La bambina che sussurrava ai cavalli

Una straordinaria storia bresciana  

Il bellissimo libro che Virginio Masina, imprenditore di Lonato, dedica alla nipotina Amelia e al cavallo Custer non è solo la cronaca di una felice commovente simbiosi tra bambini, cavalieri e cavalli ma anche la storia coinvolgente del cavallo come duplice evoluzione e fascinazione: non solo della natura equina ma della cultura equestre e della evoluzione della civiltà umana. Ricordate il film di Robert Redford “L’uomo che sussurrava ai cavalli”? Ebbene, a Lonato c’è  il caso di una storia ancora più vera: quella di una bambina che in età precocissima, come risulta da queste splendide foto, ha imparato a comunicare coi cavalli con una incredibile sintonia di emozioni ed empatia di sentimenti. Sotto la vigile scuola e l’affettuosa attenzione di nonno Virginio – che ama definirsi “Antico uomo di cavalli”  tanto da aver coniato “La nostra storia è scritta nei passi del cavallo” quale motto della famiglia e logo dell’azienda – la nipotina Amelia, oggi una amazzone ancora giovanissima ma sicura di sè, è cresciuta in una totale condivisione emotiva e corrispondenza affettiva con l’affascinante mondo dei cavalli. In particolare con Custer, il diletto “caballus” compagno di lunghe cavalcate nelle ubertose colline della Valtenesi digradanti verso il Garda. Per rendersi conto da tale intensità “chimica” basti leggere la toccante dedica che nonno Gino riserva alla nipote: una prosa vibrante di poesia della natura e pedagogia della vita, dietro le quali affiora la filosofia dell’esistenza e lo spessore dell’esperienza trasmesse ad Amelia, e che lei trasmetterà ai suoi successori. Perchè il vero, autentico messaggio che, grazie alle vibrazioni dei sentimenti,  aleggia da queste parole e alita da queste pagine è la simbiosi, non solo l’osmosi, tra cultura e natura, tra umano e postumano, tra uomo e animale. Come dire tra le bellezze del creato. Nella fattispecie tra nonno, nipote e Custer, il cavallo di mille scorribande. Una “summa”, una sinfonia di premurosi sensi da cui nasce la saggezza della ragione, ossia la sapienza di vita e quindi la coscienza dei suoi momenti e la quintessenza dei suoi mementi. E’ il lascito di nonno Gino, l’antico uomo di cavalli, per la diletta Amelia, la bambina che sussurrava ai cavalli.       

Un pensiero, un ricordo al mio cavallo Custer La sua statura è quella di media altezza di cavalli Quarter Horse Canadesi (Albertini). Custer è un cavallo che, nell’architettura fisica e nelle armonie delle sue forme, è il migliore di tutti. Cavallo bellissimo, con arti solidissimi,tendini netti ed appiombi perfetti. Resistentissimo al lavoro, grazie alla sua qualità di forza muscolare nervosa, con una buona genealogia. I suoi movimenti sono caratterizzati da stile, eleganza, classe e finezza, con passo deciso e sicuro che lo contraddistingue. Se fosse una donna si potrebbe definire con “molta personalità, attraente e con un grandissimo sex appeal”.  Per effetto della grande rapidità di contrazione dei suoi movimenti e dello slancio potentissimo, che gli danno i forti muscoli del treno posteriore, si può definire un fortissimo corsiere. Le sue misure sono così eccellenti da avvicinarsi a quelle del grande Melton (soggetto ritenuto dal Prof. Fogliata sul finire dell’800 come cavallo perfetto).  Altezza e groppa di ugual misura, la lunghezza della testa rientra due volte e mezzo in quella dell’altezza, la lunghezza sempre comparata all’altezza è leggermente più abbondante, mentre lo spazio dallo sterno al terreno ne è il 50%. Proprio quest’ultimo un valore decisamente vantaggioso per lavoro da mandria che lo vedono cimentarsi sui vari terreni. Una cosa che preme particolarmente sottolineare, oltre alla conformazione convessa al posteriore è la prominenza del petto che delinea nella sua grandezza un’ellisse molto accentuato ed armonico. Carattere dolcissimo, onesto, sincero, riservato con i bambini. Molto gentile e rispettoso nei confronti del suo proprietario. In passato come gesto di rifiuto, dovuto ad insicurezza, si difendeva con impennate, comportamento col tempo andato sempre più scemando fino a scomparire, sicuramente merito anche del rapporto di amicizia, amore e rispetto più profondo.  Il rapporto che si ha con il cavallo è come quello con le donne: quando si ha la fortuna di unirsi, legarsi per amore rimane fedeltà reciproca. Purtroppo non ho capito per tempo la sua patologia.

Questa Terra è la mia Terra di Virginio Masina

Una tenera carezza per la mia cara Amelia Questa testimonianza desidera lasciare una traccia per ricordare i meravigliosi anni trascorsi con il nostro caro Custer, periodo straordinario intensamente vissuto insieme alla mia adorata nipotina Amelia. Custer è stato il cavallo del tuo battesimo nel mondo equestre, il tuo primo amore in quell’universo naturale carico delle sane emozioni che ti avrebbero poi formato e che, ascoltata, coccolata, accolta, divertita senza chiedere nulla in cambio: solamente una carezza, un tenero gesto d’amore, come ti ha insegnato tuo nonno. Spontaneamente, nel mondo autentico e sincero della tua infanzia, hai appreso ed accolto tutte queste delicatezze nel tuo spirito ed ora appartengono al tuo DNA, all’eredità che anche tu, come tuo nonno, un giorno trasmetterai.  Delicatezze dell’anima che non si acquistano con il denaro: così le vorrebbero ottenere i nuovi ricchi, come fossero l’ennesimo gesto della loro avidità. No: Donum Dei, dono di Dio che si tramanda per generazioni. Custodiscilo gelosamente nello scrigno dei tuoi ricordi preziosi e fanne dono ai rari degni e non all’ “umanità”, Amelia cara, ricordi? Le domeniche all’imbrunire della sera, dopo le nostre passeggiate, seduti a terra, le tue gambe in mezzo a quelle di Custer che, mangiando lentamente ilfieno, ti guardava con i suoi grandi occhi e ti annusava ed io cercavo di insegnarti a parlargli, a comunicare con lui. “Non mi capisce” mi dicevi triste scuotendo la testa quasi contrariata. Non è come pensi, ti rispondevo: non intende certo le ue parole, ma certamente sente la purezza e la naturalezza del tuo sguardo, il tuo stato d’animo, la tua serenità. Credimi, insistevo: osserva come ti cerca e ti annusa con il suo fiuto infallibile. Ti ha trovato ed è come se ti stesse dicendo: anch’io ti voglio bene e non temere, ti proteggo. E ancora: le nostre scorribande in primavera inoltrata nell’effluvio di quei profumi e di quei colori di una natura rigenerata, verdeggiante tra quei boschi a noi familiari, raccogliendo piccoli mazzi di fioei da portare alla cara nonna. Con noi, oltre Custer, anche Cisco e Don Primo: al galoppo fino alla cima del “Mùnt dei Patarlì” arrivando al grosso sasso, lo stesso che con me raggiungeva tuo padre e che io conobbi accompagnato dalla tua bisnonna ascoltando attento i suoi racconti di infanzia. Muto testimone del passaggio delle generazioni della nostra famiglia. Da quella che per noi era allora la vetta del mondo, ti indicavo verso ovest i paesi e le terre che erano per te onfini del tuo abitare e del tuo crescere oltre quella magica infanzia. Scesi da cavallo ti esortavo a ringraziarlo con carezze, piccoli baci, soffiando il tuo fiato nelle sue narici. Redini a terra, seduti dinnanzi agli zoccoli, uno sguardo verso estla placida distesa del lago e l’imponenente massiccio del baldo che, in un cielo che pareva esplodere in quell’infinito azzuro, degradava lentamente verso la sponda veronese. Momenti, visioni insimenticabili: ringraziavo Dio di poterli vivere, grato di condividerli con la mia piccola Principessa alla quale il nonno desiderava insegnare quel poco e prezioso di ciò che credeva il suo sapere della Vita e della Natura. La stagione che ancor più, per la mia sensibilità, trasmetteva un indicibile sentimento di ebrezza della vita è sempre stato l’autunno. La natura che pare ripiegarsi, rinchiudersi in sè stessa nei suoi nuovi colori apparentemente spenti che la accompagnano nel suo temporaneo sonno invernale. Le figure dei contadini che lavoravano la terra popolata da uccelli che si nutrivano di ciò che raccoglievano e le foglie cadute calpestate dagli zoccoli di Custer, mentre un vento leggero scuoteva dolcemente le cime degli alberi. Così cara Amelia, ci fermavano ed insieme frantumavamo una zolla tra le mani odorandone la fragranza che per noi racchiudeva il profumo di un intero mondo: il nostro. Tutto ciò in condivisione, in empatia con i nostri cavalli che con il loro vivo silenzio sembravano percepire il nostro commosso abitare quell’atmosfera. Prima di montare in sella poi, rispettosa del mio ordine scherzoso, aspettavi che dessi l’ordine: “compagnia in sella!”. Se si sostava l’ordine era: “compagnia a terra!”. A volte la passeggiata continuava a piedi, redini in mano, su una piccola strada in uncampo: anche lì il nostro dialogo interrompeva il silenzio religioso della campagna. Proseguendo poi, al passo in periglia con te a sinistra come è d’uso per i gradi della cavalleria, tu mi interrogavi ed io, incalzato, ti rispondevo, interrogando a mia volta la mia esperienza ed il mio cuore, su tutto: la scuola, la natura, la vita, il clima delle stagioni. I nostri cavalli silenti ma sensibili al dialogo affettuoso tra Amelia e suo nonno nei panni inusuali di maestro di vita. Fai tesoro Amelia cara di questa tua prossimità in quei tuoi anni di crescita al nostro Custer ed al tuo nonno, “L’antico uomo dei cavalli”.

IMMAGINI ©PALETTI

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