LA DUPLICE LEZIONEDI FUTURA EXPO e dell’Anno della Cultura

Due eventi dai quali ricavare utili insegnamenti. Da capitale italiana della cultura e della sostenibilità a città europea e provincia d’Europa. Lo sviluppo al punto più avanzato del suo percorso genera autocoscienza, cioè coscienza critica di se stesso. E’ anche il caso di Brescia, dove la cultura della sostenibilità economica e ambientale – frutto di un avanzato contesto industriale-imprenditoriale e come tale declinazione di una matura responsabilità sociale figlia a sua volta di una conseguente etica valoriale – si è interrogata per tre giorni a Futura Expo con riscontro di pubblico e ricchezza di argomenti.

Più che una fiera una manifestazione culturale – ideata, promossa e organizzata dalla Camera di Commercio e Pro Brixia – che si è configurata come una delle iniziative di migliore riuscita e maggior spessore nel più esteso ambito di Brescia capitale italiana della cultura. Due eventi, capitale della cultura e capitale della sostenibilità, dai quali è possibile estrapolare sin d’ora, anche se il primo di questi non si è ancora concluso, alcune indicazioni per il prossimo futuro. Non solo di merito ma più ancora di metodo.                  

Cominciamo dall’anno della cultura. Un’esperienza esemplare da tesaurizzare e un lascito ideale da coltivare. L’eredità più importante del 2023 – di cui Futura Expo, giova ripetere, è stato l’esempio concretamente più articolato e compiuto oltre che tematicamente variegato e composito – è l’acquisita e dimostrata capacità di Brescia di fare sistema. Una novità collaudata con successo  grazie alla accelerazione impressa dalla capitale della cultura. E un precedente da non dimenticare. Non si tratta solo di un auspicio che potrebbe suonare banale ma di un appello all’indirizzo di una città che con l’anno della cultura ha dimostrato essere degna del proprio spessore morale, ricchezza culturale  e tradizione storica. Cose che fino a ieri, pur diffusamente avvertite, non erano ancora compiutamente metabolizzate e massivamente assimilate, non tanto per disattenzione quanto per insufficiente consapevolezza (pudore, timidezza?) di un mutamento che è andato oltre le più ottimistiche aspettative. Il 2023 è stato infatti la conferma definitiva,  concettuale ma anche plasticamente e “fisicamente” percepibile, del cambiamento di Brescia nell’ultimo decennio. Una mutazione che non è retorico definire “molecolare”, avendo investito l’intera società civile modificando l’immagine di Brescia non solo agli occhi dei bresciani ma più ancora a quelli di chi bresciano non è. Ovvero chi, approdando in città, ha scoperto una realtà molto diversa da come frusti stereotipi  l’avevano dipinta quale “provincia del tondino” (primato ancora attuale, fortunatamente, essendo un titolo di merito economico-sociale e di cultura industriale alla stregua  della cultura tout court). Pregiudizi ancora aleggianti benchè desueti, si veda la Brescia  “ricca e ignorante” di Prodi trent’anni fa, binomio poi rimasto tardivo retaggio della pigrizia professionale dei media nazionali, sempre pronti ad anteporre le virtù della metropoli ai ritardi della provincia e sempre lenti ad accettare i cambiamenti di quest’ultima.    

E invece la provincia si è svegliata. In particolare quella industrialmente produttiva, economicamente propulsiva e socialmente progressiva come Brescia, per la quale si può dire, mutuando le parole di Giorgia Meloni su sè stessa, che “non l’ hanno vista arrivare”. Provincie che avevano strumenti e risorse per affacciarsi alla ribalta nazionale e che grazie a un loro sapiente mix hanno saputo affiancare alla crescita economica, essendo l’industria e il lavoro la cifra  della loro continuità storica, la coscienza di una nuova modernità e maturità comportamentale. Fattori che in un tempo relativamente breve hanno generato una nuova identità culturale,  con una evidente accelerazione nell’ultimo decennio che ha segnato una sorprendente discontinuità rispetto al passato. Domanda: non solo a cosa ma a chi si deve tale  mutazione? Perchè i meriti, come sempre avviene nelle oggettive trasformazioni consapevolmente volute  e collettivamente vissute, hanno sempre una loro ascrivibile paternità soggettiva. E anche in tale caso si tratta di una riuscita convergenza e cooperazione tra meriti istituzionali, imprenditoriali e sociali. Ossia della comunità politica, della collettività economica e della società civile nelle diverse sue componenti. Più specificamente, le benemerenze sono da attribuirsi a una nuova sensibilità coesiva e condivisa  sul piano economico (imprese), politico (partiti), culturale (professioni) ed  etico (istituzioni).  Soggetti che hanno rispettivamente e compatibilmente coltivato il profitto delle imprese (gli interessi dell’economia), il consenso dei partiti (le idee della politica), il merito delle professioni (gli ideali della cultura),  il servizio delle istituzioni (i valori dell’etica).  Certo con differenti livelli di convinzione e partecipazione, a seconda delle maggioranze che hanno governato Brescia  negli ultimi vent’anni, ma anche con un grado di condivisione che, sia pure su diversi piani di coinvolgimento, ha reso tutti partecipi di un percorso virtuoso che ha trovato il suo momento culminante e consonante nell’anno della cultura. 

Al centro, non esclusivo ma decisivo, di tale corale processo di crescita ventennale (le  mutazioni, di qualunque tipo esse siano ma in particolare quelle che incidono nel tessuto civile di una comunità, richiedono tempo) possiamo individuare senza dubbio, oltre alla collaudata e sedimentata cultura del lavoro di cui Futura Expo è stata l’ultima conferma in ordine di tempo, la prestigiosa dotazione museale e memoriale cittadina. Dal Castello a via Musei, dalla Brescia romana a  Santa Giulia e da tutto quanto il ripristino dello straordinario composito patrimonio della Fondazione Brescia Musei ha comportato per il recupero e il rilancio dell’intero  complesso storico, artistico e culturale della città (una decina i musei nel solo capoluogo). Dal Capitolium al Corridoio Unesco, dalla Pinacoteca Tosio-Martinengo all’immersivo e suggestivo  Museo del Risorgimento, da Palazzo Martinengo Cesaresco al Museo Diocesano, dal Museo delle Armi alla Strada del Soccorso (Amici del Cidneo), dal Museo Sorlini di Carzago alla Casa Museo Zani di Cellatica, dal Muse di Salò al Vittoriale degli Italiani, non solo mausoleo gardesano ma Casa Museo dannunziano. Ci sono anche, oltre al Museo Mille Miglia, il Museo del tappeto antico di Roman Zaleski, forse unico al mondo per numero e rarità di reperti. Un processo non ancora concluso ma vicino al suo compimento con i prossimi Teatro Romano, nuovo Museo delle Scienze naturali e Museo dell’Industria e del Lavoro, con i quali il patrimonio museale bresciano potrà dirsi all’altezza delle migliori offerte metropolitane italiane ed europee. 

I musei non sono solo giacimenti della cultura del passato ma anche depositi identitari della memoria per il futuro. Memoria che, secondo la bellissima immagine di Mahler, “non è la conservazione delle ceneri ma la salvaguardia del fuoco”. L’anno di capitale italiana della cultura, di cui Futura Expo è stato uno dei momenti apicali più eloquenti, può essere considerato propedeutico a Brescia come città europea della cultura  e alla provincia di Brescia come provincia d’Europa. Velleità?  Iperbole? Utopia? Forse, ma attenzione ai “complessi” di pudore e timidezza che in passato hanno tarpato le ali alla città  i cui meriti, come è accaduto per l’anno della cultura, si sono poi rivelati superiori alle attese. Un percorso virtuoso, sinergico e sistemico, è stato avviato: questa la più autentica novità, collaudata anche a Futura Expo, dell’anno della cultura 2023 che si avvia alla conclusione. Sta a Brescia e ai bresciani non lasciarne cadere le opportunità e potenzialità. Un’eredità ricca di messaggi e densa di promesse. Sarebbe una perdita non farne tesoro per il futuro nazionale ed europeo che ci aspetta. Un approdo cui potrà essere determinante, per modernità dell’approccio, la cultura della sostenibilità illustrata nei tre giorni di Futura Expo. Un laboratorio che, in prossimità della conclusione dell’anno della cultura, ha fornito la prova, per impegno ideale e coscienza morale, di una sottesa quanto evidente verità: l’etica o ragione dei valori, unita alla prassi o pulsione degli interessi e all’epica o passione degli ideali, è l’energia più rinnovabile. Ma affinché sia sostenibile occorre diventi sempre più responsabile.       

Brescia da capitale della cultura

a capitale della sostenibilità Intervista a Roberto Saccone

Una innovativa “Economia per l’ambiente” – secondo Roberto Saccone, presidente della Camera di Commercio e di Pro Brixia, promotrici e organizzatrici dell’evento – che  vuole candidare Brescia a capitale italiana della sostenibilità ambientale, o quantomeno ad assumerne stabilmente un ruolo di rilievo e richiamo  nazionali.

Ingegner Saccone, oltre 30mila visitatori entusiasti, 124 espositori presenti e convintamente partecipanti, 465 relatori e ospiti intervenuti in oltre 270 incontri ed esperienze: la seconda edizione  di Futura Expo è stata un evento pienamente riuscito che vi ha ripagato di tutti gli sforzi compiuti, non le pare? Sì, siamo davvero soddisfatti di questa seconda edizione di Futura Expo, per ciò desidero ringraziare ancora una volta tutti coloro che hanno sostenuto e creduto in questo progetto: in particolare il nostro main partner, Intesa San Paolo, e i sostenitori A2A, Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo, Fondazione Una, Gruppo Feralpi e Bonifiche Ferraresi.  Insieme, ovviamente, a tutti gli espositori che hanno animato la tre giorni, compreso ospiti, relatori e interventori che hanno portato elementi conoscitivi e contenuti propositivi ai convegni, ai confronti e ai dibattiti che hanno arricchito e approfondito i temi affrontati dalla rassegna…

Un successo che potrebbe trasformare l’appuntamento da biennale ad annuale, dunque? Ci stiamo pensando: abbiamo detto a suo tempo che, dato lo sforzo finanziario e organizzativo sostenuto da Camera di Commercio e Pro Brixia, sarebbe diventata biennale, tuttavia il successo riscontrato ci induce ad una riflessione da questo punto di vista. In ogni caso posso assicurare che il progetto Futura, più ampio e articolato dell’evento Futura Expo, continuerà nel 2024.

Più che una fiera, possiamo definirla un proficuo quanto fecondo laboratorio dove didattica delle idee, dialettica degli interessi e dialogica dei valori hanno polarizzato l’attenzione del pubblico e dei media: in tale senso possiamo definirla una esposizione “a tema” più che una fiera commerciale tradizionale, di cui è già saturo il panorama fieristico locale, regionale e nazionale?    Il successo registrato dalla rassegna conferma la ormai acquisita e condivisa centralità per le imprese dei temi ambientali: per ciò abbiamo scelto di fare di Futura Expo una rassegna tematizzata, poichè secondo noi sta qui lo spazio futuro che una struttura come quella bresciana deve ritagliarsi per crescere, essendo già saturo, come lei ha detto, lo scenario fieristico esistente. E il tema della sostenibilità mi pare essere, oltre che centrale per l’attualità, anche strategico per il futuro. Intendo sostenibilità ambientale come sinonimo di responsabilità economica e sociale: non si tratta solo di parole o di slogan ma di aspetti dell’impresa divenuti oggi necessità gestionali, ossia condizioni per l’efficienza e la competitività aziendali e quindi fattori della sua profittabilità.

L’idea della sostenibilità come tematizzazione portante  per l’oggi e trainante per il domani è stata accolta all’inizio con un certo scetticismo, poiché non era facile trovare una nuova identità distintiva per la Fiera di Brescia: non è così? Guardi, a differenza di quanto accadeva ai tempi di Napoleone, cui si deve l’istituzione delle Camere di Commercio – oltre agli Atenei di scienze, lettere ad arti –  oggi bisogna mettere d’accordo ben 14 associazioni  rappresentative di altrettante categorie imprenditoriali: ebbene, devo dire in proposito che ho trovato da parte loro piena condivisione e collaborazione, ennesima positiva conferma  che in questa provincia non mancano, anche a livello istituzionale, l’attitudine al fare e  la  disponibilità alla cultura del fare.

Certo, e Futura Expo ha segnato due novità: la prima è che Brescia, dalla cultura del “saper fare”,  caratteristica del secondario avanzato bresciano – poichè a Brescia è il secondario ad essere avanzato –  sta approdando alla cultura del “far sapere”, che è requisito di un terziario attrezzato; la seconda che Brescia, come è emerso in questi dieci mesi  di Capitale italiana della cultura, anche con Futura Expo ha dimostrato di “fare sistema”, cosa che fino a ieri non era così scontata. Giusto, la dimostrata capacità di fare sistema mi sembra una delle importanti conferme di questa edizione: basti pensare alle iniziative collaterali, sollecitate o scaturite in seno alla manifestazione: dall’Abem –  la controllata della Camera di Commercio presieduta da Giuseppe Pasini che ha proposto di entrare nel capitale della Save, la società  che controlla l’aeroporto di Montichiari, con una dote di 6 milioni di euro –  alla presentazione ufficiale di Honest Food, associazione che vuole ripensare in termini di qualità e affidabilità, trasparenza e convenienza la filiera agroalimentare, proposta che ha avuto il dichiarato consenso e il convinto appoggio del presidente nazionale della Coldirettti, Ettore Prandini; dal recupero dello spreco idrico e realizzazione dei bacini di accumulo proposti dal Ceo di A2A, Renato Mazzoncini, al tema del nuovo depuratore del Garda, impianto di interesse non solo locale, progetto noto da tempo ma ulteriormente dettagliato e focalizzato alla presenza del ministro dell’Ambiente. Voglio dire che Futura Expo non è stato solo un laboratorio di idee ma anche un incubatore di progetti concreti e di proposte che nel corso della manifestazione sono stati ulteriormente focalizzati.  

Effettivamente Futura Expo, anche in ragione dei rilevanti contenuti da lei elencati, si è segnalata come una delle manifestazioni più riuscite, in quanto più ricche e creative, nell’ambito della Capitale italiana della cultura 2023: un buon auspicio per le future edizioni, non le pare? É ciò che auspichiamo, anche perché   –   a differenza della Capitale italiana della cultura, riuscitissima manifestazione che ha restituito a Brescia, vista fino a ieri con devianti quanto sommari stereotipi,  il ruolo culturale che le spetta anche a livello nazionale –  di Futura Expo contiamo di vederne altre ancora.

Ancora una domanda: perché, nell’ambito dei lavori di Futura Expo, non si è dedicato uno specifico  incontro alla Cittadella dell’innovazione, pur essendo un argomento importante per il futuro di Brescia?  Forse perché l’ipotizzata entità dell’intervento, con 230 milioni di spesa di cui circa 200 destinati alle opere edilizie, potrebbe far pensare, come sostengono autorevoli esponenti dell’industria bresciana, più a una operazione immobiliare che a un investimento tecnologico?   La Cittadella è un centro di innovazione di cui c’è bisogno.  A prescindere dalla dimensione dell’investimento per uno spazio fisico dedicato alla ricerca e alla innovazione tecnologica, stiamo pensando anche ad altre ipotesi: tra queste uno spazio diffuso in modo articolato sul territorio, una sorta di “open space urbano”,  non necessariamente un solo contenitore.  Comunque la Cittadella dell’innovazione è un tema serio e complesso che va affrontato in tutti i suoi risvolti, con il tempo e l’approfondimento necessari ad un infrastruttura  che potrebbe costituire un  tema importante di una prossima FUTURA EXPO. Sempre nell’alveo  del suo riconosciuto “main stream”, ossia  la sostenibilità nella sue  versioni aziendale e ambientale, e la responsabilità  nelle sue declinazioni economica e sociale.

Vero, ma mi consenta un’ultima riflessione, non estranea o estemporanea come potrebbe apparire ma pertinente: se è vero che l’azienda non è un’opera pia, che antepone il bene altrui a quello proprio, ma è un’opera buona poiché facendo il bene proprio fa anche quello altrui, è vero allora, a proposito di sostenibilità non solo ambientale ma anche aziendale, un altro corollario: l’etica è la vera fonte di energia rinnovabile, ma non sempre sostenibile. 

O meglio, per essere sostenibile deve essere sempre più responsabile. Cosa ovviamente non facile. Non è d’accordo? Tengo a sottolineare che l’etica deve essere sempre sostenibile, come etica e profitto devono essere sempre compatibili; l’imprenditore è il primo a sostenere il ruolo sociale dell’impresa e la sostenibilità ambientale, che oggi fa parte delle finalità dell’azienda insieme a quella economica e sociale,  è un principio etico oltre che un fattore di competitività. In questo senso l’imprenditore è  socialmente responsabile, non solo oggettivamente  come lo è sempre stato ma oggi con una maggiore consapevolezza soggettiva.  Futura Expo ne è stata una istruttiva conferma, e questo ci fa sperare nella fondata possibilità di farne un appuntamento sempre più apprezzato  e partecipato”.   

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