GIUSEPPE AMBROSI Presidente del Museo Mille Miglia

“Credo che da sempre gli uomini nutrano una forte passione per il mondo delle automobili ed io sono cresciuto in un ambiente permeato da questo grande interesse.  A partire dal 1953, mio padre aveva partecipato ad alcune edizioni della 1000 Miglia Storica; era inoltre un pilota dell’aviazione nella Seconda Guerra Mondiale, una persona molto avventurosa e, probabilmente, mi ha trasmesso il suo grande amore verso gli sport, dall’alta montagna alla corsa, alla velocità. Un insieme di elementi con i quali ho convissuto sin da quando ero ragazzo e poi ritengo che per un bresciano sia impossibile non lasciarsi contaminare dalla 1000 Miglia! Mi portavano ad assistere alle corse sin dalle prime rievocazioni e, già allora, seguivo le gare d’epoca organizzate nella nostra Azienda Agricola sul Lago di Garda”.

Intervista a Giuseppe Ambrosi 

Il tuo primo incontro con la 1000 Miglia…Al di là delle mie passioni e degli interessi, credo che nella vita ci siano incontri che generano degli eventi eccezionali e, in questo caso, per me è stato l’incontro con Vittorio Palazzani. Nonostante fossimo di generazioni diverse, tra di noi era nata una simpatica frequentazione.All’epoca andavamo insieme a vedere qualche gran premio e ci trovammo ad approfondire l’idea di fondare un Museo della Mille Miglia insieme ad altri 19 imprenditori. Quando chiesi il motivo del mio coinvolgimento, dato che loro erano tutti amici di vecchia data accomunati dagli stessi interessi, ricordo che la risposta di Vittorio fu: “Beppe tu devi partecipare a questa iniziativa con noi sin dall’inizio perché arriverà un momento in cui ci sarà bisogno che qualcuno prenda in mano le redini del Museo, se tutto andrà bene, e noi saremo diventati vecchi”. Questa storia, che in quel momento poteva sembrare una semplice battuta, si rivelò veritiera perché nel tempo mi sono avvicinato sempre di più al Museo Mille Miglia, ho iniziato a disputare un po’ di corse e a far parte di questo mondo. La profezia di Vittorio Palazzani si è effettivamente avverata ed io mi sento veramente onorato ed orgoglioso di aver continuato in qualità di Presidente del Museo Mille Miglia il percorso egregiamente avviato da Vittorio.

La prima 1000 Miglia che hai disputato? Ho disputato la mia prima 1000 Miglia nel 1995 e quella di quest’anno sarà la mia 16ª partecipazione. Tengo a condividere con voi un altro racconto: avevo una zia che correva in auto, era stata campionessa italiana femminile di gare di regolarità gareggiando con le Mini Cooper 1300. Lei aveva iniziato a disputare le prime riedizioni della 1000 Miglia, aveva partecipato a tutte le gare ed era sempre una delle prime classificate, ovviamente sempre prima fra le donne. Un giorno mi chiese se fossi interessato a gareggiare con la sua Fiat Balilla Coppa d’Oro ed io, che ero giovane ed entusiasta, accettai volentieri. Decisi di partecipare alla mia prima 1000 Miglia con mio cognato; fu un’esperienza davvero unica e speciale con un’auto impegnativa che andava molto piano e con la quale non ti saresti mai dovuto fermare perché saresti comunque stato sempre in ritardo. Sorride. Non c’era nemmeno il tempo di fermarsi per andare in bagno! Quella è stata la prima 1000 Miglia, poi sono passati alcuni anni fino a quando ho ricominciato e le ultime quattordici edizioni le ho disputate praticamente una in sequenza all’altra. 

Facciamo un passo indietro, quando eri bambino andavi a vedere la 1000 Miglia?Sono andato a vedere la 1000 Miglia sin dalle prime riedizioni perché gareggiava mia zia e quindi mi portavano… lei era di Verona e veniva a Brescia per fare le corse. Io ero un nipotino appassionato al quale trasmettere questa passione. Poi ci fu l’organizzazione di gare d’epoca nella nostra azienda di famiglia sul Lago di Garda, il Trofeo Ambrosi Villa La Tassinara.  Col tempo iniziai ad andare a vedere il passaggio della 1000 Miglia, ricordo che il percorso prevedeva il passaggio in città a Brescia. Io abitavo in centro, ormai ero già adulto, sposato con bambini e andavo a vedere il passaggio delle auto. Molti amici gareggiavano e, sebbene mi entusiasmasse vederli a bordo delle loro autovetture, in realtà non mi ero ancora avvicinato a quel mondo.

A Brescia la 1000 Miglia rappresenta una realtà importante e radicata anche dal punto di vista culturale. A questo proposito, il Museo Mille Miglia ha recentemente presentato una rassegna di fotografie d’epoca a cura di Rodolfo Mailander… È stata una bellissima occasione poter apprezzare questa raccolta di fotografie eccezionali ed il Museo ha assunto un ruolo di collegamento con altre realtà importanti. Oltre alla Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica, sono stati coinvolti altri tre poli museali dell’auto in Italia: il Museo Nicolis di Villafranca, il Museo Fratelli Cozzi di Legnano e il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Si tratta di una serie di fotografie che raccontano la 1000 Miglia in una maniera diversa perché il fotografo ha colto degli aspetti molto particolari. Il modo di interpretare i soggetti è stato eccellente; le automobili sono diventate in molti casi l’oggetto della fotografia da interpretare, più che il corridore; credo sia stata una rassegna veramente molto interessante e bella. Per me la 1000 Miglia non è solo la corsa, ma rappresenta la cultura bresciana, la 1000 Miglia è Brescia! Credo che abbiamo uno dei più importanti brand al mondo e dobbiamo esserne orgogliosi. Nei giorni in cui inizia la corsa, una parte del mondo si interessa alla nostra città e credo sia un’occasione straordinaria per parlare di automobili, ma anche per parlare di innovazione, di meccanica e per far capire che qui c’è un cuore pulsante dell’automotive che non è solo in Emilia. Nel nostro territorio c’è una grande passione, ma anche una cultura industriale che va in quella direzione. Le fabbriche di automobili che avevamo un tempo non ci sono più, tuttavia, se anche non fabbrichiamo qui le automobili, produciamo un numero considerevole di componenti delle vetture che circolano in tutto il mondo e possiamo pertanto affermare di essere parte dell’automotive mondiale. 

C’è un’edizione che ricordi in modo particolare e perché? Premetto che a me piacciono molto le auto anteguerra perché mi piace l’avventura e amo la sfida; quindi, il primo obiettivo non è andare sul pressostato, dove cedo il passo ai professionisti, ma è quello di arrivare fino in fondo. Terminare la gara con auto complesse è per me più divertente che arrivare con auto che ti consentono di gareggiare in maniera molto più semplice e rilassante, come fosse una passeggiata! In occasione dell’edizione organizzata nel mese di ottobre 2020 dopo la pandemia, abbiamo preso tantissima acqua, ho partecipato con una macchina davvero complicata. Gareggiai con una Bugatti, un’automobile che non avevo mai guidato. Me la prestò un caro amico collezionista. Me ne capitarono di tutti colori! Ride. Acqua, vento, perdemmo una ruota e il meccanico voleva caricare la macchina sulla bisarca e tornare a casa. Ricordo che ci fermammo due ore a cercare di riparare l’auto; andammo a comprare in ferramenta dei pezzi che modificammo sul posto con la lima… Poi quando riuscimmo finalmente a ripartire, pioveva, era diventato buio. Arrivai fino in fondo alla tappa e terminai la corsa a Brescia come previsto. Quelli rappresentano dei momenti di grande soddisfazione perché la vera sfida è tra te e l’auto. 

Come scegli il tuo copilota? Ogni volta scelgo un copilota nuovo per fargli vivere un’esperienza unica. Gli amici dicono malignamente che non c’è nessuno che vorrebbe disputarla con me una seconda volta, però questa è un’altra leggenda metropolitana… sorride. Non faccio nulla di spericolato in realtà, ma diciamo che mi piace molto guidare queste auto. La sensazione è quella di indossare un abito su misura, sentirlo bene addosso e andare avanti senza timore, con grande naturalezza. In alcuni casi, per chi è a fianco, la vista di certi passaggi è diversa! Detto questo, io guido sempre in sicurezza: quando ci sono i centri abitati bisogna rallentare, nessun sorpasso al buio, non bisogna prendersi dei rischi per non farsi male e per non far male neppure ad altri. Va bene divertirsi, ma non si deve mai rischiare un incidente. Tornando a noi, quest’anno partecipo con un amico di Brescia, ma spesso ho invitato amici non bresciani, anche stranieri e, devo dire, che molti di questi amici si sono appassionati e tuttora gareggiano con le loro auto.

Un copilota sempre nuovo e per le vetture vale lo stesso? Quali auto prediligi? Le ho cambiate spesso… la prima è stata la Fiat Balilla Coppa d’Oro, poi ho gareggiato con un’Aston Martin Le Mans che è una bellissima auto, con una Mercedes 300 SL Gullwing, con un’Alfa Romeo 1750 e successivamente con una Bugatti 37 e con una BMW 328 che è quella che utilizzerò anche quest’anno. Ho usato sei auto diverse per partecipare negli anni alle varie edizioni della 1000 Miglia. La maggior parte le ho disputate con l’Alfa Romeo e con la BMW e, devo ammettere, che quest’ultima è quella che preferisco perché, tra le auto anteguerra, è la più moderna e maneggevole, molto brillante nella corsa, quindi molto divertente! 

Per un partecipante, come scegliere l’auto per gareggiare? È difficile, dipende. Molti amici che si sono appassionati recentemente mi chiedono dei consigli e io ho sempre suggerito: se volete disputare la 1000 Miglia, dovete scegliere un’auto anteguerra, aperta, perché quel tipo di auto rappresenta la vera avventura. Va comunque benissimo anche gareggiare con auto più comode. Personalmente prediligo l’avventura, anche col caldo, il freddo, la pioggia e gli ostacoli da superare.

L’edizione 2024 si conferma un successo con oltre 400 iscritti, una durata di cinque giorni e un percorso rinnovato. Cosa ne pensi? Diciamo che la organizzano sempre molto bene e il percorso che sceglie Cherubini è eccezionale, divertente e interessante. Quest’anno facciamo un tragitto in senso antiorario come già accaduto in passato. Sarà un bel percorso, organizzato con delle tappe interessanti, anche se per me sarebbe forse stato meglio mantenere l’edizione dei tre giorni. Come corridore lo preferisco senz’ombra di dubbio: arrivavi a Roma già stanco, poi la mattina ripartivi all’alba e concludevi la gara a Brescia la notte. Era davvero emozionante ed incredibile affrontare gli ultimi rettilinei da Parma a Brescia, sulle strade dritte di pianura ed ingaggiare delle corse. Avevi addosso quell’adrenalina e quella familiarità con gli altri concorrenti che con te condividevano una grande stanchezza ma, allo stesso tempo, anche un’infinita gioia; era una sensazione bellissima. Con i quattro giorni ci hanno tolto un po’ di emozione, ma il quinto secondo me è davvero troppo. Capisco che a livello organizzativo possa piacere, magari anche ai turisti, ma rischiamo di perdere molti corridori. Io sarei del parere di farla tornare almeno a quattro giorni e, preferibilmente, nel mese di maggio. Con il caldo, anche le macchine sono stressatissime, percorrere poi quei 500 km in più diventa un po’ faticoso, per le auto e per i concorrenti stessi.

Il Museo Mille Miglia rappresenta una testimonianza concreta del valore culturale, l’amore e la passione dei bresciani per la 1000 Miglia. Vogliamo raccontare qualcosa delle iniziative del Museo? Naturalmente mi fa sempre molto piacere parlare del Museo Mille Miglia, di cui sono uno dei soci fondatori e attualmente Presidente, e nel quale abbiamo sempre creduto tutti con grande passione. Molti degli imprenditori e professionisti che hanno “reinventato” la 1000 Miglia dopo che era rimasta ferma nel ’57, sono gli stessi che fanno parte di quei venti sognatori che diedero vita al Museo. L’idea è nata per avere una 1000 Miglia che viva tutto l’anno, una presenza tangibile e continuativa della 1000 Miglia nella città, senza limitarsi a quei 3/4 giorni durante la corsa nella settimana dedicata alla 1000 Miglia. Era un po’ riduttivo limitare l’evento a quei pochi giorni, sia per l’eccellente macchina organizzativa che gestiva la gara che per la grande notorietà e risonanza che aveva la corsa.Si decise così di intraprendere, con spirito di mecenatismo, questa meravigliosa avventura nella quale decisi alla fine anch’io di impegnarmi.Nel corso degli anni, gli eventi e le vicende hanno portato ad alcuni cambiamenti, perché nella vita accadono avvenimenti che non puoi prevedere, ma l’aspetto importante è che stiamo cercando di tornare al punto di partenza: l’obiettivo è di rimettere insieme la 1000 Miglia, marchio e organizzazione della corsa, con il Museo Mille Miglia. Questo è il leitmotiv alla base della costituzione di una Fondazione partecipata da Comune, Provincia, Regione, ACI Storico, ACI Brescia, Museo Mille Miglia e 1000 Miglia Srl.

Fondazione 1000 Miglia, un tema sentito a Brescia. Quali gli sviluppi in tal senso?Ci stiamo ancora lavorando perché abbiamo incontrato una serie di problematiche burocratiche; quando si ha a che fare con il pubblico non è semplice. Sono coinvolti l’A.C.I. che è il proprietario del marchio, il Museo Mille Miglia che trova la sua sede nell’immobile in concessione dal Comune di Brescia. La volontà è quella di realizzare questo progetto, ci tengo a dirlo perché ritengo che lo sbocco finale non possa essere altro che una 1000 Miglia che viva all’interno del Museo Mille Miglia. Vorremmo avere uffici per organizzare incontri, per invitare i giornalisti, gli appassionati, ed avere la possibilità di organizzare delle gare utilizzando quegli spazi per attribuire loro la connotazione di un museo delle corse, dello sport e, più in generale, della cultura bresciana: un sogno che spero si realizzi presto. La Fondazione sarà una testimonianza del forte legame tra la città, il territorio bresciano, la corsa della 1000 Miglia ed il suo museo.È vero che abbiamo disatteso un po’ le nostre promesse in termini temporali; forse non si realizzerà quest’anno, ma stiamo lavorando per risolvere le questioni di carattere burocratico.

Con riferimento al sogno… è vero che la 1000 Miglia attrae molti stranieri ed è sempre più apprezzata in Italia e nel mondo, ma è importante coinvolgere più giovani, proprio come è capitato nel tuo caso, perché continui a vivere. Negli ultimi anni c’è stata una larga partecipazione non soltanto dei figli di chi è già appassionato, ma anche di giovani che si sono avvicinati a questa competizione storica. Come portare avanti questa passione, questo patrimonio bresciano? I giovani sono il futuro e, di conseguenza, se si vuole dare continuità a questo progetto, bisogna attrarli e credo che così stia avvenendo. Ci sono moltissimi giovani appassionati, non solo i figli di corridori o di collezionisti, ma anche ragazzi che sono appassionati di auto, delle corse, di vetture storiche. Spero che aumentino sempre di più; hanno creato gruppi che organizzano gare, naturalmente non esiste solo la 1000 Miglia. Ci sono anche delle corse che durano una sola giornata che sono belle. Quindi ben vengano i giovani, forse alla 1000 Miglia si potrebbero applicare dei canoni scontati per gli under 30 in modo da incentivarli a partecipare. È importantissimo che loro vadano avanti a percorrere il solco già tracciato: se vogliamo garantire un futuro per la 1000 Miglia, per questo sport di regolarità, bisogna saperli tenere vicino; è necessario attrarre giovani che abbiano un forte spirito sportivo. Nella 1000 Miglia, oltre allo spirito agonistico, serve anche la goliardia, il divertimento e io mi rendo conto che con i giovani in corsa, la competizione diventa più divertente perché portano la freschezza della gioventù e rendono la corsa più leggera!

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