Giovanni Iacopetta. Quando il successo va oltre l’esemplare gesto chirurgico

Un percorso professionale costruito nel tempo, maturato nelle corsie ospedaliere e guidato dall’esperienza di importanti Maestri.  Un cammino sviluppato attraverso il confronto con la complessità della materia e con le esigenze delle persone, con l’obiettivo non solo di correggere difetti, ma di accompagnare ogni paziente verso un risultato consapevole e personale. Il Dottor Giovanni Iacopetta, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, è un professionista attivo nel panorama nazionale e internazionale. Nel suo lavoro unisce il rigore della scienza medica all’esperienza e alla sensibilità maturate negli anni. Nel suo studio, nel cuore storico della città, ci racconta il percorso, i valori e i principi che hanno accompagnato la sua carriera e il suo modo di intendere la professione.

A cura di Annalisa Boni, immagini di Ilaria Vidaletti

Intervista al Dott. Giovanni Iacopetta Specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica

Come si è avvicinato, già un ventennio fa, a questa così affascinante branca medica che sono la chirurgia plastica e la medicina estetica? Il mio interesse verso la chirurgia plastica nasce dalla sua straordinaria capacità di coniugare rigore scientifico, tecnica e sensibilità estetica. Mi ha sempre affascinato l’idea che il chirurgo plastico non debba intervenire unicamente su una forma ma possa contribuire a restituire integrità, proporzione e in molti casi una componente importante dell’identità di una persona. Con il tempo questo coinvolgimento si è traformato in una scelta professionale precisa e in un percorso di studio e di formazione continuo che ancora oggi reputo indispensabile.

Sappiamo che nel suo curriculum ospedaliero ha conquistato una notevole esperienza nella ricostruzione mammaria post-mastectonomia affrontando casi di notevole complessità o esiti particolarmente deturpanti. Che valore ha acquisito durante la sua carriera quel percorso iniziale? É stato un percorso fondamentale sia dal punto di vista tecnico che umano. La ricostruzione mammaria, dopo una mastectomia, insegna molto presto che la chirurgia plastica non riguarda esclusivamente l’aspetto esteriore ma che più profondamente evidenzia la volontà del medico nell’accompagnare la donna in una fase estremamente delicata della sua vita contribuendo, attraverso la ricostruzione, a restituire una percezione di completezza e femminilità.  Affrontare casi così complessi mi ha insegnato il grande valore della precisione e della pianificazione, della pazienza e soprattutto dell’ascolto. Principi che ancora oggi preservo e proteggo anche nella chirurgia estetica poichè dietro ad ogni richiesta esiste una persona, una storia e un’aspettativa che devono essere comprese prima ancora di essere trattate. Inoltre, la complessità di tali interventi, permette di consolidare in modo straordinario l’esperienza in ambito ricostruttivo consentendoti di fronteggiare casi anche molto critici, difficilmente affrontabili da professionisti che si occupano solo di estetica. Esperienze che permettono di forgiare un background ampio e consolidato anche nei confronti delle numerose criticità complementari alla materia. 

Oggi da chirurgo plastico, ma anche semplicemente da uomo o da esteta, come definirebbe la bellezza e come in essa può confluire in quel senso di perfezione che in molti, uomini e donne, desiderano e rincorrono? Per me la bellezza non coincide con la perfezione. É piuttosto un equilibrio tra proporzioni, armonia, espressività e soprattutto unicità. Un volto perfettamente simmetrico non è necessariamente un volto bello, molto spesso sono alcune caratteristiche individuali a renderlo riconoscibile e interessante. Credo quindi che il compito del chirugo plastico non sia quello di ricostruire una perfezione astratta o matematica ma valorizzare ciò che appartiene già alle persone.  Il risultato migliore non è quello che cancella l’identità ma che con successo accresce l’armonia rendendo il risultato coerente con la persona stessa. Un trattamento non deve essere pertanto eccessivamente rilevabile dalla percezione esterna poichè un lavoro ben eseguito non deve svelare il disegno del medico. L’obiettivo è un compromesso tra le richieste del paziente e la sensibilità medica. Ecco che gran parte del lavoro viene svolto ancor prima di raggiungere la sala operatoria e il bisturi poichè è un percorso ricco di dialogo, basato sulla consapevolezza, sulle aspettative che se talvolta possono dimostrarsi realistiche altre volte, al contrario, possono rivelarsi come obiettivi e modelli irraggiungibili.

E quando sono basate su modelli irraggiungibili? La professione ma ancor prima il mio personale percorso ospedaliero diretto da grandi professionisti, che reputo maestri, come il Dottor Giuseppe Santoro e il Dottor Paolo Pandolfi, insieme a tutta l’equipe medica, mi hanno anche trasmesso che la chirurgia plastica non è una dozzinale scelta da catalogo. Siamo quotidianamente assaliti e quasi tormentati da trend che sfogliamo principalmente sui social network.  Smanie che hanno inevitabilmente dirottato scelte e consapevolezze di sè. Molte pazienti oggi giungono nel mio studio prediligendo quel risultato che i famigerati “filtri” hanno già perfezionato su una loro immagine impressa sullo schermo dello smartphone.     É bene specificare che il chirurgo non possiede scorciatoie per trasformare l’aspetto in modo miracoloso come se fosse un’applicazione. Un professionista migliora e corregge spiegando con chiarezza cosa si può ottenere realmente, senza promettere perfezioni impossibili.

Esiste un ambito della sua professione che ama particolarmente? Amo gli interventi in cui tecnica e senso estetico dialogano in maniera molto precisa. La chirurgia mammaria e la chirugia del volto rappresentano due ambiti particolarmente stimolanti perchè richiedono una grande attenzione verso proporzioni e individualità del paziente. Più in generale ciò che mi appassiona è la possibilità di costruire percorsi personalizzati senza considerare mai un singolo trattamento come un qualcosa di standardizzato poichè ogni paziente richiede un progetto preciso e differente. Particolare è la chirugia del volto quella che richiede maggiore attenzione poichè tutto si gioca in pochissimi millimetri proprio come nella rinoplastica, un intervento delicatissimo che davvero può cambiare l’armonia di un volto. Quella per me è una chirurgia stimolante.

Parlando invece di umanità, senso etico, umanizzazione della cura e empatia con il paziente quale approccio meglio la definisce? L’ascolto. Credo che ogni percorso debba costruirsi sulla capacità di comprendere realmente cosa il paziente desidera e perchè lo desidera. L’etica professionale, in chirugia plastica e medicina estetica, ci guida inevitabilmente a saper distinguere ciò che è tecnicamente possibile da ciò che è realmente opportuno e non sempre le due cose collimano. Il paziente pertanto deve essere accolto, informato e accompagnato e mai semplicemente assecondato. Il rapporto medico paziente si basa sulla fiducia, sulla chiarezza e tavolta anche sulla rinuncia allor quando un trattamento non ritrova consenso.

In chirurgia plastica così come in medicina estetica si è spesso bombardati dai così detti “trend”. Trend nella tipologia di trattamento, di dispositivi medici, di sostanze, di tecnica ma anche semplicemente di forme e ideali di bellezza sfogliati sulle pagine di riviste e social network… secondo lei quando è corretto parlare di veri trend? La medicina deve distinguere sempre quello che è innovazione da quello che è soltanto moda. Un vero trend dal mio personale punto di vista dovrebbe nascere da un’evoluzione tecnologica o scientifica, un’innovazione capace di apportare miglioramento in termini sicurezza, risultati e tempi di recupero. Diverso è il discorso delle mode estetiche spesso amplificate dai social network. Forme del viso, volumi e proporzioni non possono essere identificate come modelli o tendenze stagionali poichè un intervento medico deve essere progettato sulla persona e non su un’immagine vista on-line. Una novità diventa realmente interessante quando possiede solide basi scientifiche, risultati riproducibili e un profilo di sicurezza adeguato. I media possiedono una doppia chiave di lettura. Lo scopo dovrebbe essere divulgativo e non percepibile come uno standard.  Soprattutto le nuove generazioni che ricevono una pressione enorme da questi canali richiedono sempre più frequentemente accesso a trattamenti o di medicina o chirurgia plastica ad un’età anagrafica che non è assolutamente adeguata rispetto alla problematica esposta. Banalizzazione e spettacolarizzazione divengono in questo contesto preciso antagonisti della cura.  Parliamo pur sempre di un atto medico e chirurgico e non di una mera vetrina commerciale. Oggi, ad esempio, la smart surgery viene percepita come un invito più che lusinghiero nell’affacciarsi ad un certo tipo di interventi chirurgici. Ecco che appare “migliore” quel trattamento o quel professionista che promette tempi di recupero assai limitati. Il post operatorio è una circostanza veramente delicata all’interno di tutto il processo di cura e la smart surgery non deve imporsi come messaggio pubblicitario. É invece la mano del medico, la sua esperienza, la sua professionalità e anche la sua capacità nel moderare il post operatorio suggerito dalle personali condizioni del paziente ad eleggere il risultato migliore.

Moltissimi sono i trattamenti di chirurgia estetica, medicina estetica e chirurgia ricostruttiva che fanno parte del suo storytelling professionale. Accedere alla cura, perchè è di cura di sè che stiamo parlando in primis, cosa significa realmente? Come avviene una prima visita? La prima visita è uno dei momenti più importanti dell’intero percorso. Prima ancora di parlare di tecniche o trattamenti è necessario comprendere la persona, le sue motivazioni, le aspettative e ciò che realmente desidera migliorare.  Durante la visita analizzo la situazione dal punto di vista clinico e anatomico ma cerco soprattutto di costruire un dialogo esponendo al paziente ciò che è possibile ottenere, quali sono i limiti, le alternative e non per ultimi gli eventuali rischi. É fondamentale instaurare un rapporto di fiducia all’interno del quale il paziente possa avere la libertà di fare domande, di riflettere e anche di cambiare idea. La medicina estetica e la chirurgia plastica devono essere interpretati come percorsi consapevoli e non come decisioni prese d’impulso. Il mio ruolo è quello di informare il paziente mantenendolo distante da “ricette” universali ma rendendolo consapevole anche di tutti quei limiti che non devono essere valicati per non provocare problemi futuri. Non sempre posso essere accondiscendente con le richieste del paziente. Cerco di guidarlo verso la miglior scelta, quella in grado di rispettare innanzitutto la valutazione clinica donando anche quel giudizio estetico che fa inevitabilmente parte di questa disciplina.  Spesso, quei no, contrariamente a quanto si possa pensare, vengono interpretati dai pazienti come un’attestazione di consenso, di stima e di professionalità. Il paziente in quel momento non è deluso dal parere medico ma si dimostra rassicurato e tutelato. Diversamente, se la volontà diviene ossessione è molto difficile intervenire. 

Durante la sua carriera le è capitato anche di dire di no? Come si colloca il suo ruolo all’interno di un percorso volto al miglioramento?  Certamente. Credo che saper dire di no faccia parte della responsabilità del medico. Come dicevamo prima, esistono richieste che non possiedono una reale indicazione clinica così come aspettative irrealistiche, in questi casi il compito del professionista non è quello di eseguire una prestazione ma spiegare al paziente perchè quella scelta potrebbe andare contro il suo stesso interesse.  Il miglioramento non deve essere inteso come una trasformazione ad ogni costo poichè il mio ruolo è quello di aiutare il paziente a trovare un equilibrio tra desiderio, possibilità e naturelezza.

L’autunno rappresenta idealmente la stagione del cambiamento. Ci si prende maggiormente cura di sè cercando di cancellare le abitudini un po’ “selvagge” dell’estate. Le sue pazienti cosa Le richiedono principalmente in questo periodo? Dopo l’estate aumenta la richiesta di quei trattamenti rivolti a migliorare la qualità della pelle. Parliamo quindi di idratazione, luminosità e correzione dei segni legati all’esposizione solare. Coincide anche con il momento in cui molti pazienti iniziano a programmare interventi o trattamenti chirurgici più strutturati approfittando dei mesi meno caldi e della maggiore opportunità di organizzare i tempi di recupero.  Cerco sempre di non ragionare mai solo in termini “stagionali” poichè ogni indicazione deve partire dalle esigenze reali del paziente. In questo periodo, tuttavia, l’attenzione è principalmente rivolta all’ambito della medicina rigenerativa che mira alla cura della pelle. La bontà del professionista, grazie ad uno strumentario ampissimo, è quella di riuscire a calibrare il percorso in base ad un’esigenza specifica.

La perfezione appartiene ad un disegno di bellezza? Direi che la perfezione appartiene ad un ideale mentre la bellezza appartiene alla realtà. La bellezza autentica conserva sempre una componente di individualità. Cercare la perfezione assoluta può condurre al rischio di uniformare i volti e i corpi.  Preferisco dunque parlare di armonia, proporzioni ed equilibrio, concetti che permettono di migliorare senza cancellare ciò che rende una persona davvero unica. Canoni estetici e ideali di bellezza hanno da sempre accompagnato la nostra storia e la nostra vita. Hanno subito trasformazioni, anche in pochi decenni, rivelandosi trend passeggeri e non più standard o modelli da perseguire.  Pensiamo solamente alla moda del lato B “extralarge” che ha ridefinito i canoni estetici mondiali degli anni 2010, un canone che oggi, a distanza di soli sedici anni è in evidente declino a favore di un ritorno alla naturalezza e a fisici più asciutti. Mode pertanto controindicate poichè spesso la riconversione o l’annullamento degli effetti possono rivelarsi difficoltosi. Soprattutto le nuove generazioni andrebbero maggiormente guidate nei confronti di trattamenti eccessivamente invasivi.

Parlando invece di medicina estetica, gli ultimi traguardi hanno veramente condotto il medico estetico a raggiungere risultati idealmente simili alla chirurgia? La medicina estetica ha compiuto un’evoluzione straordinaria e oggi ha permesso di raggiungere risultati che fino a qualche anno fa erano difficilmente immaginabili. Tecnologie, materiali e protocolli sono diventati sempre più sofisticati e permettono di intervenire in maniera molto precisa sulla qualità della pelle, sui volumi e sui processi di invecchiamento. Tuttavia, medicina estetica e chirurgia non devono essere considerati concorrenti o interscambiali ma complementari. Esistono situazioni all’interno delle quali un trattamento non chirurgico può regalare un risultato eccellente mentre altre risultano unicamente di elezione chirurgica. Nell’ultimo ventennio la medicina estetica ha fatto registrare dati da record. Dopo anni di assoluto dominio di filler, botox e trattamenti “smart” il mercato sta registrando una netta evoluzione. Oggi la tendenza sembra essere quella di “svuotare” volumi troppo esagerati a favore di una procedura chirugica in grado di donare risultati estremamente naturali, ripristinando i volumi e contrastando il cedimento dei tessuti.

Quando un medico conquista fiducia diventando un professionista esemplare? La fiducia non si conquista con la singola prestazione ma nel tempo, attraverso coerenza, trasparenza e competenza. Un medico deve necessariamente continuare a studiare e aggiornarsi mantendo un forte senso critico verso il proprio lavoro. Deve saper ascoltare, spiegare con chiarezza e riconoscere i limiti della medicina e della propria professione. Credo che un professionista possa ritenersi realmente autorevole solo quando il paziente percepisce che la sua sicurezza e il suo benessere sono al primo posto.  La reputazione più importante, alla fine, nasce proprio dalla fiducia costruita, paziente dopo paziente, senza limitarsi semplicemente ad un gesto chirurgico.

IG MED Dottor Giovanni Iacopetta Via F.lli Lechi, 22 – Brescia Tel. +39 030 9171741 – +39 3520041933 www.iacopetta.it

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