Lorenzo Mangano

Chi è Lorenzo Mangano? Lo abbiamo apprezzato nei panni di Pasquale Arcate nella soap opera di RaiTre “Un posto al sole” ma del giovane attore bresciano troverete ben poche informazioni. Bello e molto riservato, Lorenzo sorride e qualche volta cerca di schivare evasivamente le nostre domande. Nato sotto il segno della bilancia, venticinque anni compiuti lo scorso settembre, parla di Brescia come la sua città anche se oggi vive a Roma, capitale indiscussa del cinema italiano. Si definisce semplicemente introverso e riflessivo, nonostante la stampa nazionale lo abbia descritto come il “bel tenebroso”, ma lui non cede alle lusinghe e continua il suo percorso con serietà e dedizione. “Per fare questo mestiere è fondamentale affrontare i propri traumi e le proprie debolezze, imparare ad accettare le questioni irrisolte della vita fino a scontrarcisi per andare avanti e superare se stessi”.

Lorenzo Mangano

Essere un attore, una passione già da bambino?

In realtà quando ero piccolo sognavo di fare lo sceneggiatore; ho sempre amato scrivere, inventare storie e da lì l’idea di occuparmi di copioni per il cinema. Tornando indietro con la memoria ricordo che guadavo i film animati della Pixar e immaginavo scene e situazioni… naturalmente questo amore per la scrittura mi permetteva di avere ottimi voti in italiano, i miei temi erano talmente lunghi e particolareggiati da non riuscire mai a consegnare in bella copia, pagine e pagine! Poi crescendo qualcosa dentro di me è cambiato, diciamo che pensavo sempre a me nel ruolo del protagonista e così è nato il mio desiderio di recitare.

Un desiderio che si è concretizzato a Roma?

Credo che da cosa nasca cosa e crescendo non mi è mai passata questa passione per la recitazione, eppure non mi ero mai deciso a studiare in tal senso da ragazzino. Poi un’estate, facendo l’animatore, ho avuto l’opportunità di conoscere, all’interno dello staff, ragazzi e ragazze che facevano questo mestiere, partecipavano a spettacoli e musical, durante l’inverno lavoravano nei teatri italiani. Mi sono entusiasmato immediatamente e quell’anno ho studiato a Milano presso l’Accademia 09, una scuola di Cinema, Teatro, Canto, Doppiaggio e via dicendo. Purtroppo andavo soltanto una volta alla settimana e ho capito ben presto che sarebbe servito un maggiore impegno. 

Dopo essermi documentato un pò sulle differenti alternative, ho deciso di trasferirmi a Roma all’Accademia Beatrice Bacco dove hanno studiato attori del calibro di Kim Rossi Stuart, Salvatore Esposito, Claudio Santamaria e Paola Cortellesi. Un percorso di tre anni davvero impegnativi che ti impongono un lavoro profondo su te stesso in primis, prima ancora di diventare un attore è necessario conoscersi e comprendersi affrontando le proprie paure, timori, debolezze. Questo è il mio ultimo anno…

“Un posto al sole”, com’è stato fare il tuo primo provino televisivo? 

È stato un pò particolare, soprattutto in relazione al delicato periodo storico sanitario che stiamo vivendo. Sono stato contattato attraverso la mia agenzia e ho dovuto registrare una scena tratta dalla soap relativa al personaggio per cui ero provinato. Fortunatamente è andato bene infatti, circa un mese dopo, mi hanno ricontattato per confermarmi la parte e avvisarmi che avrei dovuto andare a Napoli per firmare il contratto agli studi RAI. Ho registrato tutto il mese di luglio ed è stata una bellissima esperienza. 

Interpretavi Pasquale Arcate, un personaggio inquieto e malinconico. Quanto c’è di te? 

Pasquale potrebbe sembrare dapprima un personaggio duro, ma in realtà certe rigidità nascono sempre da qualcosa di più fragile. Per quanto mi riguarda ho cercato di andare in profondità al suo carattere, tralasciando quegli aspetti di me che non ritenevo funzionali al personaggio. Ho cercato dentro me stesso ciò che sentivo di condividere con Pasquale e mi sono concentrato sui nostri punti di contatto magari amplificandoli e rendendoli più forti rispetto a come sono io.

Sei stato definito più volte (bello e) tenebroso rispetto al precedente attore che interpretava lo stesso ruolo. Ti ci ritrovi o no? 

– Diplomatico e un pò imbarazzato – Mi ci ritrovo non tanto nell’essere tenebroso, quanto nell’essere comunque abbastanza introspettivo. Il termine “tenebroso” è molto particolare… Ride.

Io sono un ragazzo che certamente si guarda molto dentro, spesso penso e rifletto semplicemente, niente tenebre! Diciamo piuttosto che ho lavorato molto sul personaggio per raggiungere l’obiettivo che la riscrittura del copione mi portava ad avere.

E qualcosa del tuo carattere, come ti definiresti? 

Grazie al percorso in Accademia sto scoprendo molte cose su me stesso che non avrei mai detto… Quindi non saprei proprio come definirmi perché il mio modo di essere dipende spesso dalle situazioni, dal momento che vivo e non sempre è prevedibile, nemmeno da me! Forse sono un po’ timido, ma certamente anche introverso, introspettivo e viceversa aperto e disponibile. Dipende veramente da come sto.

Si dice che “fare l’attore” sia un modo per esprimere se stessi…

Penso sia vero, io ne ho sempre sentito il bisogno. Da bambino ero molto più timido e riservato e lo sono ancora, ma sto scoprendo tanti lati diversi del mio carattere. Proprio per questo motivo ho avvertito la necessità di intraprendere il mio percorso in Accademia e anche tuttora ho sempre più il bisogno di farlo e sperimentare personaggi molto lontani da me. Un altro aspetto positivo di questo mestiere è che, anche attraverso personaggi molto distanti da te, hai l’opportunità di scoprire qualcosa di nuovo che non pensavi ti appartenesse. Credo dipenda dal fatto che per quanto un ruolo sia lontano da te, non può mai esserci il distacco completo dal personaggio, altrimenti non riusciresti ad interpretarlo. Tutto parte da te e dalla tua sensibilità.

Un attore a cui ti ispiri o che ti piace particolarmente?

In realtà ne ho tanti, moltissimi e decisamente diversi tra loro. Posso dirti che ultimamente mi piace tantissimo l’attore irlandese Michael Fassbender conosciuto soprattutto nel ruolo di Steve Jobs. In generale sono cresciuto più con il cinema americano rispetto a quello italiano, tuttavia sto studiando e mi sto documentando a riguardo. 

Tra i registi? 

Sicuramente il mio preferito è Martin Scorsese, un genio. Tra gli italiani mi piace molto Paolo Sorrentino. Io sono all’inizio e come attore, almeno in questo momento, mi sto concentrando sui personaggi e dunque su quanto sono stimolato rispetto ad una storia… poi naturalmente la regia non è certo un aspetto secondario!

Quali sono gli aspetti più difficili da affrontare in questo percorso? 

Per quanto mi riguarda è stato più complicato il lavoro in Accademia rispetto al ruolo che mi hanno offerto in un “Posto al sole” dove il personaggio mi è stato chiaro fin da subito. 

In Accademia la cosa più difficoltosa è stata affrontare le mie paure e intraprendere un lavoro personale e profondo sulla mia identità. Per fare questo mestiere è fondamentale andare incontro ai propri traumi e alle proprie debolezze, imparare ad accettare le questioni irrisolte della vita fino a scontrarcisi per andare avanti.

Hai qualche rito o scaramanzia prima di andare in scena?

No in realtà no, diciamo che prima di iniziare ascolto sempre della musica che mi serve per entrare nel personaggio, rilassarmi, riconnettermi un po’ per stare nel presente e non vagare con la mente nei miei pensieri. In Accademia ti insegnano a crearti una sorta di bolla che ti circonda e ti isola dal resto del mondo, quindi la musica nelle orecchie è una sorta di piccola meditazione prima di entrare in scena. Devi concentrarti soltanto su te stesso e sul personaggio altrimenti rischi di recitare per il pubblico, ma quando fai qualcosa solo per gli altri non viene mai bene.

Cosa fai nel tuo tempo libero?

Mi piace molto leggere… ascolto musica ogni volta che posso, anche quando esco di casa, metto sempre le cuffiette e via. Amo ogni genere di musica, dipende da come sto oppure da come voglio stare. Se desidero avere sensazioni più positive e allegre magari scelgo delle canzoni rock o commerciali, però in generale ascolto un po’ di tutto.

… (Privacy 0) Sembra che tu sia emotivamente libero, vero o falso? 

Ride. Diciamo che è vero, mi hai beccato! Al momento sono single, vivo a Roma con alcuni amici attori e compagni di Accademia.

Impegni futuri, hai già qualche idea? 

Ti dirò che non mi dispiacerebbe fare teatro. In Accademia lavoriamo molto sul palco, più che con la camera, e sto scoprendo quanto sia bello, per certi aspetti persino più gratificante. Poi ovviamente il cinema e la televisione ti danno altro, oltre alla fama e alla notorietà, ti permettono di rivederti e riguardarti per capire e crescere professionalmente. 

Un aspetto altrettanto importante è il contatto con il pubblico che ti dà una grande energia, mentre sul set ci si interrompe al termine di ogni scena, ci si sposta, si rifà quando ci sono degli errori e via dicendo. A teatro invece, quando interpreti un personaggio, entri nella sua testa, nella sua vita, sei lui dall’inizio alla fine. Comunque per il momento non mi precludo nessuna opportunità, dal cinema al teatro, al piccolo schermo; sono ambizioso e non mi tirerò indietro rispetto alle opportunità che mi verranno sottoposte!

Cosa suggerisci ad un giovane che vuole avvicinarsi a questa professione?

Deve innanzitutto sapere che serve una preparazione seria, non ci si improvvisa mai!

Non lo dico io, ma fare l’attore è uno dei mestieri più difficili di tutti, ci vogliono tanti tanti anni di esperienza e forse non ti sentirai mai del tutto arrivato. Secondo me ci vuole molta passione e pazienza per arrivare a completare un percorso e poi ripartire con una nuova avventura ancora e ancora. Prendere consapevolezza di se stessi è una cosa fondamentale, non a caso gli attori migliori sono quelli con più esperienza che imparano negli anni a riconoscere le loro possibilità.

Sei sicuro di essere bresciano? Nessun accento… 

Grazie, in questo caso lo prendo come un complimento. Ride. All’inizio avevo un’inflessione abbastanza forte e ho dovuto lavorarci moltissimo, ogni pomeriggio mi dedicavo a letture ed esercizi di dizione. È un lavoro costante e devo farci tuttora attenzione, anche nel quotidiano.

Adesso vivi a Roma e Brescia? 

La mia famiglia e i miei amici sono a Brescia. Brescia è la mia città e mi piace sempre tornarci, il Natale ad esempio non lo concepirei altrove, mi dà un senso di calore e ogni volta non vedo l’ora di tornare per stare con la famiglia e gli amici di sempre. La città è molto bella e torno con grande gioia. Purtroppo ho capito molto tempo fa che per intraprendere la carriera che desideravo avrei dovuto spostarmi. Forse, probabilmente, non me ne sarei mai andato altrimenti…

Se non avessi fatto l’attore cosa avresti fatto? 

Bella domanda… Sorride. Non saprei davvero, forse avrei provato a fare il venditore, un lavoro che immagino essere dinamico e quindi di soddisfazione per la mia necessità costante di crescita umana. O magari lo sceneggiatore, lo scrittore, come sognavo da bambino. Il tempo saprà darmi le risposte e, per quanto mi riguarda, continuerò a studiare e tenermi aggiornato per proseguire questo percorso alla scoperta di me stesso.

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