Giulia Pedretti, sicurezza sul lavoro è anche sicurezza in corsia e in tutti i luoghi a rischio


La tematica della sicurezza è senza dubbio ciò che oggi ci sta più a cuore. Sicurezza sul lavoro, nelle nostre case e nei nostri territori, frangenti che denunciano situazioni allarmanti persino lungo le corsie ospedaliere, per principio, sino a ieri, luoghi sicuri dediti all’ascolto e alla cura dei bisognosi. Nel 2024, i numeri sono stati agghiaccianti: 543.039 infortuni, 1.000 morti. Un dramma che continua a colpire senza sosta, silenzioso ma devastante. Oggi ne parliamo con Giulia Pedretti, bresciana, Direttore Commerciale di SAFE Srl e fondatrice di Arteak, azienda con sede a Londra, con filiali in Italia, Sud Africa e Singapore, forte di 80 dipendenti che attualmente forniscono servizi in 21 paesi nel mondo. 

La tua vita, i tuoi studi alla Regent’s University of London e quell’eredità professionale naturalmente trasmessa dalla tua famiglia con Safe Srl, l’azienda specializzata nella produzione e distribuzione di dispositivi di protezione individuale hanno forgiato la professionista che sei oggi. Quali sono stati i passi significativi della tua vita?Il tessuto imprenditoriale che mi ha cresciuta, prettamente connesso al mondo della sicurezza sul lavoro, grazie all’azienda di mio padre SAFE Srl, ha senza dubbio rappresentato una genesi sulla quale fondare radici profonde. Questo è stato il primo passo significativo, quello che mi ha condotta  a scegliere ed amare questa professione o per lo meno il suo obiettivo, quello più nobile: salvare vite umane.É difficile appassionarsi ad un mestiere così tecnico come la sicurezza sul lavoro, è più facile lasciarsi sedurre dal suo etico intento e battersi con grande tenacia per, almeno avvicinarsi, al numero zero, zero morti sul lavoro.L’esperienza a Londra alla Regent’s University, a soli 19 anni, ha saputo trasmettermi il valore della responsabilità e dell’indipendenza. Ero sola, in un paese lontano da casa, per studiare, per conoscere una lingua, tante culture ma soprattutto per costruire quel network complice di ragazzi come me provenienti da tutto il mondo, con cui oggi, dopo gli studi universitari,  intrattengo relazioni preziosissime inerenti al business.    Anche l’esperienza a Detroit ha saputo rivelarsi nodale. Chi mai andrebbe a lavorare a Detroit? Ti ritrovi nel profondo Michigan, un luogo caratterizzato da un tasso di criminalità molto elevato secondo i dati dell’FBI. Qui trascorsi un periodo della mia vita lavorando in un’azienda che produceva viti e quell’esperienza fu davvero una palestra di vita.   Arteak Ltd invece, la società che ho fondato a Londra di cui sono proprietaria, specializzata in servizi per la sicurezza è la sintesi delle mie aspirazioni, un’azienda che oggi ho riportato anche qui in Italia forte di un know how e di quell’expertise maturato all’estero rivelatesi una guida perfetta.L’obiettivo, attraverso i nostri servizi, è quello di salvare vite umane. Ogni giorno osservo i nostri grandi tecnici e tutti quei professionisti che, impegnati nei più disparati settori, si affacciano a molteplici rischi. Il mio obiettivo? É sempre quello di accompagnarli a casa, dalle loro famiglie, sani e salvi.Questo movente è la linfa che giorno dopo giorno accresce la passione per questa professione: diffondere il valore della sicurezza sul lavoro. In Italia la problematica è abbastanza pesante e drammatica, circostanza che raccolgo come una sfida, quel numero zero, zero morti sul lavoro, un obiettivo visionario, per molti, paradossale, quasi incredibile ma per me più autentico che mai.

La tua mission è sempre stata quella di salvare vite umane e agire nel settore della sicurezza. Oggi su quali fronti sei impegnata?Oggi abbiamo esteso il mondo della sicurezza al tema della digitalizzazione con l’ambizione che la tecnologia, come elemento trainante, possa rendere senza dubbio più performante la tutela dei nostri lavoratori.  Abbiamo dunque dilatato la tematica nei vari ambiti professionali compreso quello medico che, sotto il punto di vista della sicurezza oltre all’impiego di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) oggi necessita di una tutela maggiore. Oggi il settore, minacciato da aggressioni e attacchi in corsia, con un aumento del 33% nel 2024 e un proseguimento della tendenza nel 2025, rappresenta una categoria ad alto rischio spesso bersaglio delle disfunzioni del sistema o delle attese miracolistiche.La digitalizzazione e la tecnologia a supporto ci hanno quindi avvicinati a settori a medio e basso rischio, proprio come le corsie ospedaliere per tutelare il personale dall’imprevedibilità di ulteriori rischi.  

Quanto l’intelligienza artificiale sta confluendo nel vostro settore? Può davvero essere considerata una nuova frontiera in termini di protezione?L’intelligienza artificiale è la cultura del nuovo secolo se così vogliamo definirla, non solo un trend sulla bocca di tutti.Solo nel nostro settore la sua influenza sarà veramente incredibile, uno strumento pazzesco che ci condurrà verso un vero “game change” in termini di sicurezza sul lavoro.I motivi sono svariati: l’intelligienza artificiale supporta, capisce e previene i pericoli, forma le persone e le conduce a non ricadere nell’errore.

Oggi su quali fronti sei impegnata?Il nostro progetto, dopo cinque anni di ricerca e sviluppo, e con una ulteriore versione PRO oggi in fase conclusiva, è un particolare dispositivo di sicurezza personale che potrà aiutare e tutelare ogni persona in ogni situazione di pericolo.La sua particolare, immediata e intuitiva richiesta di soccorso permetterà un pronto intervento immediato.Un device perfetto per il lavoratore ma altrettanto performante per potersi cautelare da aggressioni, minacce o da tutti quegli eventi determinanti in caso di offesa personale.L’idea è nata inizialmente con lo scopo di tutelare i nostri tecnici specializzati che spesso, in spazi confinati, hanno maturato l’esigenza di sentirsi maggiormente sicuri per poi potersi estendere, grazie alle sue prestazioni, anche in ulteriori ambienti professionali, come le corsie ospedaliere, sempre più spesso “teatro” di scontri e aggressioni o per poter salvaguardare soprattutto le donne vittime di attacchi e violenze.  Questo device si indossa come uno smartwatch e attraverso un semplice gesto invia un allarme ad una control room attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette. L’utente viene geolocalizzato mentre la control room invia nell’immediato una segnalazione ed una richiesta di soccorso.Un dispositivo efficacissimo per tutelare ogni persona in ogni situazione ad alto rischio. Il pulsante rosso inoltre, se digitato, può inviare una chiamata silente, in modo da fuorviare l’eventuale aggressore. Un progetto che ci permette di incontrare le varie esigenze dei nostri utenti e principalmente legato al mondo delle aggressioni, oggi una piaga sociale piuttosto importante e imprevedibile. 

Questo dispositivo ha trovato impiego soprattutto nelle corsie degli istituti ospedalieri, laddove oggi si contano innumerevoli aggressioni contro medici e personale dedicato…É una tematica purtroppo, particolarmente accesa.Oggi nessun luogo, nemmeno quelli dedicati alla cura, rappresenta un porto sicuro. Medici e infermieri quotidianamente vengono minacciati e nella peggiore delle ipotesi aggrediti disegnando una situazione drammatica, vivida in tutta Italia indistintamente da nord a sud. Oggi la richiesta di questo dispositivo di protezione è molto alta e anche gli Spedali Civili di Brescia hanno deciso di adottarlo in corsia. 

Tu lavori in tutto il mondo conducendo una vera crociata al fine di tutelare più vite possibili nei luoghi di lavoro ma Brescia, parlando di territorio, come risponde?In realtà non esiste un “censimento” sulla sicurezza legata a un territorio diciamo che questa vision è unicamente e profondamente connessa alla sensibilità delle aziende sulla tematica. L’importanza della sicurezza sul lavoro deve essere intesa come un vantaggio, il lavoratore deve essere tutelato e sostenuto per la prevenzione dai molteplici danni e non stiamo parlando solo di etica. Sono certa che il “sentiment”, se così vogliamo chiamarlo, si evolverà e la sicurezza finalmente diventerà un perno, un vantaggio e non un costo. La tecnologia sempre più performante ci permetterà anche di abbattere questa “chiusura”. 

Come vedi tra 10 anni il tuo settore e la tua attività?La tecnologia farà passi da gigante ma non ci inghiottirà. Il valore umano sarà sempre al primo posto soprattutto nella cantieristica laddove l’intelligienza artificiale non riuscirà a soprassedere l’intuizione e la prevedibilità dell’uomo.

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