Loretta Forelli

“Bisogna amare il proprio lavoro ed essere disposti al confronto e alla collaborazione. Se non sai fare squadra non sei un imprenditore! Ci vuole una grande forza interiore.”

Brescia, la tua città. Come vedi la situazione attuale?

Brescia è la città più importante d’Europa nel campo della metallurgia, ci sono le aziende più grandi nel settore dell’ottone, del rame, dell’alluminio e del ferro. Non c’è nessuna città in Italia che abbia delle imprese performanti come le nostre, noi insegniamo a tutti! Purtroppo siamo massacrati dal sistema politico; viviamo in un’incertezza totale. A volte temo che il nostro Paese, considerato un anello debole dell’Europa, nel giro di alcuni anni farà la fine delle civiltà del passato. Non ci sono nascite e diventiamo vecchi; secondo l’ISTAT il rapporto tra giovani e anziani sarà di 1 a 3 nel 2050, mentre la popolazione in età lavorativa scenderà nei prossimi trent’anni dal 63,8% al 53,3% del totale. Un altro grande problema è stato evidentemente il discorso del Covid a cui non eravamo certo preparati, a Lumezzane stanno chiudendo parecchie piccole e medie aziende. Non so davvero come andrà a finire se non avremo la forza finanziaria di reagire. 

Com’è andato quest’anno per la vostra azienda?

Il 2021 è stato un anno eccezionale per noi e anche l’inizio del 2022. Il secondo semestre si trascina dal primo e quindi sta andando abbastanza bene… Detto questo ci sono dei mutamenti che non dipendono da noi, ma da un sistema europeo, o meglio mondiale, che non ci fanno crescere: tasse, burocrazia, la giustizia che non funziona, gli aiuti che continuano a promettere ma che non arrivano. L’industria sta arrancando, ma cerca di restare in piedi.

Sei da sempre impegnata nel sociale, attenta ai più fragili. L’azienda è come una famiglia e ci sono molti dipendenti da tutelare, cosa ne pensi?

Io sento il sociale, la mia vita è stata certamente condizionata dalla mie idee e dal mio coinvolgimento nell’aiutare gli altri. Questo significa che l’azienda va tutelata in tutti sensi perché sento la responsabilità delle famiglie che dipendono da me. I dipendenti fanno fatica ad arrivare a fine mese, mi raccontano dei prestiti richiesti per far fronte a tutte le spese, ottenuti con alti tassi di interesse e alla fine, a forza di togliere, si stanno “mangiando” i risparmi di una vita.

Preciso che circa l’80% dei nostri dipendenti è straniero perché gli italiani non si trovano in questo campo e penso sia giusto dirlo. Molti preferiscono prendere la disoccupazione per poi andare a lavorare in nero…penso che il reddito di cittadinanza abbia ottenuto il risultato opposto rispetto a quello raccontato! Comunque per fare l’imprenditore devi avere una visione circolare di tutto, seguire gli acquisti, le vendite e fare anche un pò da psicologa quando serve. Sorride. 

Io credo di essere l’unica donna forse in Europa che ha mandato avanti da sola l’azienda in un sistema prettamente maschile; non sono certo una femminista, però ai miei tempi la donna generalmente stava a casa!

E tu come donna, come ti sei trovata in azienda?

Siamo alla quarta generazione! A trent’anni mi sono ritrovata a dover scegliere e chiedermi cosa fare: vado avanti oppure no? Mio marito avrebbe supportato qualunque mia scelta, ma certo mi fece presente che in un campo maschile come la metallurgia mi avrebbero “massacrato”…e in effetti le ho prese tante volte! Scherza. Anche nella mia azienda, mio padre è mancato presto e io sono cresciuta davvero da sola. Rispetto ad altre colleghe che avevano la famiglia alle spalle, io ho dovuto contare solo sulle mie forze; mio marito è medico e faceva tutt’altro. 

Quando ho avuto i miei figli non ho potuto permettermi di far fare loro l’università, pur avendo io due lauree, hanno fatto il liceo economico aziendale e degli stage all’estero per imparare l’inglese. 

Sono arrivati in azienda a 18 anni, sono partiti dai forni con gli operai perché qui si parte dalla gavetta, è anche una forma di rispetto per quanti hanno già l’esperienza per insegnarti qualcosa. 

Bisogna sostenere una cultura del risparmio, in qualche modo “sono una di loro”, se i dipendenti ti rispettano ti danno una mano e viceversa. Bisogna amare il proprio lavoro ed essere disposti a lavorare in team, se non fai squadra non sei un imprenditore! Ci vuole una grande forza.

Come vedi i prossimi mesi?

Diciamo molto caldi! Brescia è una realtà virtuosa e abbiamo voglia di lavorare, ma siamo vittime di un sistema macro economico che non riusciamo a gestire. Oggi l’imprenditore non ha certezze ed è difficile lavorare nelle sabbie mobili. 

Siamo inseriti in un sistema instabile sotto numerosi punti di vista. 

Qualche giorno fa Il Sole 24 Ore riportava un titolo emblematico “Catastrofe apocalittica”… che dire? 

In particolare si faceva riferimento all’Inghilterra, ma più in generale credo che non ci sia davvero un’Europa, ogni Paese ha le sue virtù e le sue negatività, viaggiamo lungo binari differenti con esigenze che spesso divergono. 

Dove arriveremo di questo passo? 

Che forza politica può vantare l’Italia verso l’Europa?

L’Italia è l’anello debole dell’Europa? 

L’Europa ci dovrebbe aiutare, ma io ci credo poco. Non vedo una politica diciamo previsionale… Anche la guerra, con tutte queste sanzioni chi le pagherà? Non le pagherà certo il sistema europeo. A livello di macro politica sono convinta che l’Occidente, gli Stati Uniti, abbia a che fare con dei sovrani davvero pericolosi. Mi chiedo: potevamo prevedere politicamente questo disastro? Aggiungo che le popolazioni russe sono abituate al freddo, a resistere agli stenti, sono certamente più forti di noi da questo punto di vista. Qui in Italia stiamo bene, la qualità della vita è alta e dubito che riusciremmo facilmente ad abituarci alla povertà.

Sposteresti le tue attività all’estero? 

Mi hanno proposto spesso di spostarmi in altri Paesi dove era più conveniente anche dal punto di vista fiscale, ma io amo la mia Italia, le mie radici, sono nata e cresciuta qui, in questo territorio importante e meraviglioso. La ricchezza è data anche dal territorio da dove vieni. La risposta è negativa. Ribadisce convinta.

Quindi agli imprenditori italiani cosa suggerisci? 

Io dico che dobbiamo tirar fuori tutta la nostra forza e avere fiducia, andare avanti in qualche modo insieme, viaggiare momento per momento perché il lavoro è fluttuante quanto non lo è mai stato ed è difficile fare programmi. Nel mio settore ad esempio la quotazione del rame fluttua di 300 $ da un giorno all’altro, cosa che fino a cinque o sei anni fa succedeva in un anno. Come fai a fare delle previsioni? Oggi nelle aziende non è il momento di fare speculazione. Bisogna cercare di tenere la barca pari e sconfiggere questa terribile tempesta.

E le famiglie?

Con tutta onestà penso che sia necessario fare un esame di coscienza e vivere con i piedi per terra. Ci sono persone che lo scorso inverno non hanno potuto accendere il riscaldamento e non sono lontane da noi, anzi, magari giusto la casa a fianco. Esistono situazioni inimmaginabili che necessitano di aiuti da parte della comunità. 

Andremo incontro a momenti delicati e difficili, ma sono certa che sapremo risollevarci come abbiamo sempre fatto, tutto sommato sono ottimista. Quando le cose vanno male penso sempre che sarebbero potute andare peggio e così “mi tiro su le maniche” e mi do da fare… credo che questo pseudo ottimismo, unito a un pò di coraggio, faccia la differenza sul lavoro e soprattutto nella propria vita.

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