LAURA BOSIO

Vino ed economia passioni eterne e uno spirito condiviso

Il mondo del vino e la grande passione per l’economia. Laura Bosio, in- sieme al fratello Cesare, impersona la “prima” generazione delle bollicine firmate Bosio e la terza generazione di un passato condiviso che ha avuto origine all’inizio degli anni ‘50 per merito di nonno Girolamo.

Oggi Bosio è sinonimo di Franciacorta consacrato all’alta qualità, una nicchia di valore che affonda la sua genesi in un passato intitolato al la- voro del nonno, alla lungimiranza del padre e alla grande passione per il mondo del vino che oggi unisce due fratelli, Laura e Cesare che, con asso- luta “devozione” e grande vision, affrontano un settore in grande ascesa.

Ci raccontate la storia della vostra famiglia e quindi dei vostri vini?

Io e mio fratello Cesare apparteniamo “temporalmente” alla terza generazione Bosio, in quanto l’apertura della nostra azienda agricola risale agli anni ‘50, ma in realtà siamo la prima discendenza a produrre bollicine.

L’azienda nacque proprio per volere di nonno Girolamo che dedicò i suoi sette ettari anche alla produzione di vino rosso oltre che a quella di cereali per l’allevamento. Mio padre negli anni settanta scelse di percorrere parallelamente anche la strada del commercio che in quegli anni di boom economico stava promettendo ottimi risultati. In quel periodo, a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, con i risparmi dell’attività e con grandissima lungimiranza, acquistò i terreni che ci permisero di passare dai sette ettari ai trenta di oggi segnando le sorti di quell’azienda agricola che probabilmente nella sua vision sarebbe diventata il nostro futuro. Alla fine degli anni ‘90 mentre io ero ancora impegnata nella mia formazione in economia e Cesare si era da poco laureato in scienze agrarie ad indirizzo vitivinicolo, mio padre affrontò il senso del futuro chiedendoci cosa avremmo voluto fare nella vita. Noi figli decidemmo senza riserve di proseguire con l’attività del nonno dandogli una connotazione e una specializzazione in viticultura. Eravamo molto giovani, coraggiosi, un po’ ingenui e anche incoscienti ma grazie al sostegno di papà riuscimmo a convertire i vigneti già esistenti e a estendere gli impianti atti alla produzione di Franciacorta anche sui terreni precedentemente acquistati come forma di investimento.Nel 2001 riuscimmo finalmente a portare a termine la nostra prima vendemmia presentando poi nel 2004, per la prima volta, il nostro Franciacorta Bosio (10.000 bottiglie).Erano tempi diversi per il Franciacorta, annesse al Consorzio si contavano appena una cinquantina di aziende tra cui i top players e il territorio stava iniziando a muoversi tracciando quel grande trend che è oggi.La nostra idea è sempre stata improntata verso la qualità, non tanto la quantità. Abbiamo desiderato concentrarci sul valore e sul pregio del nostro vino, lavorando duramente mettendo il sacrificio al primo posto. Siamo cresciuti insieme a questi vini, con assoluta incoscienza, senza prevedere quanto lavoro si celasse dietro ogni singola bottiglia. 

Lei e Cesare avete due ruoli diversi ma complementari…

Cesare è un grande produttore, un agronomo esperto, caratterizzato dal meticoloso controllo nella cura della vigna e nella produzione in generale. Il suo lavoro è contraddistinto dall’impronta tecnica e produttiva. I miei studi in economia, la mia passione sfrenata per i numeri e per questa materia invece mi hanno coinvolta nella parte gestionale, amministrativa, nello sviluppo e nella programmazione degli investimenti. Questa felice unione di intenti ci ha permesso di diventare estremamente precisi e quindi di ottenere un prodotto di un buon livello.

Come raccontate i vostri prodotti ai visitatori che vi vengono a trovare in cantina? Quali sono le caratteristiche principali?

La nostra rimane un’azienda di famiglia che guarda il mondo con uno spirito innovativo ma sempre fedele al concetto di valore dei suoi prodotti e quindi di qualità.

Il modello d’impresa che sosteniamo è quello tradizionale caratterizzato da una certa concretezza, complice di impegno, di tempo e precisione. Ingredienti che insieme alla passione ci permettono di raggiungere un determinato risultato. Vogliamo trasmettere anche il senso di appartenenza a questo meraviglioso territorio, il nord della Franciacorta (tutti i nostri ettari vitati risiedono nel comune di Corte Franca), autentico testimone della nostra produzione.  Ci poniamo come interpreti di un lento lavoro artigianale fatto ancora manualmente proprio come il remuage (“scuotitura”) che viene eseguito ancora come un tempo, a mano, su 160.000 bottiglie. É un’azienda in cui l’aria famigliare si respira anche tra i collaboratori, c’è tanto rispetto tra di noi e una grande propensione ai rapporti. Senza rapporti non si cresce.

Parlando invece di produzione?

Ad oggi otto sono le etichette che narrano la produzione Bosio. Il prodotto al quale siamo più affezionati, al di là dei tanti premi ricevuti negli ultimi anni, è il “Boschedòr”, un millesimato, un’etichetta importante che viene prodotta grazie alle uve del vigneto “Boschette” un anfiteatro collinare a terrazze affacciato sulle Torbiere e il lago d’Iseo. Un vigneto storico, da sempre appartenuto alla nostra famiglia. Un altro prodotto al quale sono particolarmente legata è la riserva che abbiamo dedicato al nonno, il “Girolamo Bosio”.

Prima mi parlava di micro-zona, il Nord della Franciacorta, come queste caratteristiche possono influenzare la produzione?

La Franciacorta è piccola ma è un territorio che può svelare lievi ma significative differenze apportate dalla mitigazione del lago e dall’effetto dei venti delle montagne che lo circondano. Durante la maturazione dell’uva e quindi tra luglio e agosto, il nord della Franciacorta, ad esempio,  gode di un microclima particolare in grado di registrare un’oscillazione di 3-4 gradi in meno rispetto al resto del territorio. I nostri prodotti, proprio per questo motivo, sono vini molto freschi e molto minerali distinti da un’eleganza e una fraschezza davvero invidiabile. La Franciacorta si differenzia come produzione anche per queste sfumature che non sono semplici dettagli.

Qual è il prodotto che maggiormente impersona la filosofia e la storia della vostra azienda?

Penso un po’ tutti. La nostra filosofia si può riconoscere anche nel prodotto basic line come il brut che sostengo sia il vino che al meglio riesca ad identificare ogni azienda. É da quel punto che poi si eleva tutta la qualità di una cantina. La nostra dimensione ci permette inoltre di mettere in atto un controllo maniacale su tutta la produzione monitorandone sempre la qualità.  

Il vino invece che vorreste produrre?

C’è sempre spazio per nuovi vini, stiamo facendo anche delle sperimentazioni in tale direzione ma è necessario sempre dimostrarsi consapevoli di quello che ti offre l’annata e il vigneto. Attualmente abbiamo una gamma completa che incontra gusti e modi di bere differenti, dal delicato Satèn, a Franciacorta più strutturati ed evoluti come le Riserve. 

Come si conquista l’alto livello nel vostro settore?

L’alto livello si conquista con la qualità del vino. Un buon prodotto ti permette di entrare nell’elite della ristorazione come del privato che desidera concedersi un’ottima bottiglia. Oltre a questo si deve aggiungere un’organizzata struttura aziendale predisposta a raggiungere una qualità superiore: un corretto modo di presentarsi al pubblico, di presentare il vino, di organizzare le visite in cantina e non per ultima una comunicazione efficace.

Quanto la tecnologia e l’innovazione hanno interagito con il lavoro di cantina?

Il lavoro di cantina richiede tanta manualità ma la tecnologia deve necessariamente convivere  negli strumenti e nelle attrezzature. L’innovazione negli anni ha fatto passi da gigante, sia per quanto riguarda l’impianto di un vigneto sia per tutto il processo di vinificazione.

Qual è oggi il vostro mercato di riferimento?

É sicuramente l’Italia. Il nostro export, solo un 6%, è concentrato in Svizzera e in Germania. Il concetto di internazionalizzazione ci attrae senza dubbio ma ad oggi i nostri numeri, completamente assorbiti dal mercato nazionale, non ci consentono di affrontare seriamente l’estero.Essere riusciti a posizionarci in questo modo in quello che consideriamo il nostro mercato di riferimento è motivo di grande orgoglio. 

A che tipo di evoluzione ha assistito?

Dal 2001 al 2024 l’azienda è cambiata a livello di struttura. Dalle 10.000 bottiglie del 2004 oggi abbiamo raggiunto una produzione ben più ampia con 160.000 bottiglie prodotte, un risultato che ci soddisfa pienamente ma che non consideriamo un punto d’arrivo.La vera evoluzione, quella che ci ha permesso di arrivare fino a qui, è stata una commistione di saperi. Da un lato l’abilità di Cesare nel curare personalmente gli impianti e la conversione di vigneti vecchi in nuovi guidato dall’esperienza manuale e dalla vision innovativa, dall’altro sicuramente la mia verve di economista caratterizzata da una forte connotazione imprenditoriale.Tutt’ora svolgo anche attività di supporto alla didattica presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Brescia in quanto la formazione per me è sempre stata sinonimo di crescita, di motivazione, un espediente che mi permette di tenermi sempre aggiornata sul modo di fare impresa.   

Nell’ottica dei grandi investimenti è notizia recente l’ampliamento dei vigneti. Quali sono state le esigenze che vi hanno condotti ad investire ancora di più sulla vigna?

Quest’anno, inseguendo l’ottica di sviluppo, siamo arrivati ai 30 ettari di terreni vitati sempre nella parte nord della Franciacorta, il nostro territorio di riferimento al quale siamo riconoscenti per la qualità del prodotto. Considerandoci una una realtà giovane e dinamica, che non ha ancora raggiunto la sua massima espressione, con uno sguardo proteso al futuro abbiamo ritenuto di investire ulteriormente ampliando la superficie vitata.

A proposito di premi e riconoscimenti invece?

Le guide di settore ci hanno seguito da subito. Negli ultimi cinque anni ci hanno particolarmente premiati anche se vivo con l’eterna convinzione che ci sia sempre margine di miglioramento. La mia attitudine personale mi conduce a non accontentarmi mai e a mettermi sempre in discussione. Guardo sempre le cose non per come sono ma per come mi piacerebbe che fossero. Vivo perennemente osservando con occhio critico il nostro operato.  

Che tipo di futuro vi attende?

Dopo aver dedicato un ventennio alla qualità del vino oggi intendo perfezionarne la comunicazione concentrandomi sulla valorizzazione. Desidero perdurare in questo concetto di impresa tradizionale, di famiglia, ancorata a valori estremamente solidi, a investimenti strutturali importanti che segnano un successo a lungo termine. Spero di riuscire a tramandare ai miei figli e ai miei nipoti proprio questo concetto spoglio di evanescenza, di leggerezza e di “facilità”.Mi auguro di osservare le generazioni future impegnate in un’azienda innovativa ma al contempo ancorata a quel DNA che le ha permesso di crescere: la tradizione, la famiglia, il fare impresa fatto bene.

Bosio Franciacorta

Via Mario Gatti, n.4 – Timoline di Corte Franca BS – Tel 030 9826224

www.bosiofranciacorta.it

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