MATTEO DANESI “Solo per me stesso” Bangkok – Brescia

17.000 Km pedalando, da Bangkok a Brescia, lasciandosi alle spalle quella comfort zone che, seppur condita dal sapore di casa, lo ha per troppo tempo deluso, affranto, limitato. Questa è la storia di Matteo Danesi, un ragazzo bresciano che per 8 lunghi mesi percorse il nord est della Thailandia per poi scendere a sud, toccando la Cambogia, il Vietnam, la Malesia e ancora la Thailandia, l’India, la Turchia, la Grecia, l’Albania, il Montenegro, la Croazia, la Bosnia, la Slovenia e infine l’Italia.  12 stati per un totale di 17.000 chilometri, rigorosamente in sella alla sua bicicletta affrontando il mondo, solo per se stesso.

Chi è Matteo Danesi?

Sono un ragazzo normalissimo di quarant’anni. Prima di intraprendere quest’avvenura lavoravo come commesso in un negozio di abbigliamento conducendo una vita che cominciava a starmi un po’ stretta, imprigionata nella monotomia e in quella comfort zone troppo limitante. Se devo essere sincero non sono nemmeno un uomo così impavido, anzi, ho sempre avuto paura di perdere le mie sicurezze, una su tutte il lavoro ad esempio e solo grazie a questa fantastica esperienza che posso definirmi oggi la persona più felice del mondo. É stato proprio il varcare i miei limiti il segreto del mio personale successo, abbatterli per sentirmi finalmente libero e sereno.  

Oltre 17 mila chilometri, dall’Asia a Brescia, pedalando instancabilmente, mi verrebbe da dire: “ma chi te l’ha fatto fare”?

Cos’ha mosso questa avventura?

Amo la Thailandia, ci sono stato parecchie volte. Lo scorso anno vissi la stessa avventura in sella ad un motorino ma quest’anno decisi di complicarmi un po’ la vita scegliendo la bicicletta. Intrapresi il primo viaggio, nel 2022 per riscattarmi da una situazione di profondo disagio dovuta a problematiche professionali e sentimentali. Quell’esperienza si tradusse in un’esplosione di energia pura, sana, genuina, vitale. É al ritorno di uno dei miei tanti viaggi in Thailandia, nel 2016, che venne a mancare mio padre, una perdita importantissima e oggi penso che quei luoghi mi facciano sentire ancora più vicino a lui. 

Come ti sei preparato a questa impresa?

Posso senz’altro considerare la Thailandia una seconda casa, la conosco quasi meglio di Brescia ma non posso dire lo stesso degli altri Paesi visitati durante questo tour lungo 17.000 chilometri. Per intraprendere questo viaggio non ho sostenuto alcuna preparazione. Nessun allenamento, nessuna dieta, nessuna preparazione fisica in palestra, ho solo atteso, acquistato e impacchettato la bicicletta e salito su un volo per Bangkok. 

Sei stato coraggioso, nessuna preparazione e nessuna dimestichezza con il mezzo…

Effettivamente non sono nè un patito nè un esperto. Anzi non ho mai amato nemmeno spostarmi per Brescia in sella ad una biciletta. La prima foratura, inevitabile, si è infatti rivelata un grosso problema (NDR e ride). Ci ho impiegato più di un’ora a cambiare la gomma. Oggi dopo 8 mesi di esperienza sul campo invece sono esperto quasi quanto un meccanico.

La partenza. Ricordi le sensazioni di quel giorno?

Io, il mio zaino, la mia bicicletta nel cartone e quell’inimmaginabile sensazione di libertà che ti pervade. Stop. Non ho provato nessun rimorso, nessun rimpianto, nessuna paura ma solo una grande, grandissima serenità.

Hai avuto paura?

No, non ho mai avuto paura. L’ansia non mi ha mai sopraffatto. 

Ho vissuto momenti di profonda incertezza, a volte senza nemmeno una goccia d’acqua nella borraccia e persino senza una lira in tasca ma non ho mai provato paura, solo un profondo benessere, mi sentivo felice e appagato nonostante queste, per noi occidentali, importanti assenze. Pensa che anzichè concentrarmi per risolvere queste problematiche mi fermavo, mi sdraiavo sotto un albero e mi rilassavo. Mi abbandonavo letteralmente al caso e solo in quelle determinate circostanze, quasi estreme, riuscì a ad andare incontro ai momenti più belli. Trovai negli abitanti di quei luoghi un porto sicuro. Incontrai persone straordinarie, estremamente ospitali, generose e infinitamente ricche, d’animo. Sai io non sono partito per visitare monumenti o per scattare selfie un po’ di qua e un po’ di là, ho intrapreso quest’avventura per incontrare queste persone e interagire con loro, pur non conoscendo lingua, culture e usanze. L’ospitalità è uno dei tesori che ho portato a casa da questa esperienza. I Thailandesi sono genti straordinarie, ti offrono il mondo, anche l’ultima goccia d’acqua rimasta pur di farti felice. Ti aprono le porte delle loro case dandoti un posto per la notte con assoluta fiducia, ti invitano a far parte della loro comunità e a condividere parte della loro cultura. Insieme a loro ho affrontato 8 mesi meravigliosi.

Cosa ti è mancato di più durante questo viaggio?

Unicamente mia mamma e la mia famiglia. Tutto il resto non mi è per niente mancato anzi sono pronto a ripartire lasciandomi ancora per una volta tutto alle spalle.

Quali difficoltà hai incontrato?

L’India ha rappresentato una tappa abbastanza estrema. Ero stanco fisicamente, pedalavo ininterrottamente sgranocchiando solo patatine e caramelle. Persi il telefono, le carte di credito trovandomi veramente solo. Le persone continuavano a starmi addosso, mi fermavano, mi assalivano, molto probabilmente non avevano mai visto una bicicletta o semplicemente erano attirati dalla situazione. Una notte mi fermai a dormire in un hotel ma dovetti letteralmente fuggire per il caldo opprimente. Mi misi in sella alla bicicletta nel cuore della notte illuminando la strada con la luce dell’iphone. La gente continuava a riconcorrermi… non fu facile.

Il ricordo più importante?

L’arrivo in Cambogia.

Sfinito, iniziai a bussare casa per casa, mendicando un bicchiere d’acqua. Una signora in evidente stato di sconforto mi aprì e dall’uscio di casa intravisi la salma del marito, morto poche ora prima. Mi accolse nella sua casa e vi rimasi per tutta la notte cercando di sostenerla e in qualche modo sollevarla da quel dolore e da quella perdita. Il ricordo della scomparsa di mio padre, ancora così vivido, mi accompagnò in quel momento e per me rappresentò una situazione davvero difficile da sostenere. Entrare in contatto con il dolore degli altri è quasi insopportabile soprattutto per me che sono davvero tanto sensibile. A Varanasi invece assistetti al rituale pubblico della cremazione, un forno crematorio a cielo aperto per intenderci. Il corpo dopo essere stato sistemato su una barella di bambù viene bruciato dopodiché le ceneri vengono gettate nel Gange. Un rituale, passatemi il termine, molto affascinante e sicuramente molto meno drammatico di quell’esperienza in Cambogia. In un’altra circostanza venni assalito invece da un branco di cani randagi che mi costrinsero a gettarmi in mare, furono dei monaci buddhisti a salvarmi e a darmi ospitalità. Rimasi con loro per due giorni e alla mia partenza venni omaggiato con una lettera di ringraziamento e un anello.   

Alla luce di queste esperienze qual è il più grande limite umano secondo te?

Posso solo confermare la nostra arretratezza. Al ritorno da questa incredibile e meravigliosa esperienza incontrai il primo italiano solo in Slovenia. Quel confronto si rivelò denso di ansia, un’inquietudine che non provai nemmeno nel posto più povero e remoto del mondo.

Hai un sogno?

Mi piacerebbe ripetere questa avventura girando altri stati magari trovando anche una chiave di lettura professionale che possa permettermi per lo meno di sostenere le spese. Trasferirsi in Thailandia non è così semplice, le leggi che regolamentano il lavoro sono piuttosto severe e possono comportare anche l’arresto inoltre non è proprio così economico come si pensa. 

“Spegnete i cellulari e cominciate a viaggiare”, una frase che hai detto di recente. 

Quanto può donare un’esperienza di viaggio in luoghi così lontani e molto spesso insoliti…

Questa frase è stata un po’ fraintesa in realtà. Il messaggio è molto semplice. Oggi siamo diventati davvero tutti schiavi dei nostri smartphone e dipendiamo dai contenuti che osserviamo, spesso densi di violenza, di negatività e di informazioni ostili. Viaggiare significa abbracciare realtà completamente differenti da questi scenari ed è per questo motivo che esorto le persone a guardare molto più in là del proprio cellulare. Non posso negare che la tecnologia, come strumento, mi ha accompagnato e persino sostenuto in questo viaggio, ho ricevuto tantissima forza dai social network, da followers instancabili che non si perdevano nemmeno un secondo della mia bizzarra impresa. Ho intrapreso un lungo rapporto con un ragazzo malato di leucemia che mi ringraziò per avergli dato forza e tanti, tantissimi bambini desiderosi di scoprire le mie nuove avventure. Mi è dispiaciuto non essere riuscito ad aver documentato tutto alla perfezione ma non è stato per niente semplice. L’obiettivo per giunta non è nemmeno mai stato quello di crearmi un pubblico ma quello di vivere la mia storia, con grande spontaneità, senza pubblicità… solo per me stesso.

Total
0
Shares
Previous Article

INTESA SAN PAOLO PER IL SOCIALE  “Il merito soccorra il bisogno”

Next Article

STEFANO LUONGO la vita non si gioca solo in vasca

Related Posts
Leggi di più

Giacomo Agostini

Quando da caporedattore hai l’occasione di scegliere le 10 personalità bresciane più influenti dell’ultimo cinquantennio non puoi che…
Processing...
Thank you! Your subscription has been confirmed. You'll hear from us soon.
ErrorHere