Claudia Pelizzari ha senza dubbio lasciato un segno distintivo ricco di carattere ed espressione. Un’architettura e un interior design divenuto brand per la forte connotazione identitaria donata alle sue opere, che si tratti di una dimora, come di un hotel o di uno spazio retail. É grazie agli Architetti Claudia Pelizzari e David Morini che Brescia ha acquisito un sapore così internazionale divenendo headquarter di progetti memorabili e iconici custoditi nei luoghi più belli del mondo, da Venezia a Dubai, dal Garda all’estremo Oriente.
Intervista a Claudia Pelizzari Founder e Concept Designer e David Morini, CEO and Architect

Cosa significa saper vivere l’architettura? Come siete nati e con quali ambizioni? La curiosità, espressa anche oltre gli ordinari limiti, spiega l’Architetto Claudia Pelizzari, ha da sempre incoraggiato e sfamato la mia ambizione proiettandola verso forme di architettura nuove, un tempo agli albori della loro affermazione, proprio come l’interior design. Ho desiderato spingermi e sperimentare mondi nuovi, quello anglosassone ad esempio, capace di accostare elementi classici a nuove ventate pop.
Qual è oggi il vostro core business? Il nostro core business, racconta l’Architetto David Morini, è quello della progettazione architettonica, dei restauri conservativi e non per ultimo dell’interior design. I nostri interventi di valorizzazione riguardano principalmente il costruito e quindi tutto ciò che merita particolare attenzione e che necessariamente desidera una seconda chance, una nuova vita. Ci occupiamo di ogni progetto in maniera completa, dalla gestione delle pratiche al concept, dalla realizzazione a tutto l’interior design che ultima, concretizza e caratterizza le nostre opere.

Una vision, la Vostra, principalmente ispirata al tailor made, al progetto unico, che si tratti di casa, hotel o retail. Qual è la cifra stilistica o il fil rouge che abbraccia ogni Vostra opera? L’ascolto del nostro committente e l’attenzione che ha tutto il sapore di consapevolezza nei confronti dei luoghi in cui ci troviamo, sostengono la nostra vision. É l’interesse e la considerazione a queste peculiarità che possono dare vita e forza al progetto. É solo da quel preciso istante che poi riusciamo ad interpretarle attraverso la nostra mano, un po’ eclettica e molto spesso capace di spingersi oltre la singola aspettativa espressa dal nostro cliente. Non abbiamo mai desiderato seguire le mode del momento ma abbiamo sempre privilegiato interventi e architetture timeless che potessero resistere e quasi consolidarsi nel tempo. I nostri sono interni riconoscibili, fortemente identitari progetti in cui vive e sopravvive la nostra individualità, oltre il tempo. Un esempio che posso citare è “Classico Casa Tua”, il ristorante calato in un palazzo nobiliare del XVIII sec nel centro storico di Brescia di cui abbiamo curato interamente gli interni. Un luogo che senza dubbio stupisce. L’impressione è quella di entrare in una dimora privata d’epoca, che con sapienti interventi bespoke offre un’allure tutta contemporanea, per un ristorante ospitato al suo interno. Un intervento che ci ha permesso di creare una scenografia in grado di fondere charme e comfort. La cifra stilistica dei progetti Pelizzari Studio è riconoscibile, iconica, eccentrica ma mai esuberante. Andrew Martin, celebre scrittore e giornalista britannico, in un articolo che parlava di noi ci definì in questo modo: “c’è sempre un tocco eccentrico nei loro progetti”. É sempre stata questa la mia ambizione, spiega L’Architetto Pelizzari, riuscire ad impossessarmi di quel tocco eccentrico, riconoscibile che potesse dichiararsi come firma tangibile dello Studio. Essere Architetto o Interior Designer non significa solo imparare dalla buona scuola dell’Architettura, questo non basta, potrebbe solo uniformare il nostro credo. É necessario fondere all’accademica cultura quel quid “immateriale”, istintivo e proprio, l’unico in grado di elevare ogni progetto.

Qual è la responsabilità che deve invece necessariamente avere un grande architetto? La responsabilità a cui bisogna ambire e senza dubbio rispondere, spiega l’Architetto Morini, è scandita dal tempo. Ecco che l’opera deve essere in grado di perdurare e resistere alle epoche andando oltre, diventando quasi iconica. É una responsabilità molto alta. Sono “permanenze” importanti e dal nostro punto di vista devono essere aderenti ai luoghi in cui si trovano, in completo ascolto con chi le abiterà e proiettarsi in un senso di continuità e rispetto reggendo quel passo non ancora sancito dal futuro.
Brescia così come Londra, Dubai e la Costa Azzurra accolgono dal 1991 le vostre narrazioni stilistiche; progetti che identificano al meglio la vostra signature. In questo trentennio quanto è cambiato e come la maturità ha influenzato la sua espressione artistica? Il viaggio, come cifra stilistica, è entrato nei nostri codici, spiega l’Architetto Claudia Pelizzari. La leggerezza ci conduce a slegarci dai dictat locali, ci orienta verso progetti internazionali ma ci mantiene connessi alla nostra vera identità e a quel pizzico di “made in Bressa”, come diceva un nostro storico cliente, di cui siamo fieri. La maturità ci ha donato la capacità di saper anticipare i mood attraverso una consapevolezza acquisita negli anni e che abbiamo saputo tradurre in un nostro preciso riconoscibile e mai scontato stile.
Ogni progetto ha il compito di avverare un sogno, un grande sogno, l’abitare. Come riesce in maniera così sorprendente a identificare i desideri della Sua committenza e donare un’espressività così rara e unica ad ogni progetto? Come riesce a instaurare una così profonda connessione tra l’arredo e il protagonista che lo abiterà? Ogni committente varca il nostro studio stringendo a sè un preciso sogno d’abitare, che si tratti di una casa, di un hotel o di uno spazio retail. Noi, nei suoi confronti, ci poniamo in completo ascolto cercando sin da subito di visualizzare e interpretare le sue ambizioni. Crediamo quindi ad una proiezione sartoriale capace di connettersi e persino superare le sue reali aspettative. La fase emozionale per noi è un caposaldo fondamentale, un faro ricco di comprensione, sensibilità e intuizione. Un obiettivo che può essere soddisfatto attraverso la competenza, la formazione ma anche grazie ad un animus che possa spingersi oltre le canoniche competenze accademiche. Un DNA consacrato quasi al sentimento, che possiedi e non conquisti. Riuscire a connettersi e interpretare l’espressione di un cliente non è per tutti.

Vi occupate anche di product design e realizzate voi stessi pezzi unici e capsule collection. Ci parlate di questo particolare ambito? Il product design convive inevitabilmente nella nostra quotidianità, spiega l’Architetto David Morini, anche se in maniera più mascherata. É proprio qui che risiede la sartorialità dei progetti Pelizzari Studio, un ambito esclusivo all’interno del quale realizziamo pezzi unici per i nostri clienti. Arredi e complementi che nel corso del tempo hanno catturato l’attenzione di grandi produttori divenendo veri protagonisti nelle loro collezioni, parlo di carte da parati, lampade, oggetti d’arredo e capsule collection tutt’ora in commercio. É per noi rilevante anche quel network di partner, fornitori, maestranze e artigiani che collaborano con noi e condividono valori e visioni. Un tema fondamentale che si vede poco ma che ispira profondamente un progetto completo.
Cosa la ispira maggiormente? Amo lasciarmi ispirare dall’aspettativa progettuale ovvero nell’individuazione di tutti i desideri e ambizioni del mio committente, spiega l’Architetto Pelizzari. Questa per me ha il valore di un’autentica ispirazione primordiale. Quotidianamente è il mondo che mi ispira, la natura e le nuances suggerite da tutto ciò che mi circonda.Anche la moda ha sempre assunto un ruolo determinante.I grandi Maestri del fashion, quelli che hanno lasciato un segno iconico e tangibile nel nostro secolo sono diventati per me ideali interpreti di quel gusto che ci ha sempre contraddistinto, quel made in Italy così vero e raro. Mi ispiro all’indipendenza creativa di Karl Lagerfeld spaziando anche ai filoni contemporanei suggeriti da Virgil Abloh, colui che fondò Off-White e fu diretore artistico di Louis Vuitton. Non parlo quindi di tendenze passeggere ma di Maestri veri oltre l’uniformità, contro la ridicolizzazione e la banalizzazione che oggi come oggi sta inghiottendo il settore sempre di più. Queste sono ispirazioni che tendono a caratterizzare ancora di più la nostra opera.

Oggi siete protagonisti anche nel mondo dell’ospitality. Com’è nata questa ambizione e cosa ha significato per voi prestare la vostra professionalità e maturità ad un mondo così trasversale? L’hospitality è un tema che ci ha sempre affascinato moltissimo, spiega l’Architetto Morini. Grazie ai nostri progetti nel mondo dell’hotellerie così come nel retail riusciamo a confrontarci con una platea molto più ampia con l’opportunità di lavorare su scale diverse, senza dubbio più complesse e ricche di sfide. Per noi ospitality significa interpretare una sensazione domestica con tutti i valori e i vantaggi che può riservare una struttura ricettiva d’alto segmento. Amiamo rispettare questa ambivalenza. Desideriamo che ogni ospite e visitatore possa sentirsi accolto e parte integrante di un progetto custom studiato nei minimi dettagli. Abiamo realizzato diverse strutture ricettive in Umbria e sul Garda, boutique hotel che ci hanno permesso di sperimentare tutta la nostra maturità e espressione.
Avete da poco realizzato un hotel vegan sul lago di Garda, totalmente cruelty free. Che tipo di sfide avete dovuto affrontare? Abbiamo appena ultimato Il Mansio Vegan Suites & Restaurant, la prima locanda contemporanea con cucina vegetale sulle rive del Lago di Garda, a Desenzano. Cuore del progetto è uno stile di vita che ha letteralmente dettato stile, modelli e canoni costruttivi: un’ospitalità genuina, sensibile e 100% Vegan. Una vera sfida che ci ha condotti verso scelte specifiche, dal cantiere fino a piccoli dettagli d’arredo concepiti secondo una filosofia cruelty free. Contrariamente da quanto accade spesso in questo mondo siamo riusciti a trasformare un “limite” in un’esperienza straordinaria, ricca di charme, lusso e completezza. Il risultato si è tradotto in un modello di ospitalità unico ed esclusivo in grado di trasformare le criticità in un valore condiviso. Abbiamo rispettato la filiera ispirata ad una filosofia ‘Vegan’ ed di origine 100% vegetale attraverso scelte consapevoli, una profonda ricerca e uno studio quasi “religioso”. Questo studio ci ha condotti non solo a portare avanti una severa indagine sui prodotti cruelty free da impiegare durante la cantieristica ma anche nei piccoli e grandi dettagli proprio come i tessuti d’arredo per i quali abbiamo desiderato privilegiare scelte consapevoli affidandoci ad una inesauribile e specifica ricerca. Un progetto sostenuto da una filosofia alla quale abbiamo aderito perfettamente e che oggi, ove possibile, dirotta le nostre scelte verso consapevolezza e rispetto verso l’ambiente e chi lo abiterà. Progetti come questi divengono interpreti di una ricerca che va oltre i soliti standard qualitativi, una vision che oggi è diventata un elemento connotante del nostro DNA.
Esiste un’icona o un “modello” che si è rivelato particolarmente ispirante nella sua vita? Più di un’icona ha ispirato la mia vita, il mio essere e la mia professionalità, racconta l’Architetto Claudia Pelizzari. Sono una curiosa per natura e questo profondo desiderio di sapere l’ho sempre schiuso nei vari ambiti. Georgia O’Keeffe, una pittrice vissuta in New Messico verso fine ottocento, scomparsa poi negli anni ‘70, senza dubbio ha ispirato il mio amore verso cromie terrose e polverose; Mik Jagger, inaspettatamente, è la mia icona pop e ho sempre adorato le sue giacche dalla verve London Sixties mentre Giò Ponti ha guidato e stimolato quell’equilibrio di stile ricco di eleganza e cultura, senza fiato e senza commenti.

Oggi si parla moltissimo di lusso, anche impropriamente e proiettandone superficialmente gli intenti. Quando si può realmente parlare di vero lusso nel vostro ambito? Il vero lusso oggi sta nel riuscire a creare l’experience, spiega l’Architetto Morini. Oggi l’esperienza è sovrana e deve riconoscersi nell’abitare come in tutte quelle situazioni consacrate al piacere, una cena, una vacanza, ovvero in tutti quei luoghi di cui noi ci prendiamo cura. Attraverso i nostri progetti dobbiamo riuscire a rendere quell’esperienza un valore aggiunto ma non lo facciamo attraverso manufatti costosi ed effetti glitter ma grazie alla selezione e all’accostamento di colori e materiali fuori dal comune, è solo in quel momento che possiamo parlare di lusso.
Qual è il progetto in cui si riconosce maggiormente? Porto ancora dentro di me un progetto che ci ha visti protagonisti in passato, spiega l’Architetto Claudia Pelizzari, la ristrutturazione di una dimora dal fascino straordinario sul Canal Grande a Venezia. Qui si parla di vera e propria simbiosi, un rapporto non solo un progetto che mi ha avvicinato ad una committenza internazionale particolarmente vicina al mondo dell’arte, della cultura, un ambito che respira profondamente un fascino raro, esclusivo, privilegiato. Una clientela di valore che ha deciso di affidarsi a Pelizzari Studio per scelte di architettura e di interior design. Mi sono trovata a confrontarmi con una cultura mastodontica all’interno della quale pezzi di modernariato dialogavano con antichi manufatti in vetro di Murano ma soprattutto gigantesche opere d’arte contemporanea, che non siamo abituati a vedere nelle solite gallerie. Questa dimora è oggi un esempio di interior timeless, un esercizio si stile attualissimo nonostante la sua “età” poichè si concluse quasi un ventennio fa. Una casa concepita attraverso una modernità unica, lontana da modelli sterili e banali ma caratterizzata da un’infinita personalità perfetta interprete della mia vision. E poi che dire, sul Canal Grande, una scenografia unica. Grazie a questi progetti, che divengono opportunità, riesci a “prestare” il tuo sapere, il tuo stile e la tua professionalità a qualcosa di veramente unico che convivrà insieme alla storia, all’arte e alla cultura. Affronti parecchi limiti poichè sei tenuto a rispettare quella storicità, apparentemente quasi ostacolante, e lavori con un passato importante che in quel momento è proprio lì a guidarti in ogni scelta. Una dimora che è stata pubblicata su tutte le testate più autorevoli del mondo, protagonista di un documentario firmato da Sky e ancora oggi di un’attualità unica.
Qual è stato il progetto più ambizioso invece? Stiamo lavorando a progetti impegnativi e prestigiosi ma uno in particolare in questo momento merita un’attenzione speciale. Si tratta di un building, tutt’oggi in costruzione sui Navigli a Milano. Noi ci stiamo occupando degli utlimi tre piani che comprendono terrazza e piscina acquistati dal nostro committente, un famoso artista italiano proveniente dal mondo dello spettacolo. Incredibile per me, spiega Claudia Pelizzari, come la sua posizione e la sua verve artistica, non l’abbia reso troppo sicuro di sè interrompendo i canali emozionali tra noi. Anche questa volta si è creata una simbiosi profonda, una connessione difficilmente spiegabile, non solo dal punto di vista progettuale ma anche da quello anemico, empatico, una relazione rara. Il risultato sarà senza dubbio unico, una dimora che farà molto parlare di sè.
Quale invece il progetto mai realizzato ma rimasto un sogno nel cassetto? La verità è che sino ad oggi abbiamo realizzato già tantissimi sogni. Aprire uno studio a Milano nel 2019, ad esempio, progettare castelli, residenze per sceicchi in Medio Oriente, collaborare con San Lorenzo Yacht e non per ultimo restaurare due interi borghi in Umbria, progetti che sono andati molto oltre i nostri sogni e aspettative. A breve uscirà un libro biografico edito da Rizzoli sul nostro Studio e sulle nostre opere, un progetto che ci rende orgogliosi. L’unico progetto mai realizzato ma che rappresenta un po’ quella sfida a cui vorrei partecipare, spiega l’Architetto David Morini, è la possibilità di lavorare nel cinema dirigendo la parte scenografica di un film, trovando connessioni e logiche differenti.
Uno Studio diventato una realtà premiante per il tessuto bresciano, uno Studio che oggi ha saputo imporre il suo credo anche nel mondo. Quale futuro immaginate per Pelizzari Studio? Ogni giorno è il nostro giorno zero e il futuro lo creiamo quotidianamente. La cuorisità di cui parlavamo prima, gli stimoli e la continua ricerca ci conducono ad aprirci alle sfide. Oggi desideriamo sicuramente consolidare ciò che abbiamo fatto sino ad ora ed augurarci che possa procedere con la stessa fluidità. L’apertura dello Studio di Milano sta segnando un nuovo futuro che spero presto possa valorizzarsi di una terza e nuova sede in Europa e oltreoceano.