“Il valore delle persone: il vero motore aziendale del miglioramento” Intervista a Marco Lonati.

Terza generazione di una delle dinastie industriali più conosciute e apprezzate, leader tecnologica e di mercato mondiale, Marco Lonati, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo, con Francesco e Riccardo Lonati, interpreta oggi il successo d’impresa sostenendo fermamente l’importanza del valore umano come caposaldo di una moderna e complessa visione industriale. Quella realtà che, iniziata nel 1946 per volere del nonno, il Cavalier Francesco Lonati, oggi è il fiore all’occhiello non solo dell’industria bresciana ma anche mondiale. Un valore riconosciuto nell’impegno di tutti, in quel capitale umano diventato l’asset tangibile più prezioso per il sistema aziendale.

Intervista di Annalisa Boni

Intervista a Marco Lonati,Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Lonati e Consigliere del Gruppo Alfa Acciai

Cosa significa oggi rappresentare la terza generazione di uno dei più autorevoli gruppi industriali italiani ed europei e quanto ha inciso il suo passato nel ruolo che occupa all’interno delle sue aziende? Il peso delle responsabilità gioca senza dubbio un ruolo chiave. Un imprenditore che parte da zero, affronta rischi ingenti ma con la consapevolezza di poter costruire qualcosa di nuovo e di rispondere solo a se stesso, senza confronti con il passato. In Lonati oggi porto avanti insieme ai miei cugini, ognuno con cariche dirigenziali diverse, quel grande lavoro iniziato dal nonno, il Cavalier Francesco Lonati. Quando si convive in un sistema aziendale e famigliare così complesso, con la presenza costante dei “grandi capi” del passato, si nutre inequivocabilmente la volontà e l’ambizione per lo meno di eguagliare le loro imprese e lo dico con grande umiltà. Mio nonno in fondo lo diceva sempre a noi nipoti: “faticherete molto più di me nella vita. Quando ho iniziato io non c’era niente e il mondo aveva bisogno di tutto, non c’era altro da fare che lavorare. Oggi vivete in un mondo in cui non c’è più bisogno di nulla e dove le distrazioni appannano tenacia e perseveranza. La volontà non è più sufficiente sono necessarie nuove idee e il sapersi circondare di persone di grande livello intorno a noi”. Parole che per noi nipoti sono state una vera e autentica proiezione reale sul futuro. Se un tempo l’imprenditore era il vero front man dell’azienda oggi le imprese, severamente “graffiate” anche da eventi congiunturali repentini ed evidenti, hanno raggiunto una complessità tale da aver necessariamente bisogno di un sistema di valore composto da persone che possano in maniera corale concedere al business la qualità che merita. Se il passato ha potuto impreziosirsi del coraggio e dell’eroismo imprenditoriale dei nostri predecessori, il mondo di oggi a mio parere, richiede un valore aggiunto che va oltre al grande istinto imprenditoriale.  Oggi viviamo su un livello differente, da un lato crescono potenze che un tempo rimanevano in “silenzio”, come la Cina, oggi prima potenza mondiale in termini industriali e finanziari, dall’altro lato l’Europa che fatica a decollare come “nazione” con normative e burocrazie estremamente complesse e variabili. Questo per descrivere uno scenario più che oggettivo e molto differente da quello affrontato dai nostri padri nel passato. Viviamo un’epoca in cui l’imprenditore necessariamente deve porre al centro della sua attenzione e strategia il valore delle persone. Le aziende devono essere strutturate, organizzate e vanno predisposte regole e deleghe precise.

Come avete affrontato il passaggio generazionale con i vostri padri e come pensa affronterete la continuità d’impresa con i vostri figli?Il passaggio generazionale è un po’ il “vizio” dell’imprenditoria bresciana. I grandi protagonisti dell’industria erano motivati da una grandissima passione che si traduceva in amore per il lavoro, per il business, portato avanti e sviluppato in maniera quasi “integralista” tant’è vero che anche oggi, nonostante il passaggio generazionale si sia ormai concluso, sia mio padre che mio zio si recano regolarmente in azienda. Questo fa naturalmente parte del loro DNA e sarebbe impensabile per loro non portare avanti questo impegno, poiché lo considerano tuttora parte integrante della loro vita, e probabilmente è questa la loro unica e vera passione, la stessa che li incoraggia ancora oggi a respirare l’aria aziendale. Il passaggio generazionale con i nostri figli potrebbe esser ancora più complicato. Come ho detto precedentemente, le aziende sono arrivate ad un livello di complessità tale che la managerialità continuerà ad avere un ruolo chiave, ancora più strategico di oggi. Secondo una vision in cui l’operatività richiesta equivarrà a riportare competenze sempre più specifiche, proseguiremo nell’avvalerci di manager altamente qualificati.

Oggi si parla tanto di resilienza, tra aumento dei costi energetici, difficoltà di approvvigionamento della materia prima e guerre che minacciano l’intero sistema. Come sta l’industria siderurgica e che fase sta attraversandoL’industria siderurgica sta attraversando un momento difficile. Abbiamo affrontato una pandemia che ha inciso in maniera gravosa sull’economia in generale e dopo soli due anni ci siamo trovati travolti dalle conseguenze di una guerra molto vicina a noi. Un conflitto localizzato, ma alle porte dell’Europa che, visti gli attori coinvolti e le potenzialità belliche, si pone come una minaccia generando grande preoccupazione ed incertezza. Gli scontri hanno originato un rischio geo-politico il quale inevitabilmente ha fatto innalzare i prezzi dell’energia e delle materie prime a livelli mai visti generando grandi difficoltà di approvvigionamento. Per esempio è proprio dal Donbass che provengono ferroleghe e carbone di alta qualità, utilizzati dalla maggioranza degli stabilimenti siderurgici italiani ed europei. Per attutire il rischio legato a queste incertezze ci siamo dovuti orientare su altri mercati, più lontani e più costosi per reperire materiali simili da poter impiegare con successo nei nostri processi produttivi. A questo si è aggiunta la  crisi dettata dal conflitto in Medio Oriente, che ha compromesso la percorribilità del Canale di Suez, zona esposta dal novembre scorso, dallo scoppio della guerra tra Israele e Hamas, ad attacchi di missili e droni provenienti dallo Yemen e rivendicati dai guerriglieri Houthi filo-Hamas. La conseguenza è stata pesante e ha costretto esportatori ed importatori alla circumnavigazione marittima dell’Africa con nuove rotte, aggravando costi, i transit-time della merce, fino ad arrivare a un mese e mezzo in più sui tempi di consegna, intensificando la speculazione. Nonostante queste reali complicazioni penso che la problematica più grave riguardi l’Europa e in particolare l’Italia compromessa da un’altra componente fondamentale per la siderurgia: il rottame. Oggi è la Turchia ad esercitare la pressione più forte per l’acquisto di questa materia prima preziosa. La “fuga” del rottame sta assumendo proporzioni preoccupanti. Per mantenere solido e per tutelare il mondo dell’elettrosiderurgia è oggi necessaria un’azione europea al fine di inibire l’esportazione di questo materiale. Al di là della redditività dei nostri impianti è necessario oggi battersi per il futuro del nostro ecosistema industriale il quale non deve morire ma perdurare nel renderci indipendenti da speculazioni mondiali.Il rischio è davvero molto alto ed è quello di dipendere totalmente da mercati stranieri. Questa è un’incertezza evidente, una tendenza che se non fermata potrà confermare quella temuta subordinazione. Servono quindi azioni forti di carattere politico che impongano restrizioni all’export a tutela del settore siderurgico e di tutti quei settori industriali strategici che possano consentire il benessere a cui oggi siamo tutti abituati.

Lo scorso anno avete avviato un interessante progetto, l’“Alfa Academy” al fine di formare nuove figure professionali. Qual è stato l’esito di questo programma?Alfa Academy è un progetto nato in collaborazione con ITS Machina Lonati con lo scopo di riavvicinare i giovani a determinate realtà industriali. Oggi infatti la scolarità prolungata nel tempo e la positiva voglia di crescere maggiormente dal punto di vista accademico ha rallentato l’ingresso nelle aziende dei giovani.Per noi è stato logico investire in queste generazioni ancor prima del completamento del loro processo scolastico. Alfa Academy nasce con lo scopo di coinvolgere i futuri players combinando l’attività scolastica con l’attività pratica e formativa, sia in aula che direttamente nei nostri reparti. Considero oggi necessario trasmettere i veri valori della real economy, non basata su professionalità approssimative, illusorie spesso consacrate a facili guadagni ma a quella consapevolezza ricca di valore e professionalità.Il programma, avviato nel 2022, si compiace oggi di risultati estremamente positivi ed un buon numero di ragazzi ha accettato questa sfida integrandosi con grande entusiasmo nei nostri reparti. Siamo fiduciosi che questo progetto possa rivelarsi vantaggioso e costruttivo. Al termine del percorso conseguiranno una certificazione tecnico specialistica riconosciuta a livello europeo.

Avete presentato l’impianto che recupera il calore dei forni dell’acciaieria con un virtuoso progetto insieme ad A2A: “Alfa Heat Recovery”. Ci parla di questo straordinario piano di recupero di energia?Le energie in gioco nella nostra attività produttiva sono elevatissime. Alfa Heat Recovery ha segnato un passo decisivo nella gestione sostenibile dell’energia attraverso il recupero di quella massa di calore che fino a poco tempo fa andava dispersa. Grazie all’installazione di scambiatori ad elevata efficienza e serbatoi di grandi dimensioni oggi possiamo recuperare il calore dell’acqua calda utilizzata nei nostri processi industriali per raffreddare impianti e prodotti convogliandolo direttamente nella rete del teleriscaldamento cittadino gestita da A2A supportando la decarbonizzazione della città. Con l’accensione dei riscaldamenti in Lombardia le nuove prestazioni energetiche saranno testate sul campo confermando i benefici ambientali e operativi del sistema raggiungendo potenze di cessione fino a 25MW.Sono stati ingenti gli investimenti che ci hanno condotto ad ottenere queste performance ma la sostenibilità è il futuro e non possiamo esimerci dal non recuperare tutto ciò che invece può essere riscattato dai processi produttivi industriali. Il progetto rappresenta non solo un modello di economia circolare ma anche una visione lungimirante che integra sostenibilità industriale al benessere della comunità locale. Nel dettaglio Alfa Heat Recovery consente un risparmio di 4.000 tonnellate equivalenti di petrolio, che corrispondono al consumo medio di metano di 5.000 famiglie. Consente una riduzione di 10.000 tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti alle emissioni medie di 10.000 automobili e non per ultimo una riduzione significativa delle emissioni di ossidi di azoto e di particolato. 

Oggi è ai vertici dell’operatività della Lonati Spa con il ruolo di Presidente insieme a Francesco e Riccardo Lonati. Che valore, anche personale, risiede in questo ruolo? Oggi sono Presidente e Amministratore Delegato di Dinema, Santoni e Amministratore di tutte le altre società del Gruppo. Un battesimo laborioso in un periodo davvero complesso. É in questi delicati periodi che diventa necessario far tesoro di tutta l’expertise acquisita negli anni e penso che sia  altrettanto fondamentale non fermarsi e consolidare il business con nuovi progetti e nuove idee, senza però lasciarsi affascinare da imprudenze o atti troppo audaci. Oggi tuteliamo un’azienda importante che ha sempre funzionato, non è più possibile agire con precipitazione e leggerezza, è necessario mantenere in buona salute quel grandioso progetto iniziato con il nonno Francesco. I tempi suggeriscono investimenti nella tecnologia ma anche nella collocazione di quel valore umano di cui parlavamo prima: manager di esperienza e collaboratori che amano l’impresa proprio come noi stessi. Oggi l’azienda non si regge più su una leadership accentratrice ma su un sistema trainante in cui la sinergia diventa l’elemento chiave. Se non si riesce a creare un team di valore a cosa può servire un leader?

Quali sono le grandi passioni della sua vita?Oltre alla passione per il gruppo che conduco, sono un collezionista di vini e distillati in particolare di whisky. Questa passione mi ha condotto, nel 2008, a creare la Glauco Wine and Spirits Srl, una società di importazione di vini provenienti da Francia, Germania, Austria, Portogallo e un ristorante l’Officina del Mare insieme al mio socio Giorgio Bonfadelli. Negli ultimi anni si è aggiunta la collaborazione con Hidden Spirits, noto marchio italiano del settore distillati, grazie al quale abbiamo creato una linea di single malts dedicati al mondo del collezionismo. Una nuova avventura imprenditoriale, piccola ma di successo in un settore inflazionato e tutt’altro che semplice, che vivo con un sapore diverso sostenuta da quel legame profondo con Giorgio, ex Direttore Generale di Alfa Acciai che da sempre considero un mentore. É da questo rapporto speciale e ricco di stima che è nata un’unione di intenti e di passioni che attualmente portiamo avanti con i suoi tre figli. 

IMMAGINI DI ENRICO MONDELLO

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