Francesco Manzoli:“Il bello deve ancora venire”

Francesco Manzoli, imprenditore nel mondo della ristorazione, fondatore di Can Carlos sull’Isola di Formentera, oggi alla guida di Amalur, uno dei ristoranti leggendari di Ibiza, ci apre le porte del suo mondo attraverso una narrazione dettagliata sui luoghi che vent’anni fa lo hanno accolto divenendo poi “dimora” delle sue avventure professionali. Esperienze che raccontano la sua vita, percorsi che lo stesso Manzoli utilizza per incoraggiare le nuove generazioni raccomandando loro di inseguire le proprie intuizioni, le proprie idee, sfruttando il coraggio suggerito dalla loro giovane età e dal costante impegno, l’unica linfa necessaria per poter costruire un futuro. 

Intervista a Francesco Manzoli,  founder di Can Carlos, Can Carlitos e titolare di Amalur 

Da Ospitaletto a Formentera per poi approdare a Ibiza appassionandosi al settore della ristorazione sulle isole. Ci racconta la sua avventura?

Ospitaletto è la mia casa, la mia famiglia, la genesi della mia vita, traduce quel senso di appartenenza a cui sono legatissimo. I miei genitori e i miei parenti vivono tutt’oggi ad Ospitaletto e tutte le volte che passando dall’autostrada vedo il casello d’uscita il mio pensiero va al legame indissolubile con quei luoghi. A diciotto anni decisi di partire per il mare dedicando l’estate alla mia prima stagione lavorativa. Proprio in Riviera conobbi un ragazzo di Bologna che mi parlò lungamente di questa Formentera, una piccola isola delle Baleari caratterizzata da ritmi slow, hippie chic, una dimensione fuori dal mondo a fare da cornice a spiagge paradisiache. Entusiasta e letteralmente sedotto da questo racconto decisi di approdare su quest’isola all’ora ancora inesplorata e sostenuta da questo mood estremamente libero e friendly.Ci arrivai da solo, senza conoscenze ma con l’obiettivo di vivere una nuova esperienza, osservare nuove culture e imparare la lingua.Il coraggio, la spensieratezza e la leggerezza di quegli anni rappresentarono una linfa insostituibile, la stessa che, solo a quell’età, può condurti verso nuove avventure affrontando il mondo senza più di tanto badare alle conseguenze. Rimasi affascinato da quel luogo. Formentera custodiva qualcosa di speciale, sarà stato il suo mood, le persone che la abitavano, i turisti che la sceglievano, sarà stata la sua verve così autentica e a tratti audace nella sua diversità, delineando un modo di vivere unico e particolarmente identificativo. L’accoglienza delle sue genti è stata eccezionale e per noi italiani ha costituito un grande vantaggio, irreplicabile, ad esempio, in altre parti del mondo. Iniziai a lavorare nel mondo della ristorazione e quello fu un periodo speciale. Conobbi persone molto diverse da quelle che abitualmente frequentavo e anche questo aspetto contribuì a rafforzare il mio percorso di conoscenza. Decisi di imparare l’inglese e di partire lo stesso autunno per New York per impadronirmi di nuove esperienze e al contempo di affinare la lingua. L’attacco alle Twin Towers dell’11 settembre purtroppo sconvolse i piani del mondo e anche i miei, dirottai quindi i miei obiettivi su Londra trascorrendovi l’inverno e lavorando sempre nel settore della ristorazione. Tornai per la stagione estiva a Formentera e durante il secondo inverno finalmente riuscii a volare a New York. Per tantissimi anni continuai con questo binomio: estate a Formentera, lavorando nel chiringuito e inverno negli USA alternando il lavoro allo studio dell’inglese approfittando del visto studentesco. Dopo quattro anni riuscii finalmente a prendere il Giallo, il chiringuito di Formentera nel quale stavo lavorando. Durante una delle mie trasferte a New York mi proposero una nuova avventura a Tulum in Messico, un luogo che vent’anni fa era davvero molto simile a Formentera. Creai così da zero il ristorante Casa Violeta trascorrendo in Messico quattro inverni. Una bellissima esperienza in un posto unico.  Con ambizione e determinazione decisi di allargare i miei orizzonti e aprire il primo ristorante: il Can Carlos, oggi un ristorante solido. Creai e costruii questo locale perfezionandolo un poco alla volta, evolvendo sempre di più, allargando gli spazi e conformando il mio stile alle precise esigenze dei clienti.

Che tipo di legame hai instaurato con l’isola?

Sono molto legato a Formentera è diventata con il tempo la mia seconda casa. Oggi, complici gli impegni a Ibiza, la frequento poco ma tutte le volte che incontro qualcuno di Formentera è un po’ come ritrovare un amico d’infanzia, è un pezzo di vita che non dimenticherò mai, è il mio passato, conosco ogni sasso di Formentera.  Dopo una decina di anni e dopo aver avviato Can Carlos ho avuto la possibilità di prendere il Can Carlitos un locale che decisi poi di vendere. Fu proprio grazie a quel tipo di stabilità, costruita negli anni e grazie al supporto di mia sorella Silvia che decisi di risalire “sulla giostra” e lasciarmi coinvolgere da nuove avventure. É proprio da questo sentiment, dalla ricerca di nuovi stimoli e dal continuo desiderio di rimettermi in gioco che decisi di spostarmi a Ibiza.   

Che tipo di vision ha avuto quando ha deciso di aprire Can Carlos?

Desideravo creare un ristorante che per prima cosa potesse piacermi e soddisfarmi.Le mie esperienze all’estero in quegli anni, tra Londra e New York, hanno rappresentato la matrice delle mie visioni, da questi luoghi puoi raccogliere spunti fondamentali.Desideravo portare a Formentera, all’epoca conosciuta per i suoi chiringuiti, qualcosa di diverso, più gourmet.  Avevo venticinque anni e desideravo aprire un bel ristorante, con la doppia tovaglia ma caratterizzato dalla mia energia. Energia, impegno e lungimiranza sono tre fattori indispensabili per raggiungere gli obiettivi, valori in cui credo fortemente, aspetti che cerco sempre di trasmettere ai giovani.Can Carlos ha rispecchiato questa visione e anno dopo anno è riuscito a tradurre proprio questa particolare energia. 

Come sono cambiate Formentera e Ibiza nell’ultimo ventennio?

Nonostante il mio legame con Formentera rappresenti davvero un pezzo di cuore oggi sono un po’ preoccupato per il destino di quest’isola. Negli anni ha smarrito la sua essenza, non sto certamente parlando delle sue fisiologiche bellezze naturali, quelle sono sempre splendide e incorruttibili, mi rivolgo ad un significativo aumento di prezzi che, in base all’offerta, non sono coerenti.Credo che tante scelte non abbiano giovato alla “salute” turistica di Formentera. Se ricordi la Formentera dei chiringuiti, quella di dieci anni fa, hai una visione errata, pensa che sono ormai chiusi da tre anni. Non è più quella di una volta, se ti svegli tardi, alle 11, non trovi più posto in spiaggia e il costo della vita è un po’ contradditorio. La bellezza e il mood che potevi “respirare” un decennio fa, quel fascino che qui ha dirottato il turismo oggi gioca un ruolo differente.I turisti che un tempo si stabilivano sull’isola per due settimane e tavolta un mese intero oggi si concedono il week-end, si è trasformata in un luogo quasi mordi e fuggi e tutto è diventato davvero molto concorrenziale. Per l’affetto che provo per questo luogo mi auguro che si possa presto tornare a contemplare quell’atmosfera unica di un tempo.  É necessario, per noi operatori, maturare più consapevolezza al contrario rischieremo che i turisti prediligeranno altre destinazioni.La parte economica non è da sottovalutare, è un perno importante, non è possibile continuare a contare sempre e solo sul mare cristallino, serve altro. Ibiza, a differenza di Formentera, sprigiona un’energia diversa: effervescente, brillante, instancabile, un mood inesauribile e costante che si evolve in virtù delle epoche. Ibiza grazie all’aeroporto, ai voli diretti e ai servizi di alto livello offre una qualità davvero esaustiva attraendo personalità provenienti da tutto il globo.Lavorare a Ibiza è differente rispetto alla vicina Formentera. Qui le energie posso assorbirti e la quotidianità richiede molta concentrazione. Ma il bello di Ibiza è anche questo, qui vale la libertà totale. Sono ritmi totalmente diversi in grado di identificare indole e temperamento opposti.Scegliere Formentera per trascorrere una stagione lavorativa significa alternare l’impegno al relax, alla tranquillità e alla calma naturalmente suggerita dall’isola. Optare invece per Ibiza preannuncia una stagione più “vivace” e a tratti inquieta. Un turista invece sceglie Ibiza per la libertà e per il ricco ventaglio di opportunità a disposizione.  La nightlife è una tra le più interessanti sulla scena mondiale, cui sorgono le discoteche tra le più belle al mondo, qui puoi cenare in luoghi in cui l’enterteinment è al primo posto, proprio come Londra e New York. 

Com’è nata invece Amalur?

Dopo aver ceduto Can Carlitos decisi di ritornare in Italia e stabilirmi per qualche tempo a Padenghe sul Garda per fare il papà e stare insieme ai miei bambini e a mia moglie. Un’esigenza direi istintiva per chi come me fa un lavoro lontano da casa.Rimasi a Padenghe durante tutto il periodo del Covid. L’idea era quella di avvicinarmi a casa, dirottando le mie attività a Brescia, riuscendo finalmente a vivere più vicino alla mia famiglia.Purtroppo la realtà dei fatti e l’impossibilità di trovare sul territorio un business che potesse davvero fare al caso mio non collimò con le aspettative iniziali di conseguenza dovetti rinunciare a questo progetto di vita.Tornai a Ibiza accettando una promettente proposta, quella di rilevare dalla “Famiglia” Pacha il noto ristorante Amalur, una storica icona caratterizzata da un brillante passato e una lunga tradizione. Amalur è stato per moltissimi anni uno degli indirizzi cult di Ibiza. Era di una coppia spagnola che gestiva questo ristorante da ben trentasette anni lasciando un’eredità importante e soprattutto positiva.Proprio per questo decisi di mantenere il nome rendendolo però più contemporaneo e più vicino alla mia vision.Amalur è ed è stata una vera e propria sfida.Ibiza da qualche anno ha assistito ad un significativo allungarsi delle stagioni sino a diventare una meta apprezzata tutto l’anno  diversamente da Formentera che gode di un turismo prettamente stagionale. Proprio per questa ragione lavorare a Ibiza è sicuramente molto più impegnativo.

Che tipo di evoluzione hai portato in Amalur?

Probabilmente la freschezza delle mie esperienze e dei miei quarant’anni considerando che i proprietrai precedenti, di anni, ne avevano qualcuno in più dei miei. Amalur è sempre stato riconosciuto e amato per la sua eleganza e cercando di lasciare inalterate queste premesse ho desiderato unicamente concedere un’impronta più contemporanea allineando la sua proposta alle esigenze dei nostri tempi pur mantenendone immutato il suo stile.Abbiamo cambiato il colore degli esterni, da giallo a azzurro, creato una veranda e un grande giardino che quest’anno ospiterà il nuovo bar.Ho cercato di creare il locale adeguato per il pubblico di Ibiza, così internazionale e così esigente, probabilmente avevo davvero bisogno di buttarmi in questa nuova sfida.Oggi vivo per gran parte dell’anno su quest’isola nonostante la mia famiglia risieda ancora a Padenghe. Desidero che i miei bambini vivano nel luogo dove sono nati, circondati dalle mie radici famigliari, un aspetto a cui tengo moltissimo, poi un giorno si vedrà. Vivere qui è un’esperienza incredibile soprattutto per i bambini ma perdi un pezzo della tua vita, delle tue radici.  

Se dovesse invece scegliere un luogo in cui vivere?

Tutto ruota sempre intorno alle proprie esigenze e ai propri obiettivi. Dal punto di vista professionale ti direi New York ma pensando più profondamente alle mie esigenze attuali sceglierei il mio territorio senza dubbio, per fare il papà e stare con la mia famiglia. Sono scelte complesse e rappresentano lo specchio più autentico del tuo “io” in quel particolare momento. A vent’anni, totalmente sprovvisto di esperienze ma carico di tanta curiosità non sceglieresti mai la famiglia, a quarant’anni con un trascorso sicuramente più robusto probabilmente sì.

Il locale che ritiene un modello?

Sicuramente Cipriani di West Broadway, una “stanza” che ha accolto tutte le personalità più importanti del pianeta. Prima le parlavo di quanto sia fondamentale per un locale di successo possedere una clientela di valore, Cipriani è proprio la quintessenza di questo concetto. Ci sono luoghi che divengono delle vere cattedrali di potere, ristoranti dove convergono le grandi star del globo, provenienti dal mondo della politica, dell’economia, dello sport e dello spettacolo.É questa la forza che hanno certi locali.

É un sacrificio fare questo mestiere?

É un discorso complesso, non si tratta di privazioni, rinunce, fatica e sacrificio ma di impegno costante. Faccio questo mestiere perchè ne sono innamorato. Inoltre spesso ti permette di stringere legami con persone davvero influenti, parlo di relazioni basate sull’amicizia e sulla confidenza con personaggi che non immagineresti mai di conoscere. I proprietari dei ristoranti, per intenderci, possono ritrovarsi a tavola con il Presidente di uno Stato e connettersi con lui attraverso un preferenziale rapporto di fiducia.

Come si vede tra vent’anni? 

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

Dipende sempre che cosa vorrò fare e in quale momento della vita mi troverò. Ho sempre in testa gli Stati Uniti che per ora, per comprensibili responsabilità famigliari, restano solo un’aspirazione.Oggi voglio essere un buon padre e sostenere i miei figli nelle loro scelte aiutandoli a costruire il loro futuro. Credo fortemente che ogni persona debba ascoltarsi e lasciarsi ispirare dal proprio istinto. Il coraggio dei vent’anni, quello che ti conduce a cambiare vita, andando avanti con l’età lascia il posto alla stabilità e dirotta inevitabilmente le tue priorità.Certo, ci vuole coraggio anche ad avere una famiglia (NDR e ride) ma come in tutte le cose che fai è necessario perseguire il tuo obiettivo. Il messaggio che mi permetto di lasciare alle nuove generazioni è quello di metterci impegno, coraggio e tanto lavoro. Il lavoro e le sue difficoltà plasmano il futuro e le devi considerare come un trampolino per poter conquistare un risultato. Un maratoneta cita che “il miracolo non è essere giunto al traguardo ma aver avuto il coraggio di partire” sono proprio il coraggio e il sapersi ascoltare le chiavi per poter credere che il bello deve ancora venire!

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