Tutto è nato da un sogno, diventato una visione e poi una realtà: Ginnastica Dinamica Militare Italiana 1978, la metodologia nata negli anni ‘70 che ha scolpito il successo dei grandi atleti come Pietro Mennea e Sara Simeoni. É la società sportiva più grossa d’Italia che con oltre sessantamila iscritti custodisce i veri principi del gymnasium, la formula preferenziale per sentirsi veri atleti rispettando il proprio corpo.
Ginnastica Dinamica Militare Italiana 1978 è allenarsi per entrare in connessione con se stessi ma anche per arricchirsi di tutta quell’energia che può erompere solo da un gruppo coeso; è allenarsi per sfidare i propri limiti e superarli. É una metodologia sportiva ad alta intensità che si basa su tre principi: la totale assenza di attrezzature, la totale assenza di competizione e una totale assenza di comfort. Non esistono nè primi e nè ultimi ma prevale il concetto di gruppo per lavorare al proprio ritmo e raggiungere i propri obiettivi. Ne abbiamo parlato con Matteo Sainaghi fondatore e Presidente di Ginnastica Dinamica Militare Italiana 1978.
immagine di copertina di Ferdinando & Federico Ferrazzi (@iFerrazstudio)

Intervista a Matteo Sainaghi Presidente di Ginnastica Dinamica Militare Italiana 1978
Cosa significa “Ginnastica Dinamica Militare Italiana”? Ginnastica Dinamica Militare Italiana è un nome che proviene senza dubbio dal passato, da quel concetto di gymnasium che secondo la definizione degli antichi, descriveva quel luogo ove i giovani si esercitavano negli esercizi atletici, l’attività motoria per eccellenza, a corpo libero senza sfruttare l’impiego di carichi, sottraendosi, come natura evidenzia, ad uno schema avverso. Oggi viviamo in un mondo complesso da questo punto di vista, un’epoca in cui spesso ci si lascia sedurre da discipline dalla storicità inesistente, soprattutto nel settore del fitness. Ginnastica Dinamica Militare Italiana vuole porsi in maniera costrastante fondando il suo credo sull’attività motoria dell’Antica Roma, un concetto di dinamismo estremo, mai statico valorizzato da principi disciplinati da ordine e comando. Questo significa tornare alle origini osservando con grande devozione l’attività motoria praticata dai greco-romani fonte tangibile ed inequivocabile di consapevolezza e sapere. Questa coscienza è insita nella nostra italianità, quella storicità che ci appartiene e che ha forgiato grandissimi atleti e campioni. Ginnastica Dinamica Militare Italiana 1978 vuole ispirarsi al grande lavoro svolto in questa direzione da Carlo Vittori, velocista e allenatore di atletica leggera italiano che ha preparato con un’attività ginnica d’eccellenza il campione olimpico Pietro Mennea conducendolo sul podio ai Giochi di Mosca 1980 nei 200 metri piani. Già allora, attraverso questa metodologia, si era scoperto il ruolo fondamentale della compensazione, irrinunciabile per ogni tipo di allenamento. La nostra, infatti, è una muscolatura che vive sulle compensazioni. Se un atleta, per allenarsi compie ritualmente i suoi 100 metri, a lungo andare, questo tipo di consuetudine può divenire anti-allenante poichè si rischia di perdere di vista quella strategia e quelle compensative capacità motorie che invece influirebbero positivamente sul risultato. Il calciatore stesso, per farvi un esempio, svolge tante altre discipline sportive oltre al gioco del calcio poichè a livello prestativo, grazie a quel tipo di preparazione, può offrire di più.

Qual è la vostra storia e il vostro background? Sono fisioterapista, provengo dal mondo della riabilitazione ma sono anche un atleta di livello nazionale, ho giocato per molti anni a rugby, sono stato campione italiano juniores di salto in lungo, ho partecipato agli europei e in sintesi provengo dal mondo sportivo per eccellenza. Mi sono formato attraverso caratteristiche ben specifiche, credendo fortemente in questo tipo di metodologia allenando campioni e neofiti non professionisti ottimizzando le prestazioni e conducendoli a dare il 100%. Sono molto esigente, strutturo ogni allenamento con grande responsabilità e serietà e questa mia particolare attitudine rispecchia totalmente la mia disciplina. Sono stato uno dei primi personal trainer italiani ufficializzato dal CONI nel 1999, anni in cui questa figura quasi ancora non esisteva. Essere personal trainer non significa sostenere un semplice corso e avvantaggiarsi di un attestato da appendere sul muro di una palestra, per essere un allenatore è necessario maturare anni di esperienza, sostenuti da studi possedendo una capacità di valutazione concreta anche nel fare anamnesi e quindi rientrando a tutti gli effetti nel campo medico. Un aspetto importante e da non sottovalutare. Ginnastica Dinamica Militare Italiana 1978 è l’eccellenza della sportività e non appartiene a un trend o ad una moda ma è un metodo riconosciuto a livello nazionale ed europeo e la sua metodologia è depositata in tutto il mondo. Mi sono sempre allenato ad altissima intensità, a importanti livelli e non ho fatto altro che trasferire questa metodologia erede e testimone di esperienza ai miei allievi.Oggi in Italia ho dato vita a 600 centri e rappresentiamo la società sportiva più grossa del Paese con oltre sessantamila iscritti.

Che tipo di allenamento può offrire e a chi è maggiormente rivolta?L’allenamento è basato integralmente sul corpo libero. Non ci si allena davanti ad uno specchio con la musica, nemmeno utilizzando macchinari, ci si allena all’esterno, da aprile a ottobre e si predilige l’allenamento funzionale lavorando per lo sviluppo globale di tutte le principali capacità motorie, ossia le capacità condizionali (forza, resistenza, potenza), le capacità coordinative (equilibrio, controllo motorio e posturale, agilità, adattamento motorio) e la mobilità articolare.A livello prestativo questa attività è fondamentale. In Italia sta tornando molto in voga la figura del functional trainer, l’essenza di quella ginnastica che in realtà ci è sempre appartenuta ma che mode e marketing purtroppo hanno allontanato. La ginnastica funzionale deve basarsi fondamentalmente sulla conoscenza biomeccanica poichè la biomeccanica analizza il movimento delle ossa, dei muscoli, delle articolazioni e della distribuzione del peso. Questo concetto riduce il rischio di infortunii, consente di ottenere risultati efficaci preservando la salute del corpo a lungo termine. I miei istruttori fondano il loro credo proprio su questo.
Come è nata questa consapevolezza?In passato e per molti anni ebbi la fortuna di lavorare con il Dott. Mario Tagliafierro, uno dei Medici più apprezzati del Paese, primario di fama che si è contraddistinto per uno studio specifico a livello biomeccanico e scientifico sostenuto insieme all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, l’ortopedia d’eccellenza italiana. Laureato in fisiatria, ortopedia, neurologia, medicina dello sport e impegnato nel ruolo di docente universitario mi ha insegnato davvero tutto. Ho assorbito i suoi quattro titoli accademici e la sua metodologia “impadronendomi” del suo enorme bagaglio culturale. Un rapporto che si è rivelato fondamentale e che mi ha permesso di impossessarmi dei suoi sessant’anni di esperienza in questo campo: biomeccanica, alimentazione, recupero funzionale, scarichi, e molto altro conoscenze che si sono tradotte in un valore insostituibile. Questo rapporto di grande intensità e di ricchezza culturale ha dato avvio a Ginnastica Dinamica Militare Italiana 1978. Un concetto che nasce dall’esperienza e dal sapere e che ti conduce a elaborare una nuova consapevolezza: la forma fisica si raggiunge nell’armonia della struttura dell’uomo. Ed è su questa acutezza che si fondano i nostri metodi. Sportività per noi non è ipertrofia ma è allenamento, resistenza e grande equilibrio nel pieno rispetto della salute. Elemento assolutamente da non sottovalutare poichè altamente rischioso. Le persone più in forma a livello sportivo, che richiedono una prestazione massima sono i pallanuotisti, atleti che sostengono allenamenti importanti e che dimostrano una capacità prestativa infinita così come i rugbisti. La ricerca dell’estetica senza la prestazione fisica è fine a se stessa e vene utilizzata per una questione di moda ma può non concedere risultati. I nostri training sono rivolti esclusivamente a chi desidera allenarsi seriamente, non esistono limiti e nemmeno performance specifiche da dover dimostrare, ci si allena insieme, con una divisa, nel pieno rispetto delle caratteristiche di ognuno. Non vengono proposte iscrizioni annuali, trimestrali o scale scontistiche massificate dal marketing ma solo una quota mensile. Vengono così offerti allenamenti ad alta intensità sostenuti da una certa rigidità, autoresponsabilizzazione e rigore.

Qual è il vostro metodo?É un allenamento come dicevo prima basato sul corpo libero, senza artifici, senza musica, senza diversivi. L’ambiente che si crea permette al singolo di entrare in connessione con se stesso, con grande concentrazione, venendo a contatto con la propria capacità primordiale. É un viaggio di resistenza e di autosacrificio appagante. Questa è la nostra strategia. Non è la palestra comoda, il luogo di tendenza e passibile di “delega”. Qui non ci sono “sconti” sui risultati e un allenamento viene intrapreso con grande profondità e serietà. Fondiamo tutto sul corpo libero in quanto la natura umana è fatta solo ed unicamente per soddisfare questo aspetto. Comprendere il gesto sportivo grazie ad uno studio biomeccanico è di vitale importanza nel miglioramento delle prestazioni, fatta questa considerazione si evince dai numerosi studi che correre è nel nostro DNA, siamo dei corridori nati.É la fisionomia del nostro corpo a suggerirlo: il tendine d’Achille particolarmente sviluppato, la nostra capacità podalica molto forte così come le curve fisiologiche della colonna. Ecco perchè il caricare pesi può davvero dare avvio a patologie rischiose. Il nostro allenamento conduce a performare una grossa resistenza, il carico, invece, rischia di ipertrofizzare andando contro natura, poichè altera la figura, rischiando di apportare dei danni, dando avvio ad una serie di patologie importanti poichè la capsula articolare rimane sempre la medesima. I nostri allenamenti rientrano nei dictat della longevità permettendo di conquistare, anche in un’età matura, una mobilità importante. “No pain, no game” non è quel claim che troverete appeso nella nostra sede, trovate anglossassoni di marketing, ma esattamente l’opposto poichè “quello che non ti uccide ti indebolisce inesorabilmente”. É pericoloso andare contro natura. É questo il mio pensiero a riguardo. Ecco perchè allenarsi è importante e non deve essere inghiottito da un barlume di ignoranza poichè può diventare distrituttivo. Da maggio a ottobre ci alleniamo fuori all’aria aperta, i nostri atleti si allenano scalzi, per enfatizzare l’appoggio podalico ma anche per il sistema linfatico. Una sessione dura 60/75 minuti in orario sostenibile per chi lavora e comunque dopo le 19.30. É un allenamento di gruppo e con questo si rafforza lo spirito di coesione. É disciplina, è regola verso se stessi, ed è molto appagante. Da questi allenamenti, in cui lo sforzo del singolo si allinea perfettamente con il “sacrificio” del gruppo, si dà vità ad un’energia di squadra e inconsapevolmente si forma un vero gruppo all’interno del quale nasce uno spirito speciale che va davvero oltre al mero allenamento: la capacità dei membri del gruppo di perseguire un obiettivo comune anche di fronte alle difficoltà, qualunque esse siano.
Il vostro terzo principio narra una totale assenza di competizione, un impegno di gruppo come nelle caserme militari, quanto è fondamentale la coesione nel vostro metodo?La coesione è importante. Siamo animali da aggregazione, non eremiti, viviamo di stimoli celebrali e di conseguenza l’allemento di gruppo come già detto stimola quell’energia che non ha niente a che vedere con competitività o individualismo. Tutti si allenano insieme, allo stesso livello, si abbattono classi sociali e ci si concentra sul senso di appartenenza. Ci si allena e al contempo si torna alle origini. Non offriamo ai nostri atleti docce emozionali o percorsi Kneipp poichè questi diversivi disattivano i nostri obiettivi. L’allenamento non può essere una delega. Non offriamo nemmeno percorsi alimentari in quanto l’alimentazione è un concetto intimo e altamente personale e deve essere sostenuto da basi specifiche che non possono allinearsi con l’allenamento. Il rischio più frequente è proprio quello di fallire due volte. Chi vuole allenarsi con noi è parte integrante di una grande squadra.
GINNASTICA DINAMICA MILITARE ITALIANA 1978 Via Ippolito Pindemonte 13 Brescia . www.gdmi.it