I cinquant’anni della Sideridraulic di Eugenio Bodini Famiglia lavoro impresa risorse umane. Un mondo nuovo dai valori  antichi

Eugenio Bodini, mezzo secolo all’insegna di una collaudata e conclamata mission trinitaria: CORAGGIO DELLA PASSIONE, COSTANZA DELLA RAGIONE,  COSCIENZA DELLA MISSIONE.                  COMPETERE, CONDIVIDERE, INNOVARE, COLLABORARE, OVVERO L’IMPRESA COME  INSIEME DI  IMPRENDITORI, INNOVATORI, LAVORATORI. COME UNIONE VIRTUOSA TRA LA LEVA PROPULSIVA DEGLI IMPRENDITORI, LA SPINTA PROGRESSIVA DEGLI INNOVATORI,  LA FORZA PRODUTTIVA DEI LAVORATORI. IMPRESA  FAMILIARE E  COMUNITA’  IMPRENDITORIALE. L’IMPRESA  E’ UNA SOCIETA’ FONDATA  SULLA COMPLEMENTARIETA’ TRA INTERESSI E VALORI. SU INTERESSI REALI  E  FONDAMENTI  MORALI. UN FELICE MIX TRA PRIORITA’  AZIENDALI, FINALITA’ SOCIALI  E  COMPATIBILITA’  VALORIALI.

NELLA FATTISPECIE,  SIDERIDRAULIC E’ DIVENTATA UNA  RIUSCITA SIMBIOSI  TRA PRIORITA’  AZIENDALI E MERITI PERSONALI  GRAZIE  A UNA CONVINTA  E COSTRUTTIVA COLLABORAZIONE  TRA PROPRIETA’ E RISORSE UMANE, TRA FONDATORE E  COLLABORATORI, TRA TITOLARI E DIPENDENTI.  UNA COSTANTE COOPERAZIONE,  CONDIVISIONE E COMPETIZIONE  CHE HA PORTATO L’AZIENDA  AGLI ATTUALI  TRAGUARDI. E’  AL CONTRIBUTO DELLE RISORSE UMANE,  OLTRE AL RISCHIO D’IMPRESA  E ALL’OPERA  DEI  TITOLARI  –  COME HA SEMPRE TENUTO A DIRE IL PRESIDENTE  BODINI – CHE  SI DEVONO I SUCCESSI  GRAZIE AI  QUALI  LA SIDERIRAUILIC  E’  DIVENTATA COMPETITIVA  SUI MERCATI  INTERNAZIONALI. LA CELEBRAZIONE DEI CINQUANT’ANNI DELL’AZIENDA INTENDE RICONOSCERE E VALORIZZARE LE BENEMERENZE DI TUTTI COLORO – DIRIGENTI, QUADRI, COLLABORATORI – CHE HANNO PARTECIPATO ALLA CRESCITA AZIENDALE.  PER QUESTO IL NOSTRO DIRE VUOLE  PRINCIPIARE,  PRIMA DI  ACCENNARE AI TEMI CONCRETI  E SENZA  SCADERE  IN GRATUITE O SVENEVOLI  SDOLCINATURE,  DA  ALCUNE MOTIVAZIONI DI VIBRANTE EMOTIVITA’ AFFETTIVA.                  UNA TENSIONE CULTURALE E IDEALE GIUSTIFICATA DALL’IMPORTANZA DEL MOMENTO  E DALLA RILEVANZA DEL TRAGUARDO DEL MEZZO SECOLO. TUTTO CIO’ SENZA FARNE UNA GRATUITA RETORICA  O UNA PEREGRINA  ENFASI  MA NELLA CONVINZIONE  CHE QUATTRO SONO, NELL’ORDINE, GLI  ADDENDI , INTESI COME ALTRETTANTI PILASTRI, CHE FANNO L’IMPRESA MODERNA: 

La dialettica degli interessi (il conflitto), la didattica delle idee (il confronto), la dinamica degli ideali (il concorso), la dialogica dei valori (il consenso). Più chiaramente: TRE  sequenze connesse ognuna delle quali fondata su quattro conseguenze convesse: interessi idee ideali valori – conflitto confronto concorso consenso – dialettica didattica dinamica dialogica.           

L’IMPRESA  E’ UN’OPERA BUONA  POICHE  QUANDO FA  BENE IL BENE PROPRIO FA ANCHE QUELLO ALTRUI.  LA SIDERIDRAULIC  NELLA SUA STORIA CINQUANTENNALE  SI E’ DIMOSTRATA TALE.  PERCIO’, ANCHE IN TEMPI DI “FISICA” DELLA  RIVOLUZIONE DIGITALE  E  DELL’INTELLIGENZA  ARTIFICIALE,  NON  E’  FUORI LUOGO UN CENNO ALLA “CHIMICA”  DEL  SENTIMENTO  E  DELL’INTELLIGENZA NATURALE. MEGLIO ANCORA SE, COME NEL CINQUANTENARIO DELLA SIDERIDRAULIC, SI TRATTA DI UN  IDEM SENTIRE COLLETTIVO E CONDIVISO.GUARDARSI  DENTRO PER VEDERE FUORI 

Se guardiamo alla nostra vita come a un grafico cartesiano costruito sulle coordinate del tempo e dello spazio, e se sugli assi di queste proviamo a fissare i momenti del nostro essere e la misura del nostro esistere, troviamo un punto in cui l’uno e l’altro si incontrano. E’ un punto che si colloca ad altezze diverse –  a seconda del modo con cui ognuno di noi vive le dimensioni del proprio esistere e l’intensità del proprio essere –   ma è un passaggio obbligato, ineludibile. E’ una sorta di crinale, una linea secante che divide in due il tempo della vita e lo spazio dell’esistenza. E’ insomma un punto di non ritorno, un momento di arrivo e insieme di  partenza, la cifra del nostro vissuto. E arriva come improvvisa folgorazione, come illuminazione imprevista, come ispirazione inattesa. E’ l’attimo, la pausa in cui sorprendiamo noi stessi a guardare indietro piuttosto che avanti, dentro di noi piuttosto che fuori di noi. Pur avendo vissuto di certezze,  cominciamo a conoscere, anzi a gustare, le pause del dubbio, ripiegandoci a interrogare il passato per trovarvi le chiavi di lettura di un presente sfuggente e di un futuro opaco. Qualcuno dice che questa è la fase della maturità, dei bilanci e dei consuntivi secondo le immutate leggi del nostro divenire personale e morale. Altri invece, ritenendo ancora troppo presto per parlare di consuntivi, ne   rinviano il saldo alle soglie dell’anzianità e più ancora della vecchiaia. E’ il momento in cui, nonostante la vita ci abbia reso talvolta miopi, cominciamo a diventare presbiti, allo stesso modo con cui ricordiamo le cose lontane e dimentichiamo quelle vicine. Ed ecco allora, in quel momento di sospensione, i ricordi si affollano come immagini di un rapido flash-back; ecco che, in quella fase di latenza, le sequenze della vita e del passato si agitano senza ordine e senza scansione.  

I ricordi cominciano a premere fino a stordirci e le immagini delle persone amate che ci hanno amato incombono fino a smarrirci, le une e gli altri ci chiedono di essere evocati, ci pregano di essere rivissuti per tornare a dividere “in presenza” la gioia  dei momenti conviviali e degli affetti familiari e amicali.  E in queste sequenze della vita accelerate da una regia ubiqua e surreale andiamo alla ricerca delle immagini consuete, delle fisionomie care, dei visi noti dei consorti, dei congiunti, degli amici, dei sodali, dei parenti e familiari. Nella folla dei ricordi e delle immagini andiamo a rintracciare le sensazioni e le emozioni, i volti e le voci che ci aiutino a mettere ordine per il tempo che ci resta. E’ la nostalgia, struggente e rapinosa, del tempo passato che, appunto perché tale, ci sembra perduto. E’ l’ansia vorticosa di ritrovare gli anni vissuti per illuminare quelli da vivere, e nel contempo di  rivivere il tempo trascorso, di rivisitare le cose di ieri, di ripercorrere i passi perduti per meglio orientarci con quelli che ci restano da percorrere. Ma ecco che nella vertigine delle rimembranze la volontà  di rivivere il tempo ci aiuta a ritrovare noi stessi, le nostre radici. E quale migliore occasione degli anniversari per riunirsi coralmente e rivivere affettivamente e allegramente la memoria del passato, la coscienza del presente e la speranza nel futuro?  I ricordi trasfigurandosi emotivamente non sono più fonte di struggente nostalgia o di rimpianti ma diventano portatori di serenità, fattori di ottimismo, fautori di fiducia.  Ecco allora che –  attorno al “nonnino” Eugenio, come  affettuosamente chiamato dalle nipoti, nonchè “patriarca” e capostipite della promettente  dinastia  imprenditoriale che porta il suo nome –  si vorrebbe tutti tornare a rivedersi non come reduci ma come reclute nella trincea della vita e nell’alveo della comunità familiare. Una comunità di intenti e sentimenti da cui si guarda al futuro come sorgente generosa e alla vita come esperienza tutta da vivere, molto da scoprire, solo da inventare.  E’ bello rivedere riuniti nel convivio  parentale tutti coloro – anche chi non c’è più – che con lavoro e impegno hanno contribuito alla formazione di una affermata eccellenza industriale, poiché non bisogna mai dimenticare che l’impresa non è un’opera pia che antepone il bene altrui a quello proprio ma è un’opera buona poiché facendo il bene proprio fa anche quello altrui. Rivedersi è bello, ritrovarsi è giusto, riconoscersi e riscoprire insieme le proprie radici. Ricercare il tempo, ma essendo il tempo dentro di noi il modo migliore per ritrovarlo è accettarlo. Ritrovandoci  ritroviamo noi stessi e ritorniamo alle nostre matrici. Tutti, non solo quelli che ci hanno lasciato ma anche quelli che verranno, poiché la vita continua e deve continuare nel segno della solidarietà di intenti, comunità di affetti,  contiguità di interessi  e continuità di valori.

CINQUANT’ANNI DI IMPRESA, CINQUANTAQUATTRO DI FAMIGLIA UNA SIMBIOSI CHE NON INVECCHIA PERCHE’, PUR  FONDATA  SU UNA STRUTTURA FAMILIARE SOLIDA  SODALE  E SOLIDALE, NON E’ CHIUSA IN UNA  CULTURA FAMILISTA MA  APERTA  A ESPERIENZE CONOSCENZE  E COMPETENZE ESTERNE.                                                                  Fortuna e serenità alla  famiglia Bodini e all’ impresa Sideridraulic per tutto il tempo che i  meritati  successi vorranno ancora  riservare sia  in termini di interessi aziendali, idee imprenditoriali, ideali culturali  e valori morali sia in termini  di profitto, consenso, merito  e servizio.  Ma anche in termini più  intimamente personali quali affetti familiari e amicizie extra-familiari. Sentimenti che pur idealmente  affini sono semanticamente distinti. Ciò perché, mentre  l’amore passa e l’affetto cambia, l’amicizia resta. L’amore passa perché è legato alla passione, e la passione, col passare degli anni, si spegne. L’affetto cambia perché è legato all’emozione e l’emozione, con l’andare del tempo, non passa ma cambia. Ma l’amicizia resta perché è legata alla ragione e la ragione, come la fede, non invecchia mai. Anche  l’impresa è una  ragione che non invecchia mai pena la fuoriuscita dal mercato poiché è il  mercato che, mantenendola competitiva, la costringe a non invecchiare.                                                                                                                        

IL MERCATO E’ SEMPRE GIOVANE E LA LIBERTA’ NON INVECCHIA MAI.CIO’ PERCHE’ L’IMPRESA SI FONDA SULL’INTRECCIO TRA  VALORI  MORALI  E  INTERESSI MATERIALI. TRA PULSIONE DEGLI INTERESSI, PASSIONE DEGLI IDEALI, RAGIONE DEI VALORI.INTERESSI E VALORI  COSTITUISCONO LA  NECESSARIA  BASE MATERIALE E MORALE DELL’ATTIVITA’ IMPRENDITORIALE, POICHE’ SE GLI INTERESSI SENZA VALORI SONO MIOPI, I VALORI SENZA INTERESSI SONO PRESBITI. 

Insieme sono vincenti, divisi sono perdenti, poiché gli interessi vedono le cose vicine ma non quelle lontane mentre i valori vedono le cose lontane ma non quella vicine. Per questo, COMPLETANDOSI A VICENDA,  ANCHE SE DISTINTI, in quanto contigui e complementari NON SONO DISTANTI. La loro complementarietà non è un punto di partenza  ma di arrivo, e la loro contiguità è un equilibrio perennemente instabile, UN RAPPORTO in continuo evolversi e divenire, mai dato una volta per tutte. Ma proprio per questo una perenne inesauribile spinta al CONSEGUIMENTO degli OBIETTIVI, al RAGGIUNGIMENTO DEI TRAGUARDI,  al MIGLIORAMENTO dei RISULTATI. La riflessioni di cui sopra non vanno prese come una sorta di MISTICA dell’azienda. Pur mosse da una concezione nobile dell’impresa quale unione virtuosa tra le forze propulsive degli imprenditori, le forze progressive degli innovatori – che spesso sono gli stessi imprenditori – e le forze produttive dei lavoratori, le sopradette variazioni sul tema dell’impresa non vanno intese come  una sua indebita  idealizzazione o come una eccessiva mitizzazione delle sue magnifiche sorti. Le imprese sono luoghi di lavoro creativo e produttivo, che per essere remunerativo deve essere EFFICIENTE e COMPETITIVO. Strumenti per creare ricchezza , o meglio che creando ricchezza per sé la creano anche per la società. Per questo l’impresa può dirsi, smithianamente, un’opera buona. Giova ripeterlo: non un’opera pia che antepone il bene altrui a quello proprio ma un’opera buona poiché facendo bene il bene proprio fa anche quello altrui. L’impresa è già in sé un’opera buona: parliamo di impresa che opera nel rispetto delle REGOLE  ossia delle finalità aziendali, modalità gestionali,  norme legali e leggi morali.            La SIDERIDRAULIC è appunto una di queste. Un’opera buona che ha raggiunto i cinquant’anni creando ricchezza per sé e per la comunità. Una ricchezza sociale resa possibile dagli investimenti dell’imprenditore dall’impegno dei lavoratori e delle risorse umane nel loro insieme. E un meritato orgoglio imprenditoriale, quello del suo fondatore, Eugenio Bodini, ancor oggi animatore insieme alla moglie Sandra, consorte di una vita (con-sorte, colei che divide la sorte), ai figli Mario, amministratore delegato Sideridraulic, e Alberto, titolare della controllata Label International. I prossimi cinquanta cadranno nel 2075. Lontani? Non molto, se si pensa che i primi cinquanta sono passati in un lampo. Poichè  tutto ciò che è passato passa in un lampo mentre ciò che deve ancora passare non passa mai. Saranno i nipoti a vedere il loro tempo passare in un lampo…  

SE L’IMPRESA E’ IL FONDAMENTO  DELLA SOSTENIBILITA’  ECONOMICA E SOCIALE, L’ETICA E’ LA FONTE DI ENERGIA PIU’ RINNOVABILE, MA AFFINCHE’ SIA PIU’ SOSTENIBILE DEVE DIVENTARE SEMPRE PIU’ RESPONSABILE.

Mai dimenticare, infine, che l’impresa è una forza produttiva e le forze produttive (imprenditori, innovatori, lavoratori) sono economicamente propulsive e socialmente progressive. Ma per essere politicamente propositive – come ben sa il commendatore Eugenio Bodini che per diventare a suo tempo presidente di Confindustria Brescia seppe affiancare al talento imprenditoriale anche  acume politico – devono diventare culturalmente creative e moralmente proattive. Poiché l’etica, senza farne una vuota enfasi, non è altro che la regola morale che deve concretamente ispirare la nostra vita quotidiana,  come ama ripetere Bodini. Con una ulteriore specificazione suggerita dalle trasformazioni e innovazioni oggi in atto nella realtà economica e sociale. Quando, ad esempio, si parla,  con eccesso spesso retorico, di sostenibilità, si dimentica che la fonte di energia più rinnovabile è l’etica. Non solo in senso metaforico. Ma l’etica, affinchè sia più sostenibile, deve diventare sempre più responsabile. Il mezzo secolo di storia della Sideridraulic, e i prossimi ottant’anni di vita del suo fondatore e presidente, ne sono una conferma.                                    

IL CINQUANTENARIO DELLA SIDERIDRAULIC PUO’ ESSERE VISTO COME L’ESITO VIRTUOSO DI TRE ADDENDI CHE  HANNO  CONTRASSEGNATO LA VITA DI CHI L’HA FONDATA: CORAGGIO DELLA PASSIONE, COSTANZA DELLA RAGIONE, COSCIENZA DELLA MISSIONE.  

Questi sono i valori trinitari la cui eredità passerà alla nuova generazione, già in sella ai poteri dell’azienda grazie alla lungimiranza del suo fondatore, che ha provveduto per tempo al passaggio generazionale anticipando la delega  dei poteri. Senza aspettare che fossero imposti dai tempi fisiologici degli eventi naturali o dell’evoluzione delle vicende personali. L’importante è garantire la continuità familiare, garanzia di quel legame territoriale che rappresenta il vero asset  “immateriale” gestionale della imprese familiari.       

CINQUANT’ANNI  DELLA  SIDERIDRAULIC: IMPRESA, FAMIGLIA, TERRITORIO. UN MIX DI INTERESSI E VALORI, UN INSIEME DI COLLABORATORI E COMPETITORI, UNA COMUNITA’  TRINITARIA  —   RIPETIAMO — FONDATA SULLA  LEVA  PROPULSIVA  DELL’ IMPRENDITORE, SULLA SPINTA PROGRESSIVA DEGLI INNOVATORI, SULLA FORZA PRODUTTIVA DEI LAVORATORI.

INFINE SIA CONSENTITO, IN TEMPI DI STRISCIANTE MINIMIZZAZIONE DEL “SAPER FARE”  INDUSTRIALE RISPETTO AL “FAR SAPERE” DEL TERZIARIO, RIBADIRE UN CONCETTO GIA’ DETTO MA LA CUI IMPORTANZA MERITA UNA NECESSARIA ITERAZIONE.  LE FORZE PRODUTTIVE SONO SEMPRE, ANCHE SENZA VOLERLO O SENZA SAPERLO, ECONOMICAMENTE PROPULSIVE E SOCIALMENTE PROGRESSIVE.                                                  MA PER ESSERE POLITICAMENTE PROPOSITIVE DEVONO DIVENTARE CULTURALMENTE  PROIETTIVE E MORALMENTE PROATTIVE.                                               

EBBENE, SI PUO’ AFFERMARE   CHE LA SIDERIDRAULIC,  GRAZIE AL SUO PRESIDENTE EUGENIO BODINI E ALLE  SUE  RISORSE UMANE, SIA STATA  IN CINQUANT’ANNI DI VITA  UN  ESEMPIO RIUSCITO DI UNA CRESCITA CORALE NON SOLO ECONOMICA E PROFESSIONALE MA ANCHE UMANA, OSSIA  CULTURALE  E MORALE.                                                                           

ARMONIA  CINQUANT’ANNI DI RIUSCITA  SINTONIA                                                                         TRA AZIENDA FAMILIARE E FAMIGLIA  AZIENDALE                                

Ma tutto detto sopra, per quanto intenzionalmente esaustivo,  non basta rappresentare la “cifra” più autentica della Sideridrualic. Cifra confermata da una tradizione lunga mezzo secolo che  si può riassumere in una sola semplice parola: ARMONIA. Intesa come coesione sui valori fondanti tra proprietà e maestranze e  condivisione degli obiettivi trainanti tra imprenditore e collaboratori. Se Giorgio Armani, per citare un nome su tutti, fosse ancora in vita, lui che dell’armonia aveva fatto la sua mission esistenziale e il suo must aziendale, forse avrebbe qualcosa da imparare. Nel senso che, se non è facile realizzare armonia in una impresa di alta moda, lo è ancor meno  in un’azienda manifatturiera, meccanica nella fattispecie.Chi scrive conosce Eugenio Bodini da quasi mezzo secolo, da quando, all’inizio degli anni Ottanta, prima come presidente dei Giovani Aib e poi come presidente della Piccola Industria Aib, lo intervistavo a Telenord, emittente locale vicina al mondo selle imprese. Bodini,  poco più che trentenne, mostrava la coscienza dell’industriale self-made e la consapevolezza del produttore in vibrata e motivata polemica con le banche.  Aveva già in testa fin dall’inizio tutto il percorso per arrivare dove voleva. Di lui infatti si potrebbe dire che si è  iscritto  giovane alla presidenza della Associazione industriale bresciana, di cui sarebbe diventato presidente a conclusione di un “cursus honorum” completo (come si conviene, o dovrebbe convenire, a chi si prefigge di assumere cariche rappresentative nell’associazione di appartenenza). Figlio dell’epoca, e dell’epica, della grande età fordista, e della cultura del saper fare tipica di quella epopea manifatturiera, Bodini amava  distinguere fin da allora la coscienza del saper fare dalla “sapienza” del far sapere. Consapevole della superiorità del primo sul secondo, perché, mentre  il saper fare può fare a meno del far sapere,  il far sapere non può fare a meno del saper fare poiché altrimenti non gli resta niente da far sapere. 

Ma l’erede della grande età fordista fece di meglio. Consapevole della difficoltà, per un figlio di operai,  di salire i gradini della scala sociale (allora non si parlava di ascensore bensì della ben più erta ed irta scala sociale) per accelerarne il percorso si scelse i due maestri più autorevoli della brescianità cosciente e pensante: Luigi Lucchini per l’impresa e Mino Martinazzoli per la politica. 

Fu  quello il primo step di una serie di passi andati a segno che lo porteranno, a poco più di quarant’anni, alla presidenza dell’Associazione Industriale Bresciana. Bodini infatti, come si può evincere dal suo curriculum, non ha mai sbagliato un colpo, intendendo per tali non tanto le tattiche quotidiane bensì le scelte di fondo strategiche. I risultati si sono poi visti: crescita cinquantennale costante e lineare, partenza da un milione di lire di fatturato e tre dipendenti a 140 milioni di euro di ricavi  e ottanta collaboratori, con quattro divisioni operative: oltre alla iniziale oleodinamica, la divisione acque pubbliche, acque private (industriali) e abbattimento fumi. Più la controllata di Mumbai in India.  

Ebbene, cosa si può evincere da tale esperienza? Una preliminare eloquente lezione.  Eugenio Bodini è la conferma di come le forze produttive sono sempre, anche senza volerlo e senza saperlo, economicamente propulsive e socialmente progressive. Ma lui ha saputo essere anche politicamente propositivo, nel senso della politica industriale programmaticamente perseguita nel corso del suo mandato alla presidenza Aib negli annidal 1993 al 1997.   

Da qui, dall’esempio concreto della Sideridraulic e dai suoi cinquant’anni di crescita graduale, un’altra conferma di una tesi cara a chi scrive, già ricordata ma che giova  ribadire ancora per la sua pertinente  icasticità lessicale e effabilità semantica. L’azienda non è un’opera pia, che antepone il bene altrui a quello proprio, ma è un’opera buona poiché facendo bene il bene proprio fa anche quello altrui (la versione iniziale era “facendo  il bene proprio” che, dopo la istruttiva conoscenza di Bodini, è diventata “facendo bene il bene proprio”). 

La costante di un imprenditore come Bodini, che ha saputo arrivare dove si era prefisso, è la regola morale applicata alla conduzione gestionale e al profitto aziendale. L’etica, infatti, è la fonte di energia più rinnovabile, sostenibile e responsabile. Più chiaramente: l’etica è la fonte di energia più rinnovabile ma per essere sostenibile deve diventare sempre più responsabile.

Nel cinquantennale della fondazione aziendale, ossia nel giorno di una  memoria che ha raggiunto il mezzo secolo di vita, possiamo dire, in sintonia con l’aforisma di Gustav Mahler, che la memoria “non è la contemplazione delle ceneri ma la salvaguardia del fuoco”. La memoria non è compiaciuta passiva nostalgia o nostalgismo spento e sterile ma attiva alimentazione della fiamma che continua ad ardere e, ardendo, oltre a illuminare il passato nutre il nostro presente e prepara il nostro futuro. Poiché la memoria del passato non serve se non aiuta la coscienza del presente a costruire la speranza nel futuro. Tre momenti convergenti e conseguenti: memoria del passato, coscienza del presente, speranza nel futuro. 

Da qui l’ARMONIA  di cui si parlava in premessa come coesione sui valori e condivisione degli obiettivi. Armonia tra shareholder e stakeholder, tra proprietà azionaria e portatori di interessi. E’ la lezione dei cinquant’anni della Sideridraulic. Lezione ancora attuale, scaturita dall’esempio del suo fondatore  e  recepita dal memento dei suoi figli e dei suoi collaboratori.

Total
0
Shares
Previous Article

Walking sleepwear. Dalla camera da letto alle vie della città: Nabalí

Next Article

Quando la mente diventa il vero ossigeno della vittoria Intervista a Paolo Denti

Related Posts
Leggi di più

“Cristina”

Sono passati 23 anni e anche se lei non vuole essere  assolutamente ricordata per questo, Cristina Plevani, è…
Processing...
Thank you! Your subscription has been confirmed. You'll hear from us soon.
ErrorHere