Donna e Senatrice. Mamma e instancabile parte attiva della nostra buona politica italiana. Mariastella Gelmini, assoluta protagonista bresciana, anzi, gardesana, poichè è Desenzano la matrice della sua crescita, non ha mai smesso di credere nei suoi valori, rendendo la politica e quindi il suo ruolo di sostegno attivo per la nostra Italia, parte sostanziale e direi predominante della sua vita.

Il 2024 è stato un anno di novità per lei. Ha dato vita a “Centro Popolare”, un’associazione tutta al femminile con le colleghe Mara Carfagna e Giusy Versace.
Insomma, la politica è donna? Direi proprio di sì. Dopo il fallimento del Terzo Polo e la polarizzazione emersa dal voto delle Europee, è evidente che lo spazio del centro è nel centrodestra. Ed è qui che come Centro popolare abbiamo deciso di stare per rafforzare l’area moderata del Paese. Non ho mai smesso di credere nella forza del centro, non come luogo di eterna mediazione ma come ricerca delle vere soluzioni. Il luogo in cui si decide nell’interesse dell’Italia. La centralità della persona e della famiglia, il valore della formazione e del merito, insieme al principio di sussidiarietà, alla lotta alla denatalità e alla valorizzazione dei corpi intermedi sono i pilastri su cui si fonda questo progetto. E poi il valore dell’ascolto, aprendo spazi al civismo e agli amministratori locali. È stato quasi naturale intraprendere un percorso con Noi Moderati di Maurizio Lupi per costruire una casa dei moderati più grande e nuova.
Quali sono stati i momenti più significativi della sua carriera? Sicuramente quando sono stata chiamata a far parte del governo, prima come Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con il Presidente Berlusconi nel 2008 e poi, più di recente, come Ministro per gli Affari Regionali con il Presidente Draghi. Sono state due belle sfide. Proprio in queste settimane ricorre la Giornata nazionale in memoria di tutte le vittime della pandemia di coronavirus, esattamente cinque anni dopo l’inizio di quell’incubo. Quando a febbraio 2021 Mario Draghi fu chiamato alla guida del Paese avevamo come esecutivo un unico obiettivo, ovvero combattere la pandemia, supportare le Regioni nella sfida dei vaccini, far ripartire le attività economiche ferme da tempo. Abbiamo fatto tutto il possibile per ridare una boccata d’ossigeno al Paese, pesantemente fiaccato dal Covid. Quella fu una partita molto dura da giocare.
Vive tra Milano e Roma, ma non ha mai abbandonato Brescia e il suo Lago di Garda… E’ rimasta legata a Desenzano? Certo, chi mi conosce sa che il territorio gardesano è per me “casa”. Torno spesso a Desenzano, soprattutto in estate. Del resto, la mia esperienza politica è iniziata proprio in Consiglio Comunale a Desenzano. C’è un legame con questa città che durerà per sempre.
È anche Presidente della Comunità del Garda… Dal 2015 ho l’onore di guidare la Comunità del Garda che è la casa di tutti i Comuni gardesani. In questi ultimi anni la base associativa si è ampliata con nuove adesioni, dalla partecipazione di Mantova e della sua Provincia a Comuni come Desenzano, Lonato del Garda, Sirmione. Il nostro obiettivo è quello di portare all’attenzione del governo e delle Regioni coinvolte le istanze del nostro Lago. Sul tavolo ci sono diversi dossier aperti, prosegue tra l’altro l’impegno per mettere in sicurezza le acque del Lago e per potenziare l’offerta culturale dell’intero territorio attraverso un importante accordo raggiunto con GardaMusei e il Presidente del Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri. E poi l’Osservatorio per il Turismo sul Garda, anche in questo 2025 tante iniziative in cantiere.
Donne ai vertici. Il tetto di cristallo è stato rotto o meno… Sono trascorsi più di dieci anni dalla legge Golfo-Mosca e i risultati raggiunti sono sotto gli occhi di tutti perché la presenza delle donne nei Consigli di amministrazione ha raggiunto il 40%. Eppure tutto questo non basta e oggi siamo chiamati a fare un ulteriore passo avanti. Per favorire il riequilibrio di genere non solo nei Cda, ma anche nella Pubblica Amministrazione e nelle autorità indipendenti, è stata depositata in Parlamento una proposta di legge che, grazie a Noi Rete Donna, a Valeria Valente e altre colleghe, stiamo portando avanti in maniera trasversale. Sono e sarò in prima linea per agevolare l’iter di questo provvedimento in Senato. Approvarlo sarebbe un bel segnale, un primo passo nella giusta direzione.

Violenza sulle donne, a che punto siamo? Il Codice Rosso è stato approvato nel 2019, sono trascorsi cinque anni e credo che il bilancio sia più che positivo. Si è rivelata una misura fondamentale per contrastare la violenza di genere. Durante il governo Draghi, provammo a fare un ulteriore passo in avanti: mettemmo a punto un pacchetto di misure antiviolenza non solo per rafforzare l’efficacia delle misure sanzionatorie e interdittive, ma anche per puntare alla tutela delle donne che subiscono violenza e che decidono di denunciare, spostando l’attenzione, quindi, dal carnefice alla vittima. Purtroppo con la caduta anticipata del governo, non riuscimmo a portare a termine l’iter di quel provvedimento, ma quel lavoro non è andato perduto. Il governo Meloni, infatti, ha avuto la lungimiranza di non ripartire da zero ma di riprendere quel lavoro e a novembre 2023, con l’approvazione del ddl Roccella è stato fatto un passo in avanti rispetto al Codice Rosso. Non solo perché sono state rafforzate le misure già in campo, ma anche perché è stata fatta una scelta, quella di puntare sulla prevenzione, con l’obiettivo di interrompere il ciclo della violenza prima che si arrivi all’escalation. Sappiamo bene, però, che solo le leggi non bastano. Questa è una battaglia innanzitutto culturale: bisogna educare le giovani generazioni alla cultura del rispetto e serve un patto di corresponsabilità tra famiglie, scuola, istituzioni e società civile.
Occhi puntati su Brescia e la sua provincia. Dalla minaccia dei dazi alla crisi del settore automotive, anche nel bresciano tante aziende a rischio. Come superare questa crisi? La Lombardia produce il 23% del Pil nazionale, è la prima manifattura d’Italia, la seconda in Europa. Abbiamo un patrimonio di aziende da tutelare. Penso, per esempio, al comparto dell’automotive, il distretto bresciano conta circa 250 imprese e oltre 18mila dipendenti. Sono pienamente d’accordo con Giuseppe Pasini, Presidente di Confindustria Lombardia, quando dice che il primo fattore su cui intervenire per tornare ad essere competitivi è il costo dell’energia. E poi c’è da fare un discorso sull’Europa: l’agenda europea va rivista, il Green Deal va riscritto, la transizione ecologica deve procedere di pari passo con la sostenibilità economica e sociale. Questo vuol dire non chiudere le aziende, non tagliare posti di lavoro, ma salvaguardare l’ambiente così come le nostre filiere. Conosco le difficoltà di tante imprese bresciane, ma possiamo contare in sede europea sul Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, impegnata a tutelare un tessuto produttivo che non possiamo permetterci di perdere.
Recentemente ha portato all’attenzione del ministro Nordio le condizioni in cui versano le strutture penitenziarie bresciane. Lei, da tempo, affronta il tema carceri con un approccio diverso, mettendo al centro formazione e lavoro… Il lavoro e la formazione sono fondamentali per far sì che il tempo trascorso in carcere non sia uno spazio vuoto, ma una pagina bianca tutta da scrivere. Con la Fondazione Severino ed Ethicarei, sto affrontando questo tema ormai da tempo. Sono fortemente convinta che il lavoro in carcere sia l’occasione per migliorarsi, imparare un mestiere e reinserirsi in società una volta fuori. È noto, infatti, che laddove c’è il lavoro, la recidiva cala al 2%. Questo è un bene non solo per l’ex detenuto, ma anche per la collettività. Nel carcere Verziano, per esempio, si tengono corsi di gelateria artigianale oppure penso alla Cooperativa Alice che nel carcere di Bollate organizza corsi di sartoria, queste sono tutte opportunità di riscatto e di ripartenza per le donne recluse. Questo vuol dire che la direzione è quella giusta e che bisogna mettere in campo tutti gli strumenti necessari per portare sempre più iniziative nelle carceri.
Lei è mamma di una adolescente. Perché è così difficile seguire i ragazzi in questa età così particolare? Credo che ogni genitore vorrebbe avere dei superpoteri, purtroppo non sempre riusciamo a decifrare il disagio che oggi vivono i ragazzi. Dal bullismo al cyberbullismo, dai disturbi alimentari alla salute mentale, dalla povertà alla dispersione scolastica: sono tante le tematiche da affrontare quando si parla di giovani generazioni. Oggi i giovani sono più soli che mai, troppo spesso confondono il virtuale con il reale o preferiscono essere un branco piuttosto che una squadra. Gli adolescenti hanno bisogno di ascolto e di occasioni per confrontarsi e per crescere, scuola e famiglie da sole non bastano. Credo che in quest’ottica possano essere fondamentali gli oratori. Sono luoghi di aggregazione importanti, punto di riferimento sul territorio per giovani e famiglie. Sia nei piccoli centri che nelle grandi città come Milano o Brescia. In Italia se ne contano circa 6mila, un capitale sociale prezioso per educare i più giovani alla vita. Uno strumento per affiancare i ragazzi nella crescita, nella socialità, lì dove si impara a stare insieme e ad avere rispetto per se stessi e per gli altri. Lì dove si impara ad essere comunità. Valori che oggi diamo troppo spesso per scontato e che tocca a noi – istituzioni, scuola, famiglia e parrocchie – risvegliare.
Cosa pensa della politica di oggi rispetto a ieri? Credo sia arrivato il tempo di mettere da parte la politica urlata e acchiappa like a cui siamo stati abituati in questi anni per far spazio alla buona politica. Dico spesso che la cultura popolare in Italia esiste e gode di buona salute. I valori e le idee di don Sturzo o De Gasperi non passeranno mai di moda. Giro l’Italia e di questo e sono convinta. In un mondo che corre veloce, in un contesto geopolitico complesso e forse mai così difficile, credo che sia necessario guardare al popolarismo non con uno sguardo nostalgico, rivolto al passato, ma puntando a un cambio di paradigma che ci impone di riconsiderare metodi, strumenti e obiettivi della politica. Dobbiamo tornare a una cultura politica che affondi le proprie radici nei luoghi fisici, lì dove le persone si incontrano non per scontrarsi ma per confrontarsi, e al tempo stesso tornare ad appassionare i giovani alla politica anche attraverso scuole di formazione. Davanti a noi ci sono sfide importanti, a partire dall’economia alla competitività come suggerisce Mario Draghi, dal lavoro all’innovazione, dall’intelligenza artificiale alla transizione ecologica. C’è anche una grande sfida europea: siamo chiamati a costruire una nuova generazione di giovani appassionati di Europa. Un’Europa che deve ritrovare, con determinazione, la sua identità.