Massimo Pedretti “La vittoria più bella deve ancora venire”

Padre, imprenditore, pilota e “attivista” passionale in termini di sicurezza. Massimo Pedretti con Safe Safety rappresenta oggi l’élite nel mondo della sicurezza, un concetto di eccellenza bresciana acclamata anche in Medio Oriente, un DNA ben delineato che nella sua progenie ha ritrovato quel successo erede di tenacia e ambizione. Oggi Massimo Pedretti spinge l’acceleratore anche fuori da un circuito rally, puntando sull’innovazione, sulla digitalizzazione, ritrovando nella tecnologia quella chiave di successo insostituibile per appartenere ad un Olimpo di eccellenze sempre più raro e unico.  

Intervista di Annalisa Boni

Intervista a Massimo Pedretti Fondatore di Safe Safety

Ci racconta il suo background professionale e come si è avvicinato al mondo della sicurezza sul lavoro? Mi avvicinai per puro caso rimanendo affascinato dallo straordinario potere di questi sistemi, capaci di tutelare il nostro bene più grande: la vita. Il mondo della sicurezza sul lavoro per me ha sempre rappresentato molto di più di una professione e di un guadagno. Ho sempre avuto la grande fortuna di lavorare con passione ma il solo fatto di impegnarmi con l’obiettivo di tutelare i lavoratori ha sicuramente stravolto i miei ideali di impresa rendendo di conseguenza il mio lavoro un’occasione di crescita ed evoluzione senz’altro più profonda e con obiettivi nobili: salvare vite umane (frase che poi diventò il claim dell’azienda). Oggi, dopo 34 anni, sostenendo importanti evoluzioni aziendali che mi hanno permesso di passare da distributore locale a partner di realtà industriali molto complesse e organizzazioni internazionali, ho la consapevolezza di aver fatto tanto ma al contempo sono profondamente incoraggiato dall’ambizione di penetrare in questo settore in modo ancora più efficiente e performante.  

Oggi è necessario distinguersi in termini valoriali.  Quali sono gli investimenti più importanti che oggi deve fare un imprenditore? Oggi la tecnologia è un caposaldo fondamentale per qualsiasi tipo di impresa anche per quelle che in realtà, sino ad oggi, non ci hanno mai creduto nè investito. Noi siamo un caso esemplare sotto questo punto di vista poichè la sicurezza sul lavoro negli anni passati ha basato il suo credo su un concetto passivo anche in termini di protezione meccania. Oggi la sicurezza si basa sulla protezione attiva, o meglio dire predittiva, ovvero capace di prevenire le minacce. Non ci si può più basare sulla meccanica passiva ma è necessario creare tecnologie sviluppando dispositivi di protezione individuale, servizi e sistemi che consentano sempre di più di essere all’avanguardia. Oggi Safe Safety è la prima azienda a muoversi attraverso progetti e programmi realmente innovativi e performanti, sistemi complessi che abbiamo voluto chiamare “digitalizzazione del lavoratore”.  Lavoriamo in 121 Paesi al mondo mentre in Italia siamo fornitori del 95% dei grandi gruppi nazionali pubblici e privati.

L’intelligenza artificiale che ruolo occupa nel vostro ambito? É una delle tanti fonti con le quali stiamo oggi collaborando. La funzione che più si addice a questa avveniristica tecnologia è senza dubbio quella predittiva. L’expertise di questi trantaquattro anni e un immenso bagaglio di informazioni e dati, sia dal punto di vista della protezione e quindi dei prodotti sia per quanto riguarda i servizi ci hanno permesso di costituire una base senza precedenti. Tutte queste informazioni saranno indispensabili e costituiranno la tecnologia di riferimento del futuro, in termini di sicurezza, per comprendere la possibilità di rischio e risolverla prima che si possa tradurre in un incidente nel giro di pochissimi secondi.

In Italia gli infortuni sul lavoro rappresentano una piaga drammatica. Si stima che solo nel 2022 gli infortuni siano stati quasi settecentomila di cui oltre mille mortali. Oggi esiste davvero una cultura aziendale in termini di sicurezza? Come ci posizioniamo e come le istituzioni potrebbero rafforzare la tutela dei lavoratori? Oggi perdura nel nostro Paese una cultura sulla sicurezza a due matrici. La prima, quella più preoccupante ed inammissibile bolla la sicurezza sul lavoro come un costo per le aziende e quindi un problema. La seconda è testimone di una tutela aziendale “fatta in casa”praticata ancora oggi da grandi aziende che continuano a perdurare in sistemi superati totalmente gestiti internamente con metodologie tradizionali e obsolete. Il panorama non narra di certo un comparto sensibile a queste dinamiche e noi con Safe Safety vogliamo proprio coinvolgere questi grandi players accompagnandoli verso tecnologie più avanzate, completamente differenti ponendoci anche come garanti dal punto di vista della parte terza. Infatti, oltre a lavorare con sistema HS siamo in grado di valutare e giudicare i sistemi aziendali di sicurezza come parte terza. Oggi siamo tra le poche aziende in grado di governare sistemi complessi, consapevoli di tutte le norme internazionali vigenti e particolarmente preparati e aggiornati sui migliori sistemi operativi di sicurezza al mondo. Tutto questo monte di conoscenze e di expertise lo fondiamo per tradurlo in un servizio sempre più efficiente e unico. Le istituzioni come del resto i privati dovrebbero investire sulla sicurezza. Le morti sul lavoro oggi sono un capitolo drammatico della storia del nostro Paese e non è più possibile assistere in silenzio, è necessario agire. Assistiamo a tutte queste morti sui luoghi di lavoro ma di fatto non ci sono investimenti. Safe Safety per l’appunto non solo sostiene le aziende nel delicato processo volto alla sicurezza ma concretizza il ruolo della tutela attraverso programmi che possano permettere alle istituzioni di  svolgere un vero controllo, una verifica per accellerare i meccanismi di ispezione e monitorare quanto succede. Parlo di sistemi di allarme che possano consentire di intervenire in modo più rapido in caso di incidenti o aggresioni. Le istituzioni devono anzitutto diventare consapevoli di questa realtà tecnologica che oggi sta cambiando il mondo e subito dopo devono investire poichè tutte queste tecnologie a salvaguardia della salute delle persone non devono essere omesse. Nel mondo i nostri sistemi sono di fatto particolarmente apprezzati, stiamo lavorando attivamente con la Neom in Arabia Saudita partecipando attivamente alla sicurezza per la costruzione della nuova città. Oman Energy Association (OPAL) ci ha invece coinvolti nella scrittura delle norme  applicate in relazione a questo tipo di tecnologie mentre in Italia a parte i grandi gruppi societari pubblici e privati, per il resto siamo visti quasi con sospetto. Diciamo che conviviamo in una realtà contradditoria.  

Anche sua figlia Giulia, ricordiamo premiata da Forbes a soli 27 anni tra gli Under 30 più innovatori d’Europa, oggi guida un’azienda milionaria di grande successo. Cosa ha ereditato Giulia dagli insegnamenti famigliari e invece in cosa la vede eccellere rispetto alla sua generazione? Giulia ha colto fin dall’infanzia lo spirito di impegno e resilienza che abbiamo sempre cercato di infondere, non solo per fare bene ogni giorno ma per rendere la nostra azienda un’eccellenza di settore. La sua vittoria di Forbes nasce proprio da questo, dalla voglia di eccellere e di proporre sempre qualcosa di nuovo, di unico, quel qualcosa che possa realmente dimostrarsi competitivo. Giulia oggi è un’ambasciatrice della sicurezza, una figura che portando avanti i principi delle nuove tecnologie applicate in questo ambito coniuga l’interesse dell’azienda con quella realtà sempre più difficile in cui conviviamo. 

Sua figlia Camilla invece, la più piccola, sta muovendo i suoi primi passi in azienda…Camilla a soli 24 anni dopo la laurea e un master specifico in Inghilterra fa parte del team condividendo con me e sua sorella lo stesso spirito. Oggi desidero confinarmi in un ruolo secondario poichè le ragazze hanno ampiamente dimostrato carisma e preparazione; si sentono libere di cogliere opportunità ma anche sobbarcarsi responsabilità, credo che questa rappresenti la modalità vincente per una crescita consapevole e obiettiva. 

Oltre alla sicurezza sappiamo che lei è anche un pilota professionista, con una carriera piuttosto densa di soddisfazioni. Come si è avvicinato al mondo del motorsport?Sono nato con il motorsport nel sangue, senza dubbio, nonostante in famiglia non ci sia mai stata una fisiologica predisposizione. Da piccolo osservavo le corse in Valtrompia e quel mondo mi affascinò travolgendomi letteralmente. Iniziai quindi a correre affrontando svariate sfide sportive e portando avanti una carriera piuttosto intensa. Questa carriera, come ogni pilota del resto, vorrei non finisse mai perchè, nonostante le partecipazioni anche a campionati meno importanti, le corse fanno parte della vita e rappresentano una sfera che non puoi scrollarti di dosso. Tante sono state le soddisfazioni, come i podi nella Classifica Over 55 e molti sono gli obiettivi in cantiere.Oggi sono in attesa di sapere se Sir Malcolm Wilson di Ford M-Sport vorrà ancora avvalersi delle mie capacità per una gara importante mentre è già certa la partecipazione a Montecarlo 2025 con la nuova Toyota Rally2 che mi verrà consegnata proprio in questi giorni.

Ci sono elementi che divengono unici denominatori comuni nella vita di un imprenditore così come in quella di un pilota? Sì assolutamente.  Velocità, precisione, addestramento, preparazione sono aspetti che accomunano l’imprenditore e il pilota. Rappresentano attributi importanti che sicuramente devi possedere prima di un appuntamento di lavoro come di una gara di rally. La sicurezza in questo ambito senza dubbio gioca poi un ruolo predominante. Tutt’oggi esiste un grande rapporto di partnership con Sparco, la prima azienda al mondo specializzata nella produzione e distribuzione di componenti automobilistici e abbigliamento tecnico utilizzati nelle maggiori competizioni automobilistiche al mondo, tra cui spiccano la Formula 1 e il Campionato Mondiale Rally.

La maturità che tipo di imprenditore e pilota ha forgiato? Sicuramente oggi sono più riflessivo e meno impulsivo, diciamo che convive in me un senso di responsabilità più radicato. Come pilota ho affrontato anni di grandi vittorie e danni (NDR e ride) ma del resto anche nella vita imprenditoriale può accadere. Ora sono più riflessivo nelle scelte industriali e pondero le opportunità. Fatto sta che nella vita rimani sempre un pilota e sempre un imprenditore, magari meno aggressivo, ma capace di cogliere il momento con grande audacia senza farti mai assorbire da quella nociva comfort zone e con la consapevolezza che la vittoria più bella debba ancora venire.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi? Sicuramente il debutto della nuova Toyota Rally2 a Montecarlo, il Campionato Rally del 2025 e la partecipazione con una nuova automobile al Campionato Europeo Rally Storici.  Per quanto riguarda invece la vita professionale desidero portare a termine questo programma di cambiamento con l’introduzione definitiva della digitalizzazione del lavoratore introducendo quei nuovi servizi che diventeranno la base sulla quale si costruirà la sicurezza dei prossimi 15 anni.

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