Gregorio Gitti, la “creatività che si fa azione


Un amore intenso per la materia giuridica, per la filosofia, per l’arte. Una vita proiettata all’ascolto e a quell’entusiasmo capace di aprire l’interesse oltre alla professione, alla conquista di un risultato quasi inimmaginabile, artistico, filosofico e quindi fortemente creativo. Alla guida di uno degli studi più importanti del nostro Paese, Gitti and Partners, l’avvocato Gregorio Gitti, protagonista di importanti operazioni di fusione e acquisizione, ci racconta i traguardi e le espressioni di una vita ricca di valori, non solo dal punto di vista professionale ma anche umano, quei principi che hanno sostenuto il suo credo, la sua linea e i suoi insegnamenti, ricchezze testimoni di grandi successi sostenuti non solo da un’attenta ed esemplare preparazione ma da una particolare attitudine che ha fondato la sua genesi in quel valore premiante e raro, quasi artistico, chiamato creatività.

Se dovesse descriversi dal punto di vista umano e professionale come si presenterebbe? Attento agli altri.  Credo fermamente che solo la capacità d’ascolto possa costruire una relazione diretta, trasparente, realmente efficace nell’ambito familiare, amicale, sociale e professionale.

Da studente quali sono stati i tratti peculiari della sua personalità? Come è cambiata nel tempo? E come è cambiata nel tempo la sua visione della realtà? Sono stato un liceale particolarmente attratto e coinvolto dallo studio, ben consapevole che solo quello slancio avrebbe potuto donarmi un’apertura culturale decisiva ma anche forgiare al meglio l’interazione con il prossimo. La mia attitudine mi ha sempre ispirato a trarre il lato divertente delle cose, complice un’esperienza universitaria da un lato molto completa a livello accademico ma dall’altro altresì ricca di aspetti goliardici.  Ho studiato a Pavia al Collegio Borromeo, il più antico della cittadina, un ambiente particolarmente effervescente, serio ma anche molto, molto, divertente.  Questo tratto ha sempre scolpito e scandito la cifra non solo della mia vita privata ma anche di quella professionale caratterizzata da serietà, ironia ma anche autoironia. Fulcro costante della mia giovinezza e della mia maturità è stata la lettura, il raccoglimento, la capacità di concentrazione e quel grande amore per i libri e non parlo solo di saggi ma anche di romanzi.  I libri precedono sempre la realtà. Le visioni artistiche, letterarie hanno sempre arricchito profondamente il mio essere. La mia visione della realtà è stata anche forgiata dall’esperienza di professore universitario.  In questo caso sono stati proprio i giovani a fornirmi nuovi strumenti di apprendimento, una sorta di interscambio tra docente e discente.  Da professionista ho sempre cercato di mantenere ben salda la mia visione sulla realtà osservando tutti quei cambiamenti che stanno inevitabilmente proiettando la nostra disciplina giuridica sul futuro, in modo particolarmente differente da quanto accadeva in passato. Gli strumenti di intelligenza artificiale, ad esempio, non rappresentano unicamente un cambiamento tecnologico ma segnano una significativa trasformazione del paradigma culturale. Se fino a ieri, l’avvocato ha potuto esprimere nella scrittura il suo impegno intellettuale, oggi con l’intelligenza artificiale viene lusingato da una standardizzazione estremamente veloce e uniformata. Ecco che al professionista viene richiesta ancora più intelligenza e controllo critici, attitudini che, se dosate con un margine di creatività, riescono persino a sorprendere lo strumento stesso, soprattutto l’algoritmo generativo. 

Com’è nato questo grande amore per la giurisprudenza? La filosofia è sempre stata per me una materia particolarmente attraente sin dagli studi classici all’Arnaldo. Ritengo il diritto una disciplina filosofica, una sorta di filosofia applicata in grado di condurti a concettualizzare la realtà, senza astrazioni, ma attraverso una nuova modalità di lettura.

Un impegno politico ma una grande e fortissima passione per la materia legale. Ha fondato lo Studio Legale Gitti and Partners che ha sede anche nella nostra città nel cuore del centro storico. Quali sono i plus e le peculiarità dello studio e come si distingue sul territorio? Il nostro studio si propone di assistere imprese e fondi di private equity, società quotate e quindi compete sul piano nazionale. La nostra scommessa è stata quella di rappresentare una struttura professionale aperta a tutti gli operatori e investitori internazionali, players identificati per solidità e concretezza caratterizzati da una creatività imprenditoriale altamente competitiva non solo a livello europeo ma anche a livello globale. Brescia, da questo punto di vista, rappresenta il territorio più distintivo e questa sede nel cuore storico della città è un punto di riferimento importante in grado di proiettarsi anche sui territori limitrofi, non solo lombardi ma anche veneti ed emiliani, laddove abbiamo partecipato ad importanti e recenti operazioni di consolidamento di mercato. A suo tempo, abbiamo inoltre assistito il Comune di Brescia e ASM Brescia nell’operazione che ha dato vita ad A2A contrastando anche parecchie riserve e criticità. Una realtà di successo che oggi testimonia la lungimiranza dell’operazione. Il valore delle persone è tangibile attraverso operazioni di questa importanza e mi preme ricordare il ruolo decisivo di Renzo Capra che guidò ASM in questa linea di sviluppo. Posso citare anche Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale di A2A, colui che ha dato un grandissimo slancio allo sviluppo del Gruppo sostenuto da una particolare sensibilità e attenzione verso le esigenze, i servizi dei territori che esprimono un’azionariato parte di questo sviluppo. Ecco che oggi Brescia rappresenta un socio di riferimento di una delle realtà industriali più importanti del Paese garantendo al Comune un flusso di dividendi con i quali è possibile investire a tutto vantaggio del territorio e di chi lo abita. Questo aspetto premiante valorizza un disegno strategico volto ad attuare un piano di politica amministrativa. In questo senso ancora una volta il diritto diviene strumento per perseguire obiettivi di strategia industriali e di politiche amministrative.

Spesso si confonde il diritto con l’etica, le norme della costituzione e quelle della legislazione sono oggetto di interpretazione. Qual è il valore dell’interpretazione? Il canone interpretativo è lo strumento principale del giurista ed è attraverso l’interpretazione che le norme giuridiche “cantano”. Grazie all’interprete il diritto si anima e trova le soluzioni. L’interpretazione deve passare attraverso il vaglio dell’interpretazione qualificata ed è la giurisprudenza stessa a donare conforto e ragione all’interpretazione del giurista.  Anche la giurisprudenza più qualificata necessita di essere alimentata da un dibattito culturale al fine di proporre continuamente soluzioni quando il legislatore non presidia una materia specifica. 

Come sta cambiando oggi la professione?  Cosa ha mantenuto e cosa sta invece mutando? La professione sta diventando sempre più complessa poiché le discipline, soprattutto nell’ambito del diritto dell’impresa, stanno proponendo strumenti sempre più sofisticati per la connessione tra finanza e diritto d’impresa nelle operazioni di consolidamento di alcuni mercati, non solo domestici ma anche europei nell’ambito di una competitività globale. Da questo punto di vista l’Europa sta mettendo in gioco il proprio destino con la capacità di creare e consolidare, nei vari mercati, imprese capaci di competere a livello globale. Un tema sempre più difficile e complesso ma per noi professionisti un ambito di grande interesse e impatto.  Oggi per reggere questa transizione è fondamentale potersi sostenere attraverso professionisti dotati di un’expertise internazionale di valore e di un network globale. 

Ha curato la fusione tra le municipalizzate AEM Milano e ASM Brescia creando A2A, ha inoltre supervisionato la fusione bancaria tra Banco Lombardo e la BPU con la nascita di Ubi Banca. La sua specializzazione e la sua attitudine la conduce ad assistere rilevanti operazioni di integrazione, fusione e acquisizione. Quali sono stati i momenti significativi della sua carriera? Ho sempre cercato di unire pragmatismo e capacità di lettura delle realtà che assistevo riservando loro una consulenza e una struttura professionale di adeguato valore, anche nel delicato ambito delle soluzioni giuridiche. Nella fusione UBI siamo stati interpreti di uno snodo giuridico assolutamente innovativo, dando avvio alla prima operazione di incorporazione di una Società di Capitali in una Società Cooperativa.  Riuscire a integrare una realtà capitalistica come quella bresciana con una popolare come quella bergamasca si è rivelato una sorta di ossimoro e la nostra abilità nel trovare soluzioni assolutamente innovative e originali si è rivelata premiante.  Molte operazioni hanno segnato l’evoluzione della mia carriera, successi che nell’innovazione e nella creatività hanno fondato il loro credo.  Oggi siamo impegnati ad assistere progetti di particolare interesse sul piano nazionale ed europeo affiancando un campione nazione in investimenti infrastrutturali molto importanti nell’ambito del PNRR.  Con Gitti and Partners abbiamo sempre dimostrato una grande predisposizione nel seguire queste importanti operazioni ma anche nell’assistere tutti quegli imprenditori che nel tempo si sono rivolti a noi per passaggi generazionali, operazioni di mercato, quotazioni o per trovare soluzioni con fondi di private equity al fine di garantire la forza finanziaria per aprirsi all’internazionalizzazione attraverso acquisizioni che possano consentire all’impresa di scalare il mercato.  Un esempio bresciano è quello legato a Polieco, una bellissima impresa del territorio, per cui abbiamo curato l’ingresso di una società di investimento, RedFish, funzionale alla realizzazione di un serie di acquisizioni altamente mirate.

Ha ricoperto numerosi incarichi amministrativi in società quotate, quali Ansaldo STS S.p.A., Edison S.p.A. e Sabaf S.p.A. ed è stato autore di numerose pubblicazioni.  L’esperienza nei consigli di amministrazione si è sempre rivelata molto interessante poiché mi ha consentito di approfondire al meglio i meccanismi anche amministrativi e di programmazione industriale dei grandi gruppi come quelli citati.  É possibile di fatto riuscire a cogliere gli obiettivi strategici dando avvio ad una pianificazione accorta e strutturata. Queste esperienze sono fortemente ispiranti perché accendono un’idea dando vita ad una concettualizzazione giuridica e quindi spesso ad un saggio scientifico. In sintesi l’esperienza è il faro della speculazione.

Nel 2021 ha ricevuto il prestigioso riconoscimento come “Avvocato #1 dell’anno” per la practice Investment Funds agli awards  “I Migliori Avvocati e i Migliori Studi Legali”, la classifica di Milano Finanza che premia i professionisti e gli studi legali di successo in Italia. I tanti premi ricevuti nella sua carriera che valore hanno? Rappresentano gratificazioni importanti che inevitabilmente mi spingono verso obiettivi ancora più alti, conducendoci a migliorare sempre di più.  Ci sono sempre margini di miglioramento ed è proprio la mia materia a suggerirlo.  La giurisprudenza nella sua complessità ti induce a studiare sempre ed è proprio questo aspetto che ha caratterizzato e che scandisce non solo la mia professione ma anche la mia vita. 

É professore di diritto civile alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano.  Da questo punto di vista oggi, rispetto a ieri, come giudica la nuova generazione pronta per affrontare la carriera legale? Non voglio giudicare i miei allievi poiché reputo il nostro rapporto, docente-discente, fulcro di uno scambio biunivoco. La freschezza dei giovani è sempre uno stimolo tale da proiettarti verso nuove prospettive e punti di vista. Cerco quindi di non giudicare ma di comprendere e di captare quello che di nuovo i giovani hanno da offrire.  Al di là di un più oggettivo valore meritocratico amo valorizzare anche giovani professionisti che provengono da realtà difficili, proprio laddove lo studio e la laurea rappresentano obiettivi importanti e strumenti di riscatto. Sono studenti che hanno “fame” e tantissima voglia di emergere da una situazione critica. 

Oltre alla materia legale un grande amore per l’arte. Con il Castello di Perno, che in passato ospitò grandi scrittori del calibro di Primo Levi, ha dato vita ad una Casa per la Cultura, sede di un’Associazione d’Arte Contemporanea, ce ne parla? L’arte per me è una componente essenziale della vita e dei miei interessi. La letteratura, le arti visive e la musica sono momenti di compensazione. Nelle Langhe a Perno possiedo una casa che spesso e volentieri apre le sue porte alla cultura, ospitando mostre, concerti e presentazioni di libri coinvolgendo gli autori stessi.  Da otto anni, in concomitanza con Artissima, la prima fiera di arte contemporanea in Italia, a Torino, organizziamo una mostra d’arte. Proprio in questi giorni espongono due grandi artisti, carissimi amici, Letizia Cariello e Maurizio Donzelli.  Nell’esposizione “Genius Loci”, un progetto a cura di Elena Re, un viaggio negli spazi del Castello alla scoperta delle loro opere, Letizia e Maurizio sono stati protagonisti di un lavoro a quattro mani ispirato dall’armonia del luogo. Un percorso di grande suggestione, un viaggio alla scoperta di opere accolte negli spazi del Castello seguendo un itinerario tracciato dal puro sentimento.   L’arte come motore fondante della mia interiorità rivive anche qui a Brescia dove con Giorgio Bertelli abbiamo fondato una piccola casa editrice, che nell’insegna reca i nostri nomi, di libri d’arte. Gitti e Bertelli ha “pubblicato” multipli di artisti come Giosetta Fioroni, Mimmo Paladino, Giulio Paolini ed Emilio Isgrò tra gli altri. 

Che rapporto invece ha con Brescia?  Da giurista come reputa il tessuto sociale, imprenditoriale ed economico?  Quali le criticità e quali invece gli aspetti premianti?  Il rapporto con la mia città è un rapporto che definirei quasi uterino. Sento di appartenere a questa terra ma anche alle modalità espressive di chi la vive. Mi riconosco particolarmente nella brescianità scandita da tratti distintivi: la creatività, la voglia di fare dominata da quel pensiero che si fa azione, credo che questo sia il carattere predominante di noi bresciani ed è inevitabile essere connessi a certe radici. Dal punto di vista professionale Brescia mi ha offerto molto e mi ha permesso di entrare in connessione con quei grandi imprenditori che hanno reso la nostra economia e la nostra industria quel valore irreplicabile. Una terra straordinaria per la presenza di un tessuto connotato da una creatività estrema, quasi artistica, il talento più formidabile che scorre nelle vene dei bresciani.

Total
0
Shares
Previous Article

Aimo Diana “Brescia per me è sempre stata una scuola di vita, non solo calcistica”

Next Article

Matteo Sainaghi, vincere nello sport significa vincere nella vita

Related Posts
Processing...
Thank you! Your subscription has been confirmed. You'll hear from us soon.
ErrorHere