Il bianco Paolini

“Credo che questa mostra, come tutto quanto ci circonda in questo luogo, sia frutto di una sorta di predestinazione. Non di premeditazione perché è avvenuta quasi da sé, ma di qualche cosa che è avvenuto dopo un’eternità, dopo una lunghezza di tempo che stava aspettando questa occasione. Grazie a Massimo Minini, Re incoronato di questo merito, Anish e io abbiamo finalmente potuto salutarci e conoscerci di persona, sebbene ci conoscessimo e stimassimo reciprocamente da non so quanti anni o decenni. In sostanza, per dirla tutta, in questa situazione c’è un che di preventivato da una sorta di destino incalcolabile, ma avvertibile, perché non siamo credo artisti così affini. Non siamo uno il partner dell’altro e proprio per questa non comunanza, ma per questa sorta di reciproco stato di grazia, sono felice che questo sia avvenuto.”

Anish Kapoor e Giulio Paolini

Brescia, Galleria Minini

16 febbraio – 3 maggio 2023

Intervista a Giulio Paolini

Giulio Paolini

Paolini versus Kapoor. Bianco e nero sono apparentemente opposti eppure hanno la stessa forza attrattiva, proprio come la vita e la morte. 

Qual è l’opposto dell’arte? 

Se è vero che ciò che identifica esclude, cosa è arte rispetto a ciò che non lo è?

Io posso dire una cosa che forse è già risaputa, ma che mi sembra adatta per rispondere alla tua questione. L’arte è solita da sempre, e credo sempre sarà, parlare di assoluti e quindi sorvolare o disinteressarsi sugli accadimenti della vita. 

Il bianco e il nero in questo caso sono due dati proprio assoluti e contrapposti, ma non si piegano a indicare soluzioni o interpretazioni del mondo profondo.

Duchamp riteneva il titolo parte stessa dell’opera quindi, se così fosse, quale sarebbe il titolo che darebbe a questa esposizione Paolini Kapoor?

L’esposizione non ha un titolo, ma soltanto i due nomi che sono stati accostati a formare l’occasione di questa mostra. Io voglio solo dire che i due nomi in questione, il mio e quello di Kapoor, come dire, non sono affini nel senso di essere appartenenti a qualche cosa che li unisce, anzi. 

Il bianco e il nero si contrappongono, ma quello che in un certo senso li unisce é sotterraneo e cioè non appariscente. E significa quello che ho detto prima: il desiderio di entrambi di non accondiscendere ad interpretazioni della realtà, ma di cercare le regole dell’opera.

Quanto è importante il confronto nella propria vita sia dal punto di vista personale che con altri artisti?

Il confronto può essere o non essere importante, io non credo che si debba considerare di essere tenuti a confrontarsi con qualcuno o con qualcosa. 

Quando capita, il confronto è come dire portatore di significati. 

Non deve però capitare per adesione a un’ideologia o, per così dire, per dovere verso l’occasione in cui ci si trova. Il confronto è una cosa che capita volontariamente o per predestinazione e non è un obbligo.

Come definisci l’arte di Kapoor, il suo pensiero artistico?

L’arte di Anish Kapoor per me è sublime, è veramente qualcosa che nel panorama di oggi merita un primissimo piano. Proprio per le ragioni di cui parlavamo prima ovvero perché si tratta di un’arte che, spero come la mia, non si riduce a giudicare alcunché, ma si limita e si concede di parlare per se stessa.

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