L’intervista a Sara Errani

Tennis Forza e Costanza 1911 ha fatto il suo grande rientro nel calendario Itf, dopo ben due anni di fermo a causa della pandemia, con la 13a edizione degli Internazionali Femminili di Brescia, uno degli appuntamenti italiani più importanti dell’intero circuito. Una entry list di tutto rispetto che ha portato a Brescia alcune delle migliori giocatrici internazionali che, nell’affascinante cornice del Cidneo, si sono contese i 60.000 dollari di montepremi su terra battuta. Campionesse come la spagnola Rebeka Masarova, numero 133 del mondo; la svizzera Ylena In-Albon, da diversi anni pilastro della Bal Lumezzane; la tedesca Anna-Lena Friedsam, ex numero 45 del ranking internazionale; la campionessa della passata edizione Polona Hercog; l’ex top-50 svizzera Stefanie Voegele. Ben note nel circuito WTA le italiane Federica di Sarra 208 al mondo, la brillante giocatrice romana Martina di Giuseppe, Camilla Rosatello e le giovani Melania Delai e Lisa Pigato. Un grande ritorno per la romagnola Sara Errani, una delle quattro giocatrici italiane più forti di tutti i tempi, ex numero 5 del mondo che, nonostante il recente infortunio, ha saputo conquistare il cuore del pubblico bresciano restando l’unica italiana ai quarti di finale. Trionfo 6-2, 6-0 per la ventiduenne spagnola Angela Fita Boluda che ha avuto la meglio sulla greca Despina Papamichail aggiudicandosi il Trofeo degli Internazionali Femminili 2022. Splendida vittoria delle italiane Nuria Brancaccio e Lisa Pigato, solo recentemente presenti nel panorama professionistico italiano, che hanno battuto in finale la kazaka Zhibek Kulambayeva e la lettone Diana Marcinkevica.

Sara Errani

L’intervista a Sara Errani

“…so di essere alla fine della mia carriera, ma ho ancora molta voglia 

di mettermi in gioco!”

Un anno impegnativo dove hai affrontato diverse sfide, a partire da un infortunio che ti ha costretto a fermarti un pò…

Devo ammettere che è stato un anno un po’ particolare. L’intervento al gomito è stato necessario perché avevo molto dolore e non potevo aspettare oltre. Certo mi ha costretto a rallentare prima, per poi dare un’accelerazione e provare ad arrivare a Parigi per il Roland Garros. In quell’occasione ho fatto del mio meglio, sono riuscita a vincere una partita e questo è sicuramente positivo anche se devo ancora recuperare del tutto la mobilità del braccio. Ci lavoro tutti i giorni con i fisioterapisti e penso di essere nella giusta direzione.

Ti alleni e vivi in Spagna, perché questa scelta? 

Sono in Spagna da quasi diciott’anni. Ero davvero molto giovane, cercavo un posto dove allenarmi, dove poter vivere e mi sono trovata molto bene a Madrid. Successivamente ho conosciuto Pablo Lozano che tuttora è il mio allenatore; ci alleniamo insieme da talmente tanto tempo da aver perso il  conto degli anni.

Quanto tempo dedichi allo sport ogni giorno? 

Diciamo che con gli anni il tempo per gli allenamenti è calato, nel senso che ho più bisogno di fare mantenimento e recuperare; devo lavorare anche sotto l’aspetto della prevenzione perché gli anni si fanno sentire. Sono già a fine carriera e il recupero non è uguale a quando avevo vent’anni ovviamente. Cerco comunque di allenarmi bene, ma in un tempo più ristretto che mi consenta di riposare e dedicarmi al mio benessere fisico e mentale.

Dal punto di vista emotivo, come ti prepari ad affrontare un torneo?

In questo senso noi tennisti siamo fortunati perché ci sono tornei tutte le settimane e quindi,  a differenza di altri sport, abbiamo la possibilità di gestirci e decidere quante settimane giocare. Inoltre la frequenza ti aiuta ad abituarti alla tensione di un torneo, a conoscere le dinamiche di un incontro e in qualche modo a dominarle.

Quali sono gli aspetti più duri di questo sport?

Si tratta di uno sport individuale, viaggiamo spesso e abbiamo molti momenti in cui siamo soli; il tennis in questo senso è particolare perché seppur sempre accompagnati dal proprio team, la sensazione di solitudine esiste. Bisogna essere forti fisicamente e mentalmente per dare il massimo anche quando non si sta bene; essere bravi a sopportare il dolore, lasciare i propri problemi e pensieri fuori dal campo.

Perdere un incontro e ricominciare. Dove trova la forza uno sportivo?

Bisogna imparare a perdere, è una regola fondamentale del tennis. 

Se pensi che in ogni torneo, quasi tutte le settimane, solo un giocatore non perde, comprendi la necessità di imparare sin da subito ad accettare le sconfitte! 

Ci vuole carattere e pazienza… l’anno è lungo, le competizioni frequenti e quindi l’obiettivo di uno sportivo dev’essere continuare a migliorarsi lavorando e impegnandosi settimana dopo settimana.

Tra le atlete c’è più solidarietà o competizione? 

Come nella vita di tutti i giorni dipende generalmente da persona a persona. Alcune giocatrici sono più chiuse e legate al loro team, mentre altre hanno la voglia e – aggiungo – la fortuna di trovare amicizie anche nel circuito. Viaggiando tutte le settimane è semplice incontrarsi più volte e fare tante amicizie, ma il carattere di ciascuna fa la differenza. 

Nella mia esperienza ho incontrato giocatrici che si isolavano per mantenere alto lo spirito di competizione, al contrario alcune mostrano da subito una naturale propensione a cercare complicità e condivisione con le altre atlete. Dipende.

Singolo o doppio? 

Beh, singolo! Ho sempre vissuto il doppio più come una sorta di divertimento anche se ho  avuto la fortuna di avere tanti risultati anche lì e sono state soddisfazioni enormi. 

Detto questo nella mia testa c’è sempre stato il singolo perché è una sfida con me stessa. Sorride. Lo vivo in maniera diversa, l’adrenalina sale, ti alleni di più per vincere e, in qualche modo, il singolo ti dà maggiore prestigio, tra virgolette è più importante.

Terra o sintetico? 

Sicuramente la terra è la superficie che preferisco!

Ricordo che nella scorsa edizione degli Internazionali il pubblico ti è stato vicino, anche nei momenti difficili della tua performance. 

Quanto è importante l’atteggiamento degli spettatori nei confronti di un atleta? 

Sicuramente le persone ti possono caricare molto, specie nei momenti di difficoltà quando ti senti un po’ più sfiduciato; l’affetto del pubblico che ti incita e ti aiuta è importante per un giocatore. Se ripenso a questi due anni di Covid che ci hanno costretti a giocare senza pubblico… una sensazione strana e davvero negativa. Il fatto di aver ritrovato il pubblico è sicuramente una cosa significativa e molto bella per tutti noi.

Sei reduce dal Torneo ITF W60 di Grado che ti ha visto in semi finale. Com’è andata?

È stata una bella settimana, molto dura dal punto di vista fisico per colpa del gomito che mi dava ancora problemi, ma non mi sono data per vinta e ho sfidato me stessa ancora una volta. 

Sono soddisfatta, sono riuscita a giocare quattro partite di fila e questo è un aspetto molto positivo per me, per migliorare e rimettermi in forma.

Impegni e progetti futuri?

Dopo gli Internazionali Femminili di Brescia affronterò un torneo in Spagna, vicino a casa, a Valencia. Successivamente passerò un paio di settimane sull’erba al Gaiba Tennis Club, in provincia di Rovigo, per il “Veneto Open Internazionali Confindustria Venezia e Rovigo” W125 e puntare poi alle qualificazioni per  Wimbledon… – Le si illuminano gli occhi. So di essere ormai verso la fine della mia carriera, ma ho ancora molta voglia di mettermi in gioco e lo farò!

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