.

Complimenti Presidente. Immagino che sia contento di questo prestigioso anche se gravoso incarico, anche perché già un altro “Fontana” fu importante per l’ideazione e l’avvio di questa ambiziosa opera? Sì! mi sento grato ed entusiasta. Non posso che essere felice per questa novità arrivata un po’ all’improvviso. Da un certo punto di vista mi riempie di gratitudine nei confronti di chi mi ha dato fiducia, peraltro all’unanimità, oltreché degli enti e delle realtà territoriali che questi rappresentano. Sento la responsabilità e il desiderio di comprendere, intercettare e fare convergere su azioni concrete le diverse e specifiche sensibilità presenti nella fondazione in relazione al “mondo del lavoro”: un tema e ancor più una esperienza fondamentale e caratterizzante per il territorio bresciano. Felice anche perché, come ha giustamente sottolineato, ciò mi consente di proseguire, molto modestamente, il lavoro che era stato voluto e iniziato da Micheletti, poi da mio zio Sandro assieme ed altri “amanti” del nostro territorio e della cultura popolare di cui è intriso. Personalità tutte provenienti da esperienze e ambiti culturali diversi, si erano trovate unite dall’idea di valorizzare la centralità e l’importanza che il lavoro ha per ogni singolo uomo e per il proprio sviluppo sia personale sia sociale. Per quanto riguarda il “gravoso”, più che altro direi un incarico “sfidante”: il nostro territorio è da sempre inscindibilmente legato all’idea e alla cultura del lavoro; questo negli anni è cambiato molto e sta cambiando ancor più repentinamente: è evidente che in questo contesto anche la funzione del Musil deve un po’ aggiornarsi, custodire una memoria, ma soprattutto l’insegnamento derivante da questa per contribuire ad affrontare al meglio le sfide del futuro.
Presidente, del Musil a Brescia si parla da molto tempo ma mi sembra di capire che molto deve ancora essere fatto. A che punto è il percorso? C’è molto da fare, ma al contempo è stato anche fatto molto! Diciamo che tendenzialmente in questo momento le cronache sono più facilmente attratte dalle problematiche riguardanti la realizzazione della sede museale di Brescia e questo rischia di fare passare in sordina ciò che fino ad oggi è stato fatto. Confido, comunque che a breve l’esecuzione della sede centrale di Brescia, già iniziata, possa riprendere visto l’impegno che tutti gli enti coinvolti hanno espresso in tal senso e vista l’importanza per Brescia della possibilità di avere l’unico museo dell’industria e del lavoro in Italia, come espressione di una “cultura” di cui il territorio è intriso. Per altro verso, in questi anni è stato fatto già molto. Da quando l’accordo di programma è stato attivato, vi sono stati molti accadimenti di estrema rilevanza che probabilmente avrebbero potuto portare all’interruzione del progetto, ma evidentemente questo è più forte delle avversità che ha incontrato. Lo sforzo la volontà di tanti e l’importanza del tema del lavoro per il nostro territorio hanno fatto sì che tante problematiche amministrative e di natura economica siano state superate. E di questo non possiamo che essere grati alle tante persone che hanno operato con abnegazione pur in momenti di estrema difficoltà. Il ricordo non può non andare all’onorevole Aldo Rebecchi che tanto si era speso per il progetto negli ultimi tempi; nel contempo non posso non ringraziare, oltre al Sen. Paolo Corsini, Giovanni Tampalini, che mi ha preceduto come vicepresidente vicario che ha saputo gestire e risolvere, assieme alla struttura, innanzitutto a René Capovin e a Stefano Chiari, una serie di situazioni assai dedicate, il che adesso ci consente di ripartire con slancio e di poterci dedicare maggiormente all’attività oggetto della Fondazione.
Il Museo, infatti, ha già dei poli operativi da diversi anni. Oltre alla Sede di Brescia, l’accordo di programma affida alla Fondazione Musil la gestione del Museo del Ferro di San Bartolomeo, un’antica fucina bresciana conservata integralmente nella quale si può osservare e rivivere una tradizione produttiva antichissima. Vi è poi il Museo dell’Energia Idroelettrica di Cedegolo, realizzato nell’edificio dell’ex centrale elettrica progettata agli inizi del ‘900 dall’architetto e ingegnere Dabbeni, un esempio di architettura industriale eccellente. Infine, il Museo dell’Industria del Lavoro di Rodengo Saiano: un magazzino visitabile al servizio dell’intero sistema, ove è custodito gran parte del ricchissimo materiale storico di cui la fondazione ha la gestione e la cura. Tutte e tre le strutture hanno la caratteristica di avere funzione museale e, nel contempo, di poter essere spazi a disposizione per la creazione di eventi di diversa natura e portata: il desiderio è quello di avvicinare sempre di più la gente, portarla a riflettere. Tutto questo nell’ottica di far sì che le strutture possano anche essere vissute come strumento per trasmettere le finalità, la visione e le idee di cui la fondazione e i soggetti fondatori si fanno portatori.
Quale è esattamente la mission del Musil? In quanto innanzitutto realtà museale, la fondazione Musil si pone l’arduo compito di preservare e conservare la memoria del percorso di industrializzazione, non solo del territorio bresciano, ma anche a livello nazionale (la collezione infatti va sempre via via arricchendosi di reperti che provengono dai posti più disparati); nell’ambito di questa raccolta, il filo conduttore di fondo è quello di documentare anche il processo di sviluppo tecnologico che l’industria italiana ha percorso dai suoi inizi fino ad oggi e, aggiungo io, anche oltre. Nel contempo lo statuto affida alla fondazione anche “il compito di promuovere e diffondere la cultura tecnico scientifica nelle sue interazioni con altri settori disciplinari e nei diversi contesti sociali con particolare riferimento al ruolo storico della scienza, della tecnica e del lavoro nel mondo moderno ed alle prospettive delle nuove frontiere dei saperi e delle tecnologie”. È una Fondazione, quindi che – nell’immagine che ne ho io – non vuole semplicemente salvaguardare la memoria di qualcosa che è stato, ma soprattutto lavorare per trarre da questa continuo insegnamento per contribuire a fare sì che il mondo del lavoro sia adeguato ai nuovi tempi e che anche tramite un giusto approccio al lavoro ognuno possa pienamente sviluppare se stesso. Da questo punto di vista l’articolazione e complessità del Consiglio di Indirizzo, composto da personalità che rappresentano ben 10 tra enti locali e realtà associazionistiche, oltre che imprenditoriali, consente un confronto ricco e dinamico tra diverse visioni e sensibilità. La Fondazione, contribuendo a sviluppare progetti, creare eventi e iniziative specifiche, vuole cercare di essere stimolo sul territorio “per e con” le altre realtà locali, lavorando ed interagendo, anche nell’idea di creare reti che possano rendere l’azione di ognuna maggiormente efficace.
Recentemente è stata inaugurata la mostra: “La Fabbrica Intelligente”, allestita nella Fabbrica del Futuro, al Parco dell’Acqua. Che ruolo ha il Musil? Mi sembra importante il fatto che vi sia stata per questo evento una sinergia importante con Confindustria Brescia. La mostra è stata promossa proprio dalla Fondazione con lo scopo di rappresentare, tramite una master class fotografica diretta da Luca Campigotto (fotografo e autore di fama internazionale) l’innovazione tecnologica all’interno degli stabilimenti di alcune delle più importanti aziende del territorio bresciano, resesi disponibili a far entrare nei loro spazi gli autori (Automazioni Industriali Capitanio, Cavagna Group, Eredi Gnutti Metalli; Gnutti Carlo, IMG Macchine, Ori Martin e Rubinetterie Bresciane Bonomi – Bonomi Group). La mostra è molto emozionante perché i diversi autori hanno dato una rappresentazione delle diverse attività con un taglio creativo, colorato ed artistico, mettendo in luce, oltre all’elevato livello tecnologico attuale delle ‘nostre’ imprese, che esiste bellezza nei luoghi di lavoro, che spesso non sono – nell’immaginario collettivo – legati appunto a quest’idea di bellezza. Credo che la mostra abbia dimostrato come Fondazione Musil possa avere un ruolo importante nel supportare il mondo industriale a presentare al meglio la propria immagine e realtà. La sinergia con Confindustria e le imprese quindi direi che è fondamentale: è difficile pensare a un museo dell’industria del lavoro in cui Confindustria, le imprese e le altre associazioni imprenditoriali non siano coinvolte in modo attivo; peraltro ad oggi Confindustria esprime un proprio rappresentante nel Consiglio di Indirizzo, Federico Ghidini, che è da sempre molto coinvolto, attivo e propositivo.
Il tema del lavoro oggi è quanto mai legato anche al tema della sostenibilità ambientale e quindi ai rapporti tra attività economica e natura. Ritiene che il Musil potrebbe essere uno strumento utile per affrontare anche queste tematiche? Assolutamente sì. Non possiamo permetterci oggi di non avere sensibilità su tali tematiche e di non individuare soluzioni concrete, tempestive ed efficaci; necessariamente va recuperato un rapporto maggiormente equilibrato tra antropizzazione e natura: la Fondazione, per natura e finalità, può di certo essere il veicolo per lavorare su questo e il luogo dove visioni diverse si possono incontrare e confrontare. Peraltro, su questo tema direi che soprattutto nel Museo dell’Energia Elettrica di Cedegolo si stanno già promuovendo molte iniziative e molti eventi legati proprio a tali tematiche, per stimolare ad una maggiore sensibilità e a una conoscenza più approfondita.
É evidente che per realizzare anche solo una parte di tutte queste idee serva la collaborazione di molti enti e realtà sia del mondo produttivo che del mondo della ricerca e dell’università. Cosa si sente di dire a tutti questi potenziali interlocutori? Che credano fortemente nello slancio che aveva portato alla costituzione della Fondazione, della quale molte di queste realtà sono già parte. Che maggiori sono le sinergie, più ricchi ed efficaci sono i risultati che si possono raggiungere. Che la Fondazione ha molte idee, ma che allo stesso tempo è in ascolto per poter attivare le migliori collaborazioni possibili. Che oggi è più che mai evidente che solo ‘un insieme’ può affrontare al meglio le complessità di questo tempo. Fondazione Musil, su un tema così grande e vasto come quello del lavoro, nel suo piccolo è pronta a fare la sua parte.