“L’industria che salva l’Italia. Intervista al Cavalier Marco Bonometti

Catapultati in un countdown dalle fragili aspettative, il nostro Paese, trainato da un sistema industriale da sempre promettente e attraente si ritrova ad affrontare difficoltà pronte a minare il benessere di tutti. É con il Cavalier Marco Bonometti, alla guida del Gruppo OMR, personalità di successo apprezzata e conosciuta anche al di fuori dei nostri confini territoriali, che attraversiamo una grande storia di vita imprenditoriale, un quotidiano racconto di passione e di eroismo volto alla procreazione e alla tutela di quel bene comune, il sistema Italia, oggi sempre più compromesso e inquinato da una vision anti-impresa. 

Intervista di Annalisa Boni

Intervista a Marco Bonometti, Presidente ed Amministratore Delegato di OMR

Figlio d’arte, poiché la OMR venne fondata nel 1919 da suo nonno, cosa ricorda della sua giovinezza, c’è un aspetto di quei primi anni in azienda a cui pensa con nostalgia? OMR nel 2019 ha realizzato un traguardo, ha spento cento candeline di storia. Io rappresento la terza generazione e osservo oggi la quarta generazione già attiva in azienda. Costruita da mio nonno materno, Officine Meccaniche Rezzatesi, è passata sotto la dirigenza di mio padre nel 1945 e successivamente nel ‘77 ha iniziato il suo percorso con me e mio fratello Franco. La fabbrica è stata senza dubbio quella “culla” in cui sono letteralmente cresciuto respirandone in tutto e per tutto l’essenza. La passione, la dedizione al lavoro ereditata dalla mia famiglia si è rivelata una linfa insostituibile tramandatasi nel tempo.  Ho sempre sostenuto che non si nasce industriali lo si diventa, nel mio caso, con la dipartita prematura di mio padre, avvenuta quando avevo solo vent’anni, è stata una necessità. Non avevo nessuna esperienza e alcun tipo di preparazione tant’è che furono gli stessi operai ad aiutarmi in quel complesso e precipitoso trapasso generazionale. In realtà non ero nemmeno predestinato a succedere a mio padre ricoprendo il suo ruolo poichè egli si è sempre dimostrato sensibile alle ambizioni di noi figli, anche al di fuori della fabbrica. Oggi fiero del mio passato e orgoglioso della mia professione, quella dell’industriale, la ritengo la più bella del mondo.  La nostalgia riguarda la spensieratezza della giovinezza. I ricordi mi riportano inevitabilmente all’infanzia e a quello che rappresentava la mia più grande passione, il gioco. Giocavo sempre, mi divertiva qualsiasi cosa che potesse generare allegria e con la maturità cercai di trasmettere questa stessa vivacità e felicità in azienda. Il lavoro è diventato un gioco e oggi cerco di giocare al meglio.  

Qual è stato il più importante insegnamento del passato e il più significativo del presente?L’eredità morale di mio padre è stato l’insegnamento più importante. Credere nei valori, essere coerente e non accettare i compromessi sono stati i principi che mi hanno guidato e che ancora oggi mi permettono di affrontare la vita con serenità. Probabilmente tali valori rappresentano quell’insegnamento che vorrei trasmettere alle nuove generazioni. 

OMR e la sua grande internazionalizzazione, Banca Santa Giulia, e le case di cura Villa Gemma-Villa Barbarano.Cosa l’ha condotta e incoraggiata ad ampliare sempre i suoi orizzonti?Siamo nati e cresciuti nel nostro comune, quello di Rezzato, come una piccola realtà consapevole però della sua potenzialità e incoraggiata da un’ambizione: crescere.Lanciai a questo proposito anche uno slogan: “competere per crescere e crescere per competere”, una vera dichiarazione di coraggio. Nel 1997 attuammo la prima fase di internazionalizzazione affacciandoci al Marocco al fine di difendere le quote di mercato che avevamo già acquisito e procacciarne di nuove. Affrontammo in seguito altri Paesi, il Brasile, la Cina, l’India per poi sbarcare nel 2017 negli Stati Uniti d’America. Un passaggio sostanziale che se per molte aziende famigliari può apparire come uno scoglio per noi si rivelò nodale. Oggi sono orgoglioso del grande lavoro fatto in questo ultimo trentennio, un’ascesa che da azienda di famiglia in un piccolo comune bresciano ci ha condotti a guidare sei aziende all’estero e ben nove in Italia.Questa manovra è stata cruciale per il benessere di OMR poichè oggi, soprattutto per quella “cecità” che l’Europa ha dimostrato nei confronti del manufatturiero, oltre ad acquisire nuovi mercati ci ha permesso di adottare una visione lungimirante, orizzonti più nitidi e penetranti sui trend e sui mercati emergenti ma soprattutto una maggior stabilità per il nostro futuro ed una programmazione attendibile dei nostri investimenti. Banca Santa Giulia è invece per noi un grande orgoglio, la prima, tra le piccole banche, in termini di efficienza e risultati.Una realtà che, partecipata prevalentemente da industriali, viene gestita letteralmente come una fabbrica. Con Villa Gemma e Villa Barbarano, già in “tempi non sospetti” e lungimiranti sulle problematiche che avrebbero vessato il sistema sanitario, oggi divenute incombenza cronica, in una società in cui l’età media continua ad alzarsi, investimmo sull’assistenza, estremamente consapevoli che una casa di cura d’eccellenza potesse rivelarsi un’ottima intuizione.  La salute è un bene che interessa tutti e riteniamo che solo mettendo a disposizione strutture efficienti si possa realmente costituire del benessere.

Si è sempre posizionato in prima linea per sostenere la sua categoria industriale ma ha ampiamente dimostrato un grande slancio verso la comunità, tra impegni in ambito sportivo e sociale. Quali strumenti oggi mette in campo a sostegno dei giovani? Come riusciranno ad affrontare una situazione che non lascia sicuramente intravedere belle speranze?Mi sono avvicinato al mondo industriale incoraggiato da  uno zio che all’epoca faceva il generale.Egli mi incentivò a frequentare grandi industriali ritenendolo importante per costituire una cultura aziendale e farla mia.Frequentai l’Associazione dei Giovani Industriali di quegli anni accanto a grandi protagonisti della scena economica come i Lucchini, i Nocivelli e i Tassara per citarne alcuni confermando quella vision che si rivelò davvero importante.Queste grandi famiglie bresciane mi adottarono come se fossi un figlio e proprio da loro imparai a fare l’industriale.Poco dopo mi ritrovai nel ruolo di Presidente dell’Associazione, un vero banco di prova.  Partecipai alla vita confindustriale per tanto tempo assumendo altri incarichi rappresentando e supportando le piccole e medie imprese per una Confindustria efficiente e capace di rappresentare al meglio la categoria.Anche lo sport simboleggia per me una sfera importante, come strumento educativo per affrontare la vita.Oggi presiedo una squadra di nuoto e pallanuoto che accoglie circa settecento ragazzi di tutte le età e il mio impegno  non è altro che una pura riconoscenza per tutto quello che lo sport mi ha dato.Sul fronte educativo insieme ad altri ex colleghi ho rilevato il Liceo Luzzago di Brescia, gestito dalla Fondazione Olgiati Luzzago, stimandolo come uno strumento fondamentale per offrire una scuola sia dal punto di vista della formazione che come guida rivolta ai bisogni dei giovani.Penso che l’aspetto formativo, qualificato e ben organizzato, sostenuto da bravi professori, possa realmente fare la differenza in termini di istruzione. É necessario investire sui giovani perchè saranno loro il futuro. Investire nello sport, nella scuola ma anche in centri giovanili, come l’Oratorio di Rezzato che abbiamo donato alla nostra comunità è il modo più efficace per stare accanto ai giovani affinchè possano trovare proprio in questi luoghi il giusto incoraggiamento per la realizzazione dei loro sogni. É fondamentale impegnarsi per creare quei presupposti affinchè i nostri ragazzi possano ritrovare delle risposte concrete ai loro bisogni. 

Qual è la stata la soddisfazione più grande della sua vita e al contrario la delusione…La soddisfazione più grande è stata quando il Presidente della Repubblica mi ha concesso l’onorificienza della nomina a Cavaliere del Lavoro. Un’assegnazione importante vissuta proprio come traguardo famigliare per quello che tutti noi, nell’arco di questi anni, siamo riusciti a realizzare.Le delusioni sono all’ordine del giorno ma possono trasformarsi in grandi opportunità. La delusione più grande sta nell’osservare quella “fragilità” industriale che sta inghiottendo il nostro Paese ormai messo da parte dalle istituzioni.  Sono convinto che industria e lavoro siano uno strumento per far crescere la comunità e creare benessere ma soprattutto per dare felicità alle persone.

Che ruolo gioca il pragmatismo nella sua vita?Il pragmatismo è stato la bussola che mi ha sempre orientato. Essere concreti vuol dire affrontare i problemi, risolverli ma soprattutto realizzare qualcosa di vero e reale. Molte volte, in più contesti, si è portati a parlare anche troppo, io sono abituato a dire cosa penso e fare ciò che dico. Il pragmatismo è fondamentale. I sogni si possono realizzare se si sta con i piedi per terra.

Omr si è classificata al sesto posto nell’ultima edizione di «Top Job – Italy’s best employers» tra le migliori aziende italiane per la reputazione tra i propri dipendenti. Quanto è fondamentale oggi rispetto al passato mettere a punto un piano di welfare?Sapere che i nostri collaboratori amano lavorare è la soddisfazione più grande. Siamo partiti con poco e oggi siamo in quattromila ma il concetto di fabbrica e il rapporto famigliare creato è ancora oggi il nostro denominatore comune.OMR anche nei Continenti, lontano da qui, è una grande famiglia dove si lavora insieme e dove si condividono successi e risultati. Il welfare aziendale sostiene la nostra vicinanza ai collaboratori, alle loro famiglie per metterli nelle condizioni di vivere serenamente.Questo criterio è stato collaudato in occasione del Covid, contingenza importante e per tutti drammatica in cui abbiamo adottato un criterio di sostegno e di salvaguardia dei nostri dipendenti e delle loro famiglie.

Che futuro ha il Green deal? Cosa succederà realmente nel 2035 e che decennio abbiamo di fronte? Avremo tutta l’energia necessaria per un mondo elettrificato? Il green deal è stato un insuccesso perchè abbiamo assistito al fallimento della transizione energetica. Naufragata quella promessa, che nel 2030 ci avrebbe proiettati in un mondo green e crollate quelle aspettative illusorie anche per il prossimo futuro, non avremo infatti energia sufficiente per fare funzionare fabbriche e sostenere famiglie ed è necessario senza dubbio correre ai ripari. Rischiamo di assistere alla macellazione sociale perchè queste norme che dovevano assicurare una certa prospettiva, come la salvaguardia del pianeta hanno spostato il problema senza risolverlo. Perdurare in questo loop porterà danni molto seri, non solo perchè non riusciremo ad avere quell’energia pulita per ridurre le emissioni ma anche perchè avremmo buttato via gli sforzi fatti sino ad ora e creato un danno con milioni di disoccupati cancellando anche il manifatturiero europeo. Da industriale ritengo che la situazione vada presa in mano formulando nuove leggi per avere un cambio di passo, altrimenti non ci sarà futuro.

Che situazione sta attraversando l’industria bresciana oggi? Che tipo di politica industriale oggi è necessario attuare? Tante diagnosi ma poche risposte e l’Italia non può perdere il manufatturiero…L’industria bresciana nonostante tutto ha saputo resistere e reagire, anche dopo il Covid. Malgrado questo, non abbiamo davanti un orizzonte roseo ma delle grosse nubi.Sebbene la cassa integrazione stia aumentando in tutto il Paese l’industria bresciana ha attuato una stretagia di resistenza grazie alle famiglie che rappresentano le più grandi imprese che, a differenza delle multinazionali, possiedono una sensibilità diversa. Per troppo tempo ha persistito una cultura anti-impresa ed è necessario essere consapevoli che senza imprese non c’è futuro, creando e rafforzando questo clima anti-industriali si genera solo un grande danno, per tutti. La semplificazione, dal governo centrale a quello regionale a quello comunale, potrebbe per lo meno snellire il nostro sistema impresa e renderci più competitivi rispetto ad altri Paesi donandoci se non altro più tempestività d’azione.La competitività per il nostro Paese, carente di materie prime ma abile nella trasformazione delle stesse con una manodopera d’eccellenza, deve emergere, eccellere e scavalcare la concorrenza. É necessario aumentare i salari e diminuire la tassazione, è inammissibile che i nostri dipendenti siano quelli che costano di più rispetto alle altre imprese in Europa. 

Si è parlato lungamente di dazi e Cina. In una recente intervista ha lamentato una profonda mancanza di reciprocità come pensa possa essere possibile oggi per lo meno competere con la concorrenza cinese?Con i cinesi non possiamo competere da soli. Abbiamo visto cosa è stato fatto con gli Stati Uniti, in Canada, ma anche in altri Paesi. Non dobbiamo inventarci niente se non copiare esattamente quello che hanno già fatto gli altri. Ho sempre sostenuto che sia necessario intervenire sin da subito quantomeno sulla reciprocità di dazi. Se le nostre esportazioni vengono tassate al 25% mentre quelle cinesi con un misero 4-5% è comprensibile intuire una significativa fragilità di mercato.  In Cina esistono condizioni premianti, i costi sono sensibilmente ridotti, il Governo offre un supporto importante all’impresa, il costo del denaro è più basso e per noi Europei, oggi fanalino di coda, è necessario intervenire. 

Come vede il suo futuro? Ha un sogno o un’ambizione?Il mio sogno è vedere OMR crescere sempre, ancora di più.Mi auguro ogni sorta di bene affinchè possa mantenersi in salute e sostenere negli anni a venire investimenti per essere tecnologicamente sempre più avanzata. Spero che possa contare su una governance che sappia condurla sulla strada giusta, che cresca e qualifichi le sue professionalità e maestranze. Sogno una OMR sempre più grande e sempre più vincente.

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