L’ingegneria non è solo tecnica e progettazione, ma anche visione, collaborazione e capacità di adattarsi a un mondo in continua evoluzione. Laura Boldi, ingegnere civile e prima donna eletta Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Brescia, rappresenta questa evoluzione con competenza e passione. Il suo percorso, tra professione e impegno istituzionale, racconta la sfida di guidare una realtà complessa, valorizzando il lavoro di squadra e il ruolo delle donne in un settore ancora prevalentemente maschile. Nonostante i numerosi impegni, Laura non ha mai rinunciato alle sue passioni: l’amore per la Franciacorta, le lunghe passeggiate e la pittura come forma di espressione creativa privata.

Intervista a Laura Boldi
Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Brescia, di cosa ti occupi nella tua attività professionale?Io sono un ingegnere civile e mi occupo di progettazione in una società di ingegneria che si è trasformata negli anni; oggi si chiama “progettazione integrata professionale” perché si tratta di una realtà mista dove ci sono ingegneri, commercialisti e tributaristi. Oggi è essenziale lavorare in rete con altre figure professionali, in un mondo sempre più complesso a livello burocratico dobbiamo lavorare sinergicamente. Stiamo proseguendo con questa sfida non semplice convinti che il futuro sia questo, cioè quello della rete.
Prima donna Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Brescia. Come sei arrivata a ricoprire questo ruolo?Diciamo che è arrivato un po’ per caso, in qualche modo inaspettato. Da sempre appassionata di politica, ho ricoperto incarichi istituzionali, prima come Assessore al Turismo della Comunità Montana del Sebino Bresciano e poi come Sindaco di Monticelli Brusati. Dopo un periodo, diciamo di pausa, sono stata contattata da alcuni colleghi per dare una mano all’interno dell’Ordine, proprio nel periodo in cui si stava formando una lista per le elezioni, e quindi mi sono prestata a vivere quest’esperienza: cinque anni come Consigliere e successivamente Presidente. Sono orgogliosa di dire che c’è stata una richiesta da parte dei colleghi e, inoltre, era la prima volta che veniva eletto un Presidente donna; nel campo dell’ingegneria è abbastanza raro. In Lombardia devo dire che siamo fortunate perché ci sono tre donne Presidenti di Ordini a Milano, Brescia e Varese e siamo orgogliose di questo pur senza rivendicare quote rosa o preferenze di alcun tipo. Lavoriamo a fianco dei colleghi maschi senza differenze, con la costanza che ci contraddistingue, perché le donne sono sempre molto testarde e costanti quando credono nel loro progetto. Si tratta di un’esperienza molto impegnativa, ma altrettanto interessante e io sono una persona positivamente curiosa. Cerchiamo tutti di fare del nostro meglio, prestando la nostra professionalità e il nostro tempo, sacrificando il resto proprio perché crediamo in questo progetto che è importante, perché la professione è gran parte della nostra vita.
Di cosa si occupa l’Ordine degli Ingegneri di Brescia? Orgogliosamente posso dire che quest’anno abbiamo acquistato la Sede presso il Crystal Palace dove eravamo già da tanti anni in affitto. Ci tengo a dire che non è solo un ufficio di rappresentanza, ma è l’ufficio dove si radunano ventisei commissioni tematiche che abbracciano tutto il mondo delle ingegnerie – mi piace parlare di “ingegnerie”, ci sono le aule dove facciamo formazione continua e delle salette che noi concediamo agli iscritti gratuitamente a qualsiasi collega che avesse bisogno di fare una riunione o un incontro fuori dal suo studio. Il bello di fare squadra e di confrontarsi è, secondo me, un tesoro a volte inesplorato perché spesso siamo chiusi nelle nostre convinzioni. In un mondo dove si predilige lo smart office e l’individualità, fare rete e trovarsi tutti intorno a un progetto comune è davvero importante.

Qualche numero: quanti iscritti siete e quante donne?Siamo 4.600 iscritti in totale e, se fossimo iscritti tutti quanti, saremmo almeno 10.000 sulla provincia di Brescia. Molti sono dipendenti e, ad oggi, non sono obbligati all’iscrizione.Sono obbligati coloro che devono firmare un progetto, ma anche qui, c’è un progetto all’interno del Consiglio Nazionale che prevede l’obbligo di iscrizione a tutti. É importante che tutti si assumano delle responsabilità ed è corretto che l’Ordine, anche dal punto di vista deontologico, tuteli sia gli iscritti che i cittadini con un Consiglio di disciplina che ha sede nell’Ordine stesso.
Qual è la situazione delle donne all’interno dell’Ordine e all’interno del Consiglio?C’è una buona compagine di donne perché siamo in tutto in quindici membri di cui sei donne. Per quanto riguarda invece gli iscritti all’Ordine le donne rappresentano circa il 24% del totale.
La situazione bresciana non rispecchia esattamente quella nazionale?Quella lombarda è un po’ diversa rispetto a quella nazionale. In particolare nei paesi del Sud, l’Ordine viene visto più come un luogo di rappresentanza e prestigio, mentre viene forse un po’ meno l’aspetto volontaristico. Inoltre si iscrivono di più anche coloro che non hanno necessità di firma, sono molto più compatti e coesi e cercano di partecipare nella vita ordinistica. Detto questo ci sono meno Presidenti donne, anzi, ce ne sono veramente poche.
Hai mai pensato che essere donna potesse penalizzarti nella tua professione? Diciamo che nelle mie scelte sono stata ispirata un po’ da mio papà e mio nonno, quindi da figure maschili, nel senso che sono figlia di imprenditori edili e ho “bazzicato nel mondo del mattone” fin da giovane. La aspirazione era quella di poter dare continuità ad una tradizione di famiglia, quindi non mi sono mai posta il problema uomo-donna, anche se più avanti l’ho compreso. Quando frequentavo l’Università ho visto la disparità di numeri; anche se nell’ambito civile qualche donna c’era, ad esempio a meccanica le ragazze erano pochissime. Adesso la situazione è molto cambiata, la presenza femminile all’Università è incrementata parecchio anche se, in termini lavorativi, la differenza si sente comunque ancora. L’”ingegnere” nell’immaginario di tutti è uomo e ci vorrà qualche tempo perché non ci siano più queste disparità, o meglio queste convinzioni. Oggi i ragazzi giovani comunque non hanno queste divisioni nette, è cambiato molto il modo di vedere le cose nelle nuove generazioni.
Come pensi di fare la differenza nel tuo ruolo di Ingegnere e Presidente donna?Secondo me la cosa migliore è portare avanti questa professione con la dolcezza che contraddistingue una donna, sia nell’atto professionale che in quello istituzionale, quindi mettendoci anche quel lato umano che caratterizza la donna nel costruire progetti, percorsi, ma anche nell’interfacciarsi con i colleghi e i collaboratori.
Come concili tutti questi impegni con la tua vita privata?Diciamo che gli impegni sono moltissimi al contrario del tempo libero, ma per me non è un sacrificio, piuttosto una passione. Fare questo lavoro è una passione e quando mi dicono che non ho molti hobby, rispondo che per me già questo è piacere: oltre che per dovere, faccio certe scelte per piacere e di conseguenza passione. Il lavoro è una parte molto importante della mia vita ovviamente, ma naturalmente ci sono anche gli affetti tra cui i miei amatissimi tre cani. All’interno del Consiglio abbiamo tante altre consigliere che sono anche mamme e conciliano tranquillamente la professione con l’impegno della famiglia. Sicuramente la libera professione è un lusso che ci si concede se non si hanno impegni troppo pressanti a livello anche familiare, però vedo sempre di più tante donne che, una volta cresciuti i figli, si buttano nel mondo del lavoro con coraggio. Lo fanno in maniera decisa, anche in posizioni apicali che magari prima non avrebbero considerato.
Nel tuo tempo libero che passioni coltivi?Amo la mia terra, la Franciacorta, e mi piace camminare nella natura. Di recente ho scoperto la pittura: non mi definirei certo un’artista, ma è un’attività che mi rilassa e mi permette di esprimere quel lato creativo di me che magari non riesco a tirar fuori come vorrei a livello lavorativo.
Qual è il tuo rapporto con Brescia? Io sono bresciana, orgogliosamente bresciana! Brescia è una città secondo me molto bella, ma sottovalutata. Io vedo, anche quando viene qualcuno in visita dal Consiglio Nazionale, che rimane positivamente colpito dalla nostra città. Credo altresì che ci sarebbe bisogno di avere un po’ più di coraggio e farla conoscere, aprirsi maggiormente.Ciò che mi dispiace invece è che la città non sia più sicura; l’ultima volta che avevamo l’assemblea a Roma ho pensato di prendere il biglietto in anticipo rispetto al solito, ma perché non mi sentivo sicura ad arrivare più tardi. Arrivata in stazione sono stata a telefono tutto il tempo. Secondo me dovremmo unire un po’ le forze, raccontare le radici di Brescia e far sentire quali sono i valori culturali della nostra città per mantenere alto il nostro spirito di appartenenza.
Hai il rimpianto di qualcosa che non sei riuscita a fare?Sì, direi delle esperienze lavorative all’estero. Io vengo da una generazione dove non era così scontato fare esperienze all’estero, forse anche perché si trattava di famiglie molto protettive… diciamo che oggi invece è abbastanza normale farlo e questo mi è un po’ mancato. Vedere il mondo in maniera più ampia, più aperta, secondo me aiuta tanto e penso che i ragazzi dovrebbero viaggiare, anche per capire meglio quali sono i nostri valori e qual è la nostra realtà.
Dal tuo osservatorio in qualche modo privilegiato hai modo di vedere tanti ragazzi. Che idea ti sei fatta dei giovani di oggi?Per i giovani il lavoro non è più – forse per fortuna – ai primi posti come prospettiva; per loro la persona è centrale e tutto viene di conseguenza. L’impegno a livello lavorativo e professionale viene declinato diversamente: cercano maggiormente posti da dipendenti o comunque più tranquilli, evitano il mondo frenetico che non lascia spazio agli hobby, toglie tempo alle amicizie. Credo che sia cambiato l’ordine dei valori.
In questo senso che consiglio ti sentiresti di dare loro? Trovare sempre un equilibrio nelle cose perché l’importante. É importante sentirsi realizzati in quello che si fa, nessuno dev’essere necessariamente un top manager o l’inventore di qualcosa. Fondamentale fare qualcosa che rispecchi la propria volontà, la propria indole, mantenendo sempre viva la curiosità perché è quell’arma che ti permette comunque di guardare oltre e spaziare.